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Don Caspio (come il mare) contro Ulrike–Season one, episode one.

C’era una volta un prete di nome Caspio (come il mare) che abitava in montagna e aveva una mucca. Siccome nella sua parrocchia non c’erano tanti fedeli, anzi ce n’erano solo due e metà di essi erano pensionati di ottantasette anni e mezzo, lui spendeva quasi tutto il suo tempo ad accudire la mucca. La domenica, infatti, alla funzione non veniva quasi mai un cazzo di nessuno perché la vecchia pensionata faceva fatica a camminare e suo nipote (l’altro fedele) preferiva dedicarsi alla cura dell’osteria che gestiva solo per se stesso (in pratica si versava il vino e lo beveva. Tutto da solo, senza l’aiuto di nessuno) piuttosto che caricarsela in spalla e portarla alla chiesa.

Così Don Caspio (come il mare) accudiva la mucca che, di nome, si chiamava Ulrike. La portava a guinzaglio sul prato dietro la canonica e la osservava mentre pascolava. Di quando in quando le rivolgeva la parola tanto non c’era nessuno attorno ad ascoltare che potesse prenderlo per un coglione che parlava ai bovini.

– “Sai che una volta avevo una morosa che si chiamava come te? Era austriaca e le piaceva andare sulla slitta però parlava italiano solo con un leggero accento che me lo faceva andare in tiro.”, le raccontava, “Così un giorno, per San Valentino, le chiedo cosa vuole come regalo, che ne so… cioccolatini, un braccialetto, fiori, stronzate del genere che piacciono alle femmine ma quella mi guarda negli occhi e fa una slitta!; allora io allargo le braccia e faccio ma te ne ho regalata una l’anno scorso! e lei sì d’accordo ma, se ricordi bene, l’ho prestata al postino che mi aveva chiesto se poteva farci un giro e io, che sono generosa e non dico mai di no a nessuno (non per niente ti permetto di capitarmi tra le gambe), gli ho detto ok e quello si è schiantato contro un pino, è morto con la testa aperta in tre parti e mi ha scassato la slitta. Insomma è andata a finire che ho dovuto regalarle un’altra slitta, lei era contenta di andare in slitta. Però io a un certo punto mi sono rotto i coglioni di questa storia che voleva sempre lanciarsi a tutta giù per la discesa quando nevicava così ho detto fanculo!, l’ho scaricata, sono diventato prete e mi sono comprato una mucca e quella sei tu, pensa un po’.”

La mucca continuava a brucare guardando Don Caspio (come il mare) mentre quello parlava a vanvera. Masticava l’erba pigramente e lo osservava come se volesse dire “pensa che coglione ‘sto imbecille vestito da pinguino: non può fare la predica perché non se lo caga nessuno così parla con una mucca di nome Ulrike.”, solo che non poteva dire un cazzo perché i bovini non parlano. Insomma, siccome le mucche non possono manifestare a parole il proprio disappunto nei confronti dei preti logorroici che rompono loro la coglia, Ulrike decise che fosse il caso di allontanarsi di qualche metro per continuare a nutrirsi senza sentire la voce cantilenante di Don Caspio (come il mare) che le raccontava di quella volta che l’aveva comprata perché la sua fidanzata preferiva la slitta al suo cazzo per l’ennesima volta.

– “Dove te ne vai, Ulrike?”, disse Don Caspio (come il mare) vedendola sgambettare lontano da lui. Si alzò, allarmato, dal tronco d’albero su cui si era accomodato e la inseguì lungo il leggero pendio. “Fermati, non allontanarti troppo… più in là c’è una strada… ok, è poco trafficata e tutto il resto ma metti che, per caso, passa un TIR perché il camionista ha spaccato il GPS e crede che quella sia una scorciatoia per Bollate di Baranzate… insomma… nessuno vuole ritrovarsi una mucca nel radiatore dello Scania, dico bene? Ulrike, torna qui!”

