Il coglione

Ho quattordici cartelle di merda per l’offerta letteraria che non riesco a terminare; si parla di due che vanno a fare un giro in barca e gliene succedono di tutti i colori, a occhio e croce avrò bisogno di almeno altre cinque pagine di altrettanta merda per finire la novella e dopo ci sarà da rileggere e sistemare tutto ma, nel frattempo, mando avanti la baracca con quello che mi viene in mente.

Dunque: pare che una buona parte delle rock-band di una certa importanza stiano assieme e dividano un palco solo per la grana. Alcuni esempi? Steven Tyler pensa che Joe Perry sia un sacco di merda, Eric Singer non sopporta Tommy Thayer, Gene Simmons vorrebbe far uscire le chiappe sulla fronte di Paul Stanley a calci un culo, Adrian Smith apprezza Janick Gers come una cagata di piccione in testa, Don Dokken e George Lynch si mangerebbero il cranio vicendevolmente (eppure sono tornati a suonare assieme da qualche mese), etc.

Certe cose succedono anche in ambito “nostrano”, se così si può dire. Ci sono passato anche io, ho tenuto duro per quasi tre anni e poi ho mandato tutto a fare in culo perché non reggevo più un coglione che cantava con me.

Intendiamoci, c’è stato un periodo in cui io e il coglione eravamo culo e camicia, si andava d’accordo, ci si ubriacava assieme e tutto il resto poi, d’improvviso, la metamorfosi: il coglione comincia a comprarsi rack su rack di effetti per rendere più “piena” la voce (mandando in larsen perenne l’impianto), il coglione sa di non avere un’estensione di cinque ottave ma ritiene che, invece di “fare il suo”, sia più opportuno utilizzare il falsetto come escamotage per mascherare il deficit, il coglione comincia a spararsi le pose da artista maledetto su e giù dal palco, il coglione propone brani su brani e boccia a prescindere tutto ciò che gli altri buttano sul piatto perché “non è il mio genere” ma, soprattutto, il coglione comincia a vestirsi come un pagliaccio e ciò provoca imbarazzo a tutti gli altri del gruppo.

Per esempio: una sera il coglione arrivò in ritardo, noi avevamo già fatto il sound-check, stavamo riempiendoci di salsicce e birra, quando la porta del locale si spalancò e una cosa del tutto inguardabile fece il suo ingresso.

Il coglione indossava:

  • Un chiodo rosso,
  • Una camicia modello Luigi XVI,
  • Pantaloni di pelle gialla (Gialla, cazzo! GIALLA!),
  • Un paio di stivali in similpelle di pitone a punta col tacco.

Ricordo che il primo ad avere la visione infernale fu il chitarrista che smise di masticare all’improvviso, ingoiò il boccone quasi soffocando, quindi esclamò “Oh, cazzo…”. Il bastardo sembrava uno dei Village People, solo più omosessuale.

Il concerto, di per sé, andò di merda, nel senso che tutti cercavano di stare lontani dal coglione e guardavano da altre parti. Voglio dire: era come ficcare il biondino dei Cugini Di Campagna tra i fedeli che si radunano presso le pietre del Muro Del Pianto a Gerusalemme. Stesso effetto.

Ovviamente nessuno abbe il coraggio di far notare al coglione che la sua… ahem… presenza scenica era del tutto… ahem… decontestualizzata così, da lì in avanti, tutto cominciò ad andare a rotoli sul serio e nessuno all’interno del gruppo poteva più sopportare ugola d’oro.

Come c’era d’aspettarsi, gli incidenti cominciarono a fioccare uno dopo l’altro. E, quando qualcosa di divertente accadeva sul palco senza che ciò fosse stato messo in conto, invece di riderci su, il coglione, alla fine dell’esibizione, s’incazzava e rimaneva in silenzio perché “bisognava stare seri”, “essere professionali” e tutto il resto… il fatto è che, quando il coglione faceva l’ennesima figura di merda, noi semplicemente non riuscivamo a fare a meno di squassarci dal ridere davanti a tutti.

Di seguito, alcuni episodi che vidreo il coglione come protagonista assoluto nel corso di alcune esibizioni dal vivo.

Si parla della metà degli anni ’90, ok?

