Archive for the ‘MERDA’ Category

Test: sei G@mb€r€tt@?

Rispondi onestamente alle seguenti domande e scoprilo da solo/a.

1. È un tiepido pomeriggio primaverile, il sole splende radioso, gli uccellini cinguettano e l’aria sa di fiori appena sbocciati. Il tuo vicino è seduto all’ombra di un albero nel giardino di casa sua e legge un libro di Terry Pratchett, cosa fai?

A. Leggere? A me la primavera fa tirare il cazzo, hey! E, adesso che ci penso, la mia ragazza sta facendo la doccia… hmmm… quasi quasi la raggiungo per fare un po’ di su e giù sotto il getto dell’acqua.
B. Pratchett è divertente, ne ho sentito parlare, gli chiedo di prestarmi il libro appena lo finisce.
C. Scuoto la testa schifata: leggevo “Mondo Disco” quando avevo dieci anni, anzi nove. Allora mi faceva ridere, poi sono cresciuta, ho letto centocinquanta manuali di scrittura creativa e un cazzigliaio di romanzi così, maturando come essere umano e come scrittrice, ho scoperto che Pratchett è una merda. Nella fattispecie: umorismo stantio, situazioni stereotipate e tutto il resto. Roba da mocciosi. Ergo il mio vicino è un coglione e non capisce un cazzo di una merda di niente di letteratura; mi verrebbe voglia di scavalcare il muretto per spiegargli per filo e per segno cosa leggere e per quali ragioni ma a che servirebbe? Quello è solo un rozzo imbecille e potrebbe darmi una scarpata in figa.

2. Hai 20 euro in tasca, come li impieghi?

A. Un paio di Kilkenny Cream, un club sandwich e una cosa nera al pub assieme agli amici. Poi, se ho ancora sete, cerco di farmi offrire qualcosa da loro promettendo di ricambiare la prossima volta.
B. Devo fare benza alla macchina.
C. Vado al Carrefour, faccio “ambarabà-ciccì-coccò” e compro un libro qualsiasi scegliendo tra Menozzi, Troisi e Falconi. Torno a casa e comincio a leggere. Dopo nemmeno mezza facciata, mi rendo conto che quello che ho tra le mani è solo un mucchio di merda e che, ancora una volta, ho buttato i soldi nel cesso. “È inammissibile!”, esclamo indignata. Quindi mi esalto perché so scrivere un sacco meglio di quelli, io! – Anche se nessun bastardo editore si sogna di pubblicarmi manco mezza sillaba perché scrivo di fatine guerriere e vaccate simili e, per di più, al presente indicativo… il che fa cagare squali incazzati la maggior parte del pubblico – Subito dopo mi deprimo e mangio un chilo e mezzo di Toblerone. Poi mi siedo al computer e perdo una settimana a sbrodolare una recensione per dare merda, nell’ordine, all’autore del libro, all’editore, all’Italia-paese-di-merda-dove-pubblicano-solo-chi-ha-conoscenze, e all’universo intero. Il tutto riportando passaggi decontestualizzati e corredandoli con un paio di litri di bava ciascuno. A lavoro terminato, riprendo a devastare la mia scorta di Toblerone attendendo i commenti entusiastici dei miei fans che mi ripetono, ancora una volta, che sono la più grande strafica della Via Lattea.

3. Qualcuno, nei commenti del tuo blog, si trova in disaccordo con le opinioni da te espresse perché, at the end of the day, di questo si tratta: nient’altro che di opinioni e giudizi personali. Come reagisci?

A. Ognuno ha diritto di pensarla come crede. Il mondo è bello perché è vario.
B. Mi piacciono le critiche costruttive, mi aiutano a crescere. Il civile scambio di opinioni è ciò che rende il mio blog interessante.
C. Non sei d’accordo con me? Ho capito bene? NON SEI D’ACCORDO CON ME??? IMPOSSIBILE! NON CAPISCI UN CAZZO PERCHÉ SEI SOLO UN GIGANTESCO PEZZO D’IDIOTA! NON HO RISPETTO PER TE! TU NON HAI LETTO TUTTI I TRATTATI DI SCRITTURA CREATIVA E DI STILE COME HO FATTO IO! OK? OCCHEI? IO LA SO UN SACCO LUNGA, ANZI: LUNGHISSIMA! OK? BRUTTO MUSO DI MERDA! STRONZO! AH, HO TRACCIATO IL TUO IP E TI HO BANNATO! TROLL DEI MIEI COGLIONI! ASPETTA CHE IL DUCA LEGGA QUELLO CHE HAI SCRITTO NELLO SPAZIO COMMENTI, POI VEDI COME TI FA IL CULO A STRISCE SUL SUO BLOG! STRONZO! COME OSI? LE MIE NON SONO OPINIONI! IL MIO È VERBO! È VERITÀ! ASSIOMI! STRONZO! CON ME NON SI DISCUTE, OK? IO HO RAGIONE E TU HAI TORTO, FINE DELLA STORIA. FIGLIO DI TROIA!

4. Dato che Natale si avvicina, un imprenditore locale ha deciso di regalare una decina di copie per ognuno dei romanzi della saga di Harry Potter alla biblioteca della scuola primaria che frequenta tua nipote di nove anni. Come reagisci?

