L’Origine Della Puttaneria

La notai appena lei volle farsi notare ma i miei occhi si erano posati su quella dea per ragioni del tutto diverse da quelle che normalmente attirano l’attenzione del maschio medio italico. Ero seduto al bar e indossavo la divisa standard del puttaniere in gita domenicale presso uno dei postriboli più popolari della Carinzia (il cui controllo della qualità è sottoposto a rigidissimi e severi standard nella più tipica tradizione germanica): accappatoio bianco e ciabattine igienizzate dello stesso colore, accessori questi forniti dall’azienda.

Lei si accomodò su uno sgabello accanto a me e, in tedesco, – lingua di cui non capisco nemmeno una parola – disse qualcosa alla barista tatuata che, dopo qualche istante, le porse un bicchiere di ice-tea. Ed ecco il particolare che catturò la mia attenzione: le unghie della silfide avevano dell’incredibile, mai visto niente del genere: ognuna di esse era decorata da un florilegio di stelline blu su sfondo giallo oro. Non potei fare a meno che afferrarle con delicatezza la mano e, dopo essermi sincerato che fosse in grado di (perlomeno) comprendere e parlare un po’ di inglese, rivolgerle la parola.

Non solo era in grado di esprimersi più che discretamente nella lingua della Perfida Albione, conosceva anche spagnolo e francese; in più si era rivolta alla barista in tedesco ed era originaria di Sofia. La somma totale, compreso il Bulgaro, faceva cinque. Cinque idiomi. Il che, per una ragazza di ventidue anni, merita esclusivamente rispetto.

– “Splendide unghie, davvero.”, le dissi, “Anche se sono finte, si fanno notare.”

– “Non sono finte, me le ha decorate così un estetista molto abile.”, la sua voce era velluto, “prima ha steso uno strato di smalto dorato che fa da sfondo, poi con delle piccolissime sagome, ha ricavato le stelline.”, sorrise.

A dire il vero il dialogo non andò esattamente in questo modo ma, tuttosommato, è più o meno la spiegazione che mi diede.

A quel punto il mio sguardo si era spostato altrove e mi ero reso conto di avere di fronte un’autentica opera d’arte delle geneteica: lunghi capelli corvini, carnagione scura, occhi color ametista, vita sottile, seno assolutamente perfetto sul quale nessun chirurgo era ancora intervenuto a rovinare irrimediabilmente l’opera di Dio; all’apice delle coppe, capezzoli delle dimensioni di una perla rara le cui areole sfumavano in un tenero terra di Siena bruciato; più in basso una scia di stelline nere tatuate decorava la parte sinistra del suo invitante e tonico ventre piatto.

Seppi di essere pazzo di lei fin dal primo istante. Le chiesi se fosse impegnata con qualche sacco di merda che l’avrebbe resa triste, miserabile e infelice; nel qual caso le assicurai che ero disposto ad ammazzarlo con le mie stesse mani senza pensarci due volte.

Sorrise divertita.

Aggiunsi che purtroppo, da idiota senza cervello quale mi trovo a essere, avevo dimenticato a casa la fascetta di oro rosso sulla quale un artista orafo di Valenza aveva incastonato un brillante purissimo da tre carati. Mi giustificai asserendo che comunque si trattava solo di una questione di tempo dato che avrei potuto recuperare il gioiello entro poche ore, inginocchiarmi al suo cospetto e chiederle di diventare mia moglie.

Rise ancora più divertita!

Razza di crudele stronza cogliona priva di cuore!

Io, come William Butler Yeats, avevo steso i miei sogni ai suoi piedi ma lei li stava calpestando senza curarsi di ciò che provavo.

Continuava a ridere e diceva che ero simpatico.

D’accordo, parlava cinque lingue e tutto il resto ma, a occhio e croce, non era in grado di capire che stavo facendo sul serio e che ero davvero disposto a offrirle una vita diversa e migliore al mio fianco… sì, voglio dire, non sono mica geloso e merda del genere: ero talmente innamorato di lei che le avrei permesso di continuare a farsi scavare la fregna per soldi se quello era proprio ciò che le andava di fare. Cioè, in fin dei conti quasi un secolo di lotta sociale ha permesso alle donne di scegliere la carriera che preferiscono senza che noi maschietti possiamo pronunciare una singola sillaba, ok?

