Frizzantini, MILF & figure di merda

A me, della montagna, degli stambecchi, dei camosci, delle arrampicate e di tutte quelle robe là, frega tanto quanto il processo di riproduzione dell’ornitorinco (che, per quanti non lo sapessero, è l’unico animale che, pur essendo mammifero, caga uova) tuttavia mio cugggggino è un grande appassionato di Alpi, è perfino iscritto al C.A.I., ogni domenica parte assieme ai suoi amici e va a farsi i suoi sette-ottocento metri di dislivello su per qualche crinale per arrivare in cima a un sasso, guardare in basso e proclamare “Vi piscio in testa, merde!”.

Sono stato a camminare con lui un paio di volte (1) e, d’accordo, una volta giunti in cima, il panorama è ok e tutto quanto ma, in tutta franchezza, alzarsi alle sei del mattino per arrivare ai piedi del monte e camminare cinque ore su un sentiero largo sì e no trenta centimetri proprio non fa per me. Preferisco spaccarmi le braccia fraccando in palestra tre volte la settimana e imbufalirmi osservando i culi delle sbarbe che fanno step.

Fattosta che mio cuggggino ha scritto l’introduzione a un libro di un celebre alpinista bellunese che ha deciso di condividere le proprie memorie di arrampicatore con quanti fossero interessati a leggerle.

Il libro, di per sé, pare che non sia niente malaccio. Io ne ho avuta una copia gratuita e, dato che c’è di mezzo la famiglia e che il mio parente ha dovuto mettere mano a un manoscritto di circa centocinquanta cartelle, correggerne la forma, la sintassi, la consecutio e riscrivere tutto con word, credo che non potrò far altro che leggerlo a mia volta. Voglio dire: le foto all’interno sono spettacolari e l’introduzione (quella l’ho già letta) è onestamente ben scritta.  Qui però non si fa pubblicità alla famiglia quindi evito di citare titolo, autori e casa editrice.

Insomma ieri pomeriggio sono montato in macchina e sono andato a Belluno per la presentazione del tomo. Ero assieme a un altro mio cugino (io pullulo di cugini, hey!) e, quando siamo giunti in città, la nostra prima preoccupazione, essendo in anticipo di circa una ventina di minuti, è stata la ricerca di una bettola appropriata dove poterci sedere per ingollare un disgorgante.

Colpo di culo: proprio all’interno del circolo culturale ove si teneva la manifestazione letteraria, c’è un’osteria. Così, dato che, come ho già detto, mancava un po’ di tempo prima che il coso, lì, il dibattito sulla montagna iniziasse, ci siamo seduti e abbiamo ordinato un paio di bicchieri.

Ok, so già che qualche bastardo là fuori ha già capito come va a finire, il fatto è che tra un’ora e mezza vado in piscina a cercare di smaltire le tossine di ieri, ho un leggero cerchio alla testa e devo far passare il tempo in qualche modo. In pratica: stamattina non ho niente di meglio da fare perciò me la meno un po’ con il raconto di un pomeriggio a base di prosecco e MILF, ha!

Dicevo: ci siamo seduti ad aspettare e ci hanno portato i primi due prosecchi con crostini allegati. Scaraventa giù, vecchio.

Dialogo:

Io: “Ohu, buono!”
Mio cugino (non quello del libro): “Si fa bere che è una meraviglia.”
Io: “Vado a ordinare un altro giro.”

Detto-fatto, in dieci-quindici minuti ci siamo fatti fuori quattro frizzantini pro-capite. Al termine del quarto, è arrivato il parentame.

Io: “Hey, ciao zio! Bevi un prosecchino?”
Mio zio: “Ma sì, dai.”
Io: “Aspetta qua, offro io.”
Mio cugino (non quello del libro): “Ma toccherebbe a me.”
Io, già in piedi: “Bon-bon, dopo.”

Altro giro di frizzantini ma, a metà bicchiere, è iniziato il gran varietà alpinistico-letterario. Così ci siamo alzati in piedi, con le gambe letteralmente segate in due, e abbiamo fatto del nostro meglio per entrare nella saletta (un ambiente davvero minuscolo che conteneva una cinquantina di persone) del centro culturale.

