Come ci si divertiva negli anni ’80


Suppongo che una buona parte di chi legge abbia vissuto l’adolescenza nel corso degli anni ’80. Bon, anche io ma c’è un anno che porto nel cuore più degli altri… ed è il 1989.

Come ci si divertiva nel 1989? Organizzando innocui scherzi assieme a quelli che conoscevo. Si sceglieva un bersaglio, si faceva un po’ di brainstorming e si procedeva.

Ovviamente ho subito anche io gavettoni, scherzi telefonici, finti bigliettini d’amore da parte di pezzi di figa impossibili e tutto il resto. Poco da fare: ci si passa tutti.

Ciò premesso, il proposito dell’offerta odierna è raccontare alcune boiate accadute nel corso del 1989.

1. Uno che conosco che adesso abita a Milano, aveva appena iniziato a suonare il basso elettrico; era anche il primo tra noi a possede una macchina tutta sua; nella fattispecie una VW Golf acquistata da suo padre 10 anni prima (1979) ridotta una chiavica e col portellone del portapacchi che non funzionava bene. Il mio amico un giorno lasciò il basso elettrico incustodito in macchina; io e un altro di mia conoscenza riuscimmo a introdurci all’interno della stessa strisciando attraverso il portellone non funzionante che non si chiudeva. Una volta all’interno della vettura, non sapevamo cosa fare di preciso. Inizialmente avevamo pensato di cagarci dentro ma, alla fine, nessuno di noi due aveva uno stronzo in fuori-gioco. Così la nostra attenzione si rivolse al basso elettrico marca Cort; lo sfilammo dalla custodia e ci fottemmo le quattro corde (che buttammo nel fiume lì vicino). All’interno della vettura trovammo un pennarello Uniposca giallo oro; io tolsi il tappo e scrissi, direttamente sulla vernice nera, “SUONO IL BASSO SENZA CORDE, FO IMPAZZIR LE DONNE SORDE” nella parte anteriore; e “PORCO DIO!” in quella posteriore. Terminato il lavoro, strisciammo fuori dalla Golf e mettemmo le gambe in spalla. Da allora non mancammo a un solo concerto del nostro amico solo per vederlo suonare col basso customizzato “PORCO DIO!”. Lui non ha mai scoperto chi fosse(ro) l(gli)’autore(i) dello scherzo, tuttavia nutriva dei fondatissimi sospetti… ma non aveva certezze (e tanto mi bastava); io, da parte mia, ho sempre negato con forza, proclamandomi innocente; tra poco leggerà questa roba ma sono passati venti anni… quindi è tutto caduto in prescrizione e vaffanculo.

E, a proposito di portelli che non funzionano…

2. Un altro mio conoscente, finita la scuola nell’estate del 1989, era solito accompagnare la madre al lavoro ogni mattina con la FIAT 500 della genitrice. In cambio poteva utilizzare la carriola tutto il giorno fino a quando mamma terminava il turno in ufficio. Ovviamente noi eravamo a conoscenza di tutto ma si trattava in ogni caso di informazioni di poco conto a cui si pensa distrattamente quando si va al cesso per pisciare, prima di scoreggiare e tirare l’acqua. Finché un giorno il nostro amico ci rivelò che la madre avrebbe fatto rottamare la vettura la settimana seguente. Come era ovvio, noi ci mettemmo subito in moto al fine di rendere indimenticabili gli ultimi giorni della gloriosa 500 gialla della madre del nostro amico. Studiammo il da farsi nei minimi dettagli e mettemmo a punto un piano che non poteva non funzionare, nossignore. Sapevamo che il tettuccio dell’utilitaria era difettoso e che si poteva aprire dall’esterno. Così ci recammo presso la cascina di un nostro conoscente contadino, fornitore di fiducia di vermi per un altro nostro amico con l’hobby della pesca. Insomma arriviamo e il contadino ci fa: “Ciao, vi servono vermi?”. E noi: “No.”, e quello: “E allora cosa vi serve?”, e noi: “Merda di vacca.”. Ce ne diede in grande quantità, una borsa da supermercato colma. Per evitare che si rompesse durante il viaggio, ci fornì addirittura altre due borse di nylon ove sistemare l’altra borsa col bottino, tipo matrjoska. Lo stesso pomeriggio, ci piazzammo dietro un albero ad attendere che il nostro amico rientrasse a casa con la mamma dopo una dura giornata di lavoro. Appena madre e figlio varcarono la soglia di casa, noi ci fiondammo sulla FIAT 500, aprimmo il tettuccio e svuotammo all’interno dell’abitacolo la merda di vacca assieme alla matrjoska di borse da supermercato che la conteneva. Il mattino seguente ci svegliammo di buon’ora per assistere allo spettacolino. Alle 7.45 madre e figlio uscirono di casa, il ragazzo amorevole si permise un gesto di affetto aprendo lo sportello per la mamma, la mamma si sedette come se niente fosse; il figlio richiuse lo sportello (noi eravamo già in lacrime con le bave alla bocca) quindi girò attorno alla 500, aprì lo sportello dalla parte opposta e si accomodò al posto di guida (noi avevamo già le convulsioni)… bon, passano tre secondi netti e si sente la voce della madre che urla “CHE AMICI DI MERDA!”. Io ricordo di essermi pisciato addosso mentre scappavo via rotolando per terra, non riuscivo a stare in piedi.

3. Io e il mio compagno di banco, a scuola, stavamo seduti all’ultimo posto della fila in mezzo perché non volevamo rotte (non “rotture”, “rotte”) nei coglioni (all’interno di essi). Davanti a noi sedeva una ragazza cattolicissima nonché molto puttanstronza che concedeva la figa spanata esclusivamente al figlio di un ricco imprenditore locale. La giovenca guardava tutti dall’alto in basso con un atteggiamento da “Io sono figa, tienilo presente quando ti rivolgi a me”. Così un sabato mattina, nel corso dell’ultima ora di lezione, senza averci pensato prima, infilai la mano destra all’interno dei pantaloni e presi a grattarmi la peluria immediatamente sopra il cazzo; estraendo la mano, mi accorsi che una discreta quantità di pelo pubico era rimasta imprigionata tra le dita. Uno più uno, lampadina che si accende ed esecuzione immediata. Depositai i peli sulle spalle della puttroia, direttamente sul cachemere fucsia del suo pulloverino firmato. Il mio vicino si voltò a guardarmi con espressione interrogativa e, sussurrando, chiese “Cosa cazzo stai facendo?”; “Niente.”, risposi io. Quindi infilai un’altra volta la mano dentro le mutande e ne estrassi dell’altro pelo che finì sulle spalle della lurida. Il mio compagno di banco capì, esclamò “Ah, figo!” e fece altrettanto. Prima che la campana suonasse, la stronza aveva le spalle ricoperte di peli di cazzo. Noi, naturalmente, eravamo in lacrime. La prof si accorse che qualcosa non stava girando per il verso giusto: “Voi due, cosa c’è da ridere?” – “Niente-niente!”, tentammo di volgere l’attenzione altrove. Tutto inutile: attacco di ridarola totale; talmente contagioso che anche l’insegnante si mise a ridere assieme a noi, senza sapere perché… stupida cogliona. È andata in pensione l’anno scorso.

Ciao.

http://www.youtube.com/v/bD8P7aNGbt8&hl=it&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

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60 responses to this post.

  1. @Osiride: ROOOOOOOOOTFL.

    Tu mi stai rovinando l’esistenza.

    Stamattina, nell’udire versi inarticolati provenienti dalla mia stanza, tipo criceto in crisi cardiorespiratoria, Rachel e’ accorsa allarmata e mi ha trovato col muso sulla tastiera del pc, in preda a convulsioni e singhiozzi.
    Scuote la testa e fa: ‘vedo che Leo ha aggiornato il blog, vero Yoss?’

