Don Caspio (come il mare) contro Ulrike–Season one, episode two.

Don Caspio (come il mare) si piegò in avanti, afferrò l’orlo inferiore della tonaca lorda di erba con un gesto che ricordava le eleganti movenze di una prima ballerina (senza tutù, però) e, pazientemente, la arrotolò fino alla vita a rivelare un pregevolissimo paio di jeans di una marca che non citerò ma che costano almeno un paio di cento euri (potenza dell’otto-per-mille).

– “Stupida vacca!”, sibilò mentre, con lo sguardo, seguiva Ulrike che continuava ad allontanarsi da lui, “Non l’avrai vinta così facilmente.”

Il religioso infilò la mano all’interno della manica della tonaca e ne estrasse un cartone di vino bianco da quattro soldi che aveva acquistato un giorno prima con l’intenzione di usarlo per insaporire un pezzo di filetto di tacchino lessato. Con i denti sradicò un lembo di tetrapak, studiò l’apertura che aveva prodotto, la giudicò non sufficiente e, con le dita, la allargò. Quindi portò il contenitore alla bocca e ne bevve, in un paio di poderose sorsate, metà del contenuto.

– “Fa davvero cagare!”, sussurrò osservando il cartone con un grappolo d’uva stampigliato sopra. Quindi lo gettò a terra e lo calpestò furiosamente canticchiando il motivo di “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd. Quando fu soddisfatto, girò sui tacchi e s’incamminò con passo deciso in direzione della canonica.

Una volta all’interno, chiuse rumorosamente la porta alle sue spalle, si avvicinò alla credenza in stile Luigi XVI che decorava una parete della sala da pranzo adibita a stalla, spalancò le ante della stessa e ne estrasse, nell’ordine: un paio di stivali di gomma colore verde militare, una camicia di flanella con una scritta sul retro (“Kurt vive e voi non lo sapete, stronzi!”), una chitarra elettrica Made in China di marca Chibson (per evitare casini di copyright e stronzate varie) verniciata di viola shocking con un ponte licensed Floyd Rose costruito anch’esso nella Repubblica Popolare Cinese con l’impiego di materiali dozzinali da operai che lavoravano tredici ore al giorno e non avevano la minima idea di cosa fosse un sindacato, un mini-amplificatore da cinque watt a transistor con scritto sopra “Marsciall” (per evitare casini di copyright e stronzate varie) che funzionava a pile da nove volt – anch’esso frutto dell’ingegneria cinese -, un cavo jack, una parrucca biondo platino e una cintura di borchie piramidali dorate.

Indossò tutto quanto (chitarra a tracolla e mini-amplificatore sulla cintura compresi) sopra la tonaca sporca di erba e i jeans di marca assieme a un paio di occhiali da sole a specchio; quindi uscì trionfante all’aperto alla ricerca di Ulrike.

La adocchiò infondo alla valle che pascolava come se nulla fosse accaduto.

– “Sono lo shredder della Trinità, cazzo! Nessuna femmina ha mai saputo resistere al mio talento musicale. Cadevano tutte ai miei piedi quando rockavo & rollavo come un bullo!”, sentenziò Don Caspio (come il mare), “Figuriamoci se una stupida vacca pezzata può ignorare il mio talento!”, girò l’interruttore e accese il mini-amplificatore da cinque watt, “Ok, Ulrike… la mia versione metal di *Feelings* di Albert Morris ti ricondurrà a me allo stesso modo in cui il pifferaio magico chiamava a sé le pantegane! In scioltezza!”

Don Caspio (come il mare) lasciò correre le sue agili dita sulla tastiera della solid body di scarsa qualità ed eseguì, in successione rapidissima, quattro scale misolidie, due locrie, il tutto seguito da un furioso tapping. Quindi, senza smettere di suonare, si mise a correre in direzione di Ulrike gorgheggiando a pieni polmoni: “FEELINGS! NOTHING MORE THAN FEELINGS! TRYING TO FORGET MY FEELINGS OF LOOOOVEEEEE! YEAH! EXIT LIGHT! ENTER NIGHT! TAKE MY HAND! WE’RE OFF TO NEVER-NEVER LAAAAAAND… ANZI NO, HO SBAGLIATO… BE’, IMPORTA SEGA… FEELINGS, CAZZO, FEEEEEEEELINGS!!!

La giovenca, ancora una volta, si voltò pigramente in direzione del prete in corsa con la chitarra elettrica a tracolla e tutto quanto ma, quando Don Caspio (come il mare) fu a non più di cinque metri di distanza, quasi a schernirlo, con un leggero trotto, si allontanò nuovamente da lui.

Don Caspio (come il mare), si inginocchiò sull’erba in preda al fiatone mentre cercava disperatamente di non interrompere l’assolo che, ormai, aveva preso un’ineluttabile trend Jack White.

– “Fanculo… vacche d’oggi!”, disse con un filo di voce, quindi gettò a terra la chitarra in preda alla frustrazione.

(Fine della seconda puntata)

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