A. È un’ottima iniziativa, i bambini adorano Harry Potter.
B. Una scelta perfetta per educare le nuove generazioni alla lettura.
C. Harry Potter! HA! E poi ci si chiede come mai in Italia la scena letteraria sia talmente pietosa, marcia e ridicola. Per forza! Harry Potter è una merda. Regalano Harry Potter ai mocciosi e poi quelli credono che si faccia così a scrivere. Brutte merde incompetenti! E poi ci si lamenta se tolgono i crocefissi dalle classi. Ma io un giorno riderò perché queste cose ve le avevo dette! Ah, se ve le avevo dette! Sai le risate che mi faccio?

5. Chi ha ucciso la mamma di Bambi?

A. Un bastardo con un arco e le frecce.
B. Non lo so, non ho visto il film.
C. Francesco Dimitri.

6. La tua vicina di casa ti ha chiesto di badare al suo bambino di un anno. Ti ha detto che il pomeriggio fa sempre un sonnellino. Tuttavia il pargoletto, non avvertendo la presenza della mamma, non riesce a prendere sonno e si mette a piangere. Cosa fai?

A. Gli parli dolcemente e sottovoce perché, anche se non capisce quello che dici, reagirà al suono della tua voce.
B. Lo metti sulla culla e lo dondoli dolcemente finché si addormenta.
C. Lanci un’occhiata al mini-stronzo allo stesso modo in cui si guarda una merda di cane spiaccicata sulla suola delle tue Timberland nuove. Gli dici di chiudere il becco perché tu la sai un sacco più lunga di lui dato che hai appena finito di leggere la terza edizione di “Self Editing For Fiction Writers” di Renni Browne e Dave King. Ma quel testicolino glabro in miniatura non smette manco per il cazzo. Allora dici al nano-Kojak che non sta frignando nel modo corretto perché ha uno stile di rompere i coglioni raccontato, non mostrato. Ma, nonostante le tue motivatissime argomentazioni, il nanerottolo friggi-ovaie non ci dà un taglio. A quel punto non ti resta altro da fare che soffocarlo con un cuscino, spargere un barile di benzina in sala da pranzo e dare fuoco alla casa.

7. C’è un mio amicoche vuole chiederti una roba: perché fatine sì ma zombie e vampiri no?

A. Eh?
B. Eh?
C. Perché non se le scopa nessuno, le fatine. È per solidarietà di specie.

8. La tua bocca si muove in modo irrealistico quando parli? In poche parole: è vero che, con la bocca chiusa, sei alta un metro e cinquantaquattro centimetri ma raggiungi la ragguardevole statura di un metro e novanta con la bocca aperta?

A. No.
B. No.
C. Sì.

9. La tua testa è piena di un sacco di stronzate e informazioni assolutamente fini a se stesse di cui non frega una merda di niente a nessuno?

A. No.
B. No.
C. No e comunque, se sfogli “The Craft Of Fiction” di Percy Lubbock, ci trovi scritto che non c’è arte finché la storia non è in grado di raccontarsi da sola: i particolari concreti (barba bianca, rughe, gobba, bastone) dicono al lettore che lo stronzo che si sta descrivendo è un vecchio di merda, non devi scrivere tu che è vecchio. Per esempio, supponiamo che io voglia descrivere la bocca di tua madre dopo che Peter North le ha ficcato dentro i suoi venti e rotti centimetri di carne, ok? Ho appena mostrato che tua madre è puttana, non l’ho detto. L’ho fatto capire per immagini, ok? Tua madre è una puttana. Tu scrivi di merda ma ti pubblicano perché sei amico di un amico di un amico. È sempre così, è una merda. Stronzo! Sfoglia Sugimori Nobumori, più noto con il nome di Chikamatsu Monzaemon che è stato un famoso drammaturgo giapponese, “lo Shakespeare nipponico”! Il saggio del 1738 Naniwa miyage riporta alcune considerazioni di Monzaemon riguardo la narrativa e il teatro. Per esempio si leg(blahblahblahblah).

10. Ti va di cantare una canzone assieme a me?

A. Ok! Uan, tu, tri… Osteria numero sette(…)
B. Re minore… Hey, teacher! Leave them kids alone!
C. VAFFANCULO!

Risultati:

Prevalentemente “A” – Non sei G@mb€r€tt@.
Prevalentemente “B” – Nemmeno tu.
Prevalentemente “C” – Weeeeheeey! Complimenti! Hai la rilevanza sociale di un pupazzo da ventriloquo, l’umore di una cubomedusa e sei simpatica come un pugno sui coglioni, razza di incommesurabile megera socialmente inadeguata che non sei altro. Ti senti una tale strafica a spargere merda su coloro che invidi, vero? Non hanno talento, scrivono come cagano, cagano come scrivono, sono dei fallimenti come esseri umani ma Mondadori gli pubblica un libro ogni sei mesi lo stesso. HA! Ma è perché sono raccomandati, sissignore! RAC-CO-MAN-DA-TI. Terry Pratchett è noioso, Douglas Adams non fa ridere, J. K. Rowling è una miracolata. Solo G@mb€r€tt@ ha un container di talento ma è incompresa nonché osteggiata dall’editoria mainstream perché dice come stanno le cose. Ridere? Praticamente mi sto pisciando una secchia di Paulaner Premium da solo e fanculo l’Oktober Fest. Ciao.

