[Post Obbligatorio] Femmine

Il figa-power logora chi non ce l’ha. Questa semplice parafrasi di uno dei più grandi statisti italiani illustra il fallimento del movimento femminista. Donne, mettetevi l’anima in pace: se siete costrette a tirare fuori dolcezza, simpatia, empatia e tutte le altre doti che esprimete a corredo di voi stesse, è solo perché dovete. E se lo dovete è perché siete prive del figa power. Cioè siete brutte. Non è l’ego maschile, non è il sacro simbolo fallico della mascolinità, non è l’inerzia sociale e non è nemmeno la competizione tra donna e donna, ad avervi segato le gambe: quello che vi ha segato è il semplice fatto che la prima cosa che ci si chiede, ci si è sempre chiesti e sempre ci si chiederà è una sola, guardandovi: siete fighe oppure no? Nient’altro. Ci sono le eccezioni che confermano questa regola. Eccezioni che noi maschi vi abbiamo messo di fronte perché nella vittoria è sempre meglio non eccedere. Allora abbiamo politici, dottori, scienziati e ricercatori donna, brutte come la fame del Biafra. Questo serve solo a spiazzarvi. Non fatevi illusioni. Se siete brutte, siete condannate a trovare tante buone qualità, quali la simpatia, oppure a ingrassare come palle da biliardo in preda alla depressione. Questo è quanto. Se avessi torto, le soubrette avrebbero la cellulite, le veline sarebbero attempate signore con le gambe storte e gli occhiali a fondo di bottiglia e come ministri avremmo cessi spaventosi. Così non è. Ho ragione e da vendere.

Non dico che non avete armi di compensazione: quello che io chiamo il criterio di “disponibilità”. E cioè quella cosa che vi scatta dentro e che vi fa diventare estremamente disponibili ad acchiappare qualunque uomo non addestrato a decodificare i vostri loschi atteggiamenti.

L’uomo è a sua volta tonto. Tontissimo. Un cricetino.

Basta donargli un po’ di gratificazione e questo misero tapino, generalizzando, crede di essere davvero ciò che voi dite che egli sia. Quindi con un po’ di complimenti e un po’ di blandizie, normalmente riuscite a portarvelo a letto. Una volta fatto questo passate all’incasso, quale che sia.

Con me funziona poco o niente. Grazie a Dio.

Mi sono beccato i miei ceffoni perché all’incasso normalmente ho fatto sempre osservare che… avevo già incassato io, grazie. L’importante è non slegarsi dalla realtà, vedere la propria pancia per quello che è e capire cosa volete voi da uno così.

Io da voi voglio solo un paio di cosette per me estremamente divertenti. Eh eh eh.

Altro limite dell’uomo è quello di far confusione tra le donne da divertimento e lo donne serie. Spesso purtroppo ci casca. Così fa lo scemo con ragazze d’oro, come se fossero zoccolette e si innamora di zoccolette come se fossero da sposare.

E da questa confusione nascono tutti i problemi coniugali maschili. Anche l’uxoricidio, il terzo peggior crimine che esista (e sono serio) perché, al contrario di quello che si possa pensare, non è un gesto disperato nel tentativo di riprendere in mano la propira vita. No. Così fosse, vi sarebbe una patina eroica a rivestire un gesto osceno. L’uxoricidio è l’ammissione a se stessi che si è voluta fare una cazzata, sapendo di farla, e alla fine ci si è scontrati contro la realtà a una velocità tale da rimanere storditi. In quel momento di stordimento si è varcata la soglia. Nessuno dica di non sapere che animale ci si è sposati. Fatelo per voi stessi. Grazie.

