Divertimento assicurato per tutta la famiglia

Qualche mese orsono ho descritto grossolanamente, consigliandone la lettura, “Castaways” di Brian Keene, un discreto romanzetto splatter che prende molto allegramente per il culo il format de l’Isola Dei Famosi (se fossi un blogger figo del tutto scevro di pigrizia, andrei a spulciare l’archivio e linkerei tutto; be’, scordatelo.).

Ebbene, prima che la vicenda narrata in “Castaways” venga elegantemente raccontata nelle pagine del romanzo, c’è un’introduzione (o forse è una postfazione? Boh, cazzo ricordo io… voglia di alzarmi e prendere il paperback per controllare non ce n’è, proprio non mi scende il culo di farlo, sorry.) dove l’autore ringrazia sentitamente colui che l’ha insipirato: il defunto Richard Laymon. In pratica dice che lui è una nullità a confronto e che tutti gli appassionati di horror dovrebbero procurarsi una copia di “The Cellar”.

Da parte mia, ho lasciato passare qualche mese quindi mi sono fiondato su play.com e, per la modica cifra di nove euri e novantanove centesimi, mi sono procurato questo:

Bestiacasa

Un bellissimo volume di 885 pagine che, assieme a “The Cellar”, contiene anche gli altri due romanzi che compongono la trilogia della Casa Della Bestia.

A quanto ne so, il primo romanzo della serie è stato pubblicato anche in Italiano da Fanucci, tuttavia sono pronto a scommettere il culo che non sia stato ristampato in tempi recenti; quindi o lo si legge in inglese o ciccia.

Allora, no? Premetto che il sottoscritto è abituato a sconcezze e porcherie letterarie di ogni genere MA il marciume che si trova all’interno del volume di cui sto per parlare è sinceramente qualcosa che “va oltre”.

Letteralmente.

Mi spiego meglio: ho letto “American Psycho” quando ero poco più che uno sbarbo e ho quasi lasciato lo stomaco sul tappeto una volta imbattutomi nel capitolo “Canicidio”, d’accordo?

Il fatto è che il libro di Ellis è davvero scritto bene, c’è una maledettissima ricercatezza nello stile, si capisce subito che non si ha a che fare con l’opera di un redneck autodidatta venuto su a patate e braciole (hey: patate e braciole sono robabbuona). In più l’autore – Ellis, dico – è uno scavaculi amante della fabbrica del cioccolato ergo, se si uniscono omosessualità, talento e scrittura ricercata, c’è una non remota probabilità che i critici possano andare in broda totale anche se si ha a che fare con “American Psycho”, al di là del contenuto dello stesso (che, per inciso e a costo di essere ridondante, è di qualità oro… non scherzo un cazzo), non so se mi spiego.

Be’, gente, “The Beast House Trilogy” è puro tombino, merda totale, un pozzo nero a cielo aperto, schifo concentrato, un frullato di topi di fogna semi-decomposti con i vermi che ci sguazzano dentro godendosela alla grandissima, un coacervo di marciume compresso, sborra di maiale andata a male… in poche parole: porno-gore-grind letterario di primissima qualità. Roba figa.

Di più: Richard Laymon, in vita, non era nemmeno culattone e, tra le righe, si intuisce che sia stato un bastardo figlio di troia puttaniere che se la godeva un sacco (non sono andato alla ricerca di cenni biografici che lo riguardano su internet… perciò può anche essere che Dick sia stato una personcina a modo, un marito fedele nonché un padre responsabile e amorevole, cazzo ne so io? In ogni caso, per quello che vale, – e mi ci gioco il contenuto del barattolo di latta per spiccioli che tengo sopra il pianoforte in soggiorno – sono quasi certo che lui e Bukowski, se si fossero conosciuti, sarebbero stati culo & camicia).

Bon, la trilogia, no? Allora, adesso non è che voglia star qua a raccontare la vicenda e tutto quanto, fattosta che è praticamente impossibile fare a meno di fornire qualche cenno sugli accadimenti narrati nei tre capolavori della letteratura contemporanea in oggetto, ok? In pratica sto per spoilerare a tutta forza.

C’è questo paesotto in California – Malcasa Point – dove sorge una scassatissima e spaventosa catapecchia divenuta museo dell’orrore. All’interno, in anni passati, si sono compiuti atti orrendy, turpyssymy e molto molto pornogrind.