    Dio fotovoltaico

    Posso ricambiare con due cagate accadutemi quand’ero un adolescente bastardo? (Bismarck era appena diventato cancelliere, e sono bastardo ancora oggi)

    Pero’ faccio un altro commento senno’ questo diventa una pizza.

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  2. Accomodati pure. Io ho tralasciato di raccontare quella del tocco di fumo fatto col dado Liebig perché ormai la sanno già tutti.

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  3. @Osiride: ‘Suono il basso senza corde, fo impazzir le donne sorde’.

    Dio coyote!

    Guittone D’Arezzo era un pirla in confronto…hahahaha

    Comunque, storia 1)

    Tutti hanno avuto un primo della classe. Generalmente si tratta di un essere sfigatissimo e talmente buono da far vomitare.
    Io ho avuto Renzetti (nome fittizio). Renzetti andava benissimo in tutte le materie, salvo un piccolo particolare: era un perfido, intelligentissimo, figlio di puttana (presumo che ora lavori per il Pentagono o Al-Qaeda, dipende da chi lo paga di piu’). Io e lui andavamo d’accordissimo.
    Fra l’altro questa storia e’ leggermente simile alla tua della tipa troia e cattolicissima.
    Una volta, in terza liceo (liguistico), Renzetti decide di non partecipare all’ora di educazione fisica per oscuri ‘motivi politici’ (erano gli anni 70 e si poteva fare). Io mi accodo, e rimaniamo in classe a cazzeggiare e fumare. A un certo punto il bastardo si mette a sfogliare i diari delle ragazze, che come puoi ben immaginare erano tutti lindi, ordinati, e colmi di poesiole insulse, cuoricini and all that jazz. D’improvviso una luce malvagia si accende negli occhi del merdone.
    S’infila una mano nella patta, si strappa un ciuffo di peli pubici e lo posa sul banco. Poi esce, rientra dopo 5 minuti brandendo un rotolo di nastro adesivo e mi spiega il piano.
    Ora, mettiti nei panni della tipa che rientrata in classe, apre il diario, comincia a sfogliarlo e arriva a questa pagina:

    21 Gennaio:

    ‘Marco mi ha chiesto di uscire con lui, sono indecisa e un po’ eccitata. Chiedero’ consiglio a Eluana’

    Cuoricini e grechine

    ‘16,30 festa di compleanno da Patrizia! Ricordarsi regalo’

    Cuoricini e grechine

    Ciuffo di ispidi peli neri, attaccati con lo scotch in fondo alla pagina e didascalia :
    PELI DI CAZZO DI YOSSARIAN E RENZETTI. AUGURI!

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  4. HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA! Gran signori!

    Sempre nel 1989… quello del basso elettrico modello “PORCO DIO!” fu sospeso per un giorno perché, mentre una sua compagna di classe era interrogata, lui le aveva fottuto il diario e scritto di tutto sullo stesso, anche l’equivalente dell’odierno “voglio farti un anal creampie!”. Aveva poi provveduto a firmare col nome e col cognome del professore che stava interrogando la proprietaria del diario in quel preciso istante.

    È andata così:

    Sbarba – “Prof, può per piacere dire a Schifo che la smetta di scrivere sul mio diario?”
    Bassista Schifo – “…”
    Prof – “Portami qui il diario di Anala (nome fittizio)”
    Bassista Schifo – “…”
    Prof – “Subito!”
    Bassista Schifo – “…”
    Prof – “Allora devo venire a prenderlo io?”

    Rispondi

  5. @Osiride:

    Storia 2)
    Il capolavoro di Renzetti

    La prof d’inglese spiega John Milton.
    Io e Renzetti ci mettiamo in prima fila.
    Io e Renzetti adoriamo Milton perche’ uno che fa dire a Satana, ‘meglio regnare all’Inferno, che servire in Paradiso’ e’ degno di nota.

    Disposizione prima fila:

    Yossarian banco di sinistra, nel mezzo Piacentini (nome fittizio), e Renzetti a destra.

    Ora, Piacentini e’ afflitto da qualche giorno da un potentissimo e nefasto raffreddore, in virtu’ del quale e’ costretto ogni 5 minuti a scaricare ettogrammi di muco in un fazzoletto spiegazzato e di un colore indescrivibile.

    Dopo circa 10 minuti dall’inizio della lezione, con la prof che spiegava a spron battuto, Piacentini col volto paonazzo e le lacrime agli occhi, estrae il fazzoletto per sturarsi il naso imbottito di sterco di cavallo.

    A quel punto, mi giro casualmente a destra e incrocio lo sguardo mefistofelico di Renzetti fisso su Piacentini, con una luce sinistra tipo tigre mangiatrice d’uomini pronta al balzo sull’ignaro contadino del Punjab.

    Moviola:

    Piacentini reclina il capo all’indietro e prende la rincorsa per rovesciare un litro e mezzo di sangue del mostro di Alien nel fazzoletto.

    A meta’ percorso, quando il testone di Piacentini e’ a circa dieci centimetri dal tessuto liberatore, Renzetti con un tempismo da SEAL e un gesto lestissimo, gli sfila il fazzoletto dalle mani.

    Non riesco ad andare avanti. Sono ancora afflitto da stress post-traumatico a quasi 30 anni di distanza.

    La prof si mise a piangere (giuro!), Renzetti venne sospeso per una settimana e rischio’ il sette in condotta. Piacentini venne accompagnato dai genitori il giorno successivo e io che non c’entravo un cazzo ma non riuscivo a smettere di ridere davanti al banco e alle mani di Piacentini trasformati nelle paludi Pontine, mi beccai due giorni di sospensione.

    Have a nice weekend

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  6. Oh Madonna… ossigeno…

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  7. @Osiride: ‘È andata così:’

    BUAUAHUAHUAH, che classe, dio cane, ripeto che classe!

    La mia domenica e’ iniziata alla grande LOL, thanks a bunch sciur Osiride.

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  8. Dio sorpreso nello spogliatoio delle femmine col cazzo penzoloni, ho le convulsioni.
    Il fazzolett… AHAHAHHAHAHAHAHASuiasfuisdhgfuiofjhpfdjpfhpofjhpofjhopfjhpofjhopfjhpoj

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  9. Posted by PdG on maggio 17, 2009 at 22:08

    Mah io non sono alla vostra altezza.
    Pero’ qualche bel ricordo ce l’ho. Ma non a scuola.
    Un giorno io ed il mio amico andiamo in un negozio di hi-fi ed elettrodomestici.
    Scordatevi auchan, e cagate del genere, non esistevano.
    C’era Ghegin che era l’unico in grado di vendere registratori, televisori, frigoriferi. Ah e c’era anche la GBC.
    Vabbe’ ma insomma eravamo da sto Ghegin.
    Era il periodo nel quale andavano di moda i registratori a cassette con “wow” l’autoreverse.
    Roba del futuro.. tu mettevi una cassetta, e quando arrivava alla fine, track partiva l’altro lato DA SOLO!.
    Insomma c’era una parete di sto negozio stipata di ogni ben di dio di stereo con il registratore autoreverse. Tutti accesi

    Ora: qual’e’ la caratteristica di un autoreverse? Che la cassetta ivi inserita va avanti all’infinito. La metti li’, play, finisce il lato A e parte il B, finisce il B e riparte l’A.

    Bene, immaginate di prendere un C60. Ok? Vuota. Il silenzio per 60 minuti.

