Viva, viva, viva l’Inghilterra

Siamo atterrati a Stansted alle 23:30 ora locale e, dopo aver ritirato le chiavi della macchina e il navigatore satellitare allegato alla stessa, ci siamo subito diretti all’entrata della M11 che, dall’aeroporto, porta direttamene a Cambridge. Ovviamente, quando la Suinità Divina si mette in mezzo, le cose non vanno mai come si pianifica andranno. E, come sempre, sono bestemmie ricercatissime. In questo caso la maialità intrinseca del Dio dei Cristiani è intervenuta sottoforma di lavori in corso, motorway 11 chiusa e Garmin che non ne voleva sapere di trovare una strada alternativa. In pratica considerevole quantità di abominevoli bestemmioni potentissimi.

Prima abbiamo chiesto informazioni al poliziotto che si trovava sul posto ad assicurarsi che nessuno entrasse in autostrada, quello ci ha detto di seguire una macchina a cui aveva appena fornito la direzione giusta da prendere poi, quando la puttroia che guidava la Fiesta che ci precedeva ha iniziato a girare attorno alla stessa rotonda per tre volte, abbiamo deciso di prendere un’uscita casuale e vedere cosa ci consigliava di fare il navigatore… il quale navigatore, nella sua intelligenza elettronica, ci ha, senza che ce ne accorgessimo, rimandati indietro al punto di partenza perché voleva che prendessimo la motorway 11 a tutti i costi. Ovviamente ne è scaturita un’altra rabbiosa serie di abominevoli bestemmioni potentissimi.

Ci siamo fermati ancora una volta e, di nuovo, abbiamo chiesto aiuto al poliziotto di prima che, sorridendo, ci ha indicato un’altra strada per prendere la M11 più avanti. Noi abbiamo seguito le sue informazioni e siamo finiti in culo al mondo, così abbiamo riacceso il Garmin che ci ha ordinato di girare a destra, arrivare alla rotonda, prendere la seconda uscita proseguire per un miglio e mezzo, girare a sinistra, arrivare alla rotonda e prendere la M11… solo che si trattava della rotonda dell’aeroporto di prima. Bestemmioni immondi & satanici corredati da rabbiosissimi pugni sul cruscotto.

Il gentile poliziotto non c’era più.

Abbiamo iniziato a girare attorno alla rotonda a velocità molto ridotta finché, da una delle uscite, è sbucata una macchina della polizia che si stava immettendo nella rotonda stessa… fari come per dire “Ferma, ferma! Dio cane! Ferma!”; la vettura delle forze dell’ordine di Sua Maestà ha accostato, sono sceso e, dentro, c’erano lo stesso poliziotto di prima e una collega. Entrambi stavano ridendo di me.

Gli ho detto che non riuscivamo a trovare l’altra entrata della M11 e che il nostro navigatore satellitare era un maledetto figlio di puttana, così il tutore della Legge mi ha consigliato di girare a destra alla prossima e seguire la A10 che ci avrebbe comunque portati a Cambridge anche se era più lunga.

Alla fine, invece di metterci un’ora come avevamo pianificato, ne abbiamo impiegate tre ma siamo comunque arrivati al B&B il cui gestore, gentilmente, aveva lasciato sulla porta una busta con le chiavi per entrare. Siamo riusciti a buttare la testa sul cuscino alle 3:30 del mattino, prima di addormentarci abbiamo ringraziato la Suinità Divina a modo nostro (pugni al cielo ed epiteti fantasiosi).

Il giorno seguente abbiamo speso la mattinata a visitare i luoghi turistici della città, siamo stai all’orto botanico e al Museum of Classical Archaeology (ingresso del tutto gratuito) all’interno del quale si possono ammirare reperti antichi da tutto il mondo conosciuto. In pratica ci siamo dati alla cultura per una ventina di minuti semplicemente per non sentirci troppo bestia prima di cominciare a fare di tutto per massacrare il nostro povero fegato con ogni genere di ale disponibile… attività che abbiamo inziato a svolgere più o meno verso mezzogiorno, con la scusa del pranzo.

Una sorpresa davvero gradita… il prezzo della birra – e, più in generale, degli alcolici – è praticamente dimezzato rispetto a quello praticato dagli esercenti italiani (vedi immagine).

