"Diamo una possibilità a questi bastardi…"

È quello che ho pensato negli ultimi due mesi. D’accordo, avevo letto un’intervista a Bruce Dickinson che, alla fine del trionfale “Somewhere Back In Time Tour”, – durante il quale gli Iron Maiden hanno suonato tutti i grandi classici incisi tra il 1980 e il 1988 – aveva dichiarato che, nel prossimo futuro, la band avrebbe eseguito soprattutto materiale pubblicato dal 2000 in poi… ma ho cercato di fare finta di niente.

D’altronde cosa potevo fare io? Me li sono persi all’Heineken Jamming Festival di quattro anni fa, praticamente tutti quelli che conosco hanno assistito a quel concerto tranne me. E, francamente, non ricordo nemmeno quale fosse la ragione per cui non sono andato a Mestre quella volta ma, in ogni caso, non conta: non ci sono andato e basta, Dio acrobata. Fattosta che poi tutti i miei conoscenti mi hanno bullato impietosamente raccontandomi che si era trattato di un grande show, che avevano iniziato con “Aces High”, che avevano proseguito con “Two Minutes To Midnight” facendo tremare il suolo e che “Where Eagles Dare” aveva frantumato ogni culo rimasto intero, etc. etc.

Così, appena ho saputo che si sarebbero esibiti a Passariano, ho detto “Fanculo!” e ho subito tirato fuori sessantanove €uri per comprarmi il biglietto. Poi ho dato un’occhiata ai forum e ho scoperto che il repertorio proposto nel corso del tour americano era niente meno che una cagata a spruzzo. Così, dopo aver porcato sonoramente Iddio, ho pensato “Vabbe’, amen…” e mi sono messo il cuore in pace. In fin dei conti gli Iron Maiden sono sempre gli Iron Maiden e, a prescindere dalla scaletta, dovrebbero riuscire a tirare fuori dal cappello qualcosa di buono.

Cercare di spiegare cos’è andato storto è sinceramente un’impresa titanica, le porcate che sono accadute sono talmente tante da far incazzare.

Parto dall’inizio, dalle cose, per così dire, positive: la compagnia.

Eravamo in, un attimo che faccio mente locale, dieci, Ares & me compresi (quindici se si contano anche quelli di Ronchis che ho incontrato a fine concerto). Ci siamo mossi la mattina (non tutti) e, appena parcheggiata la macchina a circa quattrocento metri dalla Villa Manin, abbiamo iniziato a bere. La mia intenzione era di non esagerare ma, ahime, la virtù è andata a farsi fottere non appena ho raggiunto gli stand del Summer Music a Lonca di Codroipo (che, anagrammato, diventa, tra le altre cose, “Corpo Dio”). In pratica è successo che, appena abbiamo appoggiato il culo sulle panchine, ho deciso di offrire un giro di birre da mezzo a quelli che erano in macchina con me così loro, siccome non volevano essere da meno, hanno fatto altrettanto.

Un giro a testa.

Moltiplicato per cinque.

A mezzogiorno e qualche minuto avevo due litri e mezzo di lager in corpo. Ho fatto due conti e ho raggiunto la conclusione che fossero sufficienti, ok? Senonché si è materializzato un signore dell’organizzazione, nella fattispecie, questa personcina (nella foto, lo osserviamo mentre, fieramente, mostra una sua creazione il cui brevetto è stato già depositato, la “Pizza Nullone”, spessore mezzo metro, diametro nemmeno dieci centimetri, novemila kilocalorie per centimetro cubo):

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E ha buttato sul tavolo un’altra litrata di liquido a base di luppolo procapite. A quel punto, dopo che un paio di boccali sono finiti rovesciati sul tavolo (non i miei, vacca di una puttroia) e ciò ha provocato moltissime bestemmie furiose, ho avuto un attimo di illuminazione, una roba da un millesimo di miliardesimo di microsecondo, la coscienza di essere cotto a puntino (parlando scambiavo le “effe” con le “esse”, campanello d’allarme!) e che anche quelli che erano seduti assieme a me erano farciti anche fin dentro le orecchie così sono in qualche modo riuscito a dire “basta” e mi sono sdraiato sulla panchina per un paio d’ore.

Alle 14:30 circa, con uno sforzo sovrumano, siamo riusciti a rimetterci in posizione eretta e a incamminarci per controllare la situazione in Villa. Prima però abbiamo recuperato il thermos che ci eravamo portati dietro con dentro qualche altra lattina di bionda, due bottiglie di liquore alla liquirizia, una bottiglia di cedrata e una di cocacola perché “non si può mai sapere.”

La situazione? Questa:

DSC_0013

Dio can… ‘spetta ‘n attimo che mi giro dall’altra parte, ‘spetta ‘n secondo, va’ là…

DSC_0014 
Dio bestiame… in fila per tre ore, fino alle 17:30, quando hanno finalmente aperto i cancelli. Non so se mi spiego: in piedi, fracassati di birra, con un thermos pesantissimo e accaldati nel mezzo di un carnaio totale che continuava a spaccare i coglioni a suon di “MAI-DEN! MAI-DEN! MAI-DEN!”