Magari la nostra fidanzata/moglie ha deciso di fare il muratore e tutti i nostri amici alcolizzati al bar ci prendono in per il culo senza pietà… “HAHAHAHAHA! Tua moglie tira su condomini con la cazzuola, gnegnegnegnè!” ma noi zitti e mosca perché è il 2010, quasi il 2011, e non stiamo più dietro un aratro… e nemmeno davanti.

Ma poteva anche essere che magari si fosse resa conto che stavo facendo sul serio e l’avesse buttata in ridere per far finta di niente e non spezzarmi il cuore. Già, chissà com’è andata effettivamente la storia, cazzo ne so io?

Oh be’, ad ogni buon conto, quando si riprese dalla crisi di riso isterico, mi disse che lei proveniva da una famiglia i cui usi erano stati severamente scolpiti attraverso l’impiego di solidi e antiquati principi; non è che poteva arrivare il primo stronzo random col cazzo in tiro in un bordello della Carinzia e le potesse chiedere la mano così sportivamente; niente da fare, amico.

Lei, prima di sposarsi, aveva intenzione di far passare un bel po’ di tempo per conoscere bene la persona con cui aveva a che fare, eccetera, ok? Inoltre specificò che, per assicurarsi che i nostri caratteri fossero pienamente compatibili e in perfetta sintonia, mi avrebbe costretto a passare Natale e Capodanno con la sua famiglia in Bulgaria. Aggiunse che, mentre per la madre non c’erano problemi di alcun genere perché aveva altro a cui pensare (il suo hobby era giocare a poker con le vicine di appartamento), per ottenere il consenso del padre, sarei stato sottoposto ad alcuni durissimi test di natura psico-fisica. Il padre, infatti, era un ex agente del KGB di Odessa e si era trasferito a Sofia negli anni ottanta per motivi di lavoro; nella capitale Bulgara aveva conosciuto la madre e blablablabla, solite stronzate di cui non poteva fregarmi di meno. Infine aggiunse che, se per me fosse stata una rotta (non “rottura”, “rotta”, proprio nel senso di “breccia”) di coglioni troppo grossa, be’ potevo sempre tirare fuori sessantacinque euri e diventare il suo ragazzo per una mezz’oretta. Ci pensai su per qualche istante e il mio senso pratico, scolpito da anni di incondizionata adesione alla scuola filosofica del pragmatismo anglosassone, ebbe la meglio sul purissimo sentimento che provavo per lei da sì e no cinque minuti o anche meno. Così sputammo sui palmi delle nostre mani prima di unirle in una solida stretta di mutuo consenso, proprio come fanno tutte le persone civili che giungono a un accordo o firmano un contratto di qualsiasi genere.

Quindi la dea dell’Est scese aggraziata dallo sgabello e mi guidò a una rampa di scale che conduceva al piano superiore, mi indicò una parete sulla quale erano appese alcune chiavi e mi invitò a scegliere una camera tra quelle ancora disponibili. Esclamai, grattandomi la nuca, “Fanculo, cazzo me ne frega della camera? Prendi un po’ quella che merda ti pare, tanto a me?”, solo in inglese. Lei, non smettendo di sorridere divertita, afferrò una delle chiavi e s’incamminò ancheggiando lungo il corridoio facendomi segno di seguirla.

“Culo a norma iso9001…”, pensai osservandola incedere maestosamente.

Finimmo in un piccolo ma attrezzatissimo e confortebole ambiente: letto con materasso ricoperto di morbido lattice, schermo al plasma da 32 pollici sul quale scorrevano video musicali con le hit del momento, angolo doccia-wc, luci soffuse appena sufficienti per non sbattere la testa contro il muro, soffice moquette viola, cartello con su scritto “Vietato fumare altrimenti ti facciamo il culo!” in sei lingue.

Mi persi in ciò che la fanciulla aveva da offrire, nel paradiso che albergava tra le sue cosce. Mi tuffai a capofitto tra le sue accoglienti braccia urlando entusiasta “IBIZA!

Dato il lungo periodo di astinenza di cui avevo sofferto negli ultimi mesi, mi aspettavo di durare non più di una quindicina di secondi. In realtà andò meglio di quanto avessi inizialmente creduto… per lo meno all’inizio. Nel senso che, pur temendo di stabilire il nuovo record mondiale di aeiaculatio praecox, tutto cominciò a girare per il verso giusto, trovai il ritmo adatto e cominciai a servire alla mia nuova amica bulgara una più che discreta dose di su e giù.