PS = Tutti qua subito: la ragionatissima recensione dell’opera di G@mb€r€tta ad opera di Kurdt.

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"Diamo una possibilità a questi bastardi…"

È quello che ho pensato negli ultimi due mesi. D’accordo, avevo letto un’intervista a Bruce Dickinson che, alla fine del trionfale “Somewhere Back In Time Tour”, – durante il quale gli Iron Maiden hanno suonato tutti i grandi classici incisi tra il 1980 e il 1988 – aveva dichiarato che, nel prossimo futuro, la band avrebbe eseguito soprattutto materiale pubblicato dal 2000 in poi… ma ho cercato di fare finta di niente.

D’altronde cosa potevo fare io? Me li sono persi all’Heineken Jamming Festival di quattro anni fa, praticamente tutti quelli che conosco hanno assistito a quel concerto tranne me. E, francamente, non ricordo nemmeno quale fosse la ragione per cui non sono andato a Mestre quella volta ma, in ogni caso, non conta: non ci sono andato e basta, Dio acrobata. Fattosta che poi tutti i miei conoscenti mi hanno bullato impietosamente raccontandomi che si era trattato di un grande show, che avevano iniziato con “Aces High”, che avevano proseguito con “Two Minutes To Midnight” facendo tremare il suolo e che “Where Eagles Dare” aveva frantumato ogni culo rimasto intero, etc. etc.

Così, appena ho saputo che si sarebbero esibiti a Passariano, ho detto “Fanculo!” e ho subito tirato fuori sessantanove €uri per comprarmi il biglietto. Poi ho dato un’occhiata ai forum e ho scoperto che il repertorio proposto nel corso del tour americano era niente meno che una cagata a spruzzo. Così, dopo aver porcato sonoramente Iddio, ho pensato “Vabbe’, amen…” e mi sono messo il cuore in pace. In fin dei conti gli Iron Maiden sono sempre gli Iron Maiden e, a prescindere dalla scaletta, dovrebbero riuscire a tirare fuori dal cappello qualcosa di buono.

Cercare di spiegare cos’è andato storto è sinceramente un’impresa titanica, le porcate che sono accadute sono talmente tante da far incazzare.

Parto dall’inizio, dalle cose, per così dire, positive: la compagnia.

Eravamo in, un attimo che faccio mente locale, dieci, Ares & me compresi (quindici se si contano anche quelli di Ronchis che ho incontrato a fine concerto). Ci siamo mossi la mattina (non tutti) e, appena parcheggiata la macchina a circa quattrocento metri dalla Villa Manin, abbiamo iniziato a bere. La mia intenzione era di non esagerare ma, ahime, la virtù è andata a farsi fottere non appena ho raggiunto gli stand del Summer Music a Lonca di Codroipo (che, anagrammato, diventa, tra le altre cose, “Corpo Dio”). In pratica è successo che, appena abbiamo appoggiato il culo sulle panchine, ho deciso di offrire un giro di birre da mezzo a quelli che erano in macchina con me così loro, siccome non volevano essere da meno, hanno fatto altrettanto.

Un giro a testa.

Moltiplicato per cinque.

A mezzogiorno e qualche minuto avevo due litri e mezzo di lager in corpo. Ho fatto due conti e ho raggiunto la conclusione che fossero sufficienti, ok? Senonché si è materializzato un signore dell’organizzazione, nella fattispecie, questa personcina (nella foto, lo osserviamo mentre, fieramente, mostra una sua creazione il cui brevetto è stato già depositato, la “Pizza Nullone”, spessore mezzo metro, diametro nemmeno dieci centimetri, novemila kilocalorie per centimetro cubo):

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E ha buttato sul tavolo un’altra litrata di liquido a base di luppolo procapite. A quel punto, dopo che un paio di boccali sono finiti rovesciati sul tavolo (non i miei, vacca di una puttroia) e ciò ha provocato moltissime bestemmie furiose, ho avuto un attimo di illuminazione, una roba da un millesimo di miliardesimo di microsecondo, la coscienza di essere cotto a puntino (parlando scambiavo le “effe” con le “esse”, campanello d’allarme!) e che anche quelli che erano seduti assieme a me erano farciti anche fin dentro le orecchie così sono in qualche modo riuscito a dire “basta” e mi sono sdraiato sulla panchina per un paio d’ore.

Alle 14:30 circa, con uno sforzo sovrumano, siamo riusciti a rimetterci in posizione eretta e a incamminarci per controllare la situazione in Villa. Prima però abbiamo recuperato il thermos che ci eravamo portati dietro con dentro qualche altra lattina di bionda, due bottiglie di liquore alla liquirizia, una bottiglia di cedrata e una di cocacola perché “non si può mai sapere.”