Guardo il mio amico che aveva avuto l’idea del thermos e gli faccio: “Ou, ma fei ficuro che ci sanno entrare co’e bottiglie di vetro? Le bottiglie di plaftica fono ok, que’e di vetro non fo mica, fai?”

E il mio amico, serissimo: “A’ora è me’io se beviamo prima di entrare?” (lui non ha il problema delle esse e delle effe intercambiabili)

Io: “Ma… non lo fo.”

Arriviamo ai cancelli col thermos. Due carabinieri ci guardano e iniziano a ridere.

Carabiniere: “Cosa avete là dentro?”
Noi: “Niente, roba da bere.”
Carabiniere: “Aprite, per favore.”

Eseguiamo. I militari guardano e uno dei due comincia a ridere clamorosamente.

Noi: “Sono bottigliette tranquille.”
Carabiniere: “Non potete portare dentro vetro, mi dispiace ragazzi.”
Noi: “Ma allora come facciamo?”
Carabiniere: “Se volete potete fare un travaso.” (GIURO CHE NON M’INVENTO UN CAZZO!)
Noi: “Ah, ok.”

Svuotare bottiglia di cedrata, riempire con birra.

Carabiniere che, nel frattempo, ha chiamato a sé due colleghi per non far loro perdere la scenetta: “Ragazzi, le lattine potete portarle dentro, basta che siano aperte.”

Il mio amico: “Ah, Dio can… ‘spetta ‘n attimino.”, si tracanna la birra che aveva già versato dentro, quindi apre la prima bottiglia di liquirizia e comincia a travasare. Uno dei carabinieri lo osserva e ride tantissimo, girandosi dall’altra parte. Pur essendo altrettanto ubriaco, capisco che la scena è davvero spettacolare e mi metto a ridere anche io. Tantissimo.

Apriamo tutte le lattine e, alla fine, ci fanno passare.

– “Ou, adesso che sono aperte, bisogna bere tutto prima che si sgasi.”, per mia fortuna, all’interno, mi sono allontanato un po’ assieme a uno della compagnia, ho girovagato per il prato, scattato qualche foto al palco e al pubblico e, più in generale, ho lasciato che le cose accadessero lontano da me cercando di, come si dice, “tornare in qua”.

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Verso le 18 e qualcosa, sono giunti sul posto anche Ares e un suo amico. Ci hanno immediatamente proposto un giro di birra ma noi abbiamo scosso la testa facendo loro capire che non era proprio il caso. Loro, dopo averci dato un’occhiata più attenta, non hanno più insistito e ci hanno semplicemente osservati mentre smaltivamo sdraiati sul prato con le orecchie che, lentamente, cessavano di ronzare.

Bon, il concerto, dai.

Alle 19:30 sono saliti sul palco i Labirinti, i Dedali, lì, come si chiamano, un gruppo power-merdal italiano.

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E hanno fatto cagare ogni genere di insetto, invertebrato e mollusco possibile & immaginabile. Doppia cassa continua, assoli di chitarra e tastiera tutti uguali (duemila note al secondo) e cantante fastidiosissimo tipo sirena. LAMMERDA. Non vedevo l’ora che finissero.

Dopo troppo tempo, hanno ringraziato il pubblico e l’organizzazione che gli ha concesso l’onore di calcare la scena assieme al gruppo metal più famoso del mondo e se ne sono sfanculati via dal palco per lasciare che i roadies sgombrassero la loro merda dalle tavole.

Alle 20:45 si sono spente le luci, hanno fatto partire un’introduzione fantascientifica con stelline e tutte le cazzatine possibili; lo show è iniziato con “The Wickerman” che, a dirla tutta, non è nemmeno malaccio come opener.

DSC_0057

Fin da subito però si è capito che c’era qualcosa che non andava, il suono era semplicemente una schifezza inaudita: volume troppo basso e gli strumenti risultavano “impastatissimi”. Durante le parti soliste, le altre due chitarre sparivano del tutto e il basso si sentiva solo a tratti. La batteria era addirittura imbarazzante, in alcuni momenti pareva che non l’avessero nemmeno amplificata (charleston e ride I-NE-SI-STEN-TI).

