Archive for the ‘Merda su un piatto d’argento’ Category

Test: sei G@mb€r€tt@?

Rispondi onestamente alle seguenti domande e scoprilo da solo/a.

1. È un tiepido pomeriggio primaverile, il sole splende radioso, gli uccellini cinguettano e l’aria sa di fiori appena sbocciati. Il tuo vicino è seduto all’ombra di un albero nel giardino di casa sua e legge un libro di Terry Pratchett, cosa fai?

A. Leggere? A me la primavera fa tirare il cazzo, hey! E, adesso che ci penso, la mia ragazza sta facendo la doccia… hmmm… quasi quasi la raggiungo per fare un po’ di su e giù sotto il getto dell’acqua.
B. Pratchett è divertente, ne ho sentito parlare, gli chiedo di prestarmi il libro appena lo finisce.
C. Scuoto la testa schifata: leggevo “Mondo Disco” quando avevo dieci anni, anzi nove. Allora mi faceva ridere, poi sono cresciuta, ho letto centocinquanta manuali di scrittura creativa e un cazzigliaio di romanzi così, maturando come essere umano e come scrittrice, ho scoperto che Pratchett è una merda. Nella fattispecie: umorismo stantio, situazioni stereotipate e tutto il resto. Roba da mocciosi. Ergo il mio vicino è un coglione e non capisce un cazzo di una merda di niente di letteratura; mi verrebbe voglia di scavalcare il muretto per spiegargli per filo e per segno cosa leggere e per quali ragioni ma a che servirebbe? Quello è solo un rozzo imbecille e potrebbe darmi una scarpata in figa.

2. Hai 20 euro in tasca, come li impieghi?

A. Un paio di Kilkenny Cream, un club sandwich e una cosa nera al pub assieme agli amici. Poi, se ho ancora sete, cerco di farmi offrire qualcosa da loro promettendo di ricambiare la prossima volta.
B. Devo fare benza alla macchina.
C. Vado al Carrefour, faccio “ambarabà-ciccì-coccò” e compro un libro qualsiasi scegliendo tra Menozzi, Troisi e Falconi. Torno a casa e comincio a leggere. Dopo nemmeno mezza facciata, mi rendo conto che quello che ho tra le mani è solo un mucchio di merda e che, ancora una volta, ho buttato i soldi nel cesso. “È inammissibile!”, esclamo indignata. Quindi mi esalto perché so scrivere un sacco meglio di quelli, io! – Anche se nessun bastardo editore si sogna di pubblicarmi manco mezza sillaba perché scrivo di fatine guerriere e vaccate simili e, per di più, al presente indicativo… il che fa cagare squali incazzati la maggior parte del pubblico – Subito dopo mi deprimo e mangio un chilo e mezzo di Toblerone. Poi mi siedo al computer e perdo una settimana a sbrodolare una recensione per dare merda, nell’ordine, all’autore del libro, all’editore, all’Italia-paese-di-merda-dove-pubblicano-solo-chi-ha-conoscenze, e all’universo intero. Il tutto riportando passaggi decontestualizzati e corredandoli con un paio di litri di bava ciascuno. A lavoro terminato, riprendo a devastare la mia scorta di Toblerone attendendo i commenti entusiastici dei miei fans che mi ripetono, ancora una volta, che sono la più grande strafica della Via Lattea.

3. Qualcuno, nei commenti del tuo blog, si trova in disaccordo con le opinioni da te espresse perché, at the end of the day, di questo si tratta: nient’altro che di opinioni e giudizi personali. Come reagisci?

A. Ognuno ha diritto di pensarla come crede. Il mondo è bello perché è vario.
B. Mi piacciono le critiche costruttive, mi aiutano a crescere. Il civile scambio di opinioni è ciò che rende il mio blog interessante.
C. Non sei d’accordo con me? Ho capito bene? NON SEI D’ACCORDO CON ME??? IMPOSSIBILE! NON CAPISCI UN CAZZO PERCHÉ SEI SOLO UN GIGANTESCO PEZZO D’IDIOTA! NON HO RISPETTO PER TE! TU NON HAI LETTO TUTTI I TRATTATI DI SCRITTURA CREATIVA E DI STILE COME HO FATTO IO! OK? OCCHEI? IO LA SO UN SACCO LUNGA, ANZI: LUNGHISSIMA! OK? BRUTTO MUSO DI MERDA! STRONZO! AH, HO TRACCIATO IL TUO IP E TI HO BANNATO! TROLL DEI MIEI COGLIONI! ASPETTA CHE IL DUCA LEGGA QUELLO CHE HAI SCRITTO NELLO SPAZIO COMMENTI, POI VEDI COME TI FA IL CULO A STRISCE SUL SUO BLOG! STRONZO! COME OSI? LE MIE NON SONO OPINIONI! IL MIO È VERBO! È VERITÀ! ASSIOMI! STRONZO! CON ME NON SI DISCUTE, OK? IO HO RAGIONE E TU HAI TORTO, FINE DELLA STORIA. FIGLIO DI TROIA!

