Turismo sessuale part #3

Dopo circa un’ora Andrea ha lasciato la mia stanza ed è tornata al luogo di lavoro, lasciandomi pago come Rocco che invade la Polonia. Siccome sono un signore, prima che uscisse dalla camera, le ho dato il mio numero di cellulare, dicendole che – qualora avesse voglia di farlo – il giorno dopo avrebbe potuto mandarmi un sms attorno a mezzogiorno per pranzare con me. Il mattino seguente mi sono svegliato attorno alle 11.30 e mi sono del tutto dimenticato di accendere il cellulare.

Ho bussato alla porta del mio amico il quale mi ha accolto con il sorriso più radioso di tutta la sua esistenza.

– “Le ho sborrato in faccia, anche se non sapeva fare i pompini.”, ha dichiarato, “Non sapeva muovere bene le mani… mi ha quasi scardinato il cazzo. Io comunque le ho sborrato in faccia. Mi sento bene con me stesso. Andiamo a mangiare?”
– “Sono qui apposta.”

Ci siamo diretti al “Macondo”, nota pizzeria-ristorantino gestita da un esule Italiano di Brescia (mi pare) che è scappato all’est perché era pieno di debiti al suo paese e, di ripagarli lavorando, non aveva un cazzo voglia. Io lo ammiro: ci ho parlato assieme un po’ e ho avuto l’impressione di avere a che fare con una persona con la testa sulle spalle che sa che non è il caso di rompersi tanto i coglioni per aggiustare una vita mandata a puttane a causa del lusso che non ci si può permettere. Ci vorrebbe più gente come lui in questo paese dove tutti fanno sempre le cose a metà, imitando male chi invece riesce in ciò che si propone di fare (il ladro profittatore, in questo caso). Vuoi fare il ladro delinquente sbregamandati? D’accordo, nessun problema; fallo fino in fondo però! Manda in malora un po’ di gente che si fida di te e poi rifugiati all’estero dove, con i quattro soldi che miracolosamente non ti sei bruciato in troie, droga e birra, apri un locale di merda, assumi quattro cameriere fighe indigene che praticamente paghi a gallette e vivi la tua vita senza spaccare la coglia al prossimo. La pizza, tra l’altro, pur essendo preparata da un locale senza cultura tipicamente figliodiputtaneria partenopea, non era niente malaccio. Mi pare che abbiamo pagato tipo l’equivalente di otto euro in due compresa birra, caffè e liquorino locale che faceva un po’ cagare ma che non ci si deve mai far mancare.

Il resto del pomeriggio è passato alla velocità della luce. Se la memoria non m’inganna, l’abbiamo speso cazzeggiando in giro per il centro storico diroccato, facendo attenzione a non infilare una scarpa dentro uno dei numerosi buchi che costellano i marciapiedi da quelle parti. Abbiamo discusso un po’ della situazione di queste nazioni pezzenti che hanno appena aderito all’Unione Europea perché tanto avevamo tutto il tempo di farlo dato che eravamo in ferie e non ci passava un cazzo, no? Insomma, ragionando, è venuto fuori che Bruxelles non dovrebbe proprio spaccare i coglioni all’Italia per via del disavanzo dei conti pubblici in disordine dato che, se uno guarda un po’ più a destra sulla carta geografica europea, si accorge che ci sono paesi dove, se va tutto bene, girano ancora col carretto e con l’asino; se invece va male, girano solo col carretto perché l’asino se lo sono mangiati un mese prima. Comunque è sempre tutta colpa dei sindacati. Ma tanto a me dell’economia non me ne frega una merda e, in ogni caso, questo pezzo di letteratura parla di puttaneria, non di manovre fiscali e di integrazione di zinghi.

Bon, la sera abbiamo cenato nel ristorante dell’albergo e abbiamo fatto un po’ di piani per le ore a venire. Il dialogo è andato più o meno così:

Io: “Oh, mi pare di aver capito che ci sono troie che girano per la stazione e che non chiedono un cazzo per farsi infilare il destroyer ovunque, facciamo un giro ché non si sa mai?”
Il mio amico: “Guarda, io ci sto, tanto sono in vacanza… ma come sono?”
Io: “Boh… qua la figa è tutta di qualità oro col bollino blu dell’uomo del monte.”
Il mio amico: “Ok, fatta.”
Io: “Tu sì che sei una persona onesta.”
Il mio amico: “Modestamente…”

Siamo montati in macchina e ci siamo diretti alla stazione dei treni. Prima di giungere alla meta, ho beccato quattro-cinque buche con le ruote della macchina. Ogni volta che succedeva, ringraziavo il calendario intero e la Trinità nel modo più ricercato possibile mentre il mio amico rideva di gusto.

