A Christmas Carol, una rilettura


Era la notte prima Natale e Giorgiorgio Giorgiorgi vagava solitario per le vie della città. Era da un po’ che le cose non giravano per il verso giusto: aveva provato a ribaltare la lingua in bocca a una nel tardo pomeriggio ma quella gli aveva detto che credeva nell’amicizia tra uomo e donna, che non voleva rovinare un già bellissimo rapporto e che era comunque più probabile che un falco si mettesse a cagare astori in volo piuttosto che lui le capitasse tra le gambe. Non si era espressa proprio in quel modo ma, in ogni caso, quello era il senso e cercare di ricavare un contenuto semantico diverso era tempo perduto, energia sprecata. E pensare che lui, fino a qualche momento prima, credeva che lei, quella silfide brunocrinita che parlava esclusivamente italiano con la erre tipica del Piacentino, avrebbe potuto diventare il senso della sua inutile esistenza, il coronamento della ricerca d’amore che aveva portato avanti per tanti mesi, l’apice dell’iperbole dell’apoteosi del… del… del vaffanculo.

E non aveva nemmeno comprato i regali di Natale per amici e parenti. Nossignore: Giorgiorgio Giorgiorgi era uno studente di scienze della comunicazione e l’unico reddito di cui disponeva era costituito da quanto? Un paio di cento euri, magari anche un cinquantone in più, insomma quello che i suoi vecchi scucivano ogni mese perché lui non morisse d’inedia all’università. Con quella cifra poteva fare la spesa all’hard discount. Ma non quella settimana perché si era sputtanato il budget per comprare un mazzo di rose rosse che erano andate a finire nel bidone dell’umido in un vicolo. E, porco il gran cazzo!, non c’era nemmeno un dannato cingalese che vendesse fiori in giro, quel giorno: rompevano costantemente i coglioni quando eri in birreria ad ammazzarti il fegato con i tuoi amici alcolizzati ma la vigilia di Natale se ne erano tutti sfanculati da qualche parte.

A pensarci, il giorno seguente avrebbe potuto assumere i connotati di una disastrosa, irreparabile debacle: tutti gli avrebbero dato qualcosa in regalo e lui si sarebbe presentato a mani vuote.

– “Ciao pa’, grazie mille per il Barbour… purtroppo niente cravatta scura quest’anno, né dopobarba in confezione regalo comprato al Carrefour… sai com’è, volevo fare una dilatazione con raschiamento a una dell’università e mi pareva che mi buttasse giusta ma, all’ultimo momento, si è tirata indietro e io mi sono sputtanato tutti i risparmi in botanica decorativa nella speranza che le si ungessero le parti basse… insomma… soldi buttati. Va bene lo stesso un abbraccio?”

Da tagliarsi le vene. Non si poteva proprio fare. Quanto aveva in tasca? Wow… tredici euri e quaranta centesimi.

Giorgiorgio diede un’occhiata al Casio. Le undici postmeridiane passate. Nebbia. Umidità. Tempo del cazzo.

– “Ciao capo, tu cerca roba?”

Il ragazzo si voltò in direzione della voce. Un nordafricano sorridente.

– “Amico, ho poca grana. Cosa proponi per tredici euri e quaranta centesimi?”
– “Poca grana, sì…”
– “Non posso portarmi a casa proprio un cazzo, eh?”
– “Capo, offerta speciale di Natale. Io ha punte rosse. Tu vuole punte rosse?”
– “Cazzo sono?”
– “Robabbuona di Marocco. Tu fuma, tu vede!”
– “Tredici euro?”
– “Sì, tredici! Fuma e vede.”
– “Affare fatto. Dammi qua.”
– “Grazie, capo. Buonatale…”
– “Sì, come no? Possa Allah illuminare la tua via.”

L’amico del Magreb gli porse un pacchettino avvolto in un foglietto di alluminio e si allontanò. Per lo meno aveva qualcosa a cui pensare: rollarsi uno spinellone di “punte rosse”. Giorgiorgi si avviò verso l’appartamento che divideva con altri due esauriti fuoricorso (che avevano lasciato il locale il giorno prima per raggiungere la famiglia in occasione delle feste) e, una volta sul posto, lanciò il giubbino sul divano e si sedette al tavolo dell’angolo cottura per darsi all’arte dell’arrotolamento della mista. Tabacco e “punte rosse”… doveva usarle tutte? Boh… mai sentite nominare. Ma sì, crepi l’avarizia. Tutto dentro e fanculo al Natale, alla figa di legno, ai regali che non aveva comprato e alla gente felice.