    Ora, immaginate di inserire in cinque o sei punti random della cassetta un rutto terrificante. Il mio amico era da competizione.
    Bene. Prendi la cassetta ruttata, vai da Ghegin, e in uno dei 100000 stereo la inserisci e premi play. Dopo aver messo il volume al massimo.

    Dopo qualche minuto parte il ruggito. Il commesso stravolto non capisce… chi e’ stato? Un cliente? Ora c’e’ silenzio… boh… dopo altri 10 minuti un’altro boato. Ma da dove cazzo viene?
    E cosi’ fino l’orario della chiusura.

    Ecco.

    Rispondi

  10. Poi stamattina ho fatto un altro scherzo divertentissimo: ho fraggato un paio di commenti a Scarface. No, così.

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  11. Posted by A. Molesto on maggio 18, 2009 at 08:51

    Io ho quella della palla di carta gigantesca infuocata e lanciata dal secondo piano, da parte di un mio amico n po’ coglione.
    Nella stanza subito sotto si svolgeva il consiglio di classe dove io, sudatamente, avevo quasi convito i presenti di non dar credito alle voci che giravano per la scuola e ci apostrofavano come criminali.
    Il tutto mentre alle mia spalle, fuori la finestra, scendeva questa palla fiammeggiante tipo cometa di Halley.

    Rispondi

  12. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 09:55

    gasfgasaasfgaasf, diocan, sto ragliando!

    Allora, mi avete fatto venire in mente cose che… non so da dove stradio cominciare.

    Andiamo sul semplice.
    Peli di cazzo.
    Un Grande Classico.

    Relata refero, eh, sia chiaro, ma mi si sussurra che in quel della Scuola Navale Francesco Morosini, Venezia, un qualche barbaro abbia ideato un singolare sistema di “spivolatura”. Condimento della pasta a peli di cazzo. Basta strapparsi un ciuffo, depositare, mescolare. L’ignaro ingolla o, quando va meglio, individua con la lingua e sputa. La colpa e’ del cambuisiere (un uomo-montone di 2 metri x 120 kg di muscoli inferociti, peli delle ascelle lunghi un metro). Quindi mutismo e dieta.

    Poi
    Andiamo sul classico.
    Uh, si!
    Pastullo!

    Breve.
    Compagno di classe assolutamente inetto nel tradurre dal greco e dal latino, mente limitata, creduloneria spinta, in una parola idiota. (PS: si e’ poi laureato in lettere classiche).
    Prima dei compiti di latino ci si trovava per redarre *apposta per lui* un ciclostilato con la versione in latino maccheronico per il giorno dopo. L’autore era sempre un tale “Pastullo”: avevamo convinto il meschino che il prof ne era un fan.
    Con abile gioco di mano sostituivamo la versione al momento della consegna. Mezz’ora prima della fine gli davamo la malacopia della vera versione MA – MA! – dopo il compito, pretendevamo di leggere in classe i frutti del suo sforzo traduttivo. Tenendo conto delle latino-bestemmie che ci ficcavamo dentro e dei suoi tentativi di ingentilirle, c’era da ridere alle lacrime.
    Il mona non ha mai capito perche’ le sue versioni fossero diffverse dalle nostre. Gliene scambiammo almeno 3-4. Ne ho conservata una. Ce l’ho ancora.

    Continua…


    Nadja Jacur

    Rispondi

  13. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 10:12

    Continua…

    Dunque. Compagna di classe con “gambe a forcola”, secchiona, stressacazzi, saccente e acida ==> furto di improbabili calze a rete durante ora di ginnastica. Calze infilate su pennone di badiera al centro del chiostro scolastico, quindi issate a vertiginose altezze.
    La ricreazione fu memorabile.

    Eppoi…
    Compagno scoregione (quello di Pastullo). Veramente affetto da una forma perniciosa di aerofagia molesta. Le faceva pericolose: al cobalto. Silensione ma radiattive.
    A tutte le ore del giorno.
    Gli avevamo fatto trovare un tappo da damigiana sul tavolo e una scritta in uniposka rosa con tanti bei fiorellini trendy e appassionati: “Metite el tapo, canchero!”, c’era scritto (tradotto dal ebraico al veneto), ma lui niente. Andava avanti imperterrito come un motore a due tempi. Ad un tratto appare in classe un nuovo compagno: enorme, trucido, grezzissimo, con un dente di pescecane al collo e un sfregio orribile sul labbro superiore. “Come te lo sei fatto” gli chiediamo? E lui, con gli occhi iniettati di sangue (era sempre incazzatissimo col mondo) “Ero in montagna. Sulla neve. M’e’ venuto uno slittino in bocca”.
    Nessuno di noi ha fatto l’ombra di una piega. Immobili. Maschi e femmine. Tranne lui… lo scoregione, che s’e’ scatafasciato dal ridere. Non ha piu’ riso quando s’e’ trovato a 10 cm da terra con conan che gli sfuffava sul muso trattenendo a stento la furia omicida.
    E li c’e’ stata l’intuizione.
    “Dome mi metto” fa il nuovo.
    Al che qualcuno a caso gliha risposto “Guarda, c’e’ quel bel posto in ultima fila”. L’ignaro non capiva *perche’* quel posto splendido fosse vuoto e, non credendo alla fortuna, ci si sedette.
    Era il posto dietto a “Pastullo”.
    Il Nuovo ci mise almeno 2 mesi a capire come cazzo era possibile che, ad intervalli irregolari, venisse investito da effluvi di letamaio.
    Ricordo con precisione il giorno che realizzo’. Ce ne rendemmo conto tutti.
    Tiro’ rumorosamente indietro il banco e comincio’ a bestemmiare con una rara fantasia tanto che mi misi a prendere appunti. Al cambio dell’ora si alzo’, si fiondo’ davanto a “Pastullo”, questo fece per alzarsi a sua volta ma il Nuovo lo incastono’ tra due banchini spingendolo a forza, quindi gli mise un dito davanti al naso come Osama Bin laden ed inizio’ una ramanzina in Yiddish che io qui riportero’ per semplicita’ in veneziano “Scolta qua, boiadio, perche’ no xe giusto! blablabla”
    No xe giusto! Tzadik! Porchiddio, non era giusto che fosse sempre lui a sorbirsi i gas. Non era giusto! E poi continuava in modo totalmente farneticante, mentre Pastullo, terrorizzato e incastrato, andava giu’ di renze a tutta birra. Piangevamo. Piangevamo tutti.

    Continua…


    Nadja Jacur

    Rispondi

  14. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 10:41

    Continua…

    Pastullo, ah, Pastullo (ovviamente nome di fantasia), che vittima perfetta!
    Ricordo una gita scolastica a Praga. Si parte la mattina: cimitero ebraico, museo della shoah, e poi via in pulmann per la campagna a battere castelli boemi.
    Pastullo non sta bene.
    Da giorni ha l’intestino imbarazzato e, finalmente, deve liberarsi.
    Ma
    Ma
    Noi lo dussuadiamo “Sei pazzo? Qui, nel mezzo della campagna comunista (era il 1989) guarda che miseria, se vai in un bar come minimo becchi il tetano. Resisti, cazzo, resisti, che fra un po’ dei nella tua stanza d’albergo disinfettata col lisoform”
    E il meschino a resistito.
    Per ore e ore.
    “Bevi un po’ di coca che aiuta” gli dicevamo. E giu’ di lassativi fluidificanti.
    Alla fine era itterico per lo sforzo, diocaro.

    Quando, all’imbruinire, finalmente si e’ tornati all’albergo, e’ scattato il piano: io l’ho trattenuto, usando le piu’ bieche blandizie, mentre un compagno e’ scattato in stanza. Pochi secondi di vantaggio, ma piu’ che sufficienti: ha fatto sparire tutta, tutta, tutta la carta igienica dal bagno. Un istante dopo e’ entrato Pastullo, ha planato per meta’ corridoio con le braghe a mezz’asta e ha conquistato il cesso tirandosi dietro la porta.