A raccontarla giusta, non è che abbia capito un granché di quello che dicevano mio cugggggino e il celebre alpinista. Per carità, qualche parola mi è arrivata, ok? Ho sentito “farra”, “bivacco”, “caccia”…. errr… ah, sì, hanno anche detto “roccia”, “chiodi”, “rifugio” e “arrampicate”, no?

Se uno unisce tutte queste parole e ci mette in mezzo qualche predicato verbale, dovrebbe scaturirne qualcosa di sensato che ha a che fare con l’alpinismo. Per quanto mi riguarda, in questo momento non sono in grado di disporre i frammenti nel posto giusto ma sono certo che chi legge sia un sacco intelligente (molto più di me, dico) e che, conseguentemente, riesca a fare il bastardo lavoro per conto suo senza che mi rompa i coglioni io con il mal di testa e tutto. Voglio dire: non c’era nemmeno una merda di sedia libera, in pratica mi sono sorbito queste sfumature di discorso montano appoggiato a una colonna con le orecchie che mi fischiavano. In più faceva un caldo porco così, dopo appunto una mezz’oretta, l’altro mio cugino mi ha preso per il gomito e mi ha ri-trascinato nella zona “ristoro”.

Altro giro di prosecchi, glugluglù, buoni diocane, hey! Crostino? Ma sì, dai che assorbe. Crostino, oste! Anzi no, il contrario: oste, crostino. Dio boia… oh, quanta gente c’è? Non potevano fare ‘sta roba in una stanza più grande?

Voce fuori-campo: “Hanno organizzato al centro culturale Bunonmiricordo perché il fondatore, che è scomparso qualche anno fa, era un grande amico dell’alpinista autore quindi è stata una sorta di scelta obbligata.”

Mi sono girato e ho ringraziato per l’informazione con il vapore alcolico che mi usciva dalle unghie. Letteralmente. Non so nemmeno chi ho ringraziato né so di preciso se la voce appartenesse a un essere di sesso maschile o femminile. Non so proprio un cazzo, ok? Però, subito dopo, ci siamo accorti che, dall’osteria, si poteva accedere direttamente alla stanza della presentazione e che, attraverso tale passaggio, si poteva osservare, di profilo, il tavolo con l’alpinista celebre e mio cuggggino che parlavano di montagna e arrampicare, lì, quelle robe là.

Lungo questo passaggio avevano sistemato anche una scultura di un artista contemporaneo bellunese in marmo nero. Sembrava una negra col culo per aria e le tette sulla schiena. All’inizio pensavo che fosse il corrimano ma poi mi sono accorto che era una roba di arte, lì quello che è, perché ce n’era una sola dalla parte sinistra (diagrammi di flusso lentissimi). Così mi sono piegato in avanti per leggere la targhetta. La scultura si intitolava “stress” (questo me lo ricordo benissimo). “Stress…”, ho blaterato a voce alta. Quindi ho nuovamente rivolto lo sguardo all’interno della saletta col dibattito in corso.

“La montagna è una roba che non è spettacolare perché bisogna cogliere i piccoli particolari… tipo, una volta, ho visto una salamandra che lottava con un verme e il verme che, all’inizio era lungo quattro centimetri, si è allungato ed è diventato di dieci centimetri… blablablabla… la natura ha bisogno di pazienza…”

Ho voltato la testa dall’altra parte per cercare l’altro mio cugino (quello che ha fatto il viaggio con me) ma l’occhio mi è caduto su questa figaccia bionda sui trentasei anni (2) o giù di lì, alta un metro e settanta, con i jeans stretti, una camicia da spaccalegna e le scarpe da arrampicatrice.

“Diocan!”, ho pensato, “Ma che culo di acciaio ha?”

Ho girato la testa un altro po’ per non farmi sgamare dalla MILF bionda da competizione con pedigree vestita da Fogar e ho incrociato lo sguardo con mio cugino che, con gli occhi, mi ha comunicato il seguente messaggio: “Hai visto anche tu, Dio bullo?”

E io, sempre con gli occhi, “Vaccaiddio, culo di ghisa! Ventre di rovere!”

E mio cugino, sempre con gli occhi, “Se quella ti ingloba l’uccello tra quelle cosce toniche, ti scardina il cazzo in due secondi, Madonna puzzola!”

“Dio scemo, mi taglio la cappella!”

