Storiacce (consigli per gli acquisti)

Sto per scrivere quattro cazzate su tre libri che ho letto negli ultimi due mesi.

Si tratta di titoli che ho ordinato nella loro edizione inglese; due di questi non sono disponibili in lingua italiana ma si possono comunque ottenere – qualora non siate delle bestie incapaci di leggere nella lingua della Perfida Albione, s’intende – attraverso il vostro rivenditore internettiano di carta stampata di fiducia (leggasi amazon.co.uk e play.com; consiglio il secondo dato che le spese di spedizione sono comprese nel prezzo).

Parto da…

“Castaways” di Brian Keene; si tratta di un horror-splatter che, con ogni probabilità, sarei in grado di scrivere anche io: parolacce, morti fantasiosamente ammazzati in gran quantità e una non trascurabile dose di humor nerissimo e molto grossolano.

La storia è semplicissima: c’è un gruppo molto eterogeneo di bastardi che partecipa a Survivor, anzi no… il programma si chiama “Castaways” ma è comunque l’equivalente de “L’Isola Dei Famosi” solo che, in questo caso, i concorrenti non li conosce nessuno… sì, a dirla tutta, anche quelli del format che va in onda sulla TV di Stato per la quale si paga il canone non è che siano esattamente delle celebrità… insomma, alla fine, è proprio la stessa merda, dai.

Bon, tra i naufraghi ci sono anche Richard Christy e Sal Governale (che poi è la ragione per cui ho acquistato il paperback).

Insomma, appena questi stronzi mettono il piede sull’isola, oltre al mare color smeraldo, al panorama mozzafiato tipico dei Caraibi e a un tifone (di cui il network non dice un cazzo perché così i naufraghi si trovano in mezzo al casino senza saperlo e si fa più audience) che sta per investire la quiete del gruppetto, la compagnia si trova subito nella merda fino al collo perché uno di loro è un terrorista che fa immediatamente fuori due cameramen e l’isola non è deserta nemmeno un po’. Anzi: è piena di primati mutanti piuttosto aggressivi che considerano la carne umana una leccornia e hanno il cazzo perennemente in tiro. In pratica queste scimmie guaste si accorgono di avere a disposizione provviste a sufficienza per mandare la transaminasi in orbita e un bel po’ di fighe bollenti da scopare.

In parole povere: tutto ciò che ognuno vorrebbe succedesse appena ci si sintonizza sul day-time de “L’Isola Dei Famosi” e si vede Vladimir Luxuria che cerca con scarso successo di nascondere il cazzo anchilosato all’occhio vigile delle telecamere subacquee.

Ho terminato “Castaways” in circa tre giorni, quindi suppongo sia robabbuona.

“The Long Hard Road Out Of Hell” è l’autobiografia scritta a quattro mani da Brian Warner (altrimenti conosciuto come Marylin Manson) e Neil Strauss.

Neil Strauss, oltre a essere un giornalista americano che ha lavorato per alcune testate mainstream statunitensi e uno dei più famosi pick-up artists del Globo, è anche il genio che ha scritto “The Dirt” (la biografia dei Motley Crue) nonché il libro che recensirò subito dopo questo.

In realtà, le biografie di rockstars sono per me una scoperta piuttosto recente; nel senso che il primo libro del genere che ho letto risale al 2002 ed è “Kiss & Make-Up” di Gene Simmons.

Da lì in poi, ho cercato di mettere le mani su tutto ciò che narra di droga, scopare, misantropia, camere d’albergo distrutte, televisori che volano fuori dalla finestra e groupies ninfomani. Perché? Perché è un sacco divertente e istruttivo.

Com’è ovvio, nella mia frenesia da Circolo Pickwick, mi sono imbattuto sia in capolavori termonucleari-globali (White Line Fever, Fucked By Rock, Please, Kill Me! etc.) che in rancida merda illeggibile tipo i libri di Neil Peart che fanno scendere lo scroto all’altezza delle caviglie.

Eviterò di parlare nuovamente di “The Dirt“; mi limiterò a ripetere che è, a mio modestissimo avviso, l’apice della sintesi del concentrato del vertice della fighezza in forma di libro. In poche parole: anche se non si capisce una parola di inglese, si tratta di un’opera imprescindibile e va letta-punto.

