La Scena, Il Massacro & Satana (parte #1)

Quella volta che Orsacchiotto e gli altri decisero che era ora di prendere a sganassoni un manipolo di giovani scapestrati con le frangette colorate di blu che scendevano sulle guance, io ero presente: facevo parte della spedizione “educativa”, dico.

Avrei voluto mollare un paio di cento manrovesci a mia volta ma non lo feci per motivi che spiegherò tra breve.

Ciò che conta è che io c’ero e che mi scende il culo di raccontare quanto accadde quella volta.

Eravamo appena usciti da un club sullo strip, uno di quelli riconquistati dalla scena. Avevamo nutrito i nostri padiglioni auricolari con un’esagerazione di decibel generati da humbukers fumanti, whammy bars, doppia cassa e urlacci. Avevamo anche seccato una dozzina di Coors Premium a testa mentre qualcuno dal palco incitava la folla a suon di: “ALLORA, SCHIFOSI FIGLI DI PUTTANA, SIETE RIUSCITI A METTERLO IN CULO A VOSTRA MADRE? L’AVETE CONVINTA A FARVI VENIRE? PERFETTO… QUESTA È PER VOI, SI CHIAMA ON YOUR KNEES E PARLA DI POMPINI! POMPINI BEN FATTI, RAZZA DI STRONZI! ONE-TWO-THREE… ONE-TWO-THREE-FOUR…. CUUUUUUUUMMMM OOOON!”

Robabbuona, insomma. E la conseguenza di una serata del genere non poteva che essere un piano per riportare la Scena anche dove la Scena non era ancora riuscita ad arrivare. La gente meritava la Scena e la Scena meritava il piano perché le cose non giravano per il verso giusto da troppo tempo.

Il piano doveva essere perfetto perché era l’universo stesso che richiedeva una certa successione di eventi e noi lo sapevamo; eravamo i latori della verità. La materia si sarebbe riordinata per fare in modo che la Scena avesse il posto che le spettava, la Scena era la Forma.

– “Centocinquanta mocciosi vestiti come la moglie di Frankenstein che ballano al ritmo di qualche stronzata depressiva generata da un computer e un software piratato. Proprio la scusa perfetta per imparare a utilizzare un uzi ed esercitarsi con tutto questo spreco di molecole di carbonio.”
– “Io non uso armi, io spacco schiene, musi e braccia a mani nude. Sono uno sportivo, non so che farci…”, Orsacchiotto decise di aprire la bocca dopo aver terminato di tracannare la settima Coors, “Fottuti mocciosi con i capelli sparati dipinti di rosa e blu. Se non ammazzo qualcuno entro dieci minuti, impazzisco.”, aggiunse.

– “Temo dovrai attendere fino a Venerdì sera, amico: è allora che i mocciosi depressi e sentimentalisti irlandesi-pakistani-quello-checcazzè si riuniscono al Dragon per ingollarsi un paio di mille succhi di frutta alla pesca, massacrarsi il fegato con drink colorati e vomitare tutto prima di risalire nei SUV che hanno fregato ai loro vecchi e andarsi a sfracellare giù dalla scogliere di Vincente Point senza accorgersi di un cazzo. Mettiamola così: gli diamo un sacco di botte fino a rincoglionirli più di un’overdose di meth e gli salviamo la vita.”, dissi.
– “È un piano fottuto!”, disse Orsacchiotto.

– “Puoi scommetterci il culo che lo è.”
– “Dobbiamo mascherarci da Edward Mani Di Forbice anche noi? Io non ho intenzione di spararmi i capelli, amico. Né di mettermi una maglietta con i lustrini e pantaloni abbassati sul culo per mostrare l’orlo delle mutande… razza di figli di puttana privi di gusto.”, disse Axe schiacciandosi un brufolo sul mento allo specchio.
– “Tranquillo, amico: fatti la barba, mettiti un po’ di fard e una passata di rossetto viola sulle labbra. Ti prenderanno per Sharon Osbourne e passerai del tutto inosservato.”
– “Molto divertente!”, rispose Axe mentre ridevamo tutti di gusto.

Srotolammo una piantina di Hollywood sul tavolo.