    Abbiamo aspettato.
    2 minuti, cinque… poi abbiamo spento la luce che, come in molti cessi d’albergo, aveva l’interruttore curiosamente esteno.

    – Cazzo succede – frigna Pastullo – Tranquillo, e’ solo un black-out, sai, questi paesi sono alla canna del gas, e’ tutto rotto, fatiscente. Tranquillo, comunque, tu caga e non pensarci.
    E Pastullo ha eseguito.
    Dopo un po’, pero’, ha cominciato ad innevrosirsi – Ehi, ma non torna questa luce? Qui non si vede un cazzo!
    – Tranquillo.
    – Tranquillo un cazzo, non trovo la carta igienica
    (/morti) – Sara’ li da qualche parte, ebete, cerca bene… e vedi di non perdere stronzi nelle mutande mentre ti muovi a tentoni.

    /Rumori inclassificabili di cose che cadono, movimento sordi, mani che frugano

    – Qui non c’eì’ niente!
    – Impossibile!
    – No, no, davvero, non c’e’ niente!
    – Cerca meglio!
    – Ma l’ho fatto!
    – Oddio, possibile che ‘ste cose capitino sempre a te? Va ben, esco a cercare carta igienica, tu nel frattempo arrangiati come puoi.

    Siamo usciti, si, ma solo per chiamare TUTTA la classe, maschi e femmine, che, silenziosamente, si son disposti a semicerchio davanti alla porta del bagno. Poi gli abbiamo comunicato che in tutto l’albergo era fottutamente impossibile trovare carta igienica: era sparita dappertutto. Che si arrangiasse con qualche asciugamano MA facesse in modoc he fossero i suoi, eccheccazzo.

    /Rumore inclassificabile di porconi e di tentativi di pulirsi con stoffa. Quando decidiamo che deve aver finito uno esclama “Aspetta’, ho trovato qualcosa! Nadja ha dei cleenex, sai, di quelli da ragazze, tutti profumati e umidini, ti servono?”

    – Magari!
    – Ok, apri la porta che te li passo.

    E lui apri’…
    ==> spallata
    ==> interruttori accesi a tutto gas
    Quello c e vedemmo era un anticipo dell’apocalisse, la puzza di una solfatara e Pastullo che voleva morire di infarto sul posto.

    Ah, che bei momenti.
    Che bella classe…

    Volendo, continua…


    Nadja Jacur

    Rispondi

  15. Continua, continua! Di Pastullo mi avevi già raccontato mentre andavamo a Bologna l’inverno scorso. Però due novelle su tre sono inedite; quindi prosegui. Io leggo tutto.

    Per la cronaca, c’è un episodio – accaduto sempre nel 1989 – che vede come protagonista un’insegnante di storia dell’arte che era ignorante come la mota.

    Pare che un giorno uno studente si sia inventato una stronzata sul Duomo di Milano; le ha detto che la parte inferiore dell’architrave della chiesa si chiama “porcòdio” (mettere l’accento sulla seconda “o”).

    Io non ci credo perché è davvero troppo… anche se, a onor del vero, ho già sentito raccontare la stessa storia, senza nessuna variante, da molti ex liceali.

    Rispondi

  16. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 11:29

    Traduzione dal Greco.
    Frase originale: “E il figlio della principessa torno’ e spodesto’ la regina”

    Ora, il greco classico ha una caratteristica: la stessa parola assume significato totalmente differenti a seconda del contesto. Koiné, per esempio, significa “comune”, ma significa anche Repubblica e Puttana. Giusto per introdurre il concetto…

    Nel nostro caso il termine “principessa” significava “dama di compagnia”, da cui dama d’alto rango ==> principessa, e dama di medio/basso rango ==> flautista, puttana.

    Pastullo tradice “E un (generico) figlio di tuttana torna e spodesta la regina”
    ==> 4 —
    ==> + condanna alla lettura urbi et orbi al cospetto della classe.
    Momenti magici

    Continua…


    Nadja Jacur

    Rispondi

  17. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 11:45

    Io possiedo due cugini.
    Acquisiti, ma cugini.
    Tu e Pdg ne conoscete uno, quello mansueto. Tra i due, da piccini, c’erano screzi (aka, botte da orbi appena possibile).

    Uno aveva l’elicottero di Big Jim dotato di serbatoio antincendio: ci pisciava dentro e fertilizzava il fratello. Ovviamente l’altro reagiva com’e’ umano.

    Vabbe’, ma non e’ per ricoradre questi idilli infantili che scrivo, ma per quello che passo’ alla storia come il “kebab di merda”.
    Uno dei due (e non diro’ chi) scopri’ in un negozio un barattolo di Merda Spray. Chimico finche’ vuoi, ma assolutamente identico ad una merda squaqquera e olfattivamente molto impattivo.
    Lo compro’.
    Offri’ al fratello un’orgia di grappini e birrette fino a stordirlo e quindi lo accompagno’ a letto.
    Era estate.
    Niente coperte, solo un lenzuolo bianco.
    Uso tutta la bomboletta.
    TUTTA.
    Depositando la schiuma vicino al corpo, ma non SUL corpo. Non trascuro’ nemmeno il cuscino.

    Il fratello ha sempre sofferto di sonno agitato.
    E’ uno che si muove, si rotola, si avvolge nelle lenzuola.

    Quando si sveglio’ la mattina sentimmo “Ma… Okkaz.. Noooo” e poi muto.
    Penso che l’abbia scoperto uno o due anni fa che quella notte non si era cagato addosso.


    Nadja Jacur

    Rispondi

  18. “Uno aveva l’elicottero di Big Jim dotato di serbatoio antincendio: ci pisciava dentro e fertilizzava il fratello. Ovviamente l’altro reagiva com’e’ umano.”

    AIUTO!

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  19. Come cantava B. Springsteen negli anni ’80 (prima di cominciare a fare musica di merda) Glory Days (e non me ne frega un cazzo di chi odia Born in the USA). L’89 è stato un anno grandioso!

    Io andavo in un liceo pieno di fighe ultraspaziali (e non sto inventando un cazzo) tra cui una vincitrice di New Model Today di non mi ricordo più quale cazzo di anno (l’avrei vista su Italia7 o non so come cazzo si chiamava la cazzosissima rete locale, da cui trasmettevano la finale del concorso qualche anno più tardi). C’era un mio compagno di classe che, dopo anni di simpaticissime “tirate dell’elastico del reggiseno” che riscuotevano un “successo travolgente” tra le gentili donzelle (tipo tentativi di linciaggio), era riuscito ad elaborare una perfetta tecnica di sgancio rapido dello stesso (in pratica con un gesto unico che prendeva pochi centesimi di secondo e non sto scherzando) e l’aveva insegnata ad un altro losco figuro di una classe parallela.