I turisti la visitano ogni giorno pagando cinque dollari a cranio perché pare che gli stronzi che vi si aggirano di notte per curiosità muoiano in modo divertentissimo: gambe staccate sul pavimento, cervello sulle pareti, globi oculari spiaccicati sul soffitto, mani in culo a cadaveri mutilati e tutto il resto.

E chissà chiccazz’è che organizza questo allegro festival di frattaglie? Mah… Te lo dice lo zio BastaConLaDroga perché tanto il mistero è svelato fin da subito anche nel libro, HA!

Fa’ conto che nella casa della bestia vive una specie di scimmione con zanne lunghe un paio di dieci centimetri che si chiama Xanadu. ‘Sto bastardo lovecraftiano si scopa la vecchia marcia – quella che, di giorno, gestisce il business turistico delle visite guidate, per intenderci – da un merdadiddio di anni… e a quella piace un sacco il suo cazzo mutante perché è nient’altro che una luridona invertita che ha tirato su una manica di mocciosi spastici che la aiutano nella gestione del business turistico.

Ah sì: c’è anche una che è scappata di casa perché ha saputo che il marito pedofilo molestatore che la riempiva di pugni e scarpate in bocca ogni sera è appena uscito dal carcere e, sì insomma… col cazzo che lo vuole di nuovo in mezzo ai coglioni. Così prende la figlioletta, fa le valigie e mette le gambe in spalla alla velocità della luce ma, porca di quella zozza smutandata!, finisce proprio a Malcasa Point, hahahahahaha… stronza di una cogliona! DE-FI-CIEN-TE!

Insomma, quella brava personcina del marito se ne torna all’ovile dopo aver passato il periodo migliore della sua vita in galera ma non trova un cazzo di nessuno. Allora s’incazza come una biscia e si mette alla ricerca della fedifraga inculandosi tutte le ragazzine minorenni che gli capitano sotto tiro, a partire dalla nipotina dodicenne… a cui, naturalmente, prima ammazza papà e mamma (dopo averla violentata, s’intende), poi brucia la casa con dentro i cadaveri. Ah, si porta dietro la mocciosa per divertirsi lungo il tragitto.

Ho narrato solo un ventesimo di quanto si trova all’interno de “The Beast House Trilogy” quindi sono certo di non aver rovinato la sorpresa a nessuno.

Buona lettura muscolosa!

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10 responses to this post.

  1. Posted by Anonymous on ottobre 28, 2010 at 07:16

    Cacchio, avevo letto il primo qualche mese fa e non sapevo ci fosse una trilogia. Deve cercare di reperire gli altri due.
    Al finale del primo non sapevo se essere sbalordito o disgustato.

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  2. mi hai ricordato “le radici del male” di Alda Teodorani, pornogrind qundo il termine non esisteva nemmeno.
    mi domando quale sia il senso di tali operazioni.

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  3. @ Anonimo – non ti deluderanno.

    @ Left – Nulla so di Alda Teodorani, il senso dei libri di Laymon è puro divertimento. Tipo “vediamo che razza di schifezza riesco a scagazzare questa volta”, con un sorriso da un orecchio all’altro che è tutto un programma.

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  4. Posted by Anonymous on ottobre 28, 2010 at 15:04

    nhaaahhh… molto ma meglio “Va dove ti porta il cuore”!

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  5. American Psycho e’ una figata cosmogonica e Easton Ellis scrive da divinita’ azteca.

    Anche “Less than Zero” e’ tosto.

    Il solo fatto che American Psycho abbia fatto sbroccare le femministe e’ gia’ da solo un grande incentivo all’acquisto.

    Quanto alla trilogia, ottima rece Arpioni; ho giusto qualche sterlina da spendere e mi stavo domandando cosa acquistare.

    PS Dio femminista.

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  6. Vorrei, ma non posso…l’autobiografia dello zio Keith Richards ha la precedenza assoluta.

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  7. @ Yoss – Le femministe che se la prendono con un culattone per quello che ha scritto in un’opera di fiction sono molto rock. Nel senso che sono divertenti un sacco.

    @ Ares – Sto pensando di “accattarmela” a mia volta.

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  8. Adesso non mi ricordo quale cazzo di capitolo fosse, ma il capitolo della pantegana di American Psycho mi impressione ancora adesso…

    Cordialità

    Attila

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  9. La pantegana infilata è molto metal, in effetti.

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  10. Comunque se lui e buckowski si fossero incontrati, semplicemente avrebbero fatto a cazzotti.

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