Ma il bovino ne aveva fin sopra le corna delle storie assolutamente fini a se stesse di Don Caspio (come il mare); voleva solo brucare per i cazzi suoi scacciando le mosche con la coda senza ascoltare di quella volta che blablablablabla e blablablablabla così non prestò alcuna attenzione ai richiami del suo padrone e trotterellò lontano da lui.

Dopo quasi un’ora di inseguimento, Don Caspio (come il mare), si ruppe a sua volta nei coglioni e decise che fosse il caso di giocare d’astuzia. Dopotutto l’homo sapiens era più intelligente di qualsiasi bovino sulla faccia del pianeta, giusto? Così girò sui tacchi e s’incamminò in direzione della macchia che cresceva rigogliosa dall’altra parte della collina. Pensava di cogliere Ulrike di sorpresa, afferrarla per il collare, rimetterle il guinzaglio e riportarla nella stalla che aveva ricavato, senza che il vescovo sapesse nulla, dalla sala da pranzo al piano terra della canonica.

Dopo aver camminato tra gli alberi per una ventina di minuti, scorse la pelliccia maculata di Ulrike che pascolava allegramente dietro l’angolo.

– “Ah-ha!”, esclamò Don Caspio (come il mare) con un filo di voce, quindi si mise in posizione di punta come un setter irlandese e, resosi conto che Ulrike era del tutto ignara della sua presenza, fece un poderoso balzo in avanti, afferrandone il collare con entrambe le mani.

Il bovino, da parte sua, pareva essersi completamente scordato il motivo per cui era fuggito dal prete e non oppose alcuna resistenza continuando a masticare erba e scoccando un’occhiata distratta al religioso. Don Caspio (come il mare) estrasse da una tasca segreta della tonaca il guinzaglio e lo assicurò al gancio sul collare placcato argento tempestato di zirconi che aveva comprato su ebay da uno di Codroipo (PN) per quindici euro e sessantatré centesimi (razza di stronzo, aveva voluto anche quelli!).

– “Sei scappata senza alcuna ragione, birichina! Hai fatto proprio come quella volta che il figlio della nipote del cugino del vicino di casa della nonna di mia zia aveva spremuto un lim…”

Ulrike, sentendo nuovamente la voce salmodiante di Don Caspio (come il mare), esclamò stizzita “MUUUUUUUUUUUUUU!” e, con un poderoso colpo di reni, diede uno strattone all’indietro cercando di liberarsi del guinzaglio ma il prete non lasciò la presa e, quando l’animale si mise a correre scendendo a tutta velocità lungo il dolce crinale della collina, puntò i piedi sul terreno ma, dopo appena qualche metro, si ritrovò sull’erba prono, trascinato e rimbalzante su ogni asperità del terreno.

– “Fermati! Razza di stupida vacca imbecille! Fermati, ho detto! Ti ho pagata un fracco di soldi! Ti ho concesso anche l’uso promiscuo della sala da pranzo della canonica! Inutile giovenca ingrata! Stronza! Bastarda! Non mi ascolti, eh? Ricordati della parabola del figliol prodigo! Io non sono un coglione come il padre di quel delinquente! Nossignore! E non porgo nemmeno l’altra guancia! Quando tornerai da me, ti faccio conoscere il mio amico Alvaro che fa il macellaio giù in paese! Hai capito? Fermati, brutta cicciona di merda! Altrimenti ti ritrovi braciola in men che non si dica!”, il tutto rimbalzando sull’erba con la tonaca che svolazzava alle sue spalle. Infine lasciò andare la presa e si rialzò faticosamente da terra osservando Ulrike che sgambettava qualche centinaio di metri più avanti non intenzionata a fermarsi.

(Fine della prima puntata)

Ok, brutti stronzi!

Mi ci vuole un po’ di tempo, d’accordo? Sto cercando di terminare il finale giusto di “Ship Of Fools” e, in tutta franchezza, mi ci sto divertendo un sacco. Non voglio farmi prendere dalla fretta e mandare tutto in merda. Qua c’è in ballo un sacco di materiale che “Mistero” e “Voyager” mi fanno una rubicondissima grassa sega, ok? Non anticipo un cazzo anche se, a dirla tutta, l’ho già fatto nei mesi scorsi quando ritenevo improbabile che avrei terminato l’epopea dei due studentessi.