La scaletta? Be’, onestamente, quando hanno attaccato “No More Lies” (otto minuti di scroto alle caviglie), dopo che avevano già lessato i coglioni con “Ghost Of The Navigator”, “El Dorado”, “These Colours Don’t Run”, “Blood Brothers” & altra merda recente, ho davvero considerato seriamente l’idea che andarsene sarebbe stato meglio che infilarsi due dita in gola e innaffiare di vomito ad altissima pressione tutti coloro che mi circondavano. “Fear Of The Dark”… tutti impazziti che cantavano. Per quanto mi riguarda, non l’ho mai potuta cagare, INSOPPORTABILE ma, fortunatamente, è stata l’ultima mitragliata di merda. “Iron Maiden” (il pupazzetto di Eddie alieno ha fatto capolino con una stratocaster a tracolla e ha inscenato un duello all’ultimo sangue con Janick Gers che, a essere onesti, è stato l’unico che si è mosso un po’ sul palco, oltre a Bruce Dickinson), “The Number Of The Beast”, “Hallowed Be Thy Name” e “Running Free” hanno fornito un’idea piuttosto precisa di come avrebbe potuto essere un concerto degli Iron Maiden come Sua Suinità Iddio comanda… dannazione! Se solo quei sei cialtroni arricchiti si fossero fatti estrarre la merda dal cervello prima di salire sul palco…

Tirando le somme, chi è stato il vero eroe del 17 Agosto a Villa Manin? Questo signore qua sotto:

DSC_0064

Seduto a terra, completamente dilaniato dall’alchol con chiazze di vomito che lo circondavano. 

Avrei potuto essere io al suo posto.

Ci è mancato davvero poco.

Rispetto.

PS = Ares & il suo amico mi hanno telefonato alla fine del concerto, quando erano già saliti in macchina per fare ritorno a casa. Volevano sapere cosa ne pensassi davvero dello show. Allora, no? Adesso non è che mi ricordo di preciso com’è che la conversazione ha preso, d’improvviso, quella piega naif, fattosta che ci siamo ritrovati in macchina a urlare bestemmie a tutta forza. “ARES, DIO PORCO! MADONNA PUTTANISSIMA! DIO ACROBATA!”. E loro, dalla loro macchina: “DIO SVENTRATO, DIO CANAIA DE DIO! MADONNA TUTTO! PORCO IDDIOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!”

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11 responses to this post.

  1. Posted by Anubi, il dio cane on agosto 18, 2010 at 12:28

    Io me li son visti sia all’heineken (mi permetto di correggerti: era il 2006 a Mestre, 4 anni fa) che al gods of metal a Bologna (2008, 2 anni fa).
    Ho saltato quest’anno (per poco) e un pochino godo sia stato il peggiore dei 3 ahahaha

    In compenso diocano lo stesso per altri mille e sempre nuovi motivi dio cinghiale.

    Rispondi

  2. Giusto, correggo!

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  3. Sono indignato.

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  4. Curiosità: a guardare la foto delle chiazze attorno all’eroe del 17 agosto, ho l’impressione che se la fosase fatta anche addosso, o sbaglio?

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

  5. Non ho voluto approfondire, infatti ho usato lo zoom. Tuttavia si può osservare un fenomeno particolare: si è creato il vuoto attorno a lui.

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  6. Codroipo = Porco Dio, non ci avevo mai pensato.

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  7. Palmiro, io sono della zona e l’ho scoperto solo due settimane fa. Non è mai troppo tardi.

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  8. Posted by il macellaio on agosto 26, 2010 at 17:17

    A proposito di “codroipo” riporto da Wikipedia riguardo a Andrea Meneghin: Dopo la partita d’esordio contro la Croazia, persa nel finale dilapidando un vantaggio di 24 punti ad inizio secondo tempo, intervistato dalla TV a fine gara, disse codroipo, un sospetto anagramma criptato di una bestemmia.
    Mi pare di ricordare che tanti anni fa successe una cosa simile durante una trasmissione televisiva, però non so chi fosse a parlare.
    Per quanto concerne i Maiden, credo che ormai siano più mummie di Eddie stesso. Personalmente non li cago più, madonna feci.

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  9. Caro Macellaio, cosa vuoi che ti dica? Dirò poco. Odo porci. Corpo dio.

    Come si è già espresso l’I&I, gli Iron Maiden sono uno di quei gruppi che dovrebbero smettere di fare dischi e dedicarsi solo agli spettacoli live infarciti esclusivamente di classici.

    Naturalmente “The Final Frontier” è una pucchiacchia assoluta che fa scendere lo scroto alle caviglie. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, per carità.

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  10. Posted by Anonymous on agosto 27, 2010 at 08:02

    Esimio BCLD, volevo informarLa che a Napoli & dintorni la “pucchiacca” è un sinonimo di vulva. Le volevo far notare quindi quanto profumi di ossimoro l’accostamento tra la suddetta meraviglia e l’alquanto disdicevole opera fonografica più volte menzionata in codesto componimento.

    Vivissimi ossequi.
    Aronne.

    P.s. : dimenticavo il bestemmione di rito: Dio Sentinel

    Rispondi

  11. Sto cominciando a copincollare su file di word alcune delle tue perle (con il dovuto rispetto del copyright) perché i posteri sappiano.

    Vorrei saper produrre bestemmie come le tue e non solo.

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