Insomma, passano altri cinque minuti (so che continuo a saltare dal passato prossimo all’indicativo presente, rompete poco i coglioni) e compare un’altra giovenca sui trentasei-quarant’anni (3). Bionda, con la gonna al ginocchio e scarpe azzurre a punta con i tacchi.

Mio cugino (non quello del libro): “Mi ricorda Gloria Guida, quella.”
Io: “Dio tornio, ci iscriviamo al C.A.I. anche noi?”
Mio cugino (non quello del libro): “Fattissima.”

“Quella volta che abbiamo scalato la vetta del Campanile, abbiamo scelto la via di ovest perché era Marzo e la via che si fa di solito, la più facile, non era sicura perché c’era troppo ghiaccio friabile… blablablablablabla… corde… blablablabla… camosci… selvaggina scappa a valle… blablablablabla… i cacciatori lo sanno… blablablabla… ramponi… gola… ingoio… tua madre… pompini… sborra… capelli… blablablabla…”

Io: “Cos’è che ha detto? Dio uccello, la figa è pazzesca!”
Mio cugino (non quello del libro): “Il Campanile, lì, che l’hanno scalato. La figa è terribile…”

Due ore di diapositive di montagne, discorsoni su camosci e caprioli, la gente ha applaudito improvvisamente e se ne sono sfanculati tutti via dopo essersi fatti autografare la loro copia del libro. Uno sbarbo ha preso il microfono e ha fatto sapere a tutti che, all’esterno, c’era una degustazione gratuita di prodotti locali.

Usciamo e vediamo questo chioschetto con un’altra figa a norma ISO 9001 (venti-ventidue anni) dietro il tavolino che distribuisce crepes con la marmellata ai frutti di bosco e roba del genere.

Dialogo mentre ci avviciniamo camminando piano… storti come la cavallina storna.

Io: “Andiamo a mangiare una stronzata? È gratis, assorbe il frizzantino.”
Mio cugino (non quello del libro): “Hai visto la figa?”
Io: “Sissì, porco dio, che figa la figa!”
Figa dietro il tavolino: “Cosa vuole assaggiare, signora?”
Mio cugino (non quello del libro): “Dio can, saprei io cosa assaggerei lì…”
Io: “Io le mangerei il culo. Ci metto la marmellata attorno e poi lecco tutto… leclecleclelec… hmmm… che bontà!”
Mio cugino (non quello del libro): “Non va mica un cazzo bene…”
Io: “Hai ragione.”
Mio cugino (non quello del libro): “Però è davvero figa… dio formica.”
Io: “HARHARHARHAR, ti ha sentito!”
Mio cugino (non quello del libro): “No, dai…”

Bon, basta così. Adesso mi attacco a facebook e gioco un po’ a Pirates Ahoy. Tanto qua va sempre a finire allo stesso modo: ubriachi spaccati e figure di merda.

(1) – Una volta mi sono letteralmente cagato addosso perché non mi ha detto che c’era un passaggio di ferrata con lo strapiombo alle spalle. Saranno stati sì e no una ventina di metri, poi riprendeva il sentiero, però il bastardo non me l’ha detto così, a ogni centimetro, lanciavo bestemmie ricercatissime che facevano eco sulle pareti rocciose. Da quella volta, ho detto “mai più.”

(2) – Mi sono informato a dovere. La figaccia in questione ha quarantaquattro anni, ha già cagato un moccioso che fa la terza media ed è la figlia dell’alpinista celebre che ha scritto il libro. Che figa…

(3) – Mi sono informato, altra figlia dell’alpinista. Però non so quanti anni ha né se abbia cagato mocciosi.

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17 responses to this post.

  1. Posted by Anubi, il dio cane on ottobre 3, 2010 at 13:23

    Mi sono commosso: a Belluno ci son stato 2 settimane a fine luglio 2010.
    In accordo a quanto hai appena scritto, mi permetto di conferire a questa città il premio per best milf of the year.
    Una su tutte lavora in una panetteria lì.
    Entro, svengo, mi riprendo e faccio:
    Anubi-il-dio-cane: “Buongiorno, mi dia 1-2 panini”
    Milf-mora sui 35-tette sferiche in acciao inox: “morbido o duro?”
    Anubi-il-dio-cane: “…”
    Son crepato dio biscia.