Nel frattempo, se proprio non avete un cazzo da fare, potete fare click qui e dire che vi ho mandati io.

Tutta la mano dentro e squirta

Il titolo del post viene direttamente da una chiave di ricerca. Per coloro che non sapessero cos’è una chiave di ricerca, dicesi “chiave di ricerca” una serie di parole appositamente inserite nell’apposito spazio di google.com prima di premere invio e sperare che tutto vada per il verso giusto. In poche parole qualcuno era alla ricerca di un link che trattasse l’argomento “tutta la mano dentro e squirta” ma è capitato su crotaloalbino. Magari era proprio quello che intendeva fare, cazzo ne so io?

Bene, ora che ho spiegato l’origine del titolo, posso anche dire che non ho la più pallida idea dell’argomento di cui scriverò in questo articolo. Sono troppo preso da una marea di cazzate per poter effettivamente sedermi e stendere qualche riga che abbia un senso. Il che va bene dato che, da questo momento in poi, lascerò che le cose accadano per conto loro.

Devo mettermi l’apparecchio dentale perché ho l’arcata inferiore che mi dà fastidio. Spenderò tremilacento euro quindi ogni piano che mi ero fatto di infilare il cazzo all’interno di qualche strafica dell’est che lavora in uno o più postriboli della Carinzia va letteralmente a farsi fottere a favore dell’onanismo su xhamster.com. Xhamster è il mio sito di video porno preferito. L’archivio è pressoché infinito e i video sono di qualità medio-alta nonché meticolosissimamente categorizzati. In pratica è il paradiso della sega.

Su facebook, un amico di cui nutro grandissima stima, mi ha mandato un link a un video porno (non su xhamster) dove si vedono venti donne nude che si masturbano a tutta forza e squirtano in faccia a un ometto che subisce passivamente. Il mio amico ha scritto che lui col cazzo sarebbe rimasto impassibile e che, certamente, si sarebbe goduto un paio di spruzzate in faccia ma poi il cazzo avrebbe preso il sopravvento e si sarebbe gettato su tutto quel bendiddio come un leone su una gazzella, chiusevirgolette. Ne sono seguiti una serie di commenti che erano tutto un programma. Pensavo di condividerli semplicemente facendo ctrl-c/ctrl-v ma ho fatto una cazzata cancellando i messaggi. E fanculo al mondo.

Ho visto The Social Network in inglese perché mi pare che non sia ancora uscito in italiano ma magari mi sbaglio, che ne so? Mark Zuckemberg vi è dipinto come una specie di Satana che lo mette in culo a tutti i suoi migliori amici sfruttandoli solo perché una femmina all’università non gli ha concesso l’uso promiscuo della vulva. Il film non mi ha annoiato quindi penso che sia ok.

Ho visto “Hereafter” al cinema tipo due settimane fa. Clint Eastwood è bravo a fare il regista tanto quanto a mostrare la sua faccia che sembra un mocassino. Alla fine il film diventa una roba da femmine, un sacco di buoni sentimenti, il bambino che vuole bene a suo fratello intelligente che è morto perché è andato a comprare il metadone per sua madre che è una tossica totale controllata dai servizi sociali. L’unica roba che non mi è andata è stata la scelta del protagonista. Jason Bourne è fatto per spaccare i culi a mani nude, non per parlare con i morti cani e far piangere la gente. Anzi, non è che ci parla, con i morti, lui ha tipo delle visioni e robe così. La scena più bella è lo tsunami all’inizio. Gran Torino mi è piaciuto di più.