– “Questa è Hollywood Boulevard, questo è il Days Inn dove alloggiamo… questa… questa è Ivar Avenue e qui, proprio sull’angolo con Wilcox Avenue, c’è il Dragon… Dragon… incredibile… un posto frequentato da teenagers depressi amanti della fabbrica di cioccolato con un nome strafico del genere. Non c’è più religione, dobbiamo proprio fare qualcosa e restituire il luogo alla Scena.”
– “Già, amico: non se ne può più.”

– “Axe si occupa della porta principale, si piazza all’entrata assicurandosi che non arrivino gli sbirri a rovinare tutto… solitamente non hanno buttafuori all’esterno perché fanno paura agli avventori che si metterebbero a piangere ancora prima di entrare se li vedessero. Però ci sono un paio di telecamere qui e… qui. Niente di grave: so tirare di fionda e me ne occupo io un paio di minuti prima di entrare in azione. Una volta che le camere sono fuori gioco, Orsacchiotto entra assieme a Bammy e me; molliamo un paio di sganassoni a quelli del guardaroba e chiudiamo la porta dell’ingresso principale a chiave, nel frattempo io dovrei essere già sul retro a prendermi cura delle uscite di sicurezza per fare entrare voi. Quando abbiamo sistemato i più facinorosi… quelli che frignano più forte, dico… be’, a quel punto entrate in azione voi, vi apro la porta sul retro e cominciamo a pulire il pavimento con le facce degli aborti con i capelli blu sparati.”

Ci recammo al Dragon il weekend seguente. Le strade pullulavano di qualsiasi genere di essere vivente si possa trovare sul pianeta; mancavano solo leoni, tigri, orsi e giraffe per ricreare alla perfezione una scenografia da esercito delle dodici scimmie. Parcheggiammo il nostro minivan Chevy nel retro del locale.

Nonostante l’insonorizzazione, dall’interno di quel covo di froci depressi, si riusciva a sentire in modo inequivocabile una pessima canzone di Marilyn Manson.

Orsetto indossava un paio di jeans neri scesi che, oltre all’orlo delle mutande, metteva in mostra il suo ventre con la stessa forma del Millennium Dome; per completare tutto si era infilato un top di lustrini viola e uno spolverino grigio scuro gli scendeva fino alle caviglie.

– “Sembri un boiler vestito a festa, amico.”, dissi.
– “Ho guardato su Internet per calarmi al meglio nella situazione e assumere le sembianze e il carattere del mio personaggio. E adesso vattene otto passi a fare in culo!”, rispose.

Guardai Axe (pantajazz bianchi aderenti, maglietta Hello Kitty, capelli blu) e Bammy (scarpe di coccodrillo, tuta Adidas rossa, chiodo blu, catenina d’oro fissata ai piercings di naso e orecchio sinistro) e ci mancò poco che finissi sotto al furgone appena parcheggiato in preda alle convulsioni. Poi mi resi conto che anche io dovevo essere uno spettacolo per la vista con le mie extension rosa, le orbite nere, il rossetto giallo e il completino verde che indossavo. Pensai a un keg pieno di bottiglie di Mississippi Mud per darmi un tono. C’era davvero molto poco da ridere, in effetti.

– “Tra qualche minuto dovrebbero arrivare gli altri.”, guardai Bammy, “Quando ti raggiungono, bussa forte alla porta sul retro e io ti apro, ok? Andiamo.”

Girammo l’angolo e ci trovammo di fronte a una cagatina alta un metro e mezzo che distribuiva flyers pubblicizzando la serata.

– “Ciao ragazzi, l’ingresso costa dodici dollari, consumazione compresa…”, disse rivolgendosi a noi, aveva la stessa voce di una commessa di Abco Foods.

Orsacchiotto si mosse, diede una sberla ai coglioni del nano col rimmel attira-avventori, lo sollevò di peso, spalancò la porta d’ingresso del locale con un calcio e lo lanciò dentro assieme ai flyers che stava distribuendo.

– “Le telecamere…”, cercai di protestare, indicando l’angolo sulla strada.
– “Fanculo le telecamere!”, rispose Orsacchiotto, quindi si precipitò all’interno del Dragon.
Lo seguimmo, facendo spallucce.

Non ci aspettavamo una cosa del genere, nossignore.

Orsacchiotto era fermo davanti a noi, con il mento che toccava il pavimento

– “Che io sia dannato…”, biascicò incredulo.
– “Gesù Cristo in carriola!”, aggiunse Axe.