Appurato che l’essere in questione abbia un bel culo, ci sentiamo in obbligo di renderne il mondo partecipe e lo infiliamo dappertutto. Tutto intorno a noi. Dalla pubblicità del gelato col cuore di panna, alla bella addormentata nella Volkswagen, a tutte le pubblicità dei provider di servizi di telefonia, alle agenzie viaggi per famiglie. Il culo fa sognare. Il buon Brass l’aveva capito, anche se per me si rivolgeva a un pubblico che apprezzasse la bologna. L’insaccato. Voler criminalizzare l’associazione tra sogni è pazzesco e irreale, quando non diabolico. Alla mia età si smette di pensare che la bellona in televisione con le labbra botulinate sia lì per me. Ma per chi ha ancora testosterone che fluisce copioso, è un bel messaggio. Una promessa. La promessa di quelle due o tre cose che tutti gli uomini sognano, che ricevono (se hanno culo) da fidanzati e che si rassegnano presto a perdere appena infilata la fede al dito.

Salvo per quelli che vanno a puttane.

Ah. Le puttane. Cardine della società. Non credo siano il mestiere più antico del mondo. Credo che il primo mestiere sia stato la moglie. Poi la puttana. Perché, alla fine, uno deve pur arrangiarsi in qualche modo e farlo davanti a un sito porno a volte è noioso e quindi compensa con una compagnia che non chiede altro che soldi. Bellissimo. Transazione pulita. Lei rimane coi suoi problemi, che non mi interessano, io rimango coi miei, che anche al solo pensiero mi deprimono, e in cambio di un 50/500/5000 euro compro un’illusione di accettazione. Le puttane sono quelle che tengono la percentuale di divorzi sotto controllo. Non ho mai fatto statistiche in tal senso né sono uno scienziato, come già detto. Ma si divorziava molto meno prima della legge Merlin. Ah, a proposito: il divorzio in Italia non esisteva. Ho ancora più ragione. Al tempo dei bordelli il divorzio era addirittura inutile.

Altro mostruoso limite di voi signore è la totale incapacità di gestire la solitudine. Sì, ora tutte le gattare del mondo mi diranno “io ho i miei gatti”. Le mielomani “ho i miei dischi”. E le idiote “ho la televisione e la nutella”. Bei dialoghi, coi gatti. “Miao”, dice Fufi e “Miao” risponde la sfigata di turno. Davvero bei dialoghi. Una cosa che le donne non vogliono capire e accettare è la totale solitudine che un ruolo di responsabilità ricopre. Avete voluto scimmiottare l’uomo? Di questo vi perdono. Non avendo altri esempi davanti avete dovuto seguire proprio quello, e diventare povere stronze. Beh, non vi siete mai accorte che l’uomo è solo? Condannato per sempre alla solitudine per fattori genetici? E voi che invece avevate la scelta… ora di cosa vi lamentate? Avete ottenuto il mongolino d’oro. Io se fossi stata donna avrei lottato affinché il ruolo di madre avesse diversa rilevanza sociale, avrei spaccato i denti ai sindacalisti pur di avere più tempo per stare coi figli, avrei rotto i coglioni al mondo affinché il mio ruolo unico fosse riconosciuto anche a livello legale e familiare, cercando di pararmi il culo da mariti padroni. Ma no, non andava bene. L’utero è vostro e volete gestirlo voi? Ecco fatto! Avete voluto mettere i pantaloni. Benvenute, stronze. Per voi la festa è finita. “La carriera” e tutti risero. Non basta uno solo, in famiglia, che passa la vita a farsi spremere come un limone, mobbizzato a volontà, con l’unico ideale di tornare a casa dai propri cari, nella sicura caverna della propria casa. Bene. Adesso ce ne sono due. Con le stesse idiosincrasie e una mancata compensazione di problematiche. Vi hanno annientato sul posto di lavoro? Bentornati a casa, dove vi aspetta un’altra stronza che ha subito lo stesso trattamento. E che in più piange merda perché crede l’abbia subito in quanto donna. Sveglia, imbecilli. I limoni non hanno sesso. I limoni si spremono in cambio di danaro. E che ci fate con quel danaro? Ci comprate, Nicholas insegna, le mutande firmate. Si può essere più imbecilli? Quando sento in radio “le donne fanno fatica a conciliare famiglia e carriera” rido sempre della vostra stupidità. Perché eravate Madri. E avete scelto di essere limoni. Questa è la prova che siete stupide come una merda. Poche suffragette (cesse) vi hanno convinto a morire così. A meno che non godiate del figa-power.