Ho aggiunto altre sei sette fighe random su facebook, nessuna di loro è italiana ma, quando si tratta di figa, non mi faccio problemi di alcun genere. La figa è sempre la figa. Ah, anche se aggiungo fighe su facebook, non gli rompo i coglioni… anzi la cazza. Le aggiungo e basta per rendere la mia bacheca più gradevole. Ho dovuto comprare una nuova qwerty perché quella che avevo prima aveva la “g” e la “h” che non funzionavano più. Questa ha un layout completamente diverso per alcuni tasti funzione così, ogni volta che devo scrivere una parola che hala “ù” e la “ì”, scazzo alla grande e premo invio. Ciò mi fa porcare iddio moltissimo e in modo piuttosto ricercato.

Mina, la cantante, mi fa cagare. Non ho mai capito perché è così talentuosa e tutto il resto secondo la gente che se ne intende di musica. Ha una voce fastidiosissima e sgraziata. Se voglio ascoltare una cantante brava, ascolto Valerie Carter perché non la conosce nessuno e perché voglio spararmi le pose. In più Valerie Carter è una MILF assoluta e fa la corista per James Taylor. James Taylor è un pezzo che non fa uscire un disco, l’ultimo suo disco che ho comprato prima di non comprare più un cazzo e mettermi a scaricare l’impossibile per contribuire alla fine di ogni casa discografica, è stato “October Road” (perché i due dischi di Natale e i due di cover non li prendo nemmeno in considerazione). “October Road” è uscito nel 2002 e ha dato il titolo anche a un serial TV che è stato cancellato dopo nemmeno due stagioni perché in USA non se lo cagava nessuno nonostante la critica fosse un sacco favorevole. Non ho visto nemmeno una puntata di October Road, così sono andato su imdb.com a leggere la sinossi e ho deciso che ho fatto la cosa giusta. Il primo disco di James Taylor che ho ascoltato è stato “Live”, l’ho comprato perché ci suonavano Michael Landau e Carlos Vega. Carlos Vega si è suicidato, era bravo a suonare la batteria, gran tiro e tutto il resto. Poi è morto anche Don Grolnick che ci suonava il piano. Don Grolnick aveva le mani gigantesche. Ho sempre invidiato quelli che hanno le mani gigantesche perché hanno la vita più facile quando si tratta di suonare il piano, brutti figli di troia che non sono altro. Volevo dire un’altra cosa di James Taylor ma non mi viene in mente… ah sì, la versione di “Country Road” su “Live” è la migliore in assoluto, il break centrale per sola voce e batteria è un capolavoro totale globale, gli applausi alla fine non sono finti come nel disco dal vivo di coso lì, quello che canta doyoufeellikewedo che ha venduto un cazziliardo di copie negli anni settanta, come cazzo si chiama? Peter Frampton, il disco è “Frampton Comes Alive” (giuro che non ho guardato su wikipedia).

La TV digitale terrestre mi piace un sacco. Real Time è una figata totale e non scherzo mica un cazzo. Ieri sera ho guardato il programma del chirurgo plastico che si scopava quell’attrice bionda che non si vede più in giro da un sacco di tempo. È molto gore, fanno vedere un sacco di sangue e una volta hanno inquadrato una tetta siliconata da un lato proprio nel momento in cui il chirurgo ci infilava dentro la protesi che è tipo una specie di sacchetto di nylon con dentro una roba gommosa che sembra acqua ma che invece è silicone. Adesso non so quanto possa costare mezzo chilo di silicone ma mi pare di aver capito che una tetta finta (senza operazione) da sola costa tipo un paio di mille euri o una cosa del genere.

Ciao. Non rileggo nemmeno quindi è possibile che ci siano un sacco di non sequitur e typos. Cazzomenefregammè?

Erano altri tempi

Post velocissimo senza immagini né niente.

Ho scaricato, attraverso un popolarissimo software per il file-sharing, la prima puntata de “Te La Do Io L’America” di Beppe Grillo.

Per coloro che non sanno di cosa sto parlando perché sono troppo giovani e/o, all’epoca, risiedevano all’estero, si tratta di uno show satirico scritto (anche) da Antonio Ricci, articolato in sei puntate e trasmesso su Rai 1 (all’epoca si chiamava “Rete 1”) nel 1981.

Ebbene: cosa potrebbe succedere se mandassero in onda le repliche oggi?