Terminato il lavoro, osservò il siluro che aveva tra le mani. Splendido, affusolato e pregno di aromi esotici. Si alzò e uscì sul terrazzo dove si accese il trombone ispirando a tutta forza.

– “Porca troia!”, tossì sonoramente, “Questa roba è buonissima… oppure è canfora cristallizzata e Khaled Ingroppallah mi ha fottuto anche gli ultimi tredici euri… oh fanculo!”

Giorgiorgio diede un’altra tirata. Dopo aver inalato il fumo, si convinse che le “punte rosse” fossero la scoperta della sua vita, gli si era letteralmente aperto un mondo pieno di possibilità, nuovi orizzonti. Diede un altro tiro. Nuove sfaccettature inedite, rielaborazioni degli aspetti negativi della giornata. Altro tiro. Cumulonembi si addossavano all’orizzonte, a lui sembravano una sfilata di carri allegorici. Tiro. Carri allegorici la vigilia di Natale, wow!, queste “punte rosse” rockavano e rollavano a trentamila watt.

Terminato il siluro, rientrò in appartamento e trovò ad accoglierlo, comodamente svaccato sul divano dell’ikea, un alieno verde che giocava a Assassin’s Creed con la sua xbox. “Punte rosse”, pensò Giorgiorgio, appoggiandosi alla parete per non perdere l’equilibrio. “Davvero roba buonissima”, ridacchiò osservando la creatura che stava facendo una strage di pixel.

– “Ciao, testa di cazzo!”, disse l’alieno senza distogliere lo sguardo dallo schermo e muovendo agilmente le otto dita troppo lunghe delle mani.
– “Tu non esisti.”, rispose Giorgiorgio cominciando a ridere incontrollatamente.
– “E tu rimani una gigantesca testa di cazzo in ogni caso… FANCULO!”, lo avevano fraggato.
– “Se fossi reale, non parleresti la mia lingua e comunque non avresti quell’accento.”
– “Sei una gran testa di cazzo. Non immagini nemmeno che razza di tecnologia abbiamo dalle nostre parti. Per imparare a darti del testa di cazzo mi hanno collegato degli affari, tipo dei fili, alla testa e mi hanno uploadato tutte le lingue e dialetti del pianeta Terra. Ci hanno messo un milionesimo di miliardesimo di secondo, poco più di quanto ci ho messo ad attraversare il wormhole che mi ha scaricato in questo buco di culo di sistema solare. Ma cosa te lo spiego a fare? Tanto rimani una testa di cazzo. FOTTUTI SARACENI FIGLI DI TROIA! Hey, testa di cazzo, hai birra in frigo?”
– “Puoi anche bere birra?”
– “Non lo so, però mi piace la definizione che c’è nel vocabolario. Sono in ferie, voglio provare le specialità del posto. Allora, ce l’hai o no?”
– “No, ho acqua di rubinetto.”
– “Vaffanculo.”
– “Roba forte…”
– “Cosa?”
– “Quella che mi sono fumato poco fa. Che viaggio…”
– “Sei una testa di cazzo. Che ne dici se ti mollo un calcio allo scroto? Magari senti il dolore e ti convinci che non sono un’allucinazione lisergica.”
– “Sei alto come un corgi… ti hanno uploadato anche questa parola? *Corgi*, dico. Non ci arrivi allo scroto con il tuo piede palmato, nemmeno se salti… razza di scherzo della natura.”
– “D’accordo.”

L’alieno gettò il joystick sul divano e si alzò, si diresse verso Giorgiorgio e gli mollò un pugno sulle palle. Il ragazzo si rannicchiò a terra in posizione fetale.