4. Dato che Natale si avvicina, un imprenditore locale ha deciso di regalare una decina di copie per ognuno dei romanzi della saga di Harry Potter alla biblioteca della scuola primaria che frequenta tua nipote di nove anni. Come reagisci?

A. È un’ottima iniziativa, i bambini adorano Harry Potter.
B. Una scelta perfetta per educare le nuove generazioni alla lettura.
C. Harry Potter! HA! E poi ci si chiede come mai in Italia la scena letteraria sia talmente pietosa, marcia e ridicola. Per forza! Harry Potter è una merda. Regalano Harry Potter ai mocciosi e poi quelli credono che si faccia così a scrivere. Brutte merde incompetenti! E poi ci si lamenta se tolgono i crocefissi dalle classi. Ma io un giorno riderò perché queste cose ve le avevo dette! Ah, se ve le avevo dette! Sai le risate che mi faccio?

5. Chi ha ucciso la mamma di Bambi?

A. Un bastardo con un arco e le frecce.
B. Non lo so, non ho visto il film.
C. Francesco Dimitri.

6. La tua vicina di casa ti ha chiesto di badare al suo bambino di un anno. Ti ha detto che il pomeriggio fa sempre un sonnellino. Tuttavia il pargoletto, non avvertendo la presenza della mamma, non riesce a prendere sonno e si mette a piangere. Cosa fai?

A. Gli parli dolcemente e sottovoce perché, anche se non capisce quello che dici, reagirà al suono della tua voce.
B. Lo metti sulla culla e lo dondoli dolcemente finché si addormenta.
C. Lanci un’occhiata al mini-stronzo allo stesso modo in cui si guarda una merda di cane spiaccicata sulla suola delle tue Timberland nuove. Gli dici di chiudere il becco perché tu la sai un sacco più lunga di lui dato che hai appena finito di leggere la terza edizione di “Self Editing For Fiction Writers” di Renni Browne e Dave King. Ma quel testicolino glabro in miniatura non smette manco per il cazzo. Allora dici al nano-Kojak che non sta frignando nel modo corretto perché ha uno stile di rompere i coglioni raccontato, non mostrato. Ma, nonostante le tue motivatissime argomentazioni, il nanerottolo friggi-ovaie non ci dà un taglio. A quel punto non ti resta altro da fare che soffocarlo con un cuscino, spargere un barile di benzina in sala da pranzo e dare fuoco alla casa.

7. C’è un mio amicoche vuole chiederti una roba: perché fatine sì ma zombie e vampiri no?

A. Eh?
B. Eh?
C. Perché non se le scopa nessuno, le fatine. È per solidarietà di specie.

8. La tua bocca si muove in modo irrealistico quando parli? In poche parole: è vero che, con la bocca chiusa, sei alta un metro e cinquantaquattro centimetri ma raggiungi la ragguardevole statura di un metro e novanta con la bocca aperta?

A. No.
B. No.
C. Sì.

9. La tua testa è piena di un sacco di stronzate e informazioni assolutamente fini a se stesse di cui non frega una merda di niente a nessuno?

A. No.
B. No.
C. No e comunque, se sfogli “The Craft Of Fiction” di Percy Lubbock, ci trovi scritto che non c’è arte finché la storia non è in grado di raccontarsi da sola: i particolari concreti (barba bianca, rughe, gobba, bastone) dicono al lettore che lo stronzo che si sta descrivendo è un vecchio di merda, non devi scrivere tu che è vecchio. Per esempio, supponiamo che io voglia descrivere la bocca di tua madre dopo che Peter North le ha ficcato dentro i suoi venti e rotti centimetri di carne, ok? Ho appena mostrato che tua madre è puttana, non l’ho detto. L’ho fatto capire per immagini, ok? Tua madre è una puttana. Tu scrivi di merda ma ti pubblicano perché sei amico di un amico di un amico. È sempre così, è una merda. Stronzo! Sfoglia Sugimori Nobumori, più noto con il nome di Chikamatsu Monzaemon che è stato un famoso drammaturgo giapponese, “lo Shakespeare nipponico”! Il saggio del 1738 Naniwa miyage riporta alcune considerazioni di Monzaemon riguardo la narrativa e il teatro. Per esempio si leg(blahblahblahblah).

10. Ti va di cantare una canzone assieme a me?

A. Ok! Uan, tu, tri… Osteria numero sette(…)
B. Re minore… Hey, teacher! Leave them kids alone!
C. VAFFANCULO!

Risultati:

Prevalentemente “A” – Non sei G@mb€r€tt@.
Prevalentemente “B” – Nemmeno tu.
Prevalentemente “C” – Weeeeheeey! Complimenti! Hai la rilevanza sociale di un pupazzo da ventriloquo, l’umore di una cubomedusa e sei simpatica come un pugno sui coglioni, razza di incommesurabile megera socialmente inadeguata che non sei altro. Ti senti una tale strafica a spargere merda su coloro che invidi, vero? Non hanno talento, scrivono come cagano, cagano come scrivono, sono dei fallimenti come esseri umani ma Mondadori gli pubblica un libro ogni sei mesi lo stesso. HA! Ma è perché sono raccomandati, sissignore! RAC-CO-MAN-DA-TI. Terry Pratchett è noioso, Douglas Adams non fa ridere, J. K. Rowling è una miracolata. Solo G@mb€r€tt@ ha un container di talento ma è incompresa nonché osteggiata dall’editoria mainstream perché dice come stanno le cose. Ridere? Praticamente mi sto pisciando una secchia di Paulaner Premium da solo e fanculo l’Oktober Fest. Ciao.