Presi a sudare copiosamente e decisi di cambiare posizione per comodità. Ma, nella furia dell’entusiamo di entrambi, accadde ciò che non sarebbe dovuto accadere: estrassi il mio arnese e feci in modo che la fanciulla si mettesse a quattro zampe davanti a me per poterla meglio cavalcare. Lei allungò la mano, attorcigliò le sue dita affusolate sul mio spiedino dell’amore e la punta di una delle sue unghie finemente decorate si conficcò nella cute del mio scroto.

– “PORCACCIA DI QUELLA PUTTANONA STRONZA DI MERDA RIPIENA DI STRONZI RICOPERTI DI ALTRETTANTA MERDA!”, urlai; calde lacrime scendevano dai miei occhi.

– “Cosa è successo?”, mi guardò spaesata e preoccupata.

– “COSA È SUCCESSO? MI HAI PUGNALATO I COGLIONI, ECCO COSA CAZZO È SUCCESSO! CRISTO DI UN DIO! RAZZA DI RAPACE, AVVOLTOIA, ASTORE, FOTTUTA CONDOR RITARDATA CHE SCAMBIA CAZZI PER RATTI SELVATICI!

– “Oh mio Dio… sanguini!”, si coprì la bocca con una mano.

– “E cosa ti aspettavi che facessi dopo che mi hanno ficcato uno stramaledetto stiletto sullo scroto?”

Si alzò, si precipitò all’angolo doccia-wc, srotolò un po’ di carta igienica e tornò da me, quindi mi tamponò la ferita come meglio poté.

– “Davvero un brutto taglio…”, osservò, “Mi dispiace tanto…”

– “Oh non fa niente! Pensi che dovranno mettermi dei punti e che un giorno avrò comunque un erede?”, ero preoccupato.

– “Niente affatto, niente punti e il tuo erede non è in pericolo.”, sorrise per farmi coraggio. “Però, fossi in te, oggi smetterei di… come dire… darci dentro. Intendiamoci: tutte le mie colleghe sono sanissime e si sottopongono a visite mediche ed esami ematici con regolarità… tuttavia è sempre meglio non rischiare che qualche umore ti finisca proprio lì perché… be’, perché non si sa mai…”, avrebbe potuto essere una madre premurosa che raccomanda al proprio figlio di non fare nulla di avventato quando lei non c’è. Insomma, nonostante la goffa sbadataggine con cui maneggiava uccelli, era comunque tutto ciò che un uomo può cercare.

Intendo dire che, se qualcuno volesse condannare il sesso a pagamento perché è un modo come un altro per degradare la condizione femminile e fare di un essere umano nient’altro che merce, be’, credo che sia il caso di mandarlo/a a defecare sull’onda del mare e anche alla svelta.

E cercherò di spiegarmi meglio: come tutti là fuori, tranne qualche caso disperato, anche io sono uscito con ragazze, per così dire, “normali”, fanciulle cresciute in una famiglia rispettata e tutto il resto, ok? Con ogni probabilità sono stato più sfortunato di altri e/o, più in generale, sono una persona difficile dotata di un carattere piuttosto aspro o qualcosa del genere; fattosta che, quasi sempre, dopo i primi giorni, le prime settimane, il primo mese, ho dovuto fare i conti con paranoie ingestibili, con gente che pretendeva che modificassi il mio stile di vita per adattarmi al loro e con una montagna di cazzate isteriche. Ora, sono perfettamente cosciente del fatto che è necessario sviluppare una certa capacità di adattamento e accettazione del prossimo nel momento in cui si decide di instaurare un rapporto con qualcuno, tuttavia non ho mai avuto alcun problema ad accettare il fatto che la femmina che sta con me sia perfettamente in grado di gestirsi da sola e uscire con le sue amiche tutte le dannatissime volte che desidera farlo; d’altra parte io, se faccio un’innocua capatina all’osteria con i miei conoscenti e magari capita che torno a casa con la camicia macchiata del mio stesso vomito, un alito che è tutto un programma e un fastidiosissimo mal di testa, devo anche subire una solenne sventrata di coglioni da parte di una ebete rintronata che continua a intonare il karma del ragazzino che non vuole crescere. Fanculo! Mica mi sono mai lamentato, io, perché lei perdeva sangue da in mezzo le gambe e di scopare non se ne parlava nemmeno. Mai detto niente manco quando mi trascinava al centro commerciale a perdere ore guardando scarpe assurde con prezzi ancora più surreali. Mai fiatato. In fin dei conti lo facevo perché speravo che, alla fine, la femmina con cui mi accompagnavo in quel momento storico mi avrebbe permesso di svuotarmi senza menarmela più di quanto fosse necessario. Ma, guarda un po’, nella maggior parte dei casi, mi sbagliavo di grosso.