Perché, se ce l’avete, il figa power, state tranquille che sposerete quello con la macchina più grossa, la casa più grande, quello che vi manterrà meglio. Se non l’avete, andate pure in carriera a farvi macellare. Non c’è niente da fare. Davvero. Ribadisco: è bello avere cose belle attorno. Per questo a Firenze si visitano gli Uffizi e non le fogne. Per questo si va a Parigi e non a Pordenone. È umano. È genetico. È scritto nel DNA. Nella parte ancora sconosciuta e apparentemente inutilizzata. È scritto lì, fidatevi. Un giorno decodificheranno anche quella parte e ci leggeranno “viva la figa”.

Quindi, e per concludere: accettare che la realtà sta diventando, in questo mondo della percezione, sempre più difficile. Ma se non siete belle fighe, fate silenzio e cominciate a correre. Le fighe vi guarderanno sfrecciare bevendo una limonata sul bordo della loro piscina privata. In cambio potete alzare la bandiera della libertà e dire che siete padrone del vostro destino. L’avete scelto voi. Siatene debitamente orgogliose, razza di coglione.

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37 responses to this post.

  1. Applausi a scena aperta!

    Però Pordenone non è così brutta, dai…

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

  2. santo iddio….
    che post.

    mi inchino riverente.

    Rispondi

  3. “Perché eravate Madri. E avete scelto di essere limoni. Questa è la prova che siete stupide come una merda.”

    92 minuti di applausi.

    Rispondi

  4. Rido mentre applaudo, complimenti!

    Un ottimo complemento al post dell’8 Marzo scorso di Uriel 😀


    Altro mostruoso limite di voi signore è la totale incapacità di gestire la solitudine

    Nulla di più vero, cazzo…
    e aggiungo:
    quante non si rendono conto che il non saper gestire la solitudine -ricorrendo ad un animale da compagnia- le rende schiave del mammifero in questione?
    scendi a pisciare il cane, cerca il gatto, pulisci i peli, cambia le lettiere, “no non posso venire all’aperitivo ho il cane solo a casa”, and so on?

    [facepalm]

    Rispondi

  5. Posted by Anonymous on settembre 7, 2010 at 18:39

    cioe’, scusa sai, ti stai per caso ispirando allo scandoaloso comportamento di quel sessista di Vespa col suo commento degradante sull’avvenenza della mia collega, invece di congratularsi per la sua bravura?

    Michela Murgia

    Rispondi

  6. Mi ha un po’ depresso, ma grazie agli dèi sono cronicamente singhel e mi riprenderò.

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  7. Non credo siano il mestiere più antico del mondo. Credo che il primo mestiere sia stato la moglie.

    Da scolpire nella pietra.

    Mi unisco alla standing ovation. Un manifesto della liberazione maschile.

    Suggerirei inoltre umilmente il titolo di un eventuale volume dedicato alla liberazione maschile sulla falsariga di Erica Jong.

    “Paura di Ruttare”, dedicato a noi e solo a noi.

    Infine non posso esimermi dall’osservare che c’e’ stato un mefitico periodo in cui andava di moda l’uomo ‘tenerone’, quello che secondo le donne, specie le Audrey Hepburn blogettare intellettuali del Triveneto, garantiva la comprensione dei tramonti e non quella esclusiva delle scollature, con annessa conversazione intellettuale molto metro-sexual.

    Inutile dire che alla fine queste signorine finiscono inevitabilmente a fuggire con chi le tratta come spazzatura e coi camionisti.

    PS Posso darti una mano a scrivere “Paura di Ruttare”? Ne sarei onorato.

    Rispondi

  8. Ma io, senta, avantieri ho parlato con il figliolo che, stranazzante blinda, mi ha consigliato di cessare all’indietro non ha giudicato bene al sistama parostico. E allora l’assessore?