La situazione? Questa:

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Dio can… ‘spetta ‘n attimo che mi giro dall’altra parte, ‘spetta ‘n secondo, va’ là…

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Dio bestiame… in fila per tre ore, fino alle 17:30, quando hanno finalmente aperto i cancelli. Non so se mi spiego: in piedi, fracassati di birra, con un thermos pesantissimo e accaldati nel mezzo di un carnaio totale che continuava a spaccare i coglioni a suon di “MAI-DEN! MAI-DEN! MAI-DEN!”

Guardo il mio amico che aveva avuto l’idea del thermos e gli faccio: “Ou, ma fei ficuro che ci sanno entrare co’e bottiglie di vetro? Le bottiglie di plaftica fono ok, que’e di vetro non fo mica, fai?”

E il mio amico, serissimo: “A’ora è me’io se beviamo prima di entrare?” (lui non ha il problema delle esse e delle effe intercambiabili)

Io: “Ma… non lo fo.”

Arriviamo ai cancelli col thermos. Due carabinieri ci guardano e iniziano a ridere.

Carabiniere: “Cosa avete là dentro?”
Noi: “Niente, roba da bere.”
Carabiniere: “Aprite, per favore.”

Eseguiamo. I militari guardano e uno dei due comincia a ridere clamorosamente.

Noi: “Sono bottigliette tranquille.”
Carabiniere: “Non potete portare dentro vetro, mi dispiace ragazzi.”
Noi: “Ma allora come facciamo?”
Carabiniere: “Se volete potete fare un travaso.” (GIURO CHE NON M’INVENTO UN CAZZO!)
Noi: “Ah, ok.”

Svuotare bottiglia di cedrata, riempire con birra.

Carabiniere che, nel frattempo, ha chiamato a sé due colleghi per non far loro perdere la scenetta: “Ragazzi, le lattine potete portarle dentro, basta che siano aperte.”

Il mio amico: “Ah, Dio can… ‘spetta ‘n attimino.”, si tracanna la birra che aveva già versato dentro, quindi apre la prima bottiglia di liquirizia e comincia a travasare. Uno dei carabinieri lo osserva e ride tantissimo, girandosi dall’altra parte. Pur essendo altrettanto ubriaco, capisco che la scena è davvero spettacolare e mi metto a ridere anche io. Tantissimo.

Apriamo tutte le lattine e, alla fine, ci fanno passare.

– “Ou, adesso che sono aperte, bisogna bere tutto prima che si sgasi.”, per mia fortuna, all’interno, mi sono allontanato un po’ assieme a uno della compagnia, ho girovagato per il prato, scattato qualche foto al palco e al pubblico e, più in generale, ho lasciato che le cose accadessero lontano da me cercando di, come si dice, “tornare in qua”.

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Verso le 18 e qualcosa, sono giunti sul posto anche Ares e un suo amico. Ci hanno immediatamente proposto un giro di birra ma noi abbiamo scosso la testa facendo loro capire che non era proprio il caso. Loro, dopo averci dato un’occhiata più attenta, non hanno più insistito e ci hanno semplicemente osservati mentre smaltivamo sdraiati sul prato con le orecchie che, lentamente, cessavano di ronzare.

Bon, il concerto, dai.

Alle 19:30 sono saliti sul palco i Labirinti, i Dedali, lì, come si chiamano, un gruppo power-merdal italiano.

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E hanno fatto cagare ogni genere di insetto, invertebrato e mollusco possibile & immaginabile. Doppia cassa continua, assoli di chitarra e tastiera tutti uguali (duemila note al secondo) e cantante fastidiosissimo tipo sirena. LAMMERDA. Non vedevo l’ora che finissero.

Dopo troppo tempo, hanno ringraziato il pubblico e l’organizzazione che gli ha concesso l’onore di calcare la scena assieme al gruppo metal più famoso del mondo e se ne sono sfanculati via dal palco per lasciare che i roadies sgombrassero la loro merda dalle tavole.

Alle 20:45 si sono spente le luci, hanno fatto partire un’introduzione fantascientifica con stelline e tutte le cazzatine possibili; lo show è iniziato con “The Wickerman” che, a dirla tutta, non è nemmeno malaccio come opener.

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Fin da subito però si è capito che c’era qualcosa che non andava, il suono era semplicemente una schifezza inaudita: volume troppo basso e gli strumenti risultavano “impastatissimi”. Durante le parti soliste, le altre due chitarre sparivano del tutto e il basso si sentiva solo a tratti. La batteria era addirittura imbarazzante, in alcuni momenti pareva che non l’avessero nemmeno amplificata (charleston e ride I-NE-SI-STEN-TI).