Il che rende il popolo inglese… ma soprattutto il turista medio del nord-est italico… propenso a ridursi quadrupede da marciapiede nel corso del finesettimana.

La mia reazione al prezzo della birra. Entro nel primo pub di Magdalene street a mezzogiorno, guardo Redondo (il mio compagno di viaggio), fischio in direzione della cameriera e le faccio…

– “Couple of pints of Abbot, please.”

Quella comincia a pompare su una spina di quelle a pressione che dovrebbero essere installate obbligatoriamente (anche) in ogni bettola italiana e, nel giro di qualche secondo, mi porge un paio di boccali colmi fino all’orlo di una profumatissima sostanza ambrata con pochissima schiuma… già, perché quella la stavo producendo io dalla bocca, Dio pazzo.

Insomma, la faccia da cavalla con le orecchie a sventola e denti equini, scaraventa sorridendo le pinte sul banco e mi fa: “four-twenty, please…”
E io: “Four-twenty?”
E quella: “Aye… four-twenty.”
E io: “Dio can… sul serio?”
E quella: “What?”
E io, senza cagarla di striscio: “Dio can sventrà dala madona putana sverta anche quea… no costa un casso…” (traduzione: “Perdindirindina… il prezzo è davvero irrisorio!”), quindi mi giro verso Redondo e gli faccio: “Ou… ‘na bira da meso litro do sterline e diese… dio boa a sonagli, no xe gnanca tre euro… madona cagnassa… coma etilico, ciò!” (traduzione: “hey, una birra da mezzo litro costa solo due sterline e dieci pence, perdindirindina, non arriva nemmeno a tre euro, acciderbolina, potremmo davvero essere allegrotti in breve tempo!”)
E quella: “Where are you from?”
E io, tirandole dietro le corone mentre continuo a sbavare di anticipazione: “New Zealand…”
E quella: “Oh, fair enough… you sound like you’re from blahblahblah…”, non l’ho cagata di striscio, ho girato sui tacchi, sono tornato a sedermi con le mie birre e ho iniziato a bere (appunto).

E, già che ci siamo, vogliamo parlare della qualità della birra? Praticamente senza gas in quanto spinata come sua Suinità Divina comanda, leggera (massimo 4,3 gradi), retrogusto rotondo, scene di caccia e tutte quelle stronzate senza senso che dicono i sommelier, andava giù che era una meraviglia… in pratica in venti minuti ce ne siamo ingollate tre a testa senza nemmeno ruttare stile puma (il rutto stile puma si ottiene quando il suono emesso ricorda moltissimo il ruggito del felino tipico delle zone desertiche del Nord-America); quindi siamo usciti dal pub allegrissimi e ci siamo diretti verso il centro cittadino ove abbiamo svogliatamente scattato qualche foto al King’s College e altri due-tre sassi a caso… tanto quello a cui eravamo davvero interessati era l’alchol, inutile far finta di essere intellettuali e tutto il resto.

Per il resto del pomeriggio abbiamo continuato a deambulare per il centro storico ridendo di tutti quelli che passavano senza paura che qualcuno si girasse e ci prendesse a calci in culo; giusto per dire a che livelli era arrivata la nostra felicità. Poi, alle 19, ci siamo recati al Magdalene College dove avevamo appuntamento con un conoscente che è in Inghilterra da circa tre mesi perché ha vinto qualche genere di borsa di studio e quelle robe là.

Il tragitto percorso a piedi è stato particolarmente impegnativo dato che, in generale, era piuttosto difficile camminare seguendo una linea dritta fino alla meta ma, in ogni caso, ci siamo riusciti e, giunti sul posto, abbiamo trovato, puntualissimo, l’emulo di Joey Tempest in piedi davanti al cancello ad aspettarci.