    Rispondi

  9. Posted by Anonymous on settembre 8, 2010 at 07:53

    ma dove eravate voi quando il mondo andava in merda???
    porca puttana, queste verità assolute dovrebbero essere gridate dai tetti!
    primo capo

    Rispondi

  10. In linea di massima dovresti farmi girare le ovaie… Ma. Purtroppo il 90% di quello che hai scritto è vero. Sventuratamente inoltre io sono pure d’accordo. Però, siccome sono di recente tornata alla condizione di zitellaconletelarinesullafiga e in gran parte PROPRIO perchè sono una cretina carrierista, allora VAINCUL!

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  11. “Paura di Ruttare”, it is.

    Rispondi

  12. @ Yoss

    “Paura di ruttare” mi ha schiantato!
    ————————–
    “conversazione intellettuale molto metro-sexual”

    forse volevi dire “mestruo-sexual”
    —————————-
    Eperienze di vita:
    da circa 6 anni lavoro praticamente solo con donne.
    Il clou è stato quando ero in un ufficio con 4 donne ed io ero il solo masculo presente.
    Be’, poi il fatto che fossero tutte “de sinistra” non ha aiutato molto.
    Non è finita molto bene.
    Adesso in ufficio con 2 femmene.
    Non ci rivolgiamo più la parola, che bello!
    Non era ironico, il “Che bello!” è sincero.
    Il momento migliore è stato quando ero in un ufficio misto.
    bye.

    Rispondi

  13. Ok, questa è la settimana della misoginia… un esempio di femmina al lavoro. Luglio, ore 14:30, 40 gradi all’ombra. Condizionatore OBBLIGATORIAMENTE spento perché “mi fa venire il torcicollo.”

    Troia.

    Rispondi

  14. Bcld..
    prendi quella situazione e moltiplicala per 4..

    Rispondi

  15. …io direi la sagra della misoginia,vabbè,contenti voi,dio klingon,tanto io non essendo nè femminista nè sfornafigli nè donna in carriera nè prostituta nè qualsiasi altro tipo di donna citata nel suddetto post non mi sento minimamente offesa,quindi ritenta,sarai più fortunato!

    p.s captcha: uccellorum

    Rispondi

  16. Eddai Elisabetta, non serve che ti spieghi io che, di persona, indossiamo la maschera, siamo gentili, sorridiamo sempre e vi stiamo a sentire qualsiasi cosa diciate (il che contiene sempre il messaggio implicito “vorresti un po’ di cazzo?”). Questo post va preso per quello che è: il nostro unico modo di ribellarci all’ipocrisia che contraddistingue il maschio italico e, temo, non solo italico.

    Rispondi

  17. Posted by Anonymous on settembre 8, 2010 at 14:28

    in questo ambiente sei assolutamente necessario: http://friendfeed.com/telemaco/e4797653/sono-un-intellettuale-e-parlo-della-merda-post non farci aspettare troppo. ciao

    Rispondi

  18. No, utna, su friendfeed non ci vengo perché ho paura che tu e i tuoi amichetti mi facciate a pezzi. Ho il mio orgoglio. Ed è tutto ciò che mirimane.

    Pertanto rimango sul mio blog da quattro soldi dove tutti mi danno ragione.

    Discutere con te? Niente da fare. Lo scontro dialettico con chi è più intelligente di me non mi piace mica un cazzo.

    Voglio solo essere amato QUI prima di spegnere il computer dopo essermi fatto un cazzilione di seghe guardando porno lesbo (cerca la serie “Bitchcraft” su tnaflix.com, vedrai che bendiddio) e ritirarmi nella mia cameretta da solo per addormentarmi dopo essermi massacrato il cazzo un’altra volta pensando alla barista dell’osteria dove mi sono ubriacato la sera prima.

    Sono un essere triste, misogino & ottuso, privo di una vita che tale si possa definire. Ho perfino votato Lega Nord, pensa te.

    Quindi lascio che tu e i tuoi amichetti continuiate a parlare di me mentre io mi faccio le seghe, appunto.

    Ciao, utna.

    Rispondi

  19. sei un minchia.