Un centinaio di teenagers si muovevano disordinatamente mentre gli altoparlanti sparavano “Tainted Love” a tutta forza. Guardavano tutti il pavimento, con i capelli che gli coprivano gli occhi e le guance lasciando scoperto solo la punta del mento e il collo. Alcuni erano seduti sui divanetti e piangevano mentre altri si decoravano gli avambracci con lamette da barba da quattro soldi. Altri ancora semplicemente piangevano senza una ragione precisa.

E le femmine di quella specie, quelle davano davvero da pensare, cazzo. Avevano tutte le facce bianche come se avessero immerso il grugno in un sacco di farina. Alcune avevano le treccine e gli occhi dipinti di viola o nero, altre guardavano i loro amici che si tagliavano la pelle delle braccia senza fare nulla se non desiderare di avere coraggio di farlo a loro volta ma, essendo femmine e cagasotto, non se lo sognavano nemmeno. Stavano lì senza fare niente, guardavano con simil-lussuria e genuina ammirazione i loro amichetti depressi ma nemmeno una di loro teneva un cazzo in mano al buio dietro qualche divanetto a margine della sala.

– “Cristo santissimo! È questo il futuro del nostro paese? È QUESTO IL FOTTUTO AVVENIRE DI QUESTA DANNATA NAZIONE? È QUESTA LA CLASSE DIRIGENTE CHE MANDERÀ AVANTI I MALEDETTI STATI UNITI D’AMERICA, CAZZO?”, Orsacchiotto stava entrando in stato di furia e temevo che avrebbe mandato a puttane il piano in men che non si dica.
– “Ricomponiti… fammi raggiungere la porta posteriore… a quest’ora dovrebbero essere arrivati gli altri e…”

– “ME NE FOTTO DEGLI ALTRI. FANCULO QUESTA MERDA! AMMAZZIAMO QUESTA FECCIA! FACCIAMOLO ORA, PER DIO!”, a occhio e croce non c’era più niente da fare e sperare di riuscire a raffreddare il motore di Orsacchiotto era semplicemente al di là delle possibilità umane. Stringeva i pugni e mostrava denti e gengive.

– “Orsacchiotto… calmati, amico… pensa alla Scena, pensa a quello che diventerà questo posto una volta che l’avremo ripulito…”
, mi spinse da parte e si buttò nella mischia.

– “FIGLI DI PUTTANA INVERTEBRATI!”, lo sentii urlare, “INUTILI SUBMERDE! IO, ALLA VOSTRA ETÀ, APPENDEVO I POSTER DI ULTIMATE WARRIOR SULLA PARETE IN CAMERA MIA E IN PARTE C’ERA TRACI LORDS, BRUTTI FROCI GOTICI DEL CAZZO! E TU COSA STRAMERDA HAI DA GUARDARE, RAZZA DI CAGATINA DI TOPO DI FOGNA? VUOI MORIRE? OK! MUORI, IMMONDIZIA!”

Mi alzai e lo vidi tenere per il collo un teenager con i capelli verdi; aveva ancora in mano la lametta con cui si stava tagliuzzando il braccio. Era talmente magro che la maglietta con scritto “Hug A Tree” che indossava sventolava sul suo busto come una bandiera. Dimenava i piedi nell’aria. Una sua amica stava prendendo a pugni la schiena di Orsacchiotto, urlando “LASCIALO ANDARE! LASCIALO ANDAREEEEEEE!”

Orsacchiotto lo mollò a terra, la testa del moccioso era piegata a un angolo impossibile e dalla bocca usciva schiuma.

– “L’HAI AMMAZZATO!”, urlò la ragazzina. Cercò di piantare le unghie negli occhi di Orsacchiotto ma lui fu più veloce e le piantò un calcio tra le gambe, all’altezza del monte di Venere, che la spedì a ruzzolare cinque metri più in là.

Mi alzai e mi precipitai verso l’uscita di sicurezza mentre il massacro stava raggiungendo il parossismo. Feci pressione sulla barra meccanica per aprire la porta. All’esterno Bammy assieme con altri venti suoi amici che non vedevano l’ora di mettere in moto le mani.

– “La merda ha decisamente colpito l’elica, gente…”, dissi.
– “Cosa sta succedendo?”, chiese Bammy.