In pratica, nei primi venticinque minuti ho ascoltato/contato nove barzellette sui negri e altri ceppi razziali. La migliore? “Il negro è il migliore amico dell’uomo.”

Insomma, passano ventinove anni e cambia tutto. Pazzesco.

Comunque, nel caso non fosse chiaro, il politically correct è lammerdadelmondo.

Ed ecco a voi il 2010

Buon 2010 a tutti/e.

Quest’anno ci sono i mondiali di calcio e la cosa mi entusiasma a tal punto che non mi scende manco il culo di chiedere a Chtulhu qual è la sua opinione in merito.


Ah, ok.

Comunque, giusto perché sono un curiosone e proprio non sono in grado di farmi gli strabicazzi miei continuando a ficcare il naso dappertutto, una domanda: a parte quelli/e che già conosco, ogni tanto noto commenti di persone la cui identità mi è del tutto ignota. Ebbene, non è che voglio sapere chi strabicazzo siete, però potreste almeno dirmi come megamerda siete finiti da queste parti.

Grazie in anticipo per la collaborazione e, di nuovo, tanti auguri per un 2010 pieno di grassissime tacconate, fighe depilate e tette a norma ISO 9001.

Ai confini della realtà…

Premessa OT del tutto fine a se stessa: ho mandato un’email a Robb Reiner e a Lips Kudow degli Anvil per far loro sapere che il documentario “The Story Of Anvil” è una figata totale (e che il libro è anche meglio) ma che la loro tour manager italiana era talmente incompetente e stupida che mi ha messo in imbarazzo. Robb Reiner mi ha risposto. Fine della premessa OT.

Argomento del post: la figa unta di alta qualità e lo sfruttamento della stessa in TV

È venuto fuori un casino, ma un casino…

No, per dire, Dio tutto: l’altra sera accendo la tele e, su La7, c’era Gad Lerner che conduceva una trasmissione che aveva come subject la figa unta e il modo in cui la stessa viene sfruttata in TV.

Il nome di tutte le opinioniste intellettuali ospiti presenti non me lo ricordo, c’era anche Alba Parietti comunque.

Il fil rouge, in ogni caso, era (dio bomba atomica, NON M’INVENTO UN CAZZO!) lo schifo per le modalità attraverso cui le fighe bollenti mostrano tette e culi e svelinano qua e là dappercazzotutto e, più in generale, lo schifo per la figa tout-court.

Io non ho seguito il dibattito dall’inizio alla fine perché, dopo un po’, mi sono rotto all’interno dei coglioni. Tuttavia, a un certo punto, ho rimesso sul canale della Telecom e, proprio in quel preciso istante, stavano facendo vedere una specie di documentario sulle fighe che si intitola “Il Corpo Delle Donne” o qualcosa del genere.

Tutta roba di ottima qualità: culi marmorei di qua, culi marmorei di là, volti sorridenti di giovani silfidi, pushup(s), tette che puntano alla Stella Polare e cosce muscolose.

Poi, di colpo, schermo nero e primo piano della faccia di Gad Lerner.

Ho urlato.

Gad Lerner: “Io, guardando queste immagini, cioè, sono rimasto davvero sconvolto; cioè, dai, ma si può? Non riesco nemmeno a esprimere lo schifo per la neo-schiavitù del corpo femminile. Siamo nel 2009, dove sono andate a finire tutte le battaglie per i diritti delle donne? Dove? Eh? Dove? Scusate un attimo ma io dovrei scappare in cesso a vomitare perché davvero mi sta venendo su la bresaola che ho mangiato prima.”
Femminista autrice del documentario: “È una vergogna! Non posso credere che nessuno sia più interessato all’interiorità muliebre… blablablablablabla… diritti… blablablablabla… rivendicazione sociale… blablablablablabla… schifo… blablablablablabla… Berlusconi… blablablablabla…”
Gad Lerner: “Io non sono sicuro di riuscire a dormire questa notte; sono sconvolto!”
Alba Parietti: “Volevo anche io dire la mia, se permettete. Dunque: premesso che la droga rovina i giovani che non hanno più rispetto per niente e che il telefonino è utile perché sei sempre rintracciabile; lo sfruttamento del corpo femminile tipicamente maschile è tipico di una certa cultura che noi credevamo superata ma che, in realtà, è ancora profondamente radicata nella società consumistica in cui viviamo!”
Femminista autrice del documentario: “Con che coraggio, dico CON CHE CORAGGIO, possiamo accendere la TV con le nostre figlie che guardano? Cosa insegnamo loro in questo modo?”
Alba Parietti: “È una merda!”
Gad Lerner: “La figa è una merda! Cacca-pipì, cappa-pipì!”
Femminista autrice del documentario: “La fregna è pupù, pipì, pupù!”