Stretta di mano, “Ou ciao, come stai? Come ti trovi qua? Torni Martedì? Hahahahahahaha, noi prima. Dai che andiamo a bere… portaci in un pub che conosci tu di quelli fighi…”

E via verso l’Eagle pub che si trova giusto di fronte al Cavendish Laboratory dove i ricercatori Francis Crick e James Watson scoprirono il DNA. Secondo quanto afferma la targa affissa sulla parete esterna del pub stesso (vedi immagine sotto… leggermente mossa perché è stata fatta quella sera stessa col mio Nokia N73 e, come dire, il mio equilibrio era piuttosto precario), l’annuncio della scoperta rivoluzionaria è stato fatto proprio all’interno del pub… subito dopo i due scienziati pare si siano messi a bere come spugne, si siano letteralmente massacrati il fegato con ogni genere di sostanza alcholica in vendita e, alla fine, sembra che li abbiano portati via in barella che non capivano più un cazzo di niente.

Bon, sarà stata l’atmosfera tiepida del luogo, il prezzo della ale particolarmente abbordabile e tutto il resto… fattosta che, in breve tempo, ciò che i miei occhi e le mie orecchie percepivano era grossomodo questo:

http://www.youtube.com/v/4zdr6KHFda8&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

E pensare che c’è gente là fuori che, per ottenere lo stesso risultato, si strafa di sostanze chimiche che sono tutto un programma e poi va da Santoro a parlare di Dante e a dire che ai giovani manca la cultura.

Bon, a un certo punto ci siamo rotti nei coglioni dell’Eagle e abbiamo pensato che fosse il caso di terminare la distruzione del fegato da un’altra parte… così siamo finiti in un pub che si chiama come il cappello del vescovo, solo in inglese e, siccome ero già pienissimo, adesso proprio non mi ricordo come si dice.

Fattosta che, all’interno, mi sono reso conto che nessun altro genere di liquido alcholico poteva più entrare nel mio organismo (lungo la strada, avevo già ricacciato in gola in paio di conati acidi) così, tra le occhiate attonite dei miei compagni di bevuta e della barista (grande fica, questo me lo ricordo) che, da parte sua, aveva già capito in che razza di condizioni fossi, ho ordinato un succo d’arancia per cercare di rimandare giù tutto. Ok, niente rotte di coglioni che gli agrumi sono acidi e non aiutano un cazzo: ero ubriaco, d’accordo? Quando uno è spaccato in quattro, non si mette a ponderare sul ph di ciò che ingerisce, butta giù tutto e basta.

Dopo un po’ ci siamo guardati in faccia, eravamo in mezzo a una bolgia infernale di ubriaconi inglesi che facevano la fila per andare al cesso e abbiamo deciso che fosse meglio tornarcene al bed & breakfast, tanto potevamo riprendere ciò che avevamo lasciato a metà il giorno seguente, dico bene? Così è arrivato il momento più difficile di tutti: mettersi a camminare per almeno tre quarti d’ora prima di potersi buttare a letto sperando di non decorare il muro, il materasso e il cuscino con un fiotto ad altissima pressione.

Sarà stato il movimento, sarà stato il fatto che ci siamo fermati a pisciare al parco un paio di volte, nessuno ha lanciato vomitate… ci siamo solo alzati nel profondo della notte per svuotarci la vescica qualche altra volta ma, a parte questo, tutto è filato liscio come l’olio… già perché il “peggio” sarebbe venuto il Sabato… diciamo che il Venerdì sera è stato solo una specie di allenamento per la serata che sarebbe seguita.

Il Sabato mattina ci siamo alzati… freschi come rose e, essendo io & Redondo apostoli del Sacro Druidato della Fede Metalz, abbiamo deciso che fosse il caso di montare in macchina e guidare per un paio d’ore al fine di raggiungere questo luogo…

Se per caso ci fosse qualche bestia là fuori che non sa di cosa si tratta, be’ quello è il Mapledurham Watermill (appositamente fotografato in tonalità bianco e nero “sepia”) un luogo, appena fuori Reading (sede di un celeberrimo festival che, nel corso degli anni ’80, era l’equivalente per importanza del Wacken Open Air), due volte sacro per la Metalz.

In primo luogo vi è stata girata una delle scene fondamentali del film “The Eagle Has Landed”, pellicola da cui i Saxon trassero il titolo del loro primo live del 1982 ma, soprattutto, si tratta della location presso la quale fu scattata una foto leggendaria che divenne la copertina di quello che è quasi unanimamente considerato il primo disco di Heavy Metal della storia… e sto parlando di:

Cioè: non so se mi spiego, io ci sono stato davvero. Non è che sono un poser di quelli che dicono “Io ascolto la metalz, io ascolto la metalz!” e magari hanno solo una cassetta TDK con registrata la facciata A di “The X Factor” e basta. Noccaro! Essendo io un vero discepolo della Fede, metto le gambe in spalla e vado nei posti che contano.