    L’ultimo giorno di scuola, c’era la solita pallosissima cerimonia di fine anno scolastico in auditorium con palco, in cui venivano premiati tutti quelli che si erano particolarmente distinti in qualcosa, tra cui la nostra rappresentativa di danza/ginnastica artistica formata da fighe ultraspaziali. Io ero rappresentante di istituto (eravamo in 3: 2 galline rompicoglioni ed il sottoscritto, odiato da queste perchè non “combattevo le loro battaglie” da femministe fuori tempo massimo, ma avevo lo zoccolo duro di votanti, per cui mi trovavano sempre lì ogni anno) e per questo avevo pieno accesso al palco anche prima dell’inizio della cerimonia. Ero riuscito a nascondere il mio compagno di classe e il suo sodale di sgacio dietro alle quinte senza che nessuno li vedesse. Al momento della premiazione, la rappresentativa di danza/ginnastica artistica riceveva i fiori dal Preside commosso perchè queste si erano classificate non mi ricordo in quale posto della classifica nazionale. Nel momento topico, in cui queste alzavano le braccia in alto tenendosi per mano (andava molto di moda all’epoca, faceva molto Olimpiadi di Seul) per ringraziare la scuola, io facevo segno ai due di uscire, che, con abile stile, in pochi attimi riuscivano a sganciare tutti i gancetti delle atlete, le quali, istintivamente, si portavano le braccia al petto, disegnando una coreografia da primo premio. Noi siamo dovuti scappare nel più vicino bagno maschile, perchè queste erano incazzate come iene ad una convention di licaoni e erano riuscite a trovare altre simpatizzanti per procedere al linciaggio, in pratica quello che sarebbe successo al check point Pasta a Mogadiscio qualche anno più avanti. Solo l’intervento del preside (che era un po’ rinco), che si era molto divertito per la nostra “goliardica spontaneità”, riusciva dopo un’ora a liberarci dall’assedio e a garantirci l’incolumità.

    Dio un aggiornamento rapido dai campi, quello sballonzolare di tette è stato il momento scolastico di apprendimento più alto della mia carriera scolastica!

    Cordialità

    Attila

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  20. Porca la madonna, ma siete dei genialoidi. Noi alle superiori (metà anni ’90) mai arrivati a questi livelli. Riguardo i peli pubici, personalmente ne infilai uno molto ispido e lungo in un barattolino di lucida-labbra (era di quelli che si spalmavano con le dita) di una mia compagna. Prima scavammo con un cucchiaino lo strato superiore, poi adagiammo il pelazzo sul restante e lo ricoprimmo con quello asportato. A mo’ di panino. Sempre alla compagna di cui sopra, una volta fottemmo dallo zaino un assorbente (quelli per la notte abnormi) per poi darlo ad un minorato mentale della classe accanto perchè ci sborrasse sopra. Purtroppo fu sgamato in bagno da un bidello col cazzo in mano e non se ne fece nulla.

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  21. Al liceo meccanico (Istituto Tecnico Industriale) ne hanno combinata una di spettacolare… sempre nel 1989. La sezione degli edili disponeva di una specie di laboratorio esterno, in pratica un mini-cantiere dove tiravano su muretti di calcestruzzo e mattoni. Una mattina, prima di uscire a tirare su un muretto, si sono tirati su un cannone lungo un metro e sono usciti allegri che volevano bene a tutti. Uno di loro si è seduto a terra, completamente rincoglionito e gli altri hanno cominciato a costruirgli un muretto attorno. In meno di due ore l’hanno murato vivo, con tanto di tetto di legno fissato col calcestruzzo e la sparachiodi. Il tapino, dentro la sua prigione, ha cominciato a rompere i coglioni che voleva uscire; così i compagni di classe gli hanno passato, attraverso una fessura, un pacchetto di sigarette.

    Passa il professore: “Ou, avete visto Francesco?”

    Tutti che ridacchiano. L’insegnante vede un parallelepipedo di mattoni e calcestruzzo con il fumo che esce e capisce.

    Hanno dovuto tirarlo fuori a colpi di piccone.

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  22. Posted by Anonymous on maggio 18, 2009 at 14:10

    No, perche’, quella del goldone?
    M’era sfuggita di mente, ma leggendo l’amarcord ho avuto una folgorazione.

    Allora, s’erano rubati dei goldoni. Rubati, si, perche’ ci si sentiva un po’ pirla a comprarli e i grandi magazzini erano la, l’elettronica non esisteva e chi mai avrebbe potuto sospettare di un angelo di bimba com’ero io?

    Bon, ne abbiamo scartato qualcuno e poi ce ne siamo dimenticati. Siamo andati a giocare in strada, un caldo beduino fottuto, col sole che fonde l’asfalto. Io avevo lasciato la scatola di goldoni nei jenas. A sera, mi scatta una lampadina: la tiro fuori, e’ maciullata. Estraggo un profilattico: e’ caldissimo al tatto. Informe.
    Lo tiro fuori e scopo che si e’ sciolto in un blob indefinibile.

    Guardo l’amica che scuote la testa e in quella fa capolino una stronzetta sciroccata che mi stava assurdamente sul culo. “Che fate? Che fate? Cosa avete li?” Blatera. Ed io “Chewingum… ne vuoi uno?”.

    Non era molto convinta dal sapore, ma le avevamo detto che era un nuovo prodotto americano dietetico. Eravamo tutte e due serissime, convincenti.
    E’ stato prima delle superiori. Meno di 14 anni.


    Nadja Jacur

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  23. Posted by PdG on maggio 18, 2009 at 14:12

    Mi rendo conto che non c’entra un cazzo, lascio pertanto carta bianca al padrone il sacrosanto diritto di cancellare questo post.
    Pero’ devo sfogarmi, abbiate pazienza.

    Supponiamo che oggi abbia dovuto portar l’auto dal meccanico, per la revisione.
    Supponiamo che per ogni euro di spesa, sia una bestemmia.

    Calcolare quanto ho speso

    porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco dio porco 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    Rispondi

  24. Nadja: ERRE-O-TI-EFFE-ELLE.
    Lillino: ERRE-O-TI-EFFE-ELLE.

    Rispondi

  25. @Osiride, Nadja & everyone: dio mastino napoletano, erano secoli che non mi ammazzavo cosi’.
    Osiride, questo post e’ puro genio, sono letteralmente annichilito.

    Nadja, sei, boh, non ho parole…speechless, leggenda non rende bene l’idea.

    Geni! Tutti!

    Dio Alzheimer!

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  26. Ora mi faccio bannare per sempre da Osiride the murdered god:

    Scarface, e tu non hai una storia da raccontare?

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  27. Giuro che se la racconta, gli faccio passare il post.

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  28. Posted by A. Molesto on maggio 18, 2009 at 18:46

    Allora, coso, diocan, ti racconto questa anche se non è una storia dell’89.

    Allora ricompaio su facebook perchè fa figo ed in campagna elettorale si possono recuperare molti voti (ovviamente mi cancellerò l’8 giugno).

    Insomma ero lì che ero lì e metto il mio cognome su “ricerca”. Vengon fuori risultati in Francia (tanti), non sapevo di avere parenti in Francia, nessuno a casa, in coda a cene parentali me ne aveva mai parlato, almeno dalla parte di mio padre.

    Guarda quella che si è fatta mia amica stasera…avrà 15-16 anni e sembra una di quelle stracagne che fa le feste in discoteca dove ha l’occasione di ingurgitare i primi Bacardi Breezer e succhiare i primi cazzi.

    Secondo me è il tipo che fa per te.
    Sgangherabile.

    Saluti.

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  29. Posted by A. Molesto on maggio 18, 2009 at 18:48

    DIO MISERABILE, continuando a vedere le foto che ha pubblicato quella puttana della mia (forse) parente, ho scoperto che è venuta a farsi le ferie e Venezia, la porsela!

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  30. Posted by A. Molesto on maggio 18, 2009 at 19:07

    DIO SPORCO, la slozza ha 18 anni compiuti, vive vicino a Parigi, un piercing sulla lingua e adora l’Italia, dio serpente a sonagli-

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  31. Vi amo tutti.

    E sì, se ci penso un po’ dovrebbe venirmi in mente qualcosa di altrettanto tragico.