La scaletta? Be’, onestamente, quando hanno attaccato “No More Lies” (otto minuti di scroto alle caviglie), dopo che avevano già lessato i coglioni con “Ghost Of The Navigator”, “El Dorado”, “These Colours Don’t Run”, “Blood Brothers” & altra merda recente, ho davvero considerato seriamente l’idea che andarsene sarebbe stato meglio che infilarsi due dita in gola e innaffiare di vomito ad altissima pressione tutti coloro che mi circondavano. “Fear Of The Dark”… tutti impazziti che cantavano. Per quanto mi riguarda, non l’ho mai potuta cagare, INSOPPORTABILE ma, fortunatamente, è stata l’ultima mitragliata di merda. “Iron Maiden” (il pupazzetto di Eddie alieno ha fatto capolino con una stratocaster a tracolla e ha inscenato un duello all’ultimo sangue con Janick Gers che, a essere onesti, è stato l’unico che si è mosso un po’ sul palco, oltre a Bruce Dickinson), “The Number Of The Beast”, “Hallowed Be Thy Name” e “Running Free” hanno fornito un’idea piuttosto precisa di come avrebbe potuto essere un concerto degli Iron Maiden come Sua Suinità Iddio comanda… dannazione! Se solo quei sei cialtroni arricchiti si fossero fatti estrarre la merda dal cervello prima di salire sul palco…

Tirando le somme, chi è stato il vero eroe del 17 Agosto a Villa Manin? Questo signore qua sotto:

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Seduto a terra, completamente dilaniato dall’alchol con chiazze di vomito che lo circondavano. 

Avrei potuto essere io al suo posto.

Ci è mancato davvero poco.

Rispetto.

PS = Ares & il suo amico mi hanno telefonato alla fine del concerto, quando erano già saliti in macchina per fare ritorno a casa. Volevano sapere cosa ne pensassi davvero dello show. Allora, no? Adesso non è che mi ricordo di preciso com’è che la conversazione ha preso, d’improvviso, quella piega naif, fattosta che ci siamo ritrovati in macchina a urlare bestemmie a tutta forza. “ARES, DIO PORCO! MADONNA PUTTANISSIMA! DIO ACROBATA!”. E loro, dalla loro macchina: “DIO SVENTRATO, DIO CANAIA DE DIO! MADONNA TUTTO! PORCO IDDIOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!”

Il coglione

Ho quattordici cartelle di merda per l’offerta letteraria che non riesco a terminare; si parla di due che vanno a fare un giro in barca e gliene succedono di tutti i colori, a occhio e croce avrò bisogno di almeno altre cinque pagine di altrettanta merda per finire la novella e dopo ci sarà da rileggere e sistemare tutto ma, nel frattempo, mando avanti la baracca con quello che mi viene in mente.

Dunque: pare che una buona parte delle rock-band di una certa importanza stiano assieme e dividano un palco solo per la grana. Alcuni esempi? Steven Tyler pensa che Joe Perry sia un sacco di merda, Eric Singer non sopporta Tommy Thayer, Gene Simmons vorrebbe far uscire le chiappe sulla fronte di Paul Stanley a calci un culo, Adrian Smith apprezza Janick Gers come una cagata di piccione in testa, Don Dokken e George Lynch si mangerebbero il cranio vicendevolmente (eppure sono tornati a suonare assieme da qualche mese), etc.

Certe cose succedono anche in ambito “nostrano”, se così si può dire. Ci sono passato anche io, ho tenuto duro per quasi tre anni e poi ho mandato tutto a fare in culo perché non reggevo più un coglione che cantava con me.

Intendiamoci, c’è stato un periodo in cui io e il coglione eravamo culo e camicia, si andava d’accordo, ci si ubriacava assieme e tutto il resto poi, d’improvviso, la metamorfosi: il coglione comincia a comprarsi rack su rack di effetti per rendere più “piena” la voce (mandando in larsen perenne l’impianto), il coglione sa di non avere un’estensione di cinque ottave ma ritiene che, invece di “fare il suo”, sia più opportuno utilizzare il falsetto come escamotage per mascherare il deficit, il coglione comincia a spararsi le pose da artista maledetto su e giù dal palco, il coglione propone brani su brani e boccia a prescindere tutto ciò che gli altri buttano sul piatto perché “non è il mio genere” ma, soprattutto, il coglione comincia a vestirsi come un pagliaccio e ciò provoca imbarazzo a tutti gli altri del gruppo.

Per esempio: una sera il coglione arrivò in ritardo, noi avevamo già fatto il sound-check, stavamo riempiendoci di salsicce e birra, quando la porta del locale si spalancò e una cosa del tutto inguardabile fece il suo ingresso.

Il coglione indossava:

  • Un chiodo rosso,
  • Una camicia modello Luigi XVI,
  • Pantaloni di pelle gialla (Gialla, cazzo! GIALLA!),
  • Un paio di stivali in similpelle di pitone a punta col tacco.

Ricordo che il primo ad avere la visione infernale fu il chitarrista che smise di masticare all’improvviso, ingoiò il boccone quasi soffocando, quindi esclamò “Oh, cazzo…”. Il bastardo sembrava uno dei Village People, solo più omosessuale.

Il concerto, di per sé, andò di merda, nel senso che tutti cercavano di stare lontani dal coglione e guardavano da altre parti. Voglio dire: era come ficcare il biondino dei Cugini Di Campagna tra i fedeli che si radunano presso le pietre del Muro Del Pianto a Gerusalemme. Stesso effetto.

Ovviamente nessuno abbe il coraggio di far notare al coglione che la sua… ahem… presenza scenica era del tutto… ahem… decontestualizzata così, da lì in avanti, tutto cominciò ad andare a rotoli sul serio e nessuno all’interno del gruppo poteva più sopportare ugola d’oro.