    Rispondi

  20. giuro che c’era un post a quel link,evidentemente è stato cancellato

    Rispondi

  21. Cyb, lo so. Toh, ti metto anche la faccina :-).

    Rispondi

  22. Arpioni, mi sa che Blogger si e’ mangiato il commento.

    Vabbe’, se riappare tieni quello, altrimenti:

    utna e’ l’acronimo di Unite Trottiamo Nell’Ansia?

    Ho visto che alla discussione su friendfeed partecipa anche Banalaea…oooops, Galatea.

    Sempre banale, ma che diamine, con classe…

    Rispondi

  23. Utna è un oplita del bene. A 24 carati.

    Rispondi

  24. @BCLD

    Utna è un oplita del bene

    Ah be’, allora e’ l’acronimo di: Una Totale Nullita’ Astronomica.

    Rispondi

  25. Adesso non posso rispondere quello che vorrei perché ho in mente una robetta che fa ridere. Dammi un paio di giorni e poi si ride sul serio.

    Rispondi

  26. Gold, post e ff!
    Più birra per tutti/e.

    Rispondi

  27. Posted by Anonymous on settembre 9, 2010 at 05:43

    Aiuto, e vaffanculo, mi avete rovinato la colazione. C’e’ su friendfeed un dibattito sulla parita’ fra i sessi. sull’utero e la gestione dello stesso.
    incredibbile.

    dwight

    Rispondi

  28. E’ vero che c’era un post a quel link, ed ora non c’è più. Più o meno…
    http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:danzasullacqua.wordpress.com/2010/09/08/avercelo-piccolo/

    Rispondi

  29. Posted by Laura on settembre 9, 2010 at 08:16

    Lavoro con quasi tutte colleghe donne, i miei capi sono donne, e nel mio ufficio l’argomento principale che tiene banco, da 2 anni, è, non sto scherzando, la ceretta. Che porcaputtana, io mi aspettavo che dopo 2 fottutissimi anni il tema fosse stato già sviscerato in ogni sua minima sfaccettatura, e invece ogni fottuto giorno che Dio manda in terra, OGNI FOTTUTO GIORNO, arrivo in ufficio, accendo il pc e scopro con orrore che le mie colleghe a latere stanno DI NUOVO parlando di peli. Per questo, il tuo post mi è piaciuto. Perchè IO SO.

    Solo su una cosa mi permetto di dissentire:

    “Io se fossi stata donna avrei lottato affinché il ruolo di madre avesse diversa rilevanza sociale”

    Negli altri Paesi non so, ma in Italia una donna con marmocchio al seguito può legalmente chiedere e ottenere dall’ex marito financo il culo, nonchè permettersi di non lavorare a vita con un giudice che le dà ragione. Per questo sono attorniata da amiche e conoscenti che si sono messe a sfornare figli a nastro, ben consapevoli di aver centrato (e senza neanche spendere un eurino) un legalissimo Win for Life. Se c’è un ruolo protetto in Italia, come in tutti i Paesi di matrice vagamente ruralbeduina, è proprio quello di sposa e madre.

    Ciao!

    Rispondi

  30. @ Blumfeld – Grazie!

    @ Laura – Mh. Ciao.

    Rispondi

  31. Posted by Anonymous on settembre 9, 2010 at 10:01

    Non ho altre parole se non : Grandioso.
    Dire in questo modo queste semplici verità è, allo stesso tempo, la cosa più naturale del mondo, ma anche la più difficile.
    Sei un grande…..non faccio leggere il tuo post alla mia fidanzata, sennò vorrebbe esser scopata da te al più presto…

    Rispondi

  32. @Laura: non è protetto, è solo venerato; e di una venerazione ipocrita, perché i servizi a disposizione delle madri sono scarsissimi e la natalità rimane infima per diverse ragioni, molte delle quali materiali. Che i divorzi privilegino molto le donne è un contentino.