1. Una sera il coglione salì sopra la cassa della batteria e, durante l’assolo di chitarra, iniziò a fare mossette e altre stronzatine per spararsi le pose da rockstar. Il palco era alto circa mezzo metro e, proprio dietro la batteria, c’era un bidone vuoto del diametro di circa sessanta centimetri. Nessuno sapeva perché ci fosse un bidone proprio in quel posto; per quanto mi riguarda, col tempo, sono giunto alla conclusione che sia stato un atto d’amore di Dio. Insomma, il coglione era lì che incitava il pubblico quando, improvvisamente, perse l’equilibrio. Lo perse lentamente, a poco a poco, iniziando a cadere all’indietro sui tom a una velocità assolutamente improbabile. Sembrava di guardare un’azione alla moviola, fotogramma per fotogramma. Finì supino sul timpano, quindi scivolò sullo stesso e terminò la corsa all’interno del bidone vuoto con le gambe in alto che sbattevano. Noi continuammo a suonare per inerzia; tutti tranne il batterista che fu il primo a fermarsi. Dalle casse dell’impianto venne un ululato cupo: “UUUUUUGHHHH…. DIO CAN!”, il coglione si era portato dietro il radiomicrofono all’interno del bidone. Seguirono crisi epilettiche di tutti noi, il pubblico era in lacrime a sua volta, il padrone del locale guardava il palco con un’espressione divertita e incuriosita allo stesso tempo. Il coglione riemerse dal bidone pochi secondi dopo incazzato come una biscia e non ci degnò di uno sguardo per tutto il resto del concerto. Coglione.

2. Ci ingaggiarono per un concerto in un parco di un paesotto in provincia di Treviso, il coglione salì su una cassa spia (che, come tutti sanno, sono piene di spigoli durissimi) e, ancora una volta, durante l’assolo di chitarra, cominciò a incitare il pubblico con gesti e stronzate. Come c’era da aspettarsi, perse nuovamente l’equilibrio e rovinò pesantemente con le costole su uno spigolo della cassa spia. Ricordo di aver mollato tutto e di essere corso a soccorrere il coglione, convinto che si fosse fatto davvero malissimo e che fosse necessario chiamare un’ambulanza (non scherzo un cazzo). Tuttavia il coglione si rialzò da solo e riprese a saltellare come un deficiente per tutto il palco mentre noi, realizzato che si trattava di un falso allarme, ci squartavamo in mille pezzi dal ridere. Al termine del concerto il coglione sollevò la maglietta rivelando un livido di colore blu-viola che emetteva luce. Era, ovviamente, incazzato come una biscia perché non dovevamo ridere di lui, non sul palco. Ma porco iddio, come si fa? Coglione.

3. Un’altra volta suonammo a un moto-raduno vicino Padova. Il pubblico era formato da personcine colte ed eleganti che avevano tutte studiato a Oxford e Cambridge. In pratica pareva di essere circondati da un branco di lottatori della WWE che sapeva esprimersi solo a “Dio can”, “Dio boia” e “Madonna sverta”. Il concerto stava andando piuttosto bene e il coglione era pieno di adrenalina per via del successo dell’esibizione così, del tutto inaspettatamente, afferrò l’asta del microfono e, in un momento di entusiasmo, la lanciò tra il pubblico. Al termine della canzone, oltre agli applausi, udimmo una raffica di frasi sconnesse a base di “Dio can!”, “Te copo!”, “Vien zo ché te spaco la testa!”. Diedi un’occhiata ai piedi del palco e notai che si era formato un capannello di baronetti e ducaconti che sprizzavano felicità da ogni poro. Uno di loro stringeva l’asta del microfono e aveva un taglio sulla fronte che sanguinava vistosamente. Il coglione si prodigò immediatamente in scuse, disse che non l’aveva fatto apposta e tutto quanto. Ma i baronetti erano davvero infuriati e volevano infilargli una mano in gola per strappargli la carotide. Alla fine del concerto, l’organizzatore salì sul palco e cominciò a lamentarsi per l’accaduto, dicendo che non ci avrebbe pagato (“DIO CAN! DELIQUENTI! DIO BOIA!”). Alla fine lo convincemmo a darci tutti i soldi tranne un quinto della cifra (la parte del coglione). Passammo col furgone in mezzo a una folla inferocita che prese a calci e pugni le fiancate dello stesso. Quella volta davvero temetti per la mia incolumità… tutto a causa del coglione. Coglione.