Come c’era d’aspettarsi, gli incidenti cominciarono a fioccare uno dopo l’altro. E, quando qualcosa di divertente accadeva sul palco senza che ciò fosse stato messo in conto, invece di riderci su, il coglione, alla fine dell’esibizione, s’incazzava e rimaneva in silenzio perché “bisognava stare seri”, “essere professionali” e tutto il resto… il fatto è che, quando il coglione faceva l’ennesima figura di merda, noi semplicemente non riuscivamo a fare a meno di squassarci dal ridere davanti a tutti.

Di seguito, alcuni episodi che vidreo il coglione come protagonista assoluto nel corso di alcune esibizioni dal vivo.

Si parla della metà degli anni ’90, ok?

1. Una sera il coglione salì sopra la cassa della batteria e, durante l’assolo di chitarra, iniziò a fare mossette e altre stronzatine per spararsi le pose da rockstar. Il palco era alto circa mezzo metro e, proprio dietro la batteria, c’era un bidone vuoto del diametro di circa sessanta centimetri. Nessuno sapeva perché ci fosse un bidone proprio in quel posto; per quanto mi riguarda, col tempo, sono giunto alla conclusione che sia stato un atto d’amore di Dio. Insomma, il coglione era lì che incitava il pubblico quando, improvvisamente, perse l’equilibrio. Lo perse lentamente, a poco a poco, iniziando a cadere all’indietro sui tom a una velocità assolutamente improbabile. Sembrava di guardare un’azione alla moviola, fotogramma per fotogramma. Finì supino sul timpano, quindi scivolò sullo stesso e terminò la corsa all’interno del bidone vuoto con le gambe in alto che sbattevano. Noi continuammo a suonare per inerzia; tutti tranne il batterista che fu il primo a fermarsi. Dalle casse dell’impianto venne un ululato cupo: “UUUUUUGHHHH…. DIO CAN!”, il coglione si era portato dietro il radiomicrofono all’interno del bidone. Seguirono crisi epilettiche di tutti noi, il pubblico era in lacrime a sua volta, il padrone del locale guardava il palco con un’espressione divertita e incuriosita allo stesso tempo. Il coglione riemerse dal bidone pochi secondi dopo incazzato come una biscia e non ci degnò di uno sguardo per tutto il resto del concerto. Coglione.

2. Ci ingaggiarono per un concerto in un parco di un paesotto in provincia di Treviso, il coglione salì su una cassa spia (che, come tutti sanno, sono piene di spigoli durissimi) e, ancora una volta, durante l’assolo di chitarra, cominciò a incitare il pubblico con gesti e stronzate. Come c’era da aspettarsi, perse nuovamente l’equilibrio e rovinò pesantemente con le costole su uno spigolo della cassa spia. Ricordo di aver mollato tutto e di essere corso a soccorrere il coglione, convinto che si fosse fatto davvero malissimo e che fosse necessario chiamare un’ambulanza (non scherzo un cazzo). Tuttavia il coglione si rialzò da solo e riprese a saltellare come un deficiente per tutto il palco mentre noi, realizzato che si trattava di un falso allarme, ci squartavamo in mille pezzi dal ridere. Al termine del concerto il coglione sollevò la maglietta rivelando un livido di colore blu-viola che emetteva luce. Era, ovviamente, incazzato come una biscia perché non dovevamo ridere di lui, non sul palco. Ma porco iddio, come si fa? Coglione.

3. Un’altra volta suonammo a un moto-raduno vicino Padova. Il pubblico era formato da personcine colte ed eleganti che avevano tutte studiato a Oxford e Cambridge. In pratica pareva di essere circondati da un branco di lottatori della WWE che sapeva esprimersi solo a “Dio can”, “Dio boia” e “Madonna sverta”. Il concerto stava andando piuttosto bene e il coglione era pieno di adrenalina per via del successo dell’esibizione così, del tutto inaspettatamente, afferrò l’asta del microfono e, in un momento di entusiasmo, la lanciò tra il pubblico. Al termine della canzone, oltre agli applausi, udimmo una raffica di frasi sconnesse a base di “Dio can!”, “Te copo!”, “Vien zo ché te spaco la testa!”. Diedi un’occhiata ai piedi del palco e notai che si era formato un capannello di baronetti e ducaconti che sprizzavano felicità da ogni poro. Uno di loro stringeva l’asta del microfono e aveva un taglio sulla fronte che sanguinava vistosamente. Il coglione si prodigò immediatamente in scuse, disse che non l’aveva fatto apposta e tutto quanto. Ma i baronetti erano davvero infuriati e volevano infilargli una mano in gola per strappargli la carotide. Alla fine del concerto, l’organizzatore salì sul palco e cominciò a lamentarsi per l’accaduto, dicendo che non ci avrebbe pagato (“DIO CAN! DELIQUENTI! DIO BOIA!”). Alla fine lo convincemmo a darci tutti i soldi tranne un quinto della cifra (la parte del coglione). Passammo col furgone in mezzo a una folla inferocita che prese a calci e pugni le fiancate dello stesso. Quella volta davvero temetti per la mia incolumità… tutto a causa del coglione. Coglione.