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  32. Posted by Andrew Carrera on maggio 18, 2009 at 19:50

    pur di farsi pubblicare racconterebbe che una volta Michael Jackson è andato a casa sua e gli ha chiesto se poteva usare il bagno perchè gli scappava da cagare, ma Scarfy con abile mossa gli ha nascosto la carta igienica e poi l’ha denunciato per molestie sessuali.

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  33. Oh alcolizzato, hai visto che amiche ho io su facebook?

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  34. Posted by A. Molesto on maggio 19, 2009 at 07:50

    ma nessuna di loro fa assassinissimo di cognome

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  35. Posted by Anonymous on maggio 19, 2009 at 09:00

    PREMESSA: relata refero, ma ci sa sa (cit.)

    “Spivolatura”, slang della marina militare che significa svezzamento, nonnismo. E’ piu’ vicino ad Amici Miei che ad Abu Garib… anzi, diciamola tutta, e’ una specie di goliardia che serve a “sgamare” (svegliare, rendere smart) i nuovi. Ci passano tutti gli allievi delle accademie, scuole militari, ufficiali di ruolo e complemento. In teoria tutti spivolano tutti, continuamente.

    Quest’episidio e’ avvenuto a Taranto, diversi anni fa.

    E’ fine dicembre, la caserma d’addestramento e’ deserta per le licenze natalizie, restano pochi sfigati + 4 allievi eritrei o somali che non possono tornare a casa per le feste. (NdA: Etiopia, Somalia, Eritrea, Albania e altre piccole nazioni mandano allievi nelle scuole militari italiane)

    Contestualmente arriva una nuova infornata di ufficiali freschi freschi di accademia. Sono 4, come i negri, e in via temporanea li si piazza in infermeria.
    Anche i negri sono li, perche’ le stanzette sono piu’ piccole e non ha senso lasciarli in una camerata da 60.

    Scatta l’intuizione.
    4 bingobonghi e 4 ufficialetti.
    Perfetto!

    In pochi minuti ci si mette d’accordo con gli abissini, poi un Guardiamarina fotte i gradi da un Capitano di Corvetta (che lascia sempre una giacca in ufficio) e va ad accogliere i Nuovi, tallonato da un collega che si finge lacche’.

    La recitazione e’ tutto in questi frangenti.
    Il finto CC da’ chiari segni di squilibrio psichico: afferra una sigaretta, se la porta alla bocca ma non l’accende, poco dopo la stropiccia, la distrugge e la butta in un’aiuola. Parla sincopato, nervoso, altera i toni della voce rendendola ora stridula ora lamentosa. Soprattutto minaccia misure repressive da segrete zariste. E’ spietato, ha un tic all’occhio: inquietante.
    Il lacche’ gioca il ruolo di vittima: trema visibilmente, si becca un paio di scappellotti e, di nascosto, avvicina gli sventurati pietrificati dal terrore per dirgli – State attenti! E’ pazzo, totalmente pazzo, ma suo zio e’ capo di stato maggiore. Non contrariatelo, mai. Per la madonna e per il vostro bene.

    In questo clima si sono convocati i 4 negretti e si e’ spiegato agli ufficialetti freschi d’accademia quale sarebbe stato il loro primo incarico operativo: fare da tutor PERSONALI agli abissini.
    Uno a testa.
    Claro che era un incarico di forte responsabilita’: una cappella, un esame cannato, il barlume dell’insuccesso avrebbe potuto avere risvolti rilevanti anche a livello internazionale, perche’ i negretti non erano 4 stronzi scelti a caso, ma i pupilli di altrettanti alti funzionari stranieri.
    Ora, pero’, erano anche tragicamente indietro in ogni disciplina e andavano aiutati.
    Quindi i 4 dovevano
    1) Stare con loro H24.
    2) Fare TUTTO quello che facevano loro, come merdosi allievi del primo anno. E dovevano anche eccellere, perche’ erano pur sempre ufficiali, boiadio! E quindi marce, piscine estenuanti, and so on.
    3) Dovevano studiare come muli e al tempo stesso dare ripetizionei al loro primitivo.
    4) Dovevano *OGNI FOTTUTO GIORNO* Fare rapporto verbale e formale (in quadruplice copia) dei progressi ottenuti.
    E infine, di notte, dovevano studiare l’abissino perche’ come puttana speravano di capire i selvaggi se non avevano un idioma comune?

    Lo “scherzo” e’ durato per tutti i 15 fottuti giorni delle vancanze natalizie. Le “aspirine” (= ufficialetti freschi d’accademia) erano sull’orlo dell’esaurimento nervoso, gli aguzzini avevano i crampi allo stomaco dal ridere e ogni sera, in quadrato ufficiali, inventavano nuove sevizie con la complicita’ degli abissini… e per quanto riguarda questi ultimi, beh, mai visto 4 negri piu’ felici e senza un pallone da baskett in mano.


    Nadja Jacur

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  36. Volevo chiedere se toccare con la punta della lingua il capezzolo di una compagna con la quarta di seno per 10.000 lire è considerato scherzo. Se così fosse, ho vinto io….e a mani basse, anzi alte.

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  37. Dio acne siete delle bestie e avete il mio rispetto + stima

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  38. Posted by Anubi, il dio cane on maggio 19, 2009 at 12:17

    Splendido, dio vegetale tra i brontosauri, splendido.

    Ho letto tutto tranne l’ultimo intervento di nadja, mi sono fermato a “Taranto” dio negro a un convegno leghista.

    Io sono nato l’altro ieri, quindi non ho niente da raccontare, però mi hanno raccontato che quando è nato Scarface era così brutto che il dottore invece di dargli uno schiaffo lo diede a sua madre.

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  39. Posted by Anonymous on maggio 19, 2009 at 14:05

    Allora no, era estate, l’estate del ’90. Si era in grecia, due maschi e due femmine.

    Bazzicavamo tra le cicladi, che avevano una meritata fama modaiola e chiavereccia. I patti erano chiari: caccia libera per tutti, ma quando le cose andavano male si ripiegava tra noi.

    Prima tappa Santonini “l’isola delle meraviglie”, poi Ios “l’isola dei giovani”, saltino a Delo “l’isola dell’oracolo” che puo’ essere raggiunta solo da Mikonos “l’isola dei busoni”.Ecco, casualmente scopriamo che i nostri due compagni sono all’oscuro di questo dettaglio. Credono che Mikonos sia come Ios e siccome li si son scopati anche le asine sono tutti contenti di cambiare aria.

    Arriviamo la sera tardi, alloggiamo in uno scantinato pagato una cifra oltraggiosa, l’amica propone di buttarsi subito nella movida e i due mufloni non si fanno pregare, nel frattempo io mi informo su quale sia il locale piu’ caldo e rigorosamente gay dell’isola.
    Li portiamo li.

    Scena: loro due entrano spavaldi come in un saloon del far west.
    Dentro, un branco intero di culattoni e travoni agghindati nei modi piu’ assurdi, dall’Hells Angel all’Oplita, a Priscilla Regina del Deserto.

    Attimo di panico assoluto.
    E in quel momento attacca la musica: Pa-ppara-para-paaaaa, tutti coinvolti nella movida.

    I nostri cavalieri: bianchi come bachi da seta, l’occhio a palla allucinato, piantano il culo contro il muro e strisciano verso l’uscita. Qui realizzano che non e’ il locale, bensi’ TUTTA L’ISOLA CHE TRACIMA DI FROCI! Orrore!
    Galoppo laterale fino a casa e chiusi blindati fino all’alba, svegli come gufi, in atteda del primo traghetto utile.


    Nadja Jacur

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  40. Vaccamerda, il Blue Oyster Club!

    E chi conosce la citazione è un figo.