– “Orsacchiotto, appena è entrato, ha dato in escandescenza e ha cominciato ad ammazzare mocciosi a mani nude. Tutto come sempre.”

– “Fantastico! Andiamo dentro a dargli una mano!”

Mi passarono letteralmente sopra, mi calpestarono; non avevo mai visto tanto entusiasmo omicida. In fin dei conti, a pensarci bene, non avevano nemmeno tutti i torti: si trattava solo di un ammasso di idrocefali che stava passando attraverso lo stadio della tristezza e della depressione; stavamo solo facendo un piacere ai genitori di quella gentaglia.

Mi rialzai, dolorante e strisciai all’interno del Dragon.

Si stava consumando una vera e propria carneficina: facce spaccate, schiene spezzate in tre o più parti, braccia staccate dal busto e utilizzate per percuotere chi riusciva ancora a reggersi in piedi, sangue dappertutto. Non potei far altro che avvicinarmi al bar e ordinare da bere; mi era passata la voglia di menar le mani “Gli anni passano. Largo ai giovani o, per lo meno, a chi si sente ancora tale.”, pensai.

Dietro il bancone c’era un uomo sulla cinquantina, capelli lunghi e grigi sulle spalle, camicia di flanella e barba di tre giorni… parecchio fuori posto per un luogo del genere. Mi appoggiai alla balaustra in ottone e sistemai il culo su uno sgabello.

– “Non hai ancora chiamato la polizia?”, gli chiesi.
– “Nah.”, rispose.
– “Come mai?”, indagai. Una gamba strappata da qualcuno mi rimbalzò sulla schiena e finì sul piano del bar. L’uomo l’afferrò per il piede e la buttò a terra.
– “Io qui ci lavoro e basta, è da venticinque anni che servo da bere in questa fogna e ho visto passare di tutto qua dentro… e sai cosa? Che li ammazzino tutti, quei piccoli bastardi depressi. Non hanno mai lasciato una mancia, nemmeno uno stramaledetto quarto di dollaro. Quelli vengono, si mettono a graffiarsi la pelle delle braccia con le loro lamette e si tolgono dai coglioni alle quattro del mattino; ogni maledetto week-end. Per come la vedo io: se la sono cercata. Se dovesse arrivare la polizia, farò finta di essere svenuto dietro il bancone. Non sono affari miei. Vuoi qualcosa da bere?”
– “Una Coors Premium.”, cominciava a piacermi quell’uomo.
– “Era ora che qualcuno con gusti decenti si facesse vedere da queste parti dopo un po’ di anni. Eccola, amico. Sarebbero sei dollari ma stasera offre la casa… scusami un attimo… HEY, TU!”

L’olocausto si interruppe. Mi voltai: Orsacchiotto era completamente ricoperto di sangue, intestini, fegati e occhi strappati. Aveva la mano dentro la bocca di un moccioso depresso, infilata in profondità, fino all’esofago. Niente malaccio, proprio niente malaccio.

– “TU!”, indicò Bammy, “PUOI SPACCARE TUTTO QUELLO CHE CAZZO TI PARE MA GIÙ LE MANI DA MELINDA!”
– “Come hai detto?”, chiese Bammy.
– “Ho detto: giù le mani da Melinda.”, il barista scavalcò il bancone e si diresse in direzione di Bammy che teneva sopra la testa un vaso con un alberetto bonsai; stava per spaccarlo in faccia a un moccioso con i capelli rossi e gli occhiali a goccia.

Afferrò il vaso dalle mani di Bammy e tornò dietro il bar.

– “Scusami. Melinda l’ho fatta io, ho letto come si creano i bonsai su Internet e ci sono riuscito; ci tengo, mi spiego?
– “Certo, amico.”
– “OK, HEY VOI! POTETE TORNARE A SPEZZARVI LE OSSA, GENTE!”

L’orgia di sangue riprese esattamente dallo stesso punto in cui era stata interrotta. Poi tutto accadde improvvisamente.

Il pavimento del Dragon cominciò a gonfiarsi e a risalire verso l’alto. I corpi dei mocciosi ammazzati rotolarono ai lati fino alle pareti. Si formò una crepa che si allargò facendo cadere all’interno della stessa tutto ciò che si trovava lungo il suo profilo, ne uscirono delle fiamme alte fino al soffitto. Infine una mano rossa con unghie lunghe e poco curate si protese e afferrò uno degli orli della crepa, subito dopo una forca fu lanciata dall’interno del canyon che si era formato e si schiantò sul pavimento. Un’altra mano emerse dalla crepa e, sbuffando tra le fiamme, una figura impossibile si issò fuori, raccolse la forca e si alzò reggendosi su zoccoli neri.