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  2. Dev’essere l’aria pre-alpina o qualcosa del genere. Vengono plasmate dal gelo, bu, non so. Comunque che fighe, dio orso bruno!

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  3. Il casino con frizzantini e ombre scoppia in estate.
    Spiegazione per i non addetti:
    in estate il calore circostante impedisce lo smaltimento rapido del calore endogeno; diretto sottoprodotto delle ombre.
    Ma in inverno…é solo uscire qualche minuto, compiere una azione assolutalente asociale (pisciata contro qualcosa) e si é totalmente pronti per una nuova sessione di ingoio.

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  4. a la montagna ed il vino.
    mi ricorda quella volta che andammo al Pian della Mussa (x i liguri in ascolto: sì sì proprio della mussa, ma non è quella che pensate), in macchina e ci fermammo in una simpatica boita 3 metri x 3 e giù di barbera e salame e poi che bello strisciare tra i massi e la nebbia.

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  5. Sopra Erto (PN), lungo un sentiero che non mi ricordo come si chiama, c’è una baracca a disposizione di coloro che vogliono spendervi la nottata. Un giorno, di ritorno da una delle mie rarissime camminate, ci siamo entrati e c’erano un salame appeso al soffitto e due zaini. Mi ha fatto venire voglia di andarci solo per il gusto di massacrarmi di alchol sotto le stelle.

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  6. Quando vado a sciare tra la Malga Ciapela e Arabba (sempre Belluno) c’è un piccolo igloo con baita annessa dove una figa straspaziale senza età (me la ricordo uguale ogni anno da tempi immemori) serve perette williams (ovviamente affogate nella grappa, mi sento scemo ad averlo precisato) agli sciatori di passaggio… da 2 anni la Dolce Metà mi ha proibito la fermata anche se il gruppo di balordi con cui andiamo a sciare ce l’ha sempre come tappa obbligata! Per cui io non riesco a tornare sbronzo come un babbuino caduto in una botte da ettolitro di mosto già fermentato come tutti gli altri!

    Sono cose tristi…

    Cordialità

    Attila

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  7. Mi informo immediatamente da mio cugggggino che, a Malga Ciapela, è praticamente un soprammobile.

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  8. Posted by Frenologia a Mano on ottobre 4, 2010 at 10:37

    Non son riuscita ad unire le parole e metterci in mezzo i predicati verbali per cui dell’alpinismo ne so quanto prima ma ho riso uguale uguale.
    A dire il vero ho colto pure io solo qualche lemma, mi pare “figa”, “culo”, “figa”, “figa”, ‘spè un attimo… credo “figa”, e dunque mi sento di dire senza tema di smentita di avere la coscienza a posto perché il nocciolo della questione mi è chiaro.

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  9. Frenologia a Mano rimane il nick più strafigo di tutta la bloggheria.

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  10. E’ vero a Belluno le femmine sono tutte strafighe,anche qui dove vivo ora c’è un’abbondanza di bionde-snelle-alte solo che a differenza delle bellunesi qui sono esseri con un cervello grande quanto una noce..

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  11. Elisabetta, in questo blog il cervello conta come una scoreggia nell’universo. Non dirmi che non te n’eri accorta perché non ci credo mica un cazzo.

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  12. Si l’avevo intuito!Però pensa per me che sono etero e le femmine le considero solo come possibili amiche-colleghe-conoscenti non è bello essere circondata da bamboline idiote..mentre per un’uomo probabilmente è una specie di paradiso..:)

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  13. Dipende da quanto e/o se uno desidera sposarsi.

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  14. Posted by Frenologia a Mano on ottobre 4, 2010 at 19:40

    Mi prendi pe’ culo?
    Se no, se vuoi te lo cedo (il nick), non ho blogghe da mantenere.
    Mi potrei chiamare “Fisiognomica a Petardi” (se non esiste già, non si sa mai).

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  15. Temo che, dopo essere passato per “Ti Mastico Le Labbra Figali” & “Se Ti Chiamo Amore, Tu Non Ridere”, manterrò il mio attuale “BastaConLaDroga” per un altro po’ di mesi. Grazie comunque, hey.

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  16. Colpo di culo: proprio all’interno del circolo culturale ove si teneva la manifestazione letteraria, c’è un’osteria.

    A Belluno? Strano…

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