Be’, “The Long Hard Road Out Of Hell” non è da meno.

C’è di tutto: si va dal nonno pervertito (diventato afono a seguito di un intervento per rimuovere un cancro alla gola) collezionista di dildi ricoperti di sostanze innominabili che si fa le seghe in soffitta mentre fa andare il trenino elettrico, ai più incredibili trip acidi, alle groupies sorde ma con un bel paio di tette nel bel mezzo di un allegro festival di bukkake.

Insomma: divertimento per tutta la famiglia.

Anche “Emergency” è un’opera di Neil Strauss.

In questo caso non si ha a che fare con rockstars intossicate che si drogano abbestia e scopano tutto quello che si muove, bensì con una specie di manuale per la sopravvivenza in forma di diario.

Si narrano vicende che vedono l’autore protagonista impacciato di corsi di sopravvivenza al limite della resistenza umana; si elencano le non trascurabili spese sostenute per ottenere un secondo passaporto dell’isola di St. Kitts; ci sono resoconti di incontri con personaggi per lo meno discutibili ai vertici di sette religiose e di gruppi di estrema destra, si parla di una società con sede in Arizona che, se proprio vuoi farlo, iberna il tuo corpo e lo conserva fino a quando scoprono una cura per il tuo male incurabile (tu in cambio devi pagare un sacco di soldi e non è detto che, alla fine, riescano a risvegliarti dato che il tuo sangue è stato sostituito da liquido criogeno)… ma soprattutto si ha un quadro piuttosto chiaro di cosa siano diventati gli Stati Uniti d’America a seguito degli attentati del 9 Settembre 2001 e delle due amministrazioni Bush.

Insomma: vuoi conoscere (non imparare) tutti i possibili impieghi di un coltello? Vuoi sapere come si fa ad aprire un lucchetto semplicemente impiegando una lattina di soda vuota? Vuoi sapere come ricavare acqua impiegando un foglio di nylon trasparente, una pietra e una ciotola anche se sei in mezzo al deserto? Vuoi sapere come si uccide e macella un agnello in mezz’ora? Ma soprattutto: vuoi continuare a girare pagina e arrivare alla fine anche troppo velocemente divertendoti un sacco? Procurati una copia di “Emergency” e goditela, ragazzo.

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18 responses to this post.

  1. White Line Fever dovrebbe essere studiato a scuola.
    Ti consiglio le (auto)biografie di Slash e Ron Wood.

    Grazie per le segnalazioni, Castaways e Marylin Manson mi incuriosiscono parecchio.

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  2. L’autobiografia di Slash l’ho già letta. Ormai ho una piccola collezione di biografie rock :-).

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  3. “Perché? Perché è un sacco divertente e istruttivo.”

    Appunto.

    Il primo e il secondo consiglio mi garbano.

    Il primo poi parecchio.

    Fra tutti sti esperti di fantascienza, cazzo mi fa piacere che tu Arpioni come il sottoscritto, sia un fan dell’horror.

    Per carita’, amo la sci-fi, ma non sono un esperto.

    Non lo sapevo, e sara’ quindi mia cura venirti a rompere i coglioni piu’ spesso per parlare di cenobiti e cervelli che schizzano.

    Ho preso diversi pacchi da nuovi scrittori inglesi horror recently.

    Tipo “leggi sto tizio, Steven Savile, e’ quello che scrive Slaine (probabilmente lo conosci, una sorta di Conan celtico a fumetti)”, ora fumetto a parte, sono andato al cesso a vomitare.

    Dio pustola.

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  4. @BCLD

    Non lo avevi letto il libro su John Belushi di Palmiro?

    E’ uno dei miei preferiti in assoluto.

    In Italia e’ uscito col titolo “chi tocca muore”.

    C’e’ il pezzo in cui sul modulo d’ammissione al college quando gli chiedono cosa vuol fare nella vita lui scrive : “suonare dischi rock’n’roll a tutto volume”

    E’ un libro eccezionale Arpioni.