E sono andati avanti così fino tipo alle 23.30; non si rompevano mai i coglioni di parlare della merdità intrinseca della figa in TV e di come essa sia la più grande tragedia, la più incommensurabile catastrofe che affligge/abbia colpito l’Occidente; la figa distruggerà il mondo prima del 2012.

Poi, ieri sera, dopo essere tornato da una cena a base di melanzane alla parmigiana cotte divininamente, ho riacceso la TV e ho visto la faccia di Santoro che parlava di Berlusconi. Ho pensato: “Oh, che novità!”

È venuto fuori che Veronica Lario vuole divorziare da Berlusconi perché è andato alla festa di compleanno di una figa Napoletana che è davvero (vogliate scusare la ridondanza) figa e che, fino a prima della festa di compleanno, era minorenne, no? Da quello che ho sentito dire, la tesi di Santoro e di Travaglio – ampliamente argomentata – è che tutti gli elettori responsabili con un po’ di sale in zucca dovrebbero votare l’Italia Dei Valori perché Berlusconi si è sbombato una figa bollente di 17 anni e le ha anche regalato un collier.

Dio cane, non m’invento un cazzo!

Bon. Dato che, prima di andare in palestra a masticare ferraccio, ho altri venti minuti da spendere a fare il cazzo che mi pare, adesso faccio un giretto su tnaflix perché ho appena scoperto una nuova keyword per la ricerca del porno di buona qualità, si tratta di “bitchcraft”.

Ebbene sì: il lesbismo sadomaso-rough mi fa tirare il cazzo come non mai. Così sia.

Settembre


Questo post mi verrà fuori una merda fumante perché non ho voglia di scrivere né so effettivamente di cosa scrivere. Il fatto è che devo comunque mantenere in vita questo blog perché sono in ferie e, quando inizierò a lavorare, mi sa che se, come minacciano di fare, aumenteranno la capacità del firewall scolastico… il che significa che non sarò più in grado di mantenere aggiornato questo diario informatico con la stessa frequenza dell’anno passato perché l’unico sito che si potrà consultare sarà quello dell’istituto presso cui lavoro.

Ok, parliamo di scuola dato che pare che stia per essere riformata per l’ennesima volta. I cancelli della stessa stanno per essere riaperti agli sbarbi… a cui, tra parentesi, quest’anno farò un culo così. E non scherzo un cazzo. Se c’è qualcuno di voi che sta leggendo: dimenticate ciò che ero l’anno passato, quest’anno ho sete di sangue, il vostro.

Bon. Ho appena letto da qualche parte su internet che, a partire da quest’anno, le scuole di qualsiasi grado dovranno adeguarsi alle nuove direttive che prevedono che i voti siano espressi solo con i numeri. Niente più giudizi.

Poi c’è qualche “novità” anche per quanto riguarda la condotta.

All’inizio sembrava che la ministra Gelmini fosse una tipa hardcore; sbraitava dicendo che chi si beccava un sette in condotta veniva segato senza passare dal via. Poi ha tirato il culo indietro e adesso ha detto che il voto in condotta farà media con gli altri voti ma OCCHIO! Se uno sbarbo si becca un cinque in condotta, viene bocciato.