4. Un’altra volta, in un pub, il coglione cominciò a camminare sopra i tavoli del locale, sempre per incitare il pubblico come fanno le rockstar. Tutto ok finché appoggiò il piede sopra il tavolo di una personcina che, evidentemente, non apprezzava il gesto “rock”. La personcina spinse giù il coglione dal tavolo. La personcina era un essere dalle sembianze e dalle dimensioni di un grizzly: faccia da ergastolo per strage, barba lunga, occhio iniettato di gioia. Il coglione diede un’occhiata al grizzly e, invece che lasciare perdere e far finta di niente, gli mostrò il dito medio della mano destra. Così la personcina sferrò un poderoso pugno sul tavolo e si mise a inseguire il coglione che si diede alla fuga maldestra tra il pubblico con il radiomicrofono in mano fino a raggiungere il piccolo palco dove eravamo sistemati. Qui il coglione si voltò ad affrontare il grizzly e gli fece un cenno con le mani che poteva facilmente essere interpretato come “Ok, hai ragione, sei tu il più forte, prometto che sarò buono!”; la personcina, impietositosi, si limitò a spintonare il coglione e a farlo rovinare addosso alla batteria. Riuscimmo in qualche modo a terminare la canzone con il pubblico che fischiava entusiasta per il fuoriprogramma. Al termine del concerto, chiesi al coglione cosa stesse pensando quando aveva mandato a fare in culo Big Show. Il coglione rispose, con grande arroganza, che se l’orso avesse provato anche solo a sfiorarlo, gli avrebbe spaccato la testa. Coglione. Coglione. Coglione.

Fu allora che decisi di averne avuto abbastanza e che non avrei più suonato assieme al coglione. Il fatto è che, a suonare per i pub, non si fanno milioni di euro né si scopano groupies.

PS = Il coglione ha un sito web e si esibisce ancora. Il sito web, in sé, fa scassare dal ridere ma non lo linko manco scannato.

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26 responses to this post.

  1. Posted by Anonymous on luglio 4, 2010 at 15:58

    Ma non esiste proprio!!! tu ci devi dare il sito del coglione affinche’ anche noi possiamo condividerne le gesta!!!! 🙂

    Vic Rattlehead

    Rispondi

  2. Posted by Anonymous on luglio 4, 2010 at 16:52

    Beh, 3 e 4 sono episodi da raccontare ai nipoti e pisciarsi dal ridere. Se il coglione non rise bene a sfancularlo.
    Pero’ linka, eccheccazzo, negli anni avra’ continuato a produrre simili esibizioni importanti!

    Rispondi

  3. > comprarsi rack su rack di effetti per rendere più “piena” la voce

    Arrrrrrgh! E parlava pure di professionalità???

    Rispondi

  4. Spiacente ma proprio non pubblico il link perché, attraverso lo stesso, non ci vuole un cazzo ad avere l’e-mail e il numero di cellulare del coglione e, una volta che si hanno quelli, non ci vuole un cazzo a segnalargli questo post. E siccome, in un modo o nell’altro, ho ancora a che fare sporadicamente col coglione (che nulla sa di questo blog), il link al suo sito non verrà giammai postato. Sorry. 🙂

    Rispondi

  5. Alla lettura dell’aneddoto n.1 nel corso della mia prima videoconferenza della settimana (interessante come una conferenza sulla coltura dell’asparago bianco in Nicaragua), non sono riuscito a trattenere il riso rimediando una bella figura da coglione videoconferenziale… immaginarmi un tizio vestito nella versione Axl Rose “November Rain” ultra gay che finisce con le gambe per aria dentro ad un bidone e che tira il bestemmione in diretta dilania i miei freni inibitori!

    Eccezionale!

    Cordialità

    Attila

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  6. mi hai ricordato still crazy, il film intendo…devo rivederlo.
    quanto a coglioni nei gruppi mi sa che i cantanti sono leggermente in vantaggio rispetto ai batteristi.

    zambra

    Rispondi

  7. Concordo. I cantanti sono “pericolosissimi” nel senso che non ci sono vie di mezzo. O sono eccezionali, o ti fanno vergognare di essere nato.

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  8. Link.
    O ti sei inventato tutto.
    Mi rifiuto di credere all’esistenza di un simile personaggio.

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  9. You’ve got mail.

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  10. Posted by lupardo on luglio 5, 2010 at 22:45

    Le lacrime. Cazzo. Le lacrime.
    Al punto 3 ho rischiato di svegliare i vicini di casa da quanto ridevo.

    Rispondi

  11. * Un chiodo rosso,
    * Una camicia modello Luigi XVI,
    * Pantaloni di pelle gialla (Gialla, cazzo! GIALLA!),
    * Un paio di stivali in similpelle di pitone a punta col tacco.

    con un look così e con delle performace così, be’ dai è ovvio chi è…
    il cantante delle vibrazioni

    p.s. cosa suonavi tu?

    Rispondi

  12. Arpioni, dio flatulento, mi sono squartato dal ridere, hai superato te stesso, e questa volta ti nomino “batterista onorario” per aver espresso con impareggiabile maestria quello che tutti noi “proletari del palco” dietro ai tamburi pensiamo da sempre di quella manica di checche isteriche dei cantanti.

    IL CAZZO DI RACK DEGLI EFFETTI!

    Ne ho avuti due di cantanti cosi’.