PS = Tutti qua subito: la ragionatissima recensione dell’opera di G@mb€r€tta ad opera di Kurdt.

"Diamo una possibilità a questi bastardi…"

È quello che ho pensato negli ultimi due mesi. D’accordo, avevo letto un’intervista a Bruce Dickinson che, alla fine del trionfale “Somewhere Back In Time Tour”, – durante il quale gli Iron Maiden hanno suonato tutti i grandi classici incisi tra il 1980 e il 1988 – aveva dichiarato che, nel prossimo futuro, la band avrebbe eseguito soprattutto materiale pubblicato dal 2000 in poi… ma ho cercato di fare finta di niente.

D’altronde cosa potevo fare io? Me li sono persi all’Heineken Jamming Festival di quattro anni fa, praticamente tutti quelli che conosco hanno assistito a quel concerto tranne me. E, francamente, non ricordo nemmeno quale fosse la ragione per cui non sono andato a Mestre quella volta ma, in ogni caso, non conta: non ci sono andato e basta, Dio acrobata. Fattosta che poi tutti i miei conoscenti mi hanno bullato impietosamente raccontandomi che si era trattato di un grande show, che avevano iniziato con “Aces High”, che avevano proseguito con “Two Minutes To Midnight” facendo tremare il suolo e che “Where Eagles Dare” aveva frantumato ogni culo rimasto intero, etc. etc.

Così, appena ho saputo che si sarebbero esibiti a Passariano, ho detto “Fanculo!” e ho subito tirato fuori sessantanove €uri per comprarmi il biglietto. Poi ho dato un’occhiata ai forum e ho scoperto che il repertorio proposto nel corso del tour americano era niente meno che una cagata a spruzzo. Così, dopo aver porcato sonoramente Iddio, ho pensato “Vabbe’, amen…” e mi sono messo il cuore in pace. In fin dei conti gli Iron Maiden sono sempre gli Iron Maiden e, a prescindere dalla scaletta, dovrebbero riuscire a tirare fuori dal cappello qualcosa di buono.

Cercare di spiegare cos’è andato storto è sinceramente un’impresa titanica, le porcate che sono accadute sono talmente tante da far incazzare.

Parto dall’inizio, dalle cose, per così dire, positive: la compagnia.

Eravamo in, un attimo che faccio mente locale, dieci, Ares & me compresi (quindici se si contano anche quelli di Ronchis che ho incontrato a fine concerto). Ci siamo mossi la mattina (non tutti) e, appena parcheggiata la macchina a circa quattrocento metri dalla Villa Manin, abbiamo iniziato a bere. La mia intenzione era di non esagerare ma, ahime, la virtù è andata a farsi fottere non appena ho raggiunto gli stand del Summer Music a Lonca di Codroipo (che, anagrammato, diventa, tra le altre cose, “Corpo Dio”). In pratica è successo che, appena abbiamo appoggiato il culo sulle panchine, ho deciso di offrire un giro di birre da mezzo a quelli che erano in macchina con me così loro, siccome non volevano essere da meno, hanno fatto altrettanto.

Un giro a testa.

Moltiplicato per cinque.

A mezzogiorno e qualche minuto avevo due litri e mezzo di lager in corpo. Ho fatto due conti e ho raggiunto la conclusione che fossero sufficienti, ok? Senonché si è materializzato un signore dell’organizzazione, nella fattispecie, questa personcina (nella foto, lo osserviamo mentre, fieramente, mostra una sua creazione il cui brevetto è stato già depositato, la “Pizza Nullone”, spessore mezzo metro, diametro nemmeno dieci centimetri, novemila kilocalorie per centimetro cubo):

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E ha buttato sul tavolo un’altra litrata di liquido a base di luppolo procapite. A quel punto, dopo che un paio di boccali sono finiti rovesciati sul tavolo (non i miei, vacca di una puttroia) e ciò ha provocato moltissime bestemmie furiose, ho avuto un attimo di illuminazione, una roba da un millesimo di miliardesimo di microsecondo, la coscienza di essere cotto a puntino (parlando scambiavo le “effe” con le “esse”, campanello d’allarme!) e che anche quelli che erano seduti assieme a me erano farciti anche fin dentro le orecchie così sono in qualche modo riuscito a dire “basta” e mi sono sdraiato sulla panchina per un paio d’ore.

Alle 14:30 circa, con uno sforzo sovrumano, siamo riusciti a rimetterci in posizione eretta e a incamminarci per controllare la situazione in Villa. Prima però abbiamo recuperato il thermos che ci eravamo portati dietro con dentro qualche altra lattina di bionda, due bottiglie di liquore alla liquirizia, una bottiglia di cedrata e una di cocacola perché “non si può mai sapere.”