    Rispondi

  33. Questo commento nasce con tre difetti di base:
    1) Ecessivamente in ritardo
    2) É scritto da un vecchio, che, inevitabilmente, dirá “ai miei tempi”
    3) Il giá citato vecchio é anche omosessuale. E,allora, direte: e che cazzo parli a fare di donne?
    Andiamo avanti.
    Ai miei tempi, pieno 68 (se Uriel mi legge inizierá a digrignare i denti) tutte le pulzelle che conoscevo (vabbé la maggior parte) andavano in giro recitando: la figa é la mia e la gestisco io.
    Bel colpo, solo che la figa di una “figa” aveva un mercato da gestire; la figa di un “ciospo” andava all’asta. Al ribasso.
    Allora, le ciospe (grande maggioranza) hanno deciso di “guadagnarsi il rispetto”, sotto sotto volevano dire cazzo, con la carriera. E si sono fottute; come ben descritto nel post.
    Mi sono incagliato…
    Comunque, mi sono sempre definito femminista per la semplice ragione che ho sempre riconosciuto il lavoro immane svolto dalla classica “madre di famiglia”.
    Gestire e consolare i figli, gestire e consoloare il figlio adottivo, leggasi marito; gestire il funzionamento di quella importante microsocietá che si chiama “casa”.
    E, sí, una femminista raziociniante avrebbe dovuto combattere per mantenere e legalizzare, stó parlando anche di salari, quel ruolo, non per mettersi i pantaloni ed andare a lavorare in catena di montaggio.
    Alla fine, la ciospa in catena di montaggio avrá perduto tutto, anche il posto a sedere sull’autobus.
    Al contrario, a fronte di altre rivendicazioni (ruolo di madre di familia) anche la ciospa avrebbe, prima o poi, tovato marito, avrebbe la sua bella sovvenzione pubblica e, per quel che vale, avrebbe mantenuto il suo posto a sedere sull’autobus.
    Insomma signore, le femministe (in particolare le ciospe) vi hanno infilato in una bruttissima storia, una palude di escrementi dalla quale é dificilissio uscire.
    A meno di non essere extrafiga e sposare il figlio di Abberlusconi.

    Rispondi

  34. Posted by Laura on settembre 12, 2010 at 12:29

    @lamb-O: assegnazione della casa coniugale e alimenti versati fino a che il pargolo non raggiunge l’indipendenza economica (leggi 35 anni minimo) è un bel contentino, credi a me. L’alternativa qual è? “Servizi a disposizione delle madri” dici tu. Se le madri non lavorano, e non è giusto che pesino solo sull’ex marito, devono essere necessariamente servizi pagati dallo Stato, quindi (anche) da te. Tu saresti contento, ipocritamente parlando, che ti venissero raddoppiate o triplicate le tasse per permettere a metà della popolazione italiana di stare a casa sul divano a guardare Centovetrine vita natural durante? Se ti va bene lavorare a metà stipendio per permettere l’implementazione collettiva di questi servizi, fammi sapere, che mi metto a far figli anch’io. Così potrò dire orgogliosamente, quando qualcuno mi chiederà qual è la mia occupazione, “Faccio la mamma a tempo pieno”. Una risposta che a me fa girare le balle a velocità minipimer, perchè queste mamme a tempo pieno, con i figli diciottenni, le sto mantenendo io come le stai mantenendo tu. E non mi sembra normale. In qualsiasi Paese civile, i genitori dovrebbero mettere alla porta i figli, maschi o femmine che siano, all’età di 18 anni, e dir loro: trovati un lavoro, fatti una vita. Qui, nel Medioevo italico, ancora ci si domanda perchè le donne debbano lavorare: si stava meglio quando si stava peggio, torniamo al feudalesimo, quella sì era una società.
    IMHO una cosa che sfugge ai commentatori di questo blog, così come alle femministe di tutti gli altri blog, è che le donne non vanno a lavorare per somigliare all’uomo o per qualche invidia del pene mai risolta. Il motivo semplice, parlo per me almeno, è che per soddisfare i miei bisogni di viaggi, cibo, libri e droghe, soprattutto droghe, necessito di soldi. Punto. Soldi che non voglio chiedere ai miei genitori in pensione, nè al fidanzato di turno, nè a nessun altro. E’ finità l’era dell’utero è mio etc. Viviamo in una società materiale, se non ve ne foste accorti, e l’unica ragione che mi spinge ad alzarmi la mattina per andare in ufficio è: i soldi sono miei e ci faccio quel cazzo che mi pare. Di nuovo, ipocritamente parlando: qualcuno che non sia Briatore è contento, al giorno d’oggi, di mantenere la propria dolce metà? Tu immagina di uscire per la prima volta con una ragazza e alla domanda: “cosa fai nella vita?” questa ti guarda con occhi sbarrati e ti risponde: “ma che domanda è? nulla! anzi, se ci mettiamo assieme, sarai tu a mantenermi! a proposito, quando prendi al mese?”
    Una società di mogli e madri amorevoli che non lavorano vuol dire anche questo. Contenti voi, contenti tutti.
    Ciao!