    Come Bluto Blutarski.

    Rispondi

  5. cueste sono recenzioni! non le altre, che ti parlano dei libbri di culi rotti che parlano di culi rotti e ggente sensibbile. che poi la ggente inteliggente va da feltrinelli e se li conpra con l’aria di uno che la sa lunga. e ccerto che la sanno lunga. visto che la provano nel culo ogni due su tre. la minchia, intendo. porcoiddio!

    Rispondi

  6. @Yossarian: BTW la biografia di Belushi e’ uno di quei rari casi nei quali il titolo italiano è meglio di quello originale. Ri-BTW l’autore e’ il Woodward del caso Watergate, mica un Gianni Riotta qualsiasi.

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  7. Ho appena rimediato alla lacuna, ho ordinato la mia copia di “Wired” su play.com. Voi, nel frattempo, procuratevi “The Dirt”. Anche se non vi piacciono i Motley Crue, il libro è universale e necessario come i quattro principi dell’Intelletto Puro.

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  8. Avessi un minimo di tempo in questo periodo utilizzerei il consiglio n.1…

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

  9. Hai letto il libro di Tucker Max (“I hope they serve beer in hell” e’ il titolo)?
    Notevole, davvero notevole.

    Rispondi

  10. Ci hanno fatto anche il film ma, a occhio e croce, mi sa che è una cagata pazzesca. “I Hope They Serve Beer In Hell” è anche meglio de “Il Giovane Holden” e non scherzo mica un cazzo.

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  11. Il Giovane Holden andrebbe estirpato dalla memoria del pianeta assieme a Kerouac, Ginsberg, Guthrie e molti altri.
    I Hope They Serve Beer in Hell, assieme a American Psycho e Natural Born Killers sono i veri capisaldi della cultura americana contemporanea.

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  12. American Psycho… l’ho letto a metà anni ’90. Mi ricordo un capitolo intitolato “Canicidio”.

    Rispondi

  13. @Ares

    “American Psycho e Natural Born Killers sono i veri capisaldi della cultura americana contemporanea.”

    Concordo su American Psycho, e in generale su Bret Easton Ellis.

    Aggiungerei Ellroy.

    Forse il mio preferito.

    Natural Born Killer, ha idee geniali, ma io Oliver Stone lo manderei nelle miniere di piombo.

    Sul Giovane Holden, se mettiamo da parte tutta la mitizzazione da parte dei “soliti noti” che ben conosciamo e che ci hanno regalato le opere di Margarete Von Trotta (dio vomito, dio merda!), devo dire che e’ scritto da dio e un mignoletto (tanto non serve a un cazzo) lo darei per avere quella prosa.

    Poi ovviamente, de gustibus.

    Quanto alla pippa catartica generazionale, be’ il Giovane Holden come modello, era gia’ vecchio per lo sbarbo degli anni 80.

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  14. Ellroy spacca tutti i culi dell’universo. Il mio preferito è “American Tabloid”.

    “Il Giovane Holden” l’ho letto quando ero, appunto, uno sbarbo. Mai più ripreso in mano in seguito e, francamente, non ho nemmeno voglia di farlo. Sono un grezzo totale.

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  15. @BCLD

    “Il mio preferito è “American Tabloid”.”

    Ellroy e’ da masturbazione a quattro mani con triplo carpiato quando vieni.

    Oltre ad American Tabloid io salivo come un cane di Pavlov per i “Quattro di LA”

    The Black Dahlia, LA Confidential, The Big Nowhere (Mi piace anche il titolo italiano Il Grande Nulla) e White Jazz.

    Da Big Nowhere ho imparato piu’ slang USA che a stare dieci anni li’…

    Io ho apprezzato Salinger, ma non e’ uno dei libri che porterei su un’isola deserta.

    Per quello oltre a Ellroy, c’e’ anche Chandler.

    E su Chandler potrei uccidere…

    🙂

    Rispondi

  16. Dalle volte che ho letto Meno di Zero di Ellis e American Tabloid di Ellroy penso di poter citare a memoria interi brani (come alcuni racconti brevi di Dick)…

    Sono grave, vero?

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

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