La situazione? Questa:

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Dio can… ‘spetta ‘n attimo che mi giro dall’altra parte, ‘spetta ‘n secondo, va’ là…

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Dio bestiame… in fila per tre ore, fino alle 17:30, quando hanno finalmente aperto i cancelli. Non so se mi spiego: in piedi, fracassati di birra, con un thermos pesantissimo e accaldati nel mezzo di un carnaio totale che continuava a spaccare i coglioni a suon di “MAI-DEN! MAI-DEN! MAI-DEN!”

Guardo il mio amico che aveva avuto l’idea del thermos e gli faccio: “Ou, ma fei ficuro che ci sanno entrare co’e bottiglie di vetro? Le bottiglie di plaftica fono ok, que’e di vetro non fo mica, fai?”

E il mio amico, serissimo: “A’ora è me’io se beviamo prima di entrare?” (lui non ha il problema delle esse e delle effe intercambiabili)

Io: “Ma… non lo fo.”

Arriviamo ai cancelli col thermos. Due carabinieri ci guardano e iniziano a ridere.

Carabiniere: “Cosa avete là dentro?”
Noi: “Niente, roba da bere.”
Carabiniere: “Aprite, per favore.”

Eseguiamo. I militari guardano e uno dei due comincia a ridere clamorosamente.

Noi: “Sono bottigliette tranquille.”
Carabiniere: “Non potete portare dentro vetro, mi dispiace ragazzi.”
Noi: “Ma allora come facciamo?”
Carabiniere: “Se volete potete fare un travaso.” (GIURO CHE NON M’INVENTO UN CAZZO!)
Noi: “Ah, ok.”

Svuotare bottiglia di cedrata, riempire con birra.

Carabiniere che, nel frattempo, ha chiamato a sé due colleghi per non far loro perdere la scenetta: “Ragazzi, le lattine potete portarle dentro, basta che siano aperte.”

Il mio amico: “Ah, Dio can… ‘spetta ‘n attimino.”, si tracanna la birra che aveva già versato dentro, quindi apre la prima bottiglia di liquirizia e comincia a travasare. Uno dei carabinieri lo osserva e ride tantissimo, girandosi dall’altra parte. Pur essendo altrettanto ubriaco, capisco che la scena è davvero spettacolare e mi metto a ridere anche io. Tantissimo.

Apriamo tutte le lattine e, alla fine, ci fanno passare.

– “Ou, adesso che sono aperte, bisogna bere tutto prima che si sgasi.”, per mia fortuna, all’interno, mi sono allontanato un po’ assieme a uno della compagnia, ho girovagato per il prato, scattato qualche foto al palco e al pubblico e, più in generale, ho lasciato che le cose accadessero lontano da me cercando di, come si dice, “tornare in qua”.

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Verso le 18 e qualcosa, sono giunti sul posto anche Ares e un suo amico. Ci hanno immediatamente proposto un giro di birra ma noi abbiamo scosso la testa facendo loro capire che non era proprio il caso. Loro, dopo averci dato un’occhiata più attenta, non hanno più insistito e ci hanno semplicemente osservati mentre smaltivamo sdraiati sul prato con le orecchie che, lentamente, cessavano di ronzare.

Bon, il concerto, dai.

Alle 19:30 sono saliti sul palco i Labirinti, i Dedali, lì, come si chiamano, un gruppo power-merdal italiano.

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E hanno fatto cagare ogni genere di insetto, invertebrato e mollusco possibile & immaginabile. Doppia cassa continua, assoli di chitarra e tastiera tutti uguali (duemila note al secondo) e cantante fastidiosissimo tipo sirena. LAMMERDA. Non vedevo l’ora che finissero.

Dopo troppo tempo, hanno ringraziato il pubblico e l’organizzazione che gli ha concesso l’onore di calcare la scena assieme al gruppo metal più famoso del mondo e se ne sono sfanculati via dal palco per lasciare che i roadies sgombrassero la loro merda dalle tavole.

Alle 20:45 si sono spente le luci, hanno fatto partire un’introduzione fantascientifica con stelline e tutte le cazzatine possibili; lo show è iniziato con “The Wickerman” che, a dirla tutta, non è nemmeno malaccio come opener.

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Fin da subito però si è capito che c’era qualcosa che non andava, il suono era semplicemente una schifezza inaudita: volume troppo basso e gli strumenti risultavano “impastatissimi”. Durante le parti soliste, le altre due chitarre sparivano del tutto e il basso si sentiva solo a tratti. La batteria era addirittura imbarazzante, in alcuni momenti pareva che non l’avessero nemmeno amplificata (charleston e ride I-NE-SI-STEN-TI).