– “Figlio di puttana!”, ringhiò, stringendosi il bassoventre.
– “Allora, testa di cazzo, pensi che anche la sensazione di frattura testicolare sia un’allucinazione?”, lo canzonò l’alieno.
– “Ti conviene essere un’allucinazione perché, appena riesco a rimettermi in piedi, sei morto, ET!”
– “Non credo, amico: posso ridurti in molecole, non mi sono fatto un giro da queste parti disarmato.”
– “Vaffanculo!”, lacrime scendevano copiose dagli occhi di Giorgiorgio, “Che giornata di merda!”
– “Volevi farti una sgroppata a cavallo di una suina piacentina ma quella ti ritiene un’ameba anche se tu hai speso una mezza fortuna per comprarle un mazzo di inutili rose rosse. Che immane testa di cazzo. No, davvero. Avresti dovuto incontrarmi prima, ti avrei detto io cosa fare, pezzo d’idiota: quella si aspettava che le piantassi una mano tra le gambe senza pensarci troppo perché aveva voglia di farsi dissodare la carogna più di una zolla in Agosto. Ma tu hai pensato che fosse più indicato fare il romantico così, a lei, sono scese le ovaie alle caviglie. Che gran testa di cazzo. Oh mio Dio, non posso crederci.”
– “Sai un sacco di cose, tu.”, Giorgiorgio si rimise faticosamente in piedi.
– “Certamente, contrariamente a voi inferiori, noi verdi abbiamo capacità telepatiche e siamo in grado di leggere la mente. Per esempio adesso stai pensando *i miei poveri coglioni, Natale di merda*. Visto? Non racconto balle.”

Giorgiorgio recuperò il giubbino e se lo buttò sulle spalle con una sciarpa.

– “Dove vai, testa di cazzo?”
– “Non sapevi leggere la mente, Proxima Centauri?”
– “Sì. E stai pensando solo *fanculofanculofanculofanculo*, c’è un posto che si chiama così?”

Il ragazzo chiuse la porta alle spalle e si rese conto di aver lasciato le chiavi all’interno.

– “Oh no… cazzo! CAZZO! CAZZO! CAZZO!”, si mise a tempestare la porta di pugni. “Apri la porta!”
– “Io non esisto, ricordi?”
– “APRI LA FOTTUTA PORTA!”
– “Per piacere, testa di cazzo.”
– “VAFFANCULO!”

Giorgiorgio scese le scale e uscì all’aperto, quindi si incamminò lungo la stretta calle attraverso la quale si accedeva al portone dello stabile e sbucò sulla strada.

– “Insomma hai intenzione di fare una camminata per liberarti dei rimasugli della sostanza che ti sei fumato, giusto?”, l’alieno camminava a fianco del ragazzo con un’andatura dondolante, “Non mi sono ancora abituato alla gravità del vostro pianeta.”, aggiunse.
– “Vattene via.”
– “Naaaah, mi va di romperti i coglioni ancora un po’. Dovresti essere felice di avere qualcuno che ti tiene compagnia la vigilia di Natale. La solitudine è una merda, hey!”

Giorgiorgio si mise a correre d’improvviso, lasciandosi l’alieno alle spalle. Girò, scattando, un angolo e, davanti a lui, vide un Ape Piaggio parcheggiato con una ruota sul marciapiede. C’era qualcuno che armeggiava con la testa dentro il cassone. Il veicolo era in moto. Senza pensarci, il ragazzo superò il proprietario, aprì lo sportello, si accomodò al posto di guida e partì a tutta velocità. L’uomo rimase in piedi con un’espressione interrogativa in faccia a guardare il retro del suo trabiccolo che si allontanava.

– “AH-HA! Vediamo se riesci a starmi dietro adesso, Battlestar Galactica! Wooohooo! Più veloce della luce!”, esclamò il ragazzo controllando il retrovisore. Quindi rallentò e cominciò a vagare senza meta per i vicoli della città. Si rilassò completamente e prese a ponderare sul da farsi: aveva fregato un Ape e, con ogni probabilità, il padrone aveva già avvisato gli sbirri. Il vantaggio era che il tizio con la testa dentro il cassone non l’aveva sicuramente visto in faccia. Forse era il caso di abbandonare il veicolo e tornare all’appartamento a piedi. Solo che non aveva le chiavi per entrare. Si ripromise di non fumare più “punte rosse”. Roba buona, per carità, niente da dire. Ma sognarsi alieni verdi che ti prendono a pugni lo scroto era troppo anche per lui. Adesso doveva risolvere la questione della porta d’ingresso chiusa. Be’, poteva chiedere aiuto a qualcuno dei suoi vicini, magari farsi prestare un cellulare e chiamare i pompie…
– “Non è carino trattare gli amici così, rude, maleducata e stupida testa di cazzo…”
– “AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHH!!!”