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  41. Posted by Anonymous on maggio 19, 2009 at 14:12

    Una volta mi sono travestito da mucca e sono entrato in una stalla piena di tori in calore…… che scherzo che ho fatto ai tori!

    Saluti
    Scarface

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  42. Posted by Anonymous on maggio 19, 2009 at 14:29

    > Blue Oyster Club

    Ecco, esattamente quello. Preciso. Sputato. Ti assicuro che per chi l’ha vissuto non son bei ricordi.


    Nadja Jacur

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  43. scuola di polizia!

    sono figo!

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  44. Siamo cresciuti negli stessi anni, vedo.

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  45. Posted by A. Molesto on maggio 19, 2009 at 18:55

    diocane, la sbarba vacca troia mi ha risposto su facebook.

    Dio canaglia furfante, madonna piena di croste, dio spandiletame, cane il vostro dio sporco, quest’anno vado in ferie in Francia.

    Se non si può trapanare, almeno prendo informazioni, non si sa mai che arrivi qualche eredità nei prossimi anni, dio maledetto imbecille!

    Rispondi

  46. cold, vabbe’, si’, pero’ devi scrivere che sono figo. mantieni le promesse, dio marchettaro!

    Rispondi

  47. @Molesto: ti fai troppe paranoie! SE è maggiorenne, sali in fretta e trapanala senza pietà. L’ideale sarebbe deflorarle anche il culo. ciao.

    Rispondi

  48. Dimenticanza: Astrosio è figo.

    Rispondi

  49. @Osiride: ‘if you want blood, you got it’.

    Questa storia breve decisamente OT ha per protagonista un pirla: il sottoscritto.

    Te la elargisco, in virtu’ della maestria con cui ‘spadruneggi’ la lingua di Dante.
    So che apprezzerai.

    Quando facevo il giornalista di provincia per un giornale di provincia, mi resi protagonista di quello che avrebbe potuto essere il refuso piu’ esilarante della storia del giornalismo italiano e della figura di merda piu’ tragica nella storia dello stesso.

    Se ne accorse un collega pochi minuti prima di andare in stampa.

    Lo amo ancora.

    Pezzo su un furto d’appartamento.
    Dopo nemmeno cinque minuti mi ero gia’ rotto i coglioni e decido di terminarlo con una formula classica, che pero’ a causa di un maldestro scambio di vocali nella mia versione suonava cosi’:

    ‘Approfittando dell’oscurita’ i ladri si sono dati alla figa’

    Saludos

    Rispondi

  50. Una volta sono stato interrogato in storia. La prof mi ha chiesto della battaglia di Lipsia, io le ho raccontato tutto aggiungendo che Napoleone “si diede alla figa in Germania… volevo dire *fuga*…”

    Siamo in due.

    Rispondi

  51. Posted by Anonymous on maggio 21, 2009 at 12:14

    RUOTFL

    Sul tema, copincollo da un veccio articolo di Repubblica:

    «Don Stefano Costa, orinato sacerdote a Brescia nel giugno 1963…».«Con la sua pistola uccisero un giovane, poi lo strangolarono perché la rivoleva». «Pene più duro per i piromani».«Si è spento il giovane ustionato». «Tutta la formazione di mister Zancaini si è mossa stupendamente illuminata dalle invenzioni genitali di Mario Donem». «Nel pomeriggio un colono ebreo è stato ucciso in modo grave durante un agguato in Cisgiordania». «Affiora uno scheletro / sembra sia rimasto in acqua a lungo». Fino a un’indimenticabile locandina dell’Alto Adige: «Inquietanti particolari dall’autopsia sul cadavere di Bruno Gallmetzer: forse è morto». O al memorabile sommario di un articolo che raccontava di una protesta delle netturbine contro le discriminazioni sul lavoro: «Se ci mettiamo a scopare per sei ore di fila, gli uomini cedono molto prima».


    Nadja Jacur

    Rispondi

  52. ‘Orcodio m’è ritornato in mente uno scherzone prima mentro ero al cesso. 1997, quinta liceo. Una compagna teneva nella Smemo -giuro che è vero ma liberi di non crederci- l’involucro del preservativo settebello col quale aveva chiavato per la prima volta col fidanzato di allora. Una roba squallida ma ci credeva un casino. L’aveva appiccicato con lo scotch sulla pagina del giorno che gliel’aveva data (se non ricordo male una domenica di gennaio). Noi della cumpa una mattina mentre le fanciulle erano in palestra per l’ora di EF abbiamo sostituito il feticcio con una cartina di un altro preservativo (mi sfugge la marca), di dimensioni e colori molto diverse, così che la ribambita potesse facilmente accorgersi dello scambio. Poi abbiamo scritto qualche riga sulla pagina nella quale millantavamo di esserci chiavate in 1000 posizioni il moroso una sera mentre lei era a danza o pallavolo o salcazzo a fare cosa, con tanto di numero di telefono di casa (non esistevano cellulari o comunque erano rarissimi) di una strafiga allucinante della classe accanto. Quattro giorni di attesa e poi è saltato fuori il P A N D E M O N I O. Addirittura la madre della feticista è venuta dal preside isterica chiedendo che venissero puniti i colpevoli con sospensione e cazzi vari. Non ci hanno MAI sgamato. Ah, la compagna della Smemo l’ho rivista qualche giorno fa in pizzeria: si è sposata con il tipo del goldone. La cartina originale a cui tanto teneva? Nella fogna di Milano a biodegradarsi.

    Rispondi

  53. Posted by A. Molesto on maggio 22, 2009 at 11:22

    Allora parlo non voglio parlare di quella volta che abbiamo inchiodato il diario di un mio stupido compagno di classe sul muro, nè di quella in cui dovevamo farla pagare ad un altro mio stupido compagno di classe attraverso l’uso massiccio di guttalax, ma di quella volta che abbiamo cagato in due-tre in un sacchetto tipo quelli del pane, ci siamo recati davanti al portoncino d’ingresso di una nostra prof cogliona e, dopo aver dato fuoco al sacchetto, abbiamo provveduto a suonare il campanello della sua abitazione.
    La tapina, porcodio, apre la porta e, vedendo il sacchetto in fiamme, tenta di spegnerlo con il piede. Lascio immaginare le conseguenze derivate dal contenuto del sacchetto sul piede, considerato il periodo estivo e le calzature indossate (se non ricordo male, dei simpatici sandaletti bianchi). Devo aggiungere che quello era periodo in cui le serate passavono a gara di birre da mezzo e panini piccantissimi, “sputafuoco” o “infernale”

    Rispondi

  54. Alcolizzato: grazie per l’sms, non posso mancare.

    Rispondi

  55. Posted by Anonymous on maggio 22, 2009 at 13:33

    A Silvio.

    Non era l’89, ma pochissimo dopo. Universita’ di Padova, primo anno di ingegneria, la facolta’ dei disadattati.

    Sul serio, eh? Ci si iscrivono i secchioni, quelli che sono convinti di essere secchioni, i nerd, i semianalfabeti provenienti da collegi maschili chiamati ITIS, quelli che “co’ ingegneria se trova subito lavoro, to mare omo”.

    Nella mia infornata c’era uno sbullonato proveniente da un seminario. Era stato giudicato troppo cretino perfino per fare il prete percio’, immaginavamo, i precettori gli avevano dato amorevoli pacche sulle spalle e gli avevano detto “su, dei, va’, va’ far ingegneria e salva el mondo: pensa, ti podara’ costruir tanti bei pozzi in africa”. E il folle, illuminato da questo progetto messianico, s’era iscritto nonche’ tolto dai coglioni degli altri seminaristi.