La scaletta? Be’, onestamente, quando hanno attaccato “No More Lies” (otto minuti di scroto alle caviglie), dopo che avevano già lessato i coglioni con “Ghost Of The Navigator”, “El Dorado”, “These Colours Don’t Run”, “Blood Brothers” & altra merda recente, ho davvero considerato seriamente l’idea che andarsene sarebbe stato meglio che infilarsi due dita in gola e innaffiare di vomito ad altissima pressione tutti coloro che mi circondavano. “Fear Of The Dark”… tutti impazziti che cantavano. Per quanto mi riguarda, non l’ho mai potuta cagare, INSOPPORTABILE ma, fortunatamente, è stata l’ultima mitragliata di merda. “Iron Maiden” (il pupazzetto di Eddie alieno ha fatto capolino con una stratocaster a tracolla e ha inscenato un duello all’ultimo sangue con Janick Gers che, a essere onesti, è stato l’unico che si è mosso un po’ sul palco, oltre a Bruce Dickinson), “The Number Of The Beast”, “Hallowed Be Thy Name” e “Running Free” hanno fornito un’idea piuttosto precisa di come avrebbe potuto essere un concerto degli Iron Maiden come Sua Suinità Iddio comanda… dannazione! Se solo quei sei cialtroni arricchiti si fossero fatti estrarre la merda dal cervello prima di salire sul palco…

Tirando le somme, chi è stato il vero eroe del 17 Agosto a Villa Manin? Questo signore qua sotto:

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Seduto a terra, completamente dilaniato dall’alchol con chiazze di vomito che lo circondavano. 

Avrei potuto essere io al suo posto.

Ci è mancato davvero poco.

Rispetto.

PS = Ares & il suo amico mi hanno telefonato alla fine del concerto, quando erano già saliti in macchina per fare ritorno a casa. Volevano sapere cosa ne pensassi davvero dello show. Allora, no? Adesso non è che mi ricordo di preciso com’è che la conversazione ha preso, d’improvviso, quella piega naif, fattosta che ci siamo ritrovati in macchina a urlare bestemmie a tutta forza. “ARES, DIO PORCO! MADONNA PUTTANISSIMA! DIO ACROBATA!”. E loro, dalla loro macchina: “DIO SVENTRATO, DIO CANAIA DE DIO! MADONNA TUTTO! PORCO IDDIOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!”

Eccone un altro…

Di quelli svegli e politicamente impegnati che non hanno un beneamato cazzo da fare dalla mattina alla sera e possono permettersi di spararsi le pose da testicolone socio-sensibile.

In pratica è successo che il governatore dell’Arizona ha stabilito che chiunque risiede nello Stato, deve avere i documenti a posto e dimostrare di non essere un irregolare, pena l’esplulsione immediata. Che è più o meno la regolamentazione in vigore negli Stati Uniti per quanto concerne l’immigrazione. Con la differenza che, in questo caso, saranno le autorità locali a controllare meticolosamente tutto.

Ed ecco che salta fuori il criceto di turno che comincia a rompere i coglioni urbis et orbis dicendo che si tratta di un provvedimento “razzista”, che il governatore è un nazi e che, per contrastare la nuova policy, lui e i riformati Rage Against The Machine faranno uno “sciopero sonoro”.

Quando la popolazione dello stato del Sud-Ovest è venuta a conoscenza dell’iniziativa, si sono scatenati tafferugli presso la sede della Arizona State University di Tempe ed è venuto fuori un casino infernale. Tipo:

– Hey Bob, hai sentito l’ultima?
– Hanno ri-legalizzato i combattimenti tra galli in Arizona?
– Nah, Zack De La Rocha non vuole più suonare da queste parti perché dice che il nostro governatore è razzista.
– Huh-uh, contro chi giocano i Sun Devils questa settimana?
– Spurs.
– Ok. Ci facciamo un’altra birra?
– Sicuro!

Quando Zack ha saputo che l’Arizona se ne fregava, ha cominciato a pestare i piedini a terra e ha lanciato un appello a tutti gli artisti affinché boicottino lo stato e non vadano più a suonare da quelle parti, privando i giovani della loro inestimabile arte. Naturalmente la maggior parte degli artisti si è grattata una chiappa (quella destra) spernacchiando il nano di Los Angeles, tranne… Rise Against, Serj Tankian, Joe Satriani, Cypress Hill, Kanye West, Sonic Youth, Maroon 5, Gogol Bordello, My Morning Jacket, Ben Harper e Pitbull.

– Hey Bob, indovina un po’?
– La BP ha deciso che, per indenizzare gli USA, ci ragala un pieno a testa?
– Nah… Rise Against, Ser… Serj Tan… qualcosa, Joe Satriani, Kanye West e altri cinque bastardi che non ho mai sentito nominare non vogliono più esibirsi in Arizona perché il governatore è razzista.
– Kanye cosa?
– Non è il cioccolatino che ha fatto tutto quel casino agli Oscar perché si ammazza il cazzo di seghe guardando i video di Beyonce?
– Non erano gli Oscar.
– Ok, stessa merda.
– Ci facciamo un’altra birra?
– Andata, fratello.

Per quanto mi riguarda, Bono Vox e quell’altro irlandese del Live Aid che non mi ricordo mai come cazzo si chiama hanno dato il la a una serie di imbecilli che si credono più importanti di quanto effettivamente si trovino a essere. Se il governatore dell’Arizona cambierà idea circa la nuova policy sull’immigrazione perché Zack De La Rocha e altri quattro sfigati non vogliono più suonare da quelle parti, be’… allora io non tiro più l’acqua nei cessi dei pub quando vado a pisciare finché… boh…Raven Riley non mi dà il culo perché io ci faccia un bel cream-pie atomico. Lo sciopero dello sciacquone.