Giorgiorgio Giorgiorgi perse il controllo del veicolo che finì all’interno della vetrina di una libreria. Scese dall’Ape ancora in moto e si ritrovò a camminare sopra un mucchio di copie di “Breaking Dawn” di Stephenie Meyer, hardcover.

– “Hai davvero combinato un bel casino, amico.”, l’alieno gli stava alle spalle. Intento a osservarsi la pianta del piede palmato tenendo la gamba destra sollevata all’altezza della faccia verde.
– “È tutta colpa tua, stronzo!”, lo accusò il ragazzo puntando l’indice in sua direzione.
– “Già… credo tu abbia in parte ragione. Hai intenzione di dirlo anche agli sbirri? Quelli ti credono di sicuro, testa di cazzo.”
– “LASCIAMI IN PACE!”
– “Perché?”
– “Ho fatto la figura del deficiente con le rose, non ho scopato, ho fregato un Ape Piaggio, ho sfondato la vetrina di una libreria, la polizia mi sta cercando e non ho comprato nemmeno un maledetto regalo di Natale perché sono al verde, cazzo!”
– “Ai tuoi piace leggere?”, lo interrogò l’alieno guardandosi attorno.

Giorgiorgio osservò la scena per qualche secondo grattandosi la nuca, quindi esclamò “Fanculo!” e cominciò a gettare svariate copie di “Breaking Dawn” all’interno del cassone dell’Ape Piaggio.

– “Grande idea, figliuolo! Tu hai spirito di iniziativa, lasciatelo dire! Aspetta, ti aiuto…”, l’alieno afferrò a sua volta qualche hardcover e lo gettò all’interno del cassone.
– “HAHAHAHAHAHAHA! Non mi frega più di un cazzo! Sto raziando una libreria assieme a un alieno! Venite a prendermi, coglioni! Buttatemi in manicomio, woooohoooo!”, urlò il ragazzo in preda all’euforia. “E la parte più incredibile è che mi sto divertendo un casino! Salsiciotti buonissimi e sedie gialle! BUON NATALE A TUTTI! HAHAHAHAHAHAHAHA!”, aggiunse. Quindi salì nuovamente sull’Ape e, sgommando sugli hardcover rimasti sul pavimento, tagliò la corda con l’alieno e il bottino di Stephenie Meyer dentro il cassone.

– “TANTI AUGURI, BRUTTI STRONZI!”, urlò Giorgiorgio con la testa a sporgere dal finestrino mentre conduceva il veicolo in modo tutt’altro che sicuro. “Ho un sacco di regali di Natale. Tutti uguali, ok ma è roba di valore, cibo per la mente, libri, hey! E comunque a caval donato non si guarda in culo… volevo dire *in bocca*.”, canticchiò.

Una macchina della polizia lo superò e…

CRONACA CITTADINA: Ventiduenne in stato confusionale ruba un Ape Piaggio e dà la colpa agli alieni.

Ha solo ventidue anni il ragazzo che, a ***** la notte del 24 Dicembre, ha rubato un piccolo veicolo per trasporto materiali, terminando la corsa all’interno della vetrina di una libreria. Quindi, sotto gli effetti di sostanze stupefacenti, si è impossessato di una trentina di bestsellers e si è dato alla fuga. Il giovane, G.G., uno studente della facoltà di Scienze Della Comunicazione, intorno alla mezzanotte ha deciso di rubare un Ape Piaggio sotto gli occhi del proprietario. Imboccata, in direzione ********, la strada statale, subito dopo il viadotto ******* ha affrontato un curvone ad alta velocità andandosi a schiantare contro la vetrina della libreria ************. Fortunatamente in quel momento non transitavano altre autovetture sulla strada. Il veicolo non ha riportato danni di grossa entità. Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri della stazione ******** guidati dal comandante ********* ******* che hanno solo potuto constatare i danni. Il giovane, fermato poco più tardi dalla polizia, è uscito praticamente illeso ma in stato confusionale dal mezzo con soltanto qualche escoriazione al corpo giudicata guaribile in 10 giorni. Condotto in questura, dopo le analisi effettuate dai militari dell’arma e dalla polizia, lo studente è stato sottoposto a un’analisi del sangue che ha rivelato l’impiego di sostanze stupefacenti. Su disposizione del procuratore capo del Tribunale ********** *********, il ventiduenne è stato trasferito presso il Centro di Prima Accoglienza di ****** a disposizione dell’autorità giudiziaria. Pare che abbia dichiarato di aver commesso il folle gesto in quanto tormentato e inseguito da una creatura aliena. È accusato di furto aggravato e guida in stato di ebrezza.