Ho capito troppo tardi che si trattava di un problema senza soluzione, qualcosa di legato al fatto che Dio, dall’alto della sua onniscienza, si era lasciato sfuggire un particolare. In poche parole il Padreterno ha combinato una cazzata mica da poco: ha creato l’uomo facendo in modo che fosse costantemente impegnato a elaborare strategie per riuscire a infilare l’uccello in qualsiasi pertugio umidiccio… mentre la femmina, da parte sua, è cosciente di avere qualcosa tra le gambe a cui quasi tutti i maschietti puntano e, invece che esserci riconoscente per averle donato una delle nostre costole gratis, ha cominciato a porre una serie di paletti del tutto fini a se stessi prima di concedere l’utilizzo promiscuo della sua crepa umida.

Grazie, Dio, no davvero: grazie, eh?

Però l’uomo è stato dotato di capacità di adattamento così, da lì al meretricio, il passo è stato invero brevissimo.

E vediamo come sono andate le cose di preciso.

Un proverbio della mia zona recita così: “Quando l’acqua sfiora i glutei, tutti diventano improvvisamente e inaspettatamente Massimiliano Rosolino.”, ok?

Ebbene, qualche cazzigliaio di anni fa, c’era un gruppetto di primati che deambulavano per una giovane Terra con la loro clava sulle spalle. Dopo aver speso un’intera giornata spezzandosi la schiena a cacciare mammuth o pterodattili o quello che cazzo si mangiavano quegli stronzi a quel tempo, cominciarono a scambiarsi pacche sulle spalle.

– “Indovina un po’?”, grugnì uno di loro, “Stasera io e quel gran pezzo di scimmiona che divide la caverna con me ci facciamo una super sgroppata! La prendo per coda e le pianto il mio banano dritto nel suo canyon dell’amore e, se mi va, magari anche la clava nel culo! Proprio così! La clava nel culo, hahahaha! Hey, amico, passami quella coda essiccata di trilobita che mi tolgo un po’ di merda dalle orecchie.”

Erano contenti, i nostri antenati preistorici, magari stanchi e affaticati, ma privi di pensieri: quella sera avrebbero scopato e poi si sarebbero addormentati su una pelle di allosauro o di qualche altro bastardo preistorico. La vita era dura, d’accordo: non c’erano birra, pop-corn, salsicciotti, Sky e nemmeno “Novantesimo Minuto” ma, tutto-sommato, era ok.

Senonché, una volta giunti a casa, ebbero una spiacevole sorpresa e dovettero affrontare la dura realtà: le scimmione fecero infatti loro sapere che erano rimaste in piedi tutto il santo giorno a sbattere zanne di mammuth su alcune bacche per ricavarne una sbobba immonda, a causa di questa attività assolutamente inutile, era loro venuto mal di testa; in più anche i mocciosi babbuini avevano frignato senza sosta e cagato dappertutto così loro, solo a ripensarci, avevano ancora più mal di testa di dieci secondi prima e quindi vaffanculo fatevi una sega e non rompeteci la cazza e vaffanculo un’altra volta.

I poveri primati si erano perciò mestamente accucciati a terra, disponendosi a cerchio, proprio come nella scena iniziale di “2001 Odissea Nello Spazio” quindi, in preda alla frustrazione, avevano cominciato a spaccare crani scarnificati di triceratopo con tibie di velociraptor finché qualcuno di un altro branco si era avvicinato e aveva fatto loro sapere che, in una grotta lì vicino, c’era una macaca la quale, in cambio di un paio di filetti di diplodoco e tre ananas, avrebbe allargato le zampe senza troppe paranoie e avrebbe addirittura arruffato la peluria delle loro affatticate schiene con i suoi muliebri piedini dotati di agilissime dita prensili.