    Rispondi

  35. @Laura, la tua mi pare una obiezione ben articolata e condivisibile.
    Visto che sono uno di quelli che hanno scritto di “madri di familia” cercheró di risponderti.
    Quello che mi sembra errato é il mainstream (femminista?) del liberiamoci lavorando. La ficona é giá “libera” in forza del suo pelo e di tale pelo puó vivere; la ciospa, anche lavorando, rimarrá ciospa.
    Se, invece usciamo da queste (sbagliate?) qualificazioni e parliamo di pura Libertá allora condivido che qualunque essere umano puó e deve decidere come vivere; producendo o ricevendo, a qualunque titolo, da altri.
    Sapendo che:
    entrare nel mondo della produzione crea difficoltá, per le signore, a mantenere quella cosa che normalmente si chiama famiglia oltre alla conseguenza di una certa virilizzazione.
    cercare di farsi mantenere é una scelta che nel tempo potrebbe farsi pericolosa, in caso di abbandono; é ovvio che anche molti maschietti potrebbero scegliere la via del farsi mantenere da signore in carriera o da altri maschietti, con le stessa problematica.
    Poi citi specificamente i casi di separazione.
    Verissimo, una “madre di familia” abbandonata potrebbe trovarsi in una pessima situazione e creare un costo aggiuntivo sulla societá.
    Intanto bisogna chiedersi se il tornare alla familia classica (padre fuori madre in casa) potrebbe diminuire le separazioni, io penso di sí; poi bisogna chiedersi se il costo madre in casa sarebbe socialmente utile, ancora una volta penso di sí perché diminuirebbe altri costi di assistenza sociale.
    In caso di separazione, si tratti della separazione uomo/donna, uomo/uomo e donna/donna, a mio parere, la prima variabile sarebbero i figli che entrambi i separati dovranno mantenere (fino ai 18 anni) compatibilmente con le loro entrate.
    La seconda variabile le entrate e possibilitá di lavoro di un separato rispetto all’altro.
    Riassumendo: dare uguale rispetto a qualunque scelta esistenziale: chi entra in carriera, chi si fa mantenere chi vende sesso; sia essa una donna o un uomo.
    Sempre che queste scelte siano derivate da una libera e coscente decisione accettandone completamente profitti e rischi

    Rispondi

  36. Dimentichi di una sottocategoria della donna in carriera: quella che millanta di saper coniugare Lavoro, Maternità & Gestione del focolare.

    Per intenderci quella che passa tutto il tempo in ufficio (ovvero, quasi tutto, perchè alle tre e mezza deve andare a prendere il bambino in ufficio, ma sto via solo dieci minuti e poi torno, eh?) a cantare le lodi del rampollo che a 5 anni compiuti ha quasi imparato a centrare il vasino quando fa pupù, e se poi qualcuno le fa notare che in ufficio si sta per lavorare e a farsi i cazzi propri mette nei guai i colleghi, si incazza perchè lei è madre e c’ha tanto da fare coi bambini e con la casa, mica come noi uomini o come (soprattutto) le donne senza figli…

    Rispondi

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