PS = Di Taricone sfracellato m’importa sega, no offense.

Hey, hai sentito l’ultimo singolo…

…degli Avenged Sevenfold? Si intitola “Nightmare” e ci suona il batterista dei Dream Theater, quello con la cazzo di testa gigantesca e la batteria con sette casse, ventinove tom, cinque rullanti, sei charleston e una mitragliata di cimbali. Bon, lui.

La canza è un mix di Metallica, carillon & scene di caccia. Il cantante, durante il ritornello, dice “Your fooockin’ nightmare!” e, in background, c’è un giro di piano perché sì, ok, siamo metal e tutto quanto ma la melodia non va mai persa di vista.

Insomma, prima di tornare a lavorare, volevo dire che ‘sta roba mi piace davvero un succo Zuegg, è proprio un bel pezzone con i controcazzi farciti di cioccolato fondente svizzero Rolex, esattamente ciò che mancava nel panorama metalz contemporaneo, mi sa tanto che il CD sarà una strafigata incommensurabilmente totale e proprio non vedo l’ora di compr

http://www.youtube.com/v/ckf12T2mJrA&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

Catasta di merda

Ieri sera, assieme alla “Compagnia Mangia & Bevi”, si stava tranquillamente svaccati al tavolo a mangiare porco, manzo & gallina e a bere prosecco, cabernet, birra & grappa quando qualcuno ha pensato che fosse il caso di accendere la tele per dare un’occhiata distratta a ciò che il palinsesto RAI offriva all’ignaro telespettatore ubriaco.
Sullo schermo è apparsa una stronza rincoglionita con un Fender jazz bass a tracolla che strimpellava nenie inascoltabili decorate da testi del tutto privi di senso ma colmi di lemmi ricercatissimi. La merdaccia ha continuato a starnazzare stronzate su matrimoni andati a puttane sull’altare e il prete che si guarda in giro imbarazzato senza sapere il cazzo che deve fare.
La mia reazione: “Dio cane, la prenderei a scarpate in faccia.”
Compagnia Mangia & Bevi: “Dai, è carina. Io la tacconerei.”
Io: “Non si può dire che sia brutta, onesto. Però mi sta talmente tanto sui coglioni che la riempirei di pugni sulla schiena. Meriterebbe il trattamento ‘ROCCO’, testa nel cesso e sciacquone.”
Trascorso qualche minuto, la cogliona cantautrice intellettuale ora anche bassista della sua stessa mediocre band, ha salutato il pubblico in festa e se n’è sfanculata dietro il palco assieme alla sua pettinatura anni ’20 e al suo Fender jazz bass.
Al suo posto è comparsa la presentatrice, una attrice comica-cabarettista che non fa un cazzo ridere con il naso un po’ troppo lungo e arcuato ma che, a onor del vero, ha un suo perché e meriterebbe un po’ del mio cazzo ben somministrato. Nel senso che all’inizio centellinerei la dose di glande ma, dopo qualche istante, la stantufferei nel culo con lei che mi prega di non fermarmi finché non raggiunge lo squirting, Dio fucile.
Questa squinternata, vestita come una zingara (probabilmente perché quelli della TV di Stato le avevano consigliato di conciarsi per le feste dato che andava in diretta nazionale, altrimenti si sarebbe coperta di plaid sgargiantissimi), ha annunciato che, di lì a qualche minuto, sarebbe salito sul palco “un artista che tutto il mondo c’invidia. Il vero orgoglio della musica italiana! Proprio non c’è niente di meglio in giro, hey!”
Io: “Dai che forse questa sera non lancio una vomitata in faccia a nessuno di voi, brutti stronzi beoni… aspetta un attimo, ha detto che è italiano… se faccio mente locale qual è il cantante italiano che potrebbe essere l’orgoglio dello Stivale? Non mi viene mica in mente un cazzo… che strano…”
Cabarettista-attrice-zingara-ma-tuttosommato-figa: “Signore & signori…”
Compagnia mangia & bevi: “HAHAHAHAHAHAHA, Dio can! Rabaltami un altro mezzolitro di grappa, Dio centrifuga!”
Io: “Dio rutto, non ho capito chi è! Zitti, porco iddio!”
Sul palco esce un… boh… un essere sfatto: uno zoticone con la barba di una settimana e un basco in testa. Un panzone immondo con l’aria di uno che non si lava da un semestre. 
La band che lo accompagna comprende anche un suonatore di theremin… e non m’invento un cazzo.
Riconosco l’«artista».
Farfuglio “Ah, Dioccanelatrante…”
Il sacco d’immondizia privo di talento comincia a ragliare. 
Sembra più ubriaco di tutta la C.M.&.B. radunata assieme a celebrare la festa della Non-Sega. 
Durante l’esibizione ballonzola qua e là, si siede all’organo e strimpella alla cazzo-via un po’ di stronzate, giusto per far vedere a tutti che lui è un polistrumentista. 
Poi si rialza e biascica qualche stronzata. 
Il pubblico applaude mentre fa il suo ingresso un altro sacco d’immondizia. 
Uno della C.M.&.B. riesce ad afferrarne il nome, prende l’iphone e controlla su internet chi è. 
Si tratta di un cantautore impegnatissimo degli anni ’70 che scriveva canze sul lavoro, sui padroni, sul comunismo e sulle coperte colorate ma che, a quanto pare, non ha mai fatto un cazzo in vita sua se non l’artista straccione. A un certo punto, è scomparso dalle scene ma non è morto così è riapparso sul palco di piazza San Giovanni a Roma.
Anche questo vecchio marcissimo ha l’aria di aver trangugiato un paio di litri di Tavernello prima di esibirsi. 
Cammina malfermo, equilibrio precarissimo, si posiziona al centro del palco. 
Comincia a suonare UNA SEDIA, a salmodiare stonatamente, aritmicamente e sgraziatamente una serie di stronzate assurde sul lavoro, il padrone sfruttatore e l’alienazione dell’operaio. 
Il pubblico applaude entusiasta. 
Il cantautore impegnatissimo degli anni ’70 decide che è il momento giusto per cavalcare l’onda e, non interrompendo il suo assolo di sedia, INCREDIBILE!, INASPETTATISSIMO!, improvvisa un comizio sgrammaticato contro Abberlusconimerda.
Poi torna al centro del palco lo zoticone puzzolente orgoglio della musica italiota di prima – che, fino a quel momento, è rimasto al lato dello stage con un sorriso sulle labbra di quello che ha l’anima e il cuore in pace perché è convinto di aver fatto un buon lavoro – e termina l’esibizione con uno dei suoi classici-merdiferi. Fa l’inchino, per poco non finisce con il muso sulle tavole del palco e se ne va a fare in culo nel bel mezzo dell’ovazione del pubblico non pagante.
Ricompare la cabarettista-attrice e annuncia che il prossimo gruppo che sta per allietare la serata è proprio il massimo del meglio dell’assoluto della fighezza che proprio non si può essere più strafighi di così. “Signori & signore… i BAUSTELLE!”
Mi sono alzato, ho ruttato e sono andato a casa.
Giudizio critico:


L’apoteosi del diomegamerda

L’interno del buco del culo ripieno di merda mescolata a emesi di porco che si è mangiato un ragù di ratti portatori guasti di leptospirosi è meno fetido di questa troiavaccaimpestatalamadonna qua:

http://www.youtube-nocookie.com/v/yFGhdGKOdRs&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f

Dio fuoco & fiamme.

Et voilà! Sacramentarium, wooohooo! FESTA!

Un episodio introduttivo: alcuni miei parenti francesi di Marsiglia, nella lontana estate del 1988, vennero in Italia a trovare la mia famiglia e, sapendo che ero un appassionato di musica rock, mi regalarono una cassetta dei Cure.

Io scartai il pacchetto, vidi l’abominio, feci finta di nulla e recitai “Oh, grazie! No, davvero: grazie!”

Poi l’ho venduta a quattromilacinquecento lire a uno che abitava vicino casa mia che, dopo qualche anno, è finito in una comunità di tossici e ne è uscito con qualche neurone che giocava agli autoscontri. Per dire: una volta, completamente bollito a fuoco lento, è andato al cinema a vedere Rambo IV vestito come un berretto verde con un finto machete di legno nella cintura (e non m’invento un cazzo).

Insomma un giorno l’ho rivisto che girava in piazza con le cuffiette e, giusto perché sono una persona educata, gli ho stretto la mano, gli ho chiesto come se la passava e cosa stesse ascoltando con tanto trasporto.

Mi ha risposto: “I depesh mod, personal gisus. Figatona!”, poi si è grattato i coglioni e si è allontanato sbattendo contro ogni colonna dei portici. Non ne ha mancata nemmeno una.

Ricordo di aver sorriso divertito considerando che, fino a poco tempo prima, si drogava abbestia e non capiva un cazzo di niente a causa dei trip che si faceva; tipo che se ne stava seduto per ore sul ponticello con il rumore dell’acqua che scrosciava tra le pale degli antichi mulini del mio paese a contemplarsi le falangi che, nelle sue allucinazioni, gli si allugavano a vista d’occhio.

Bon, ora che ho a grandi linee tracciato un identikit del fan tipo dei Depeche Mode, ne parlerò diffusamente. Del gruppo, dico.

I Depeche Mode sono un gruppo inglese assolutamente privo di talento che, esattamente come tutta la merda che l’Inglesia ha partorito in quegli anni dell’esplosione della New Wave, piacciono a quei critici musicali che vogliono apparire colti e far credere a tutti quegli sbarbi che regolarmente si comprano “Sounds” e “Q” che il minimalismo musicale non sia incompetenza somara bensì arte.