———-

Ci si rivede nel 2010. Auguri di Buone Feste a tutti/e, anche a Massimo Mazzucco, appena insignito di un prestigiosissimo premio.

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13 responses to this post.

  1. Fanculo Dickens.

    Giorgiorgio Giorgiorgi e’ il nuovo paradigma natalizio.

    Giorgiorgio Giorgiorgi.

    Devo smettere di fumare ‘punte rosse” e poi leggerti….

    Buone feste Arpions e che le transaminasi alte siano con te.

    🙂

    Rispondi

  2. Vai di transaminasi da porco crudo dritto nell’intestino, dio zabajone di armadillo! A tutti e due voi negri, intendo, ma pure ai vostri congiunti nonchè frequentatori del posto.

    Rispondi

  3. grande bcld, che questo natale ti porti crapula a strafottere!

    Rispondi

  4. Grazie a tutti voi. Ricambio gli auguri colesterolici. Dateci dentro di mascella, mi raccomando.

    Una nota: il racconto dell’offerta letteraria prenatalizia non è 100% materiale di fiction. Nel senso che ho tratto *liberissima* ispirazione da fatti realmente accaduti qua vicino :-).

    È solo che, per una volta, ho preferito cambiare impostazione e abbandonare il “non m’invento un cazzo”.

    In pratica un bel po’ di roba me la sono inventata; rimane tuttavia una base di verità. Diciamo grossomodo il… hmmm… 12%.

    Ri-buone feste.

    Rispondi

  5. Posted by Anubi, il dio cane on dicembre 24, 2009 at 17:01

    Bello. Mi è piaciuto così tanto che potrei pure andare in chiesa stanotte a mezzanotte… allo stesso modo in cui il ragazzo è entrato in libreria, beninteso.

    Per queste feste metto in conto un +5kg che non me li toglie neanche Lupin III.

    Auguri a tutti voi e in particolare al proprietario della baracca qui, il masticatore di mona ferrea, di culi marmorei e tette granitiche.

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  6. Ma tutte agli studenti di scienze della Comunicazione capitano?

    Rispondi

  7. Scienze della Comunicazione : sfiga = Scottex : ano. È matematica, non si scappa.

    Auguri anche a te e ringrazia la tua divinità preferita che non è Pasqua :-).

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  8. Cazzo, Dickens ti fa una pippa a due mani! Mi stanno venendo le lacrime dalle risate!

    Eccezionale il passaggio in cui pensa di non essere rintracciabile nel momento in cui ruba l’Ape!

    Cordialità

    Attila

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  9. Meraviglioso.

    Grazie

    p.s.un applauso per Mazzucco

    Rispondi

  10. Io non l’ho letto perché sono al lavoro e sto guidando, però mi fai sbomballare porcodio che spero che mi siripristini la cunescione alla internet per ripoterti arricomminciare a leggere come un vero terrone ebreo della merda aidiessata del gesù bimbominchia.

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  11. Padone ha parlato :-D.

    Rispondi

  12. Macchè Dickens: Joe R. Lansdale + Donnie Darko + Slava Tsukerman (Liquid Sky). Bravo, cazzo, mi è piaciuto molto di più di quello di prima della odoacra.
    Atanaz

    Rispondi

  13. Posted by Anonymous on gennaio 1, 2010 at 12:34

    aguri per il 2010!… finalmente io sarò perseguibile per legge!

    alcoholica92

    Rispondi

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