4. Un’altra volta, in un pub, il coglione cominciò a camminare sopra i tavoli del locale, sempre per incitare il pubblico come fanno le rockstar. Tutto ok finché appoggiò il piede sopra il tavolo di una personcina che, evidentemente, non apprezzava il gesto “rock”. La personcina spinse giù il coglione dal tavolo. La personcina era un essere dalle sembianze e dalle dimensioni di un grizzly: faccia da ergastolo per strage, barba lunga, occhio iniettato di gioia. Il coglione diede un’occhiata al grizzly e, invece che lasciare perdere e far finta di niente, gli mostrò il dito medio della mano destra. Così la personcina sferrò un poderoso pugno sul tavolo e si mise a inseguire il coglione che si diede alla fuga maldestra tra il pubblico con il radiomicrofono in mano fino a raggiungere il piccolo palco dove eravamo sistemati. Qui il coglione si voltò ad affrontare il grizzly e gli fece un cenno con le mani che poteva facilmente essere interpretato come “Ok, hai ragione, sei tu il più forte, prometto che sarò buono!”; la personcina, impietositosi, si limitò a spintonare il coglione e a farlo rovinare addosso alla batteria. Riuscimmo in qualche modo a terminare la canzone con il pubblico che fischiava entusiasta per il fuoriprogramma. Al termine del concerto, chiesi al coglione cosa stesse pensando quando aveva mandato a fare in culo Big Show. Il coglione rispose, con grande arroganza, che se l’orso avesse provato anche solo a sfiorarlo, gli avrebbe spaccato la testa. Coglione. Coglione. Coglione.

Fu allora che decisi di averne avuto abbastanza e che non avrei più suonato assieme al coglione. Il fatto è che, a suonare per i pub, non si fanno milioni di euro né si scopano groupies.

PS = Il coglione ha un sito web e si esibisce ancora. Il sito web, in sé, fa scassare dal ridere ma non lo linko manco scannato.

Ok, basta.

 
«Mi esposa estava al fiume e lavava… arriba un gringo e la voleva… io gli ho dato solo qualche coltellata…»

C’era una volta una barchetta piena di gente pacifica che voleva solo fare del bene al prossimo. Tutte le deliziose personcine che vi erano salite a bordo trascorrevano il loro tempo a cantare, a ballare, a bere qualche birretta in scioltezza e a praticare l’amore libero perché, alla fine della giornata, queste attività sono tutto ciò che davvero conta nella vita.

Un giorno, il capitano della barca guardò la sua ciurma e disse: “Hey, che ne dite se portiamo un po’ di banane, torte di mele e idromele ad alcune persone che sono meno fortunate di noi e non hanno la possibilità di cantare, ballare e scopare tutto il giorno perché una nazione di oppressori che gli abita vicino e si diverte a costruire muri glielo impedisce?”

– “Ma è proprio una cazzo di fottutissima idea fantastica, capitano!”, rispose tutta la ciurma all’unisono.

Così la prua della barchetta dell’amore fraterno e della pace universale si diresse verso la costa Israeliana per consegnare il suo carico di amore, fratellanza e beni di largo consumo alla popolazione stremata dall’embargo che quei cattivoni degli Ebrei avevano loro imposto.

Senonché, proprio quando i pellegrini dell’amore onnidirezionale stavano per arrivare a destinazione, un elicottero di abominevoli figli di troia che sfoggiavano, oltre alla Stella di David sulle loro guerresche divise, coltellacci seghettati tra i denti (uguali precisi identici a quelli di Nosferatu) per far capire che non c’era proprio un cazzo da scherzare, si avvicinò alla barchetta dell’amore fraterno e della pace universale con la scusa di un controllo sugli aiuti umanitari stipati all’interno della stiva.

Il capitano, guardando in alto, disse: “Venite, figliuoli! Anche se voi non dimostrate tutto l’amore che noi nutriamo per voi, siete comunque i benvenuti e non abbiate timore! Spezzeremo il pane con voi e, se lo vorrete, potrete partecipare alla grande danza dell’affetto tra i popoli che stavamo per allestire sul ponte. Venite, fratelli. Che la pace sia con voi! Shalom!”

L’elicottero si avvicinò ulteriormente e, dallo stesso, scesero trecentosettantanove energumeni armati fino ai denti che, guardando il capitano, abbaiarono: “Dove sono le vostre femmine, quelle puttane luje? Ah, naturalmente se sono già maggiorenni, ci incazziamo più di quello che siamo già perché a noi piace la fica bollente pre-teen! Vogliamo tacconarle nel culo, le giovenche, e poi fare un bel anal creampie mentre voi guardate e non avete nemmeno la forza di farvi una sega perché siete solo un branco di froci di merda! Spero che non vi rompa tanto i coglioni se filmiamo tutto e poi carichiamo il video su tnaflix, vero? Be’, anche se vi rompe i coglioni, non ce ne frega una merda comunque, HARHARHARHAR!”