Fanculo! Un cinque. Cioè: cosa megamerda deve fare un moccioso per beccarsi un cinque in condotta? Venire in classe col cazzo fuori, pisciare dentro il cassetto della cattedra e schizzarmi i pantaloni? Sì, quello potrebbe funzionare. Ah: se uno ha sei, viene promosso e il sei fa media con tutto il resto.

Per quello che mi riguarda, non cambia un cazzo e rimane tutto come è sempre stato. Invece va un sacco meglio a quelli delle medie e alle elementari: non dovranno più scrivere nessun giudizio quindi le operazioni di scrutinio per quei poveri bastardi saranno un sacco più veloci.

A proposito di scrutinii (si scrive con due “i”, come quasi tutte le parole che terminano con “io”: genio, zio, etc.): siccome hanno rimesso gli esami di riparazione, Lunedì e Martedì della settimana prossima sarò a scuola per valutare gli sbarbi che si sono caricati sulle spalle qualche lacuna di troppo. Da scassarsi dal ridere: fino all’anno scorso se la cavavano con corsi di recupero e ciao; in poche parole erano costretti ad andare a scuola per un’altra settimana a seguire lezioni e per il resto dell’estate non facevano un cazzo di niente. Da quest’anno invece non si passa più e si viene segati anche con una sola insufficienza. “Gran figata!”, penso io, “Finalmente i mocciosi si rimettono in riga come abbiamo fatto noi ai nostri tempi.”

I migliori anni scolastici della mia vita sono stati il 1986/87 e il 1989/90. Nel corso del 1986/87 ero in classe con otto bestie, le ragazze non avevano nemmeno il coraggio di avvicinarsi a noi perché facevano gare di rutti e dicevamo un sacco di parolacce. Una delle bestie più bestia era un signore di Caorle di diciannove anni (io ne avevo quindici). A lui, di venire a scuola, non fregava un cazzo e due barattoli perché era già diplomato in pianoforte e composizione; però i suoi, incuranti della sua vocazione, continuavano a iscriverlo a qualche istituto superiore (era già passato per liceo scientifico e ITIS) ma lui non faceva un cazzo e, alla fine, lo segavano. Quell’anno avevo tre libretti scolastici per le giustificazioni: uno era quello ufficiale da dare ai genitori, l’altro l’avevo inculato perché avevo trovato il deposito dei libretti in uno scatolone ammuffito nella soffitta dell’istituto che frequentavo, il terzo era quello dell’anno precedente che utilizzavo per sostituire le pagine già utilizzate del libretto inculato (non avevo il coraggio di tornare in soffitta per fregarne un altro perché avevo paura dell’uomo nero e del fantasma del prete di cui la scuola portava il nome). A Giugno mi hanno dato tre materie (chimica, filosofia e italiano). A Settembre sono stato promosso con tre sei ma mi ero fatto un culo come la Cappella Sistina per tutta l’estate perché, a quel tempo, non ti regalavano un cazzo. Ah: in Italiano, fino a metà secondo quadrimestre, avevo sette sia in scritto che in orale… solo che un giorno, per sbaglio, ho detto “puttana” alla professoressa e quella mi ha sentito.

Nel 1989/90 avrei dovuto diplomarmi ma mi hanno fatto una bastardata mica da poco, quei figli di troia: mi hanno ammesso agli esami, mi hanno interrogato quasi a metà Luglio e poi mi hanno segato. Stronzi. Sì, dai: hanno fatto bene, in effetti. Non avevo fatto un cazzo per tutto l’anno, avevo cominciato a suonare in un gruppo abbastanza serio e non me ne fregava una merda di tutto il resto. Sono andato alla maturità (quello che adesso si chiama “esame di Stato” perché dire che uno sbarbo è maturo a diciotto anni fa scassare dal ridere e se ne sono resi conto anche al Ministero), ho fatto un tema di attualità che faceva cagare salamandre (sul progresso, mi pare di aver scritto che il progresso era ok ma non troppo), un compito di latino anche peggio. All’orale ho saputo Italiano e ho fatto scena muta in filosofia. E mi hanno segato.

Bon, mi sono rotto nei coglioni (all’interno di essi). Ciao.