Del resto è successa grossomodo la stessa cosa anche ai Velvet Undeground a cavallo tra gli anni ’60 e ’70; loro ce l’hanno fatta perché, alle spalle, avevano quel cazzone con i capelli fatti con le fibre ottiche, lì, uno che faceva le litografie con i barattoli della minestra Campbell e le vendeva a un cazziliardo di dollari a un branco di stronzi chic pieni di grana.

In pratica faceva la stessa cosa anche con i Velvet Underground: vendeva a peso d’oro merda fetente priva di valore a stronzi che non capivano un cazzo di niente ma dotati di portafogli ipertrofico.

Lou Reed, John Cale, Maureen Tucker, etc., tutti assolutamente incapaci a livello imbarazzante: componevano canzoni di purissima merda da tre merdosissimi accordi suonati alla cazzo-via con la batterista in piedi con la grancassa messa in orizzontale. E non lo facevano per ridere, erano serissimi. Razza di inutili spastici incompetenti del cazzo.

Ebbene: in pratica i Depeche Mode erano/sono la risposta Inglese a quella merda Americana. Risposta arrivata con dieci anni di ritardo, per dire quanto “avanti” erano e sono. Loro. E i fan.

Anche Martin Gore & dancing company erano/sono un branco di incapaci cazzoni del tutto fini a se stessi; con la differenza che qualche bastardo gli ha suggerito che potevano comprarsi un sintetizzatore analogico, chiedere che qualcuno glielo programmasse in modo tale che emettesse dei “parappappà” con delle square-wave, strimpellarci una variazione del tema di “Fra Martino Campanaro” e cantarci sopra quattro cazzate onanistico-polluzion-adolescenziali tipo “Quando sono con te, baby, vado fuori di testa e non ne ho mai abbastanza” (e non m’invento davvero un cazzo) perché tanto di sicuro ci sarebbe stato un Yossarian qualsiasi che si sarebbe comprato quel mucchio di merda fumante e gli sarebbe perfino piaciuto un sacco ascoltarlo.

In pratica i Depeche Mode erano/sono dei Velvet Underground con la maestra di sostegno (dove per “maestra di sostegno” si intende “MTV”): stessa somareria musicale equina, stessa qualità compositiva a base di canzoni di merda che spaziano dalla marcetta elettropop al maldestro tentativo di rock alternativo che gli sbarbi si pappano dato che quelli sono i video che vengono passati su MTV.

E, in effetti, è andata proprio come c’era fa aspettarsi che andasse: “I Just Can’t Get Enough” è diventata una hit e, anche nel 2010, c’è qualche pubblicitario che la utilizza come colonna sonora negli spot di una lavatrice, di un aspirapolvere o, più appropriatamente, dei sanitari della Ceramica Dolomite.

In fin dei conti non è nulla di nuovo: perfino gli U2 e Bob Geldof hanno avuto successo, giusto? D’accordo: i primi, senza quel sacco d’immondizia di Bono che incontra il papa, dice che Chirac è un coglione agli MTV Awards (guarda un po’!), vuole salvare le foreste, dare da mangiare ai bambini dell’Africa e fermare lo scioglimento dei ghiacciai, non se li sarebbe cagati nessuno dopo il 1985; Bob Geldof, stessa storia: Live 8.

I Depeche Mode, be’… per loro è un po’ diversa la faccenda.

Per qualche ragione, hanno MTV alle spalle e, quando vengono a “suonare” in Italia, ne parla perfino Studio Aperto. Così i mocciosi della Giovine Italia fanno: “Hey, diamo una possibilità a questi stronzi!” e magari si comprano il CD. Vanno a casa, lo ascoltano una volta con l’autoconvinzione di avere tra le mani oro colato, si rendono conto – inconsciamente – che è merda ricoperta di merda così prendono in mano la copia di Rolling Stone (la stessa rivista che ha messo, nella lista delle dieci migliori canzoni del decennio, “Crazy In Love” di Beyoncé, “99 Problems” di Jay Z, “Beautiful Day” degli U2, “Seven Nation Army” dei White Stripes e “Rehab” di Amy Whinehouse) che tengono sul comodino sotto il poster di “Kill Bill”, rileggono la recensione entusiastica “Sounds Of The Universe” e si ri-autoconvincono che sia il disco del millennio.

Quindi estraggono il CD dal lettore e lo ripongono sullo scaffale tra “Gli Spari Sopra” e “Lambrusco & Pop Corn”. Vanno al bar “Amante” di Fossalta di Portogruaro (esiste davvero) e, appena qualcuno dei loro amici che hanno difficoltà con i congiuntivi nomina i Depeche Mode, loro vanno in aceto e attaccano “Strafighi! L’ultimo disco è TROOOOOOOOOOOOPPO ganzissimo! L’ho letto su Rolling Stone.”

Ti ci vedi, Yossarian? 🙂

Lo sapevi che i Depeche Mode sono il gruppo preferito di Scarface? No? Non si finisce mai d’imparare, eh?

Tu & Scarface avete qualcosa in comune, Yossarian.

Sorridete.

Dite “testicoli!”

FLASH!

Bellissimi.
http://www.youtube.com/v/igLb5C7wW7E&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1