    Uno non sapeva neanche accenderlo, l’altro durante un concerto e a nostra insaputa aveva messo un riverbero che credo si possa definire come “Gran Canyon”.

    “Per dare piu’ risalto a certe armoniche nascoste della voce” , sosteneva il cefalopode.

    Il bastardo come ha aperto bocca, ha generato un boato cacofonico da 3000 miliardi di watt.

    Anzi di Walt, ossia i volt piu’ i Watt…

    E che dire quando, porca di quella troia zozzaccia e lurida: “NON MI SENTO IN SPIA” cominciano a frignare.

    E il fonico di palco (quando c’e’, e quando non e’ uno che nella vita fa il macellaio, come mi e’ capitato) che, dio canaglia, si trova costretto a tenere volumi atroci in spia solo per la sua cazzo di voce!

    Io, che generalmente non tengo la batteria in spia sui palchi piccoli, e ho bisogno di sentire o il basso o la tastiera, mi devo invece sentire a tre miliardi di Watt tutti i microrutti del cantante!

    Grande post, grandissimo post.

    Rispondi

  13. Yoss, non dirmelo… pensa che una volta, in occasione di un nostro concerto, non c’era il fonico perché aveva rotto la macchina lungo la strada e non era riuscito ad arrivare. Così ci siamo trovati a dover manovrare il mixer per conto nostro.

    Eravamo letteralmente disperati finché, per miracolo, è comparso uno che era del mestiere e ha messo tutto al posto giusto.

    Senonché il coglione ha cominciato a lamentarsi che non si sentiva in spia e quello che si era messo al mixer (GRATIS) gli ha detto (e glielo ha anche dimostrato praticamente) che, se non staccava il suo rack, andava tutto in larsen.

    Il coglione si è incazzato come una furia e gli ha detto che non sapeva fare il suo mestiere.

    Il tipo che – ripeto – ci stava aiutando GRATIS, lo ha guardato come si guarda una merda di piccione sul parabrezza e io, che stavo proprio dietro al coglione, ho allargato le braccia in segno di resa.

    Il fonico (gratuito) mi ha fatto cenno di aver capito e si è allontanato lasciando il mixer (ormai già sistemato).

    Avrei voluto seppellirmi dalla vergogna.

    Rispondi

  14. @BCLD

    Il coglione si è incazzato come una furia e gli ha detto che non sapeva fare il suo mestiere.

    So fucking typical!

    Perche’ non mi stupisco?

    Perche’ quell’argonauta dell’imbecillita’ del secondo cantante che ti ho descritto piu’ sopra, una volta mi chiese se non era possibile riempire i tamburi di liquido per poi svuotarli gradualmente al fine di – testuali parole -: “come fa certa gente quando suona sul bordo i bicchieri mezzi pieni d’acqua per ottenere suoni diversi”.

    Mi sa che su queste cose dovremo scrivere un libro io e te.

    ROTFL & dio cantante

    Rispondi

  15. Visto il percorso di formazione che ho iniziato di recente, inizio ad avere paura di metamorfosi incresciose ^^’

    Rispondi

  16. Yoss – Da me, una volta, il coglione ha preteso un’introduzione di organo di chiesa prima di iniziare il concerto. Io gli ho suonato la parte centrale de “al chiaro di luna” di Beethoven e lui ha sentenziato “Perfetto!”. Madonna che coglione!

    Rispondi

  17. sentiti come suona “la pianola” questo qua:

    Rispondi

  18. da residente a padova… ho riso tanto, ma tanto, ma tanto sulla parte dei baronetti bestemmianti, che mi hanno sentita due uffici più in là.

    Strepitoso.

    Rispondi

  19. Left, Rick van der Linden è Dio.

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  20. @ BCLD
    grazie di avermi detto chi era!
    perchè io in realtà non sapevo mica chi era il tastierista dei Trace
    Mi era parso solo un grande.
    Bye

    Rispondi

  21. e’ che mi sto facendo una full immersion di musica prog.

    Rispondi

  22. Posted by Anonymous on luglio 11, 2010 at 22:26

    Sei un grande.

    job

    Rispondi

  23. cazzo però non ci dovevi scrivere un post del genere se non volevi metterci il linc del sito alla fine, d’ora in poi farò solo sogni bagnati sul cantante più figo della storia del rockss.
    ma il parco di treviso in cui ci avete suonato era il parco di dio?

    Rispondi

  24. Ora che mi ci fai pensare, mi pare proprio che si chiamasse così. In effetti c’era anche una statua post-moderna che raffigurava un triangolo con un occhio in mezzo che teneva un maiale al guinzaglio… il porco di dio nel parco di dio, appunto.

    Rispondi

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