– “Vuoi dire che io do a questa femmina un paio di stronzate che non mi servono e quella mi fa scopare senza rompermi i coglioni quando decido che ne ho abbastanza e mi va di spulciarmi il collo con gli altri ragazzi?”, grugnì uno dei primati, incredulo.

– “Proprio così; pensavo che lo sapeste già.”, rispose cameratescamente il nuovo arrivato.

– “Mi prendi per il culo? Esiste davvero una cosa del genere?”

– “Certamente, a nemmeno cinque minuti di liana da qua.”

– “E noi che ci siamo rotti i coglioni con le nostre oranghe per tutto questo tempo…”, esclamò un ramapiteco in fondo.

– “Non farmici nemmeno pensare…”, gli fece eco un altro scimpanzè.

Pacche sulle spalle, scambi di occhiate complici, veloce inventario di ananas e filetto di diplodoco e poi di corsa sulle liane per far visita a questa intraprendente gorilla.

Ed è così che nacque la puttaneria… volevo dire la prostituzione, la mercificazione del corpo della donna e tutte quelle stronzate con cui le femministe si riempiono la bocca invece di usarla per cose davvero utili. E tutto perché sono perfettamente coscienti che il meretricio altro non è che una forma di logorio lento ma inesorabile del potere intrinseco della vulva… a vantaggio nostro, s’intende.

Per quanto mi riguarda, sono fermamente convinto che la pratica della scopata mercenaria sia solo un modo come un altro per evitare che la società civile così come la conosciamo vada a putt… volevo dire “a rotoli” una volta per tutte. Ci sono certamente un sacco di individui che preferiscono venire a patti con le femmine: portarle fuori a cena il finesettimana, scartavetrarsi i coglioni il sabato pomeriggio all’ipermercato, fare sforzi sovrumani per non addormentarsi al multisala mentre si assiste alla proiezione di un film con Hugh Grant e Julia Roberts e, più in generale, affidarsi alla propria buona sorte sperando di capitare tra le gambe alla squinternata di turno… ma, il più delle volte, gli va tutto storto e va a finire che si rifugiano nell’onanismo… già perché, anche se in pochi sono disposti ad ammetterlo, scopare è comunque l’equivalente di un biglietto fortunato del gratta & vinci: tu spendi soldi per comprarlo, speri di mettere in tasca un po’ di grana ma, nel 95% dei casi, sono soldi buttati e frustrazione.

Quindi, per come la vedo io, è meglio farsi perforare lo scroto dalle unghie meticolosamente decorate di una professionista dell’Est.

Si paga e si ottiene un servizio.

E quel servizio è una certezza.

E, di questi tempi, con la crisi economica, il governo che sta per cadere, il terzo polo e tuto il resto, le certezze non crescono sugli alberi.

Magari è meglio ricordare di portarsi dietro un paio di guanti foderati con piumino d’oca… ma soprattutto: io non sono misogino, sono solo obiettivo.

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10 responses to this post.

  1. Posted by Ares79 on dicembre 13, 2010 at 01:23

    E’ un piacere rileggerti!

    Rispondi

  2. Ne sentivamo la mancanza davvero! Spia? Forwardaggio facebookkakiano! 🙂

    Rispondi

  3. Sto piangendo dal ridere, un ritorno con il botto!

    C’è un non so che di poetico in una troiona dell’est imbranata…

    Per curiosità, ha voluto il vil danaro lo stesso nonostante la rasoiata?

    Cordialità

    Attila

    Rispondi

  4. Troppo buoni :-).

    Rispondi

  5. Intendo dire che, se qualcuno volesse condannare il sesso a pagamento perché è un modo come un altro per degradare la condizione femminile e fare di un essere umano nient’altro che merce, be’, credo che sia il caso di mandarlo/a a defecare sull’onda del mare e anche alla svelta.

    Mai debutto fu piu’ pirotecnico di questo.

    Bentornato cazzone! Non ne potevo piu’! Cominciavo a innervosirmi seriamente.

    🙂

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  6. “Quella che paghi meno è quella che paghi subito”
    [cit.]

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  7. Posted by lamb-O on gennaio 4, 2011 at 03:33

    Eccomi pur’io, imbucato alla grande.

    Rispondi

  8. Posted by minnanon on gennaio 13, 2011 at 02:51

    un grandissimo piacere rileggerti (non ho mai commentato, ma ti leggevo con gran piacere)
    bentornato sulla scena

    Rispondi

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