Al ritorno abbiamo deciso di fare una tappa di circa un’oretta a Oxford per mangiare e, già che c’eravamo, buttare giù un paio di ale ghiacciate a testa. Quindi abbiamo rimesso il culo in macchina e ce ne siamo sfanculati a Cambridge dove il nostro conoscente ci ha accolti così…

E, da quel momento in poi, non è che mi ricordi più tanto degli avvenimenti che sono seguiti, non di preciso, voglio dire. So solo che, ogni volta che guardavo davanti a me, c’era una pinta piena, io la afferravo, poi bevevo, quindi dicevo “DIO BOIA! BUONA!” e, come per miracolo, me ne ritrovavo un’altra davanti. Praticamente la moltiplicazione dei boccali, Dio fuoco & fiamme. Ah sì, non ne sono sicuro al 100% ma mi pare che abbiamo girato due-tre pub diversi… o forse erano quattro-cinque… bon, fattosta che tutti avevano la loro ale della casa, tipo che non si trovava mai la stessa marca, no? E allora io dovevo provarle tutte, d’accordo? E, insomma, alla fine non ci capivo più un cazzo e continuavo a bere farfugliando “Buona, Dio boia!” e robe del genere.

Quando proprio non ce la facevo più, ho stretto la mano al mio amico – che dovrebbe essere tornato in Italia l’altro ieri (se è ancora intero dopo il Sabato sera) – e, barcollando col mio compagno di viaggio, siamo riusciti in qualche modo a tornarcene al Bed & Breakfast.

Lungo la strada, scene abominevoli… non riuscivo nemmeno a rotolare a terra come si deve: mi sono fermato a pisciare un paio di volte dietro un albero e/o contro il muro, cantavo “Viva L’Inghilterra”, ridevo e continuavo a barcollare… la degradazione assoluta dell’essere umano; bave, grugniti, rutti e tutto il resto.

In due parole: abominio totale.

A qualcuno interessa sapere che il giorno seguente, prima di montare in aereo e tornarmene in Italia, mi sono tracannato altre tre pinte in aeroporto? No, eh?

PS = Con Yossarian non ci siamo trovati, ma ci siamo sentiti per telefono. Penso che abbia capito subito in che condizioni versassi.

PPS = Ho anche visitato la cattedrale di Ely, circa venti minuti in macchina a nord di Cambridge; molto bella, maestosa, gotica, guglie, bifore, trifore e tutto quanto… ma tanto non gliene frega una merda a nessuno (ah sì, abbiamo bevuto un paio di pinte anche a Ely). Ecco una foto.

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16 responses to this post.

  1. Mi chiedevo (sul serio, cioè me lo chiedo proprio): perché si fa un viaggio in aereo fino all’Inghilterra per andarsi ad ubriacare?

    Cioè, io capisco quelli che vengono qui in Germania per farsi un scorpacciata di amore a pagamento, o chi va in Olanda per fumare, perché sono tutte cose che in Italia non abbiamo. Ma non è una gran rottura di coglioni prendere l’aereo, i controlli, il volo, le corse e tutto il resto per fare quello che potresti fare tranquillamente a casa tua?

    Non so, forse è perché vivo in un Paese dove chiamano normalità quello che da noi si chiama alcolismo…

    🙂

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  2. In effetti non hai nemmeno tutti i torti. Qualche sasso l’ho visto, per carità ma, alla fine, sono andato per bere e dimenticare le elezioni amministrative. No… sono andato solo per bere, dai.

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  3. Ok, dovevo immaginarlo che eri veneto. Leggoti da un po’ e volevo farti i complimenti. Mi fai spanzare dalle risate e mi sembra di tornare a casa leggendoti (soprattutto le bàstieme) chè son via in un posto di mmmerda. Ah, secondo me solo i veneti capiscono cosa vuol dire andare a bere in England.

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  4. Benvenuta a Biondanna :-).

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  5. Che belle le sbronze in trasferta!

