La Spiaggia

Purtroppo “The Beach” non è più disponibile in lingua italiana perché sembra proprio che i direttori editoriali nostrani siano più interessati alla pubblicazione del libro di Walter Nudo che racconta l’iter spirituale che l’ha porato alla rinascita in Cristo, nonché a “Viva Tutto” di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini e ai due volumi di Nichi Vendola (uno dei quali scritto in collaborazione con quel giornalista de “Il Fatto Quotidiano”, quello che si è incazzato con Stefano Disegni per via di una sua striscia non esattamente in sintonia con la linea editoriale del quotidiano) sul paese “diverso” e sulla politica dell’amore o quello che cazzo è.

Così, se qualcuno fosse interessato alla lettura del capolavoro di Alex Garland (perché, a tutti gli effetti, di capolavoro si tratta), sarà costretto a imparare l’inglese e a procurarsi il romanzo presso qualche rivenditore estero.

Per quanto riguarda la vicenda, be’, tra i tanti libri che hanno come tema la figa… cioè, no, ho sbagliato, volevo scrivere “fuga” ma, siccome è primavera inoltrata, ogni tanto mi si ingroppano le dita e viene fuori la parola sbagliata. Dicevo: tra i romanzi che parlano di ricerca del paradiso selvaggio e perduto, a onor del vero, “The Beach” non rientra certamente nella cerchia di quelli che brillano per l’originalità della trama; ci si può imbattere in qualcosa di molto simile ne “Il Signore Delle Mosche”, anche se il tratteggio dei personaggi di Golding è certamente differente per carattere ed età.

Ok, vediamo un po’: in pratica c’è uno sbarbo inglese che va in vacanza in Thailandia, lì conosce una giovane coppia francese (la cui femmina è una figa spaventosa da spaccarsi la testa contro il muro mentre ci si taglia il cazzo su un tagliere di mogano con una mezzaluna arrugginita) in un ostello di infima categoria a Bangkok; la camera vicina alla sua ospita uno scozzese con il cervello bruciato che la notte commette suicidio ma, prima di farlo, lascia al protagonista una mappa per arrivare al paradiso: spiagge incontaminate, barriera corallina, acqua color ametista e tutto quanto. Ovviamente il protagonista e i due compagni di viaggio, consultando la mappa, arrivano a destinazione ma quello che dovrebbe essere il paradiso, in breve tempo, si rivelerà essere un vero e proprio inferno.

Tutto molto fottutamente sfruttato e già sentito, d’accordo ma il bello di “The Beach” è lo stile. Dico sul serio.

Il modo in cui Garland ha raccontato la vicenda, una specie di diario di viaggio, mi fa godere come un opossum. Quindi, anche se la trama è, per certi versi, abbastanza prevedibile e quasi tutti hanno già visto l’omonimo film con Leonardo Di Caprio (abbastanza fedele. A parte qualche libertà tutto-sommato trascurabile da parte dello sceneggiatore, tipo: il protagonista del romanzo è inglese ma, nel film, è misteriosamente diventato americano… probabilmente perché Di Caprio non era ancora sufficientemente maturo da essere in grado di imitare l’accento Brit), il lettore può giore per il modo in cui le vicende fluiscono sulla carta e per i divertenti giochi di parole. Ah, a tal proposito, come accennavo poco fa, esiste anche un’edizione italiana che non viene più ristampata da un sacco di tempo. Non ho idea di quanto buona sia la traduzione ma, se per caso fosse della stessa qualità della traduzione dell’edizione Oscar Mondadori de “Il Signore Delle Mosche”, lasciate perdere e imparate l’inglese.

Ah: Alex Garland aveva solo 26 anni quando “The Beach” è stato pubblicato nel 1996, ragione in più per ficcarsi il criticismo in culo. Bon, mi sono rotto i coglioni e adesso vado a masticare qualche tonnellata di ferro in palestra per diventare ancora più grosso di quanto mi trovo a essere.

Con ogni probabilità, a meno che non succeda qualcosa nel frattempo, non aggiornerò il blog fino alla seconda metà del mese di Giugno… pffft… vado al concerto dei Saxon. Nel caso valga la pena di farlo, potrei scrivere qualcosa a riguardo ma bisogna tenere in conto che sono particolarmente pigro, soprattutto negli ultimi mesi. Quindi qualsiasi scusa è buona per evitare di aggiornare il diario informatico. Voglio dire: scrivo qualche vaccata svogliatamente di tanto in tanto, giusto quando mi scende il culo di farlo ma, nonostante ciò, Crotaloalbino riceve una media di 600 visite quotidiane. A me va bene così, hey.

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5 responses to this post.

  1. Posted by leftheleft on maggio 13, 2011 at 21:27

    ma ci sono le figure?

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  2. Posted by leftheleft on maggio 14, 2011 at 06:46

    I can’t remember if I cried
    When I read about his widowed bride,
    But something touched me deep inside
    The day the music died.

    So bye-bye, miss american anal cream-pie.

    Rispondi

  3. Posted by Galeazzo Catenacci on maggio 14, 2011 at 19:54

    l’ho letto più di dieci anni fa e ne conservo un buon ricordo. E’ vero che non c’è un cazzo che non sia stato già raccontato, ma tutto fila come un treno. E se il film risulta banalotto, con dei personaggi piatti come il cleavage di Milla Jovovich, il libro riprende il signore delle mosche rendendo la corruzione umana molto più interessante, perché qui il target è tardo adolescenziale, e di conseguenza si drogano, scopano e (mandando tutto all’aria) “comunistano”
    ergo: da leggere

    Rispondi

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