    Che non fosse normale era evidente: alle esercitazioni di informatica non scriveva codice, ma copiava *l’intero libro* sull’editor “perche’ questo era il volere di Dio”.

    Non ricordo tulle le carognate che gli facemmo, ma erano parecchie. In particolasre prendevamo di mira la macchina (un modello indefinibile della FIAT, approssimativamente degli anni ’50-’60), alimentata a gas con la bombolona sul portapacchi, e lasciata sempre aperta da quell’anima candida di Silvio.

    Una volta, per esempio, gliela farcimmo di preservativi: uno sul tubo di scappamento, uno sul cambio, uno per ogni tergicristallo, due belli spalmati sui fari.
    Risultato: mise in moto e PLOP sparo’ un goldone a 10 metri di distanza, subito si azionarono i tergicristalli che gli rullavano il lattice lubrificato disegnando due onte mezzelune sul cruscotto e lui che segava il cambio nel tentativo di togliele il goldone legato col fildiferro. I fari, infine, che illuminavano come in una notte di nebbia, con in chiaroscuro la sagoma goldonosa di due berretti da puffo.

    Ma la volta delle arance fu la piu’ divertente.
    Eravamo usciti da mesa e noi ragazze s’erano avanzati degli aranci. Che fare? Buttarli e’ peccato! Fortunatamente ci casca l’occhio sulla silviomobile. Idea!
    Li si ficca a forza sul tubo di scappamento.

    3, 4 begli aranci spinti su come in un fucile ad avancarica.

    Quando il meschino e’ tornato, ha provato a metterla in moto… ma niente. Cioe’, non che non partisse, ma dopo un po’ il motore moriva. Misteriosamente. Pero’, Silvio era Silvio, un pirla che copiava interi paragrafi sul linguaggio umano sul compilatore senza mai scoraggiarsi di fronte ad ogni palese fallimento. Chi la dura la vince, boiadio!
    Riaccese il motore almeno 10 volte, sgasando come Shumaker, cambiando marcia, dosando la frizione, alla fine – PPPAAAMMM!! – ha sparato fuori una spremuta brusada di fumo, arance, succo vermiglio. Un geyser a cono lungo almeno 5 metri, almeno una decina gli innocenti travolti dal malestrom.

    Momenti di gloria.


    Nadja Jacur

    Rispondi

  56. Io, all’università, non ho mai combinato un cazzo perché non c’era un granché di movimento nella mia facoltà.

    Gli unici che spiccavano sugli altri erano due tipi di Mestre celebri per essere andati, con la Renault Clio di uno dei due, prima a Londra, poi ad Amsterdam (per Natale e Pasqua).

    Il secondo anno non li ho più visti, per dire. Probabilmente sono andati a fare i cacciatori di frodo perché il filosofare non faceva per loro. Non ho mai saputo nemmeno come si chiamavano.

    Fa’ conto che questi venivano a lezione e, negli istanti di silenzio tra un concetto e l’altro, si sentiva “Hahahahahahaha, el bueo de to cani mowrti cani mowrti cani mowrti… Dai-dai, Dio onto! Hahahahaha!” (tutto pronunciato con la tipica erre mestro-margherotta).

    Il prof faceva sempre finta di niente e tirava avanti guardando il soffitto.

    Rispondi

  57. Posted by Anonymous on maggio 22, 2009 at 14:22

    LOL, la r margherina, mai vista scrivere con la w, ma ci sta da dio! “Mimowwrti el semafowro xe vewwrde!”, fico!

    Da noi, beh, cazzo, era un ambiente surreale. Ho smesso di frequentare dopo il 2° anno perche’ era tempo perso: meglio starsene a casa e dare solo gli esami.
    Cmq per quei due anni, puttana eva se ne abbiamo fatte.Uno dei passatempi migliori erano i “finti certificati”

    Funzionava cosi’: ci si trovava in 3-4 a casa mia, poi bastava un’idea, un pc, una stampante e un timbro di quelli componibili.

    Una volta abbiamo redatto un “documento” che costringeva le matricole Nuovo Ordinamento (ce n’e’ sempre uno di nuovo) intenzionate a sostenete un esame nella prima sessione, a munirsi di Certificato di Ortonormalizzazione (sic!). Dovevano fare richiesta in segreteria presentando
    – Certificato di nascita in quadruplice copia
    – Certificato di residenza
    – Fotocopia di un documento (possibilmente autenticata)
    – non mi ricordo che altra assurdita’.

    LA RESSA, LA RESSA, madonna rom, con gente che spingeva (perche’ mancavano pochi giorni agli esami), i padovapitechi delle segreterie che grugnivano che loro non ne sapevano niente, sputi, panici, incazzature.

    O ancora meglio, quella del “Bonus di punti 3 (dicasi tre)”
    In pratica quell’anno c’era stata una particolare moria di momgolotti che tentavano gli esami di Analsi. Oltre il 70-80%, se non ricordo male. Circolava voce che la strage era stata eccessiva perfino per quei torquemada di ingegneria e che erano stati ripresi dal Magnifico Rettore il quale avevao osservato che un cosi’ alto numero di decessi non poteva essere spiegato solo con l’asinita’ della materia prima, ma anche con l’incapacita’ sanguinaria dei docenti. Tutte balle, ovviamante, ma utili!

    Infatti, facendo perno sulle voci di corridoio, redammo un comunicato (sempre timbrano “Universita’ di Padova” e firmato con uno svolazzo da moschettiere) secondo cui, in via del tutto eccezionale, chi poteva dimostrare di esser stato trombato due (2) volte di fila poteva avvalersi dell’ammontare aggiuntivo (vulgo: “bouns”) di punti 3 (tre) da sommare alla prossima prova scritta o orale, a scelta.
    Per ottenere il bonus, pero’, bisognava fare la famosa richiesta complicatissima in segreteria oppure, piu’ pratico, recarsi dal proprio professore durante orario di ricevimento ed esercitare il diritto al bonus (qualora di potesse dimostare di esser stati trombati due volte di fila)

    La reazione di pubblico fu sorprendentemente entusiasta.
    Studentui si assiepavano presso le bachechine su cui avevamo appiccicato i comunicati. Si discuteva animatamente quando fosse meglio usare il bonus. “Aeo scritto, casso! Cussi’ se togo sedese, pabam, + 3 fa disnove e so passa’!” oppure “ma ti xe proprio monnngoeo! Eo scrito xe piu’ fasile: Ti te sforsi, ti tol disdotto, dopo ti va a l’orae ti ghe sonti el bonus cussi’ ti fa piu’ bea media, no, ebete!”
    Fantastico.
    E poi, naturalmente, parecchi si son fiondati a fare figure dimmerda agli orari di ricevimento *pretendendo* il bonus. Noi eravamo li come avvoltoi a goderci le scene. Feci solo 4 esami quell’anno, ma mi divertii un sacco.


    Nadja Jacur

    Rispondi

  58. Quella delle certificazioni non è niente malaccio. Quando ero un giovinastro mi divertivo ad appendere finti avvisi dell’amministratore sulla porta dell’ascensore. All’inizio erano credibili, poi ho cominciato a esagerare… tipo che l’ascensore il mercoledì non funzionava ma l’amministratore ci aveva pensato su e avrebbe provveduto, lui stesso, a montare sulla facciata dello stabile delle pertiche lunghe 15 metri per permettere ai condòmini, quelli che non volevano utilizzare le scale, di salire/scendere comunque. Se non andavano bene le pertiche, allora corde.

    Rispondi

  59. > La tapina, porcodio, apre la
    > porta e, vedendo il sacchetto in
    > fiamme, tenta di spegnerlo con
    > il piede.

    Dio hooligan.

    Rispondi

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