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  6. Posted by Anubi, il dio cane on aprile 1, 2010 at 21:31

    Regalo una “D” e una “B” per il video ioia.

    Comunque in quei stati ci son stato pure io: pensa che una volta ho visto entrare Gesù Cristo al pub e ordinare una corona alla spina.

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  7. Il giorno che inventano la Corona alla spina inizierà la progressiva, lenta ma inesorabile strada del mio fegato verso la cirrosi.

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  8. Quando la sterlina valeva un tremila e dagliela lire, stiamo parlando della fine degli anni ’90, anche il McDonald’s nella terra degli angli era rioba da fare un mutuo; sono andato per una toccata e fuga (lavoro) in Scozia qualche mese fa e… dio scappato con una thailandese su un’isola malese… mi sembrava che mi regalassero le cibarie! La sterlina non valeva davvero più un cazzo!

    Per le persone del nordest una sbronza come si deve rimane sempre una sbronza come si deve!

    E, senza bestemmie, non ha senso sbronzarsi!

    Cordialità

    Attila

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  9. chapeau!
    un novello Chatwin alcolico!
    (a parte il discorso sulla figa ovviamente)

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  10. Cari Attila & leftheleft, quando lavoravo all’interno del nord-est ero in Inghilterra praticamente a settimane alterne e, all’epoca, la sterlina era la moneta più cara dell’Universo… ma tanto io usufruivo della carta di credito aziendale e quindi non me ne fregava niente.

    Per il resto, so di non essere un alcolizzato senza speranza perché è da Domenica scorsa che non tocco un goccio di alchol e vado avanti solo ad acqua minerale e the verde. Stasera una ghiacciata me la faccio però, oh eccome! Ah… un altro effetto collaterale del finesettimana inglese: Lunedì sono tornato in palestra e ho fatto davvero fatica, mi pareva di avere 90 anni; fortunatamente ho recuperato bene nel corso della settimana e sono addirittura arrivato ad aggiungere 5 chili su tutte le macchine. Entro quest’estate sarò grosso come la Basilica di San Pietro.

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  11. Se continua così tra un po’ la forza di gravità esercitata dalla tua definizione attirerà la luna addosso alla terra e ci farà ammazzare tutti quanti, ioia.

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  12. mica vero che ci si strafa’ di sostanze chimiche per ottenere lo stesso risultato : Io bevo ettolitri di birra quando mi strafaccio.Se so che non posso bere di bestia quando mi strafaccio allora piuttosto non mi strafaccio e me ne sto a casa a bere il lattino di soia e guardare la tivvi’. Le due cose sono assolutamente connesse.

    ps) la birra va bene con tutto,
    dall’lsd all’ ecstasy .Evitare il vino con l’ecstasy, pero’ .

    Rispondi

  13. La palestra dopo una sbronza è come tentare di spingere a braccia un autocarro in salita con il freno a mano tirato… bisogna solo sperare che il freno a mano tenga che si rischia di farsi davvero male!

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

  14. l’italia non e’ tutta uguale. se vieni a maruggio (ta), alla preg.ma parruccheria (dal 1912), potresti trovare delle gradite sorprese quanto a prezzo della birra eccetera eccetera. ti invito ufficialmente, insomma, ecco.

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  15. Posted by Anonymous on aprile 9, 2010 at 10:37

    ROTFL, sapessi come ti invidio.
    ‘Sto fottuto nord-est mi fa spurgare bile dal cuoio capelluto. Che posto di merda. Ma soprattutto che gente, diobau! E si, anche i prezzi. Era meglio la prima linea sul Golan.

    PS: io e te, la prima volta che vieni a VE in ora da spritz (6.30) dobbiamo assolutamente andare in quel locale dietro rialto. Quello dell’happy hour. Uno spritz costa 4 stronze euro, ma c’e’ una valanga di mangiare aggratis… e roba bbuona. (Si, loso, sarebbe meglio il contrario: ti pago 4 euro per una scodella di cenciose patatine e ti mi fai spillare broda di luppolo a valvolone. Non si puo’. Non funziona cosi’. Amen.)


    Nadja Jacur

    Rispondi

  16. Posted by Anonymous on aprile 20, 2010 at 12:21

    Corona alla spina? Cazzo vai in Messico. Ti uccidi.

    Rispondi

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