In stazione però non c’era trippa per gatti manco per il cazzo di Asmodeo. Era buio e non c’era illuminazione, però si intravedeva gente che si aggirava furtiva nella penombra cercando di incularsi ruote di camion e biciclette. Nel bel mezzo del marasma indigeno, abbiamo scorto una puttroia che camminava guardandosi qua e là alla ricerca di amici di penna stranieri con cui corrispondere per approfondire le sue conoscenze della cultura europea. Io ho accostato perché mi pareva che fosse in buone condizioni. Appena questa ha visto la macchina con targa italiana, si è precipitata verso di noi e, solo quando si trovava a ormai pochi metri dal finestrino, mi sono reso conto che aveva l’aspetto di una tazza di water passata al micro-onde a Cernobyl il 26 Aprile del 1986. Ho detto “Ah dio can, vviavviavviavviavviavviavvia!”, ho ingranato la prima e sono partito sgommando ricoprendo la tapina di sassi e polvere. Il mio amico rideva contento chiedendosi come potevo rifiutarmi di congiungermi analmente con una figa del genere. Non ricordo se ho già detto o no che il mio amico ha la madre troia con un fetish per i rapporti anali con i cani. Be’, ce l’ha.

Insomma, siamo tornati in albergo e, allargando le braccia e sussurrando “ah dio can!”, abbiamo deciso di tornare al night allegato all’hotel del seminterrato.

Siamo entrati e, come al solito, eravamo gli unici clienti della serata (Yuppie!). Siamo stati avvicinati praticamente subito dalle due della sera precedente e Andrea ci ha messo più o meno dieci secondi nettissimi per convincermi a offrirle nuovamente tre cocktail. Me la sono sbombata esattamente come avevo fatto circa ventiquattro ore prima ma, questa volta, lei ha deciso di fermarsi perché diceva di non aver più voglia di tornare a lavorare. Io le ho detto “Ok!”, perché mi sembrava maleducato rimandarla indietro in quel modo. Chi sono io per rifiutare ospitalità a una figa imperiale di ventuno anni che mi chiede per piacere se può fermarsi a dormire da me? Dopotutto non siamo mica bestie, no? Siamo esseri umani, Dio porco.

Il mattino seguente Andrea si è svegliata prima di me e ha deciso di farmi smettere di dormire dandomi una scrollata al cazzo. Mi sono svegliato di soprassalto dicendo “DIO CAN!”. Andrea ha sorriso e mi ha baciato.

“I need to go…”, mi ha sussurrato all’orecchio, “I’m going to miss you…”, ha aggiunto.

Bon, tornando verso casa, dopo aver da poco lasciato Budapest alle nostre spalle, ho ricevuto il primo di una lunga serie di squillini da Andrea.

Io: “Mi capita tutti i giorni in Italia di pagare tre cocktail a una figa imperiale, scoparla e ricevere squillini da parte sua il giorno seguente. Tutti i maledettissimi giorni.”
Il mio amico: “Le hai lasciato il numero di cellulare?”
Io: “I’m a good man, dude!”
Il mio amico: “Hai mai rifiutato un pompino in Italia?”
Io: “No.”
Il mio amico: “Dev’essere quello il segreto…”

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9 responses to this post.

  1. Ma sei sicuro che quella alla stazione non fosse “bella dentro”?

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  2. ehi, e’ un mio amico!avete capito?? Io lo conosco!!!Sto gran figlio di una diarrea insanguinata e’ mio amico!!!

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  3. Posted by Georg on settembre 12, 2008 at 19:03

    ma quindi chi ha ragione? le puttroie nostrane che pur non battendo il marciapiede riescono ad ottenere lo stracazzo che vogliono facendo vaghe promesse di vagina (altresì note come “le nostre fidanzate”) o le Puttroie dell’est, che pensano di aver fatto un affarone coi fiocchi lasciando che un italiano in vacanza gli si facesse un safari nella figa in cambio di 3 fottutissimi cocktail?Le prime son stronze, ma le altre non mi sembrano certo delle aquile, eh.

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  4. Io ti invidio pdg…Per Leo: ma con Andrea Rai 2 non si vedeva?

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  5. @ Georg – Temo di essermi spiegato male sia in questo post che in quelli precedenti e nei mesi scorsi; del quoziente intellettivo delle puttroie italiane e straniere m’importa come del ciclo riproduttivo dell’ornitorinco.@ Lillino – Per qualche strana ragione, non ho mai avuto il fetish della fabbrica del cioccolato.Bon, parto per Milano perché oggi c’è un concerto metal con i controcazzi. Seguirà report dettagliato e ragionatissimo.

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  6. TU HAI DEL TALENTO.SI SI SI SI SI E GHESBORO ANCORA SI!E sei un sentimentalone…cazzo, sento già di amarti.

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  7. Posted by Anonymous on settembre 15, 2008 at 08:30

    esci dal tuo buco, questa roba qua va postata su isr.minimo minimo un thread di ovazioni, e poi due o tre quarantacinquenni borderline che a vent’anni si tagliavano saranno disposte ad amarti per sempre.cioè, è bello. complimenti.eyo

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  8. Posted by Anonymous on settembre 15, 2008 at 09:42

    Mentre leggevo la commozione mi ha assalito, diokingkong. Potresti tradurre questo capolavoro in inglese e proporlo allo studentame, no? Avresti dei risultati didattici inaspettati.Coroner

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  9. Eyo? Cazzarola… ormai sono tutti qui.

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