– “Fanculo!”, disse.

I sopravvissuti e Orsacchiotto assieme con i giustizieri della Scena guardarono inebetiti e rimanendo in silenzio assoluto.

– “Non va un cazzo bene, nemmeno un po’!”, disse il demone, spazzando via con la mano libera i frammenti di cemento e la polvere che aveva sulle spalle e sulle braccia.

Uno dei mocciosi, ancora miracolosamente vivo, si rivolse, con gli occhi colmi di lacrime, al diavolo e, piagnucolando, disse: “Io volevo la mamma, non te!”

– “Mi dispiace, figliuolo: la vita è una merda e poi muori; ah già… se hai fatto il cattivo, finisci nel barbecue, a casa mia. Immagino che sia inutile presentarmi dato che la maggior parte di voi già mi conosce perché va regolarmente in chiesa e, da quelle parti, si parla più di me che del Padre Eterno.”
– “Tu sei Belzebu!”, disse Orsacchiotto, con gli occhi colmi di ammirazione.
– “Corna, coda, forca e zoccoli, amico. Il Signore Delle Mosche, Lucifero, Satana; chiamami un po’ come cazzo ti pare.”
– “Che io sia dannato!”, sussurrò Bammy.
– “Lo sei già, razza di idiota!”, tuonò Satana, “Adesso ascoltate bene, gente… dico a voi che stavate allegramente massacrando questo ammasso di rifiuti umani: non è che non mi piaccia quello che state facendo, anzi… è tutto spettacolare, divertente e tutto il resto. Il fatto è che questi mocciosi non hanno ancora peccato abbastanza perché sono solo un branco di inutili checche depresse che si graffiano le braccia; non commettono nemmeno suicidio perché si cagano sotto. In poche parole: tutte anime sprecate, mi spiego? Be’, dovete imparare a lasciare che la natura segua il suo corso e che le tentazioni trasformino il moccioso depresso ma puro in qualcosa di molto simile a Jerry Springer, ok? Questi qui non valgono ancora un cazzo, si auto-flagellano come i pellegrini nel Medioevo.”
– “Esatto! E noi li ammazziamo perché influenzano altri e un giorno a te non rimarrà proprio un cazzo di niente da piazzare sul barbecue!”
– “E tu chiccazzo sei?”, Satana puntò la forca verso Orsacchiotto.
– “Mi chiamo Broderick Lancelot Burrows, ma tutti mi chiamano Orsacchiotto.”
– “Hai un nome da frocio delle Midlands che frequenta l’università di Cambridge… e invece, a guardarti, sembri un camionista decaduto che guida compattatori della nettezza urbana dopo un passato glorioso speso a trasportare messicani clandestini attraverso la frontiera col Texas. Dio ha un senso dell’humour molto sviluppato.”, Satana ridacchiava.
– “Divertente, davvero divertente. Rimane il fatto che noi stiamo ammazzando gentaglia che potrebbe influenzare altra gentaglia che potrebbe influenzare altra gentaglia e poi addio barbecue.”

(Continua, non so quando, ma continua. N.d.a.)

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7 responses to this post.

  1. TI prego continualo!!!

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  2. Amadori dice: 10+

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  3. troppo lungo, sono le 2 e mezzo di notte, vaffanculo

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  4. Tutto cio’ e’ ampiamente al di la’ della linea che separa i capolavori dal resto. Cioe’, non fa affatto parte del resto!

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  5. Posted by muttley on agosto 10, 2008 at 08:22

    Fantastico.Trallaltro, ieri pomeriggio alle Colonne di San Lorenzo (MI) era pieno di sub-merde, per di più mescolate a giovini metallari. Un vero sub-letamaio.Il mondo è a puttane e ha bisogno di un eroe: Orascchiotto, ultimo dei boyscout, salvaci tu.

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  6. Posted by Anonymous on agosto 11, 2008 at 07:27

    Ma cazzo si, continua!E’ una meraviglia, faro’ mail bombing con la prima parte, eccheccazzo, queste sono opere!— Nadja Jacur

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