Il capitano, mortificato, cercò di spiegare agli energumeni assetati di sangue e fica pre-teen che a bordo c’erano solo persone pacifiche e caritatevoli; e che non era il caso di fare tutto quel cazzo di casino per un pompino con ingoio… tuttavia, era evidente che l’ostilità e l’odio erano gli unici sentimenti che muovevano quel gruppo di violenti pirati bastardi che, non attendendo un altro centesimo di secondo, sguainarono uzi, carabine, manganelli, brittole e fionde e cominciarono a distribuire un bel po’ di violenza gratuita in un allegro festival di sangue. Inoltre, da una chiatta nelle immediate vicinanze, un merkawa prese a bersagliare la pacifica ciurma con proiettili dirompenti infettati di virus ebola.

Quando la carneficina fu terminata e il fumo si fu sollevato, dieci inoffensivi attivisti della pace universale giacevano inermi in una pozza di sangue, budella e cervella sul ponte della barca dell’amore sempiterno.

Tutte le nazioni della Terra rimasero allibite e disgustate per questo ignobile atto di pirateria in acque internazionali, i rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea puntarono il dito verso la nazione barbara e proclamarono: “Ma siete proprio delle merde, allora! Ha ragione l’Iran! Merde! Merde! Ma si può? Dai…”

Qualche ora dopo, a dare manforte alla causa dell’amore pacifico tra i popoli, soprattutto quelli oppressi dalle nazioni bastarde imperialiste guidate dagli Illuminati che vogliono instaurare il Nuovo Ordine Mondiale, emerse un video che mostrava chiaramente l’affettuosa e calorosissima accoglienza con la quale gli amorevoli attivisti dell’amore totale universale globale avevano dato il benvenuto ai soldati bastardi assetati di sangue, semplicemente porgendo l’altra guancia. Tipo così, ok?

E la morale di questa storia è che, se ti prendono a bastonate, clavate, scarpate e sputazzi, tu devi comunque lasciare perdere e far finta di niente perché è tutto in nome della pace, dell’amore e della fratellanza universale. E anche un bel dio merda.

Hey, hai sentito l’ultimo singolo…

…degli Avenged Sevenfold? Si intitola “Nightmare” e ci suona il batterista dei Dream Theater, quello con la cazzo di testa gigantesca e la batteria con sette casse, ventinove tom, cinque rullanti, sei charleston e una mitragliata di cimbali. Bon, lui.

La canza è un mix di Metallica, carillon & scene di caccia. Il cantante, durante il ritornello, dice “Your fooockin’ nightmare!” e, in background, c’è un giro di piano perché sì, ok, siamo metal e tutto quanto ma la melodia non va mai persa di vista.

Insomma, prima di tornare a lavorare, volevo dire che ‘sta roba mi piace davvero un succo Zuegg, è proprio un bel pezzone con i controcazzi farciti di cioccolato fondente svizzero Rolex, esattamente ciò che mancava nel panorama metalz contemporaneo, mi sa tanto che il CD sarà una strafigata incommensurabilmente totale e proprio non vedo l’ora di compr

http://www.youtube.com/v/ckf12T2mJrA&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

Quello che ci aspetta…

Catasta di merda

Ieri sera, assieme alla “Compagnia Mangia & Bevi”, si stava tranquillamente svaccati al tavolo a mangiare porco, manzo & gallina e a bere prosecco, cabernet, birra & grappa quando qualcuno ha pensato che fosse il caso di accendere la tele per dare un’occhiata distratta a ciò che il palinsesto RAI offriva all’ignaro telespettatore ubriaco.
Sullo schermo è apparsa una stronza rincoglionita con un Fender jazz bass a tracolla che strimpellava nenie inascoltabili decorate da testi del tutto privi di senso ma colmi di lemmi ricercatissimi. La merdaccia ha continuato a starnazzare stronzate su matrimoni andati a puttane sull’altare e il prete che si guarda in giro imbarazzato senza sapere il cazzo che deve fare.
La mia reazione: “Dio cane, la prenderei a scarpate in faccia.”
Compagnia Mangia & Bevi: “Dai, è carina. Io la tacconerei.”
Io: “Non si può dire che sia brutta, onesto. Però mi sta talmente tanto sui coglioni che la riempirei di pugni sulla schiena. Meriterebbe il trattamento ‘ROCCO’, testa nel cesso e sciacquone.”
Trascorso qualche minuto, la cogliona cantautrice intellettuale ora anche bassista della sua stessa mediocre band, ha salutato il pubblico in festa e se n’è sfanculata dietro il palco assieme alla sua pettinatura anni ’20 e al suo Fender jazz bass.
Al suo posto è comparsa la presentatrice, una attrice comica-cabarettista che non fa un cazzo ridere con il naso un po’ troppo lungo e arcuato ma che, a onor del vero, ha un suo perché e meriterebbe un po’ del mio cazzo ben somministrato. Nel senso che all’inizio centellinerei la dose di glande ma, dopo qualche istante, la stantufferei nel culo con lei che mi prega di non fermarmi finché non raggiunge lo squirting, Dio fucile.
Questa squinternata, vestita come una zingara (probabilmente perché quelli della TV di Stato le avevano consigliato di conciarsi per le feste dato che andava in diretta nazionale, altrimenti si sarebbe coperta di plaid sgargiantissimi), ha annunciato che, di lì a qualche minuto, sarebbe salito sul palco “un artista che tutto il mondo c’invidia. Il vero orgoglio della musica italiana! Proprio non c’è niente di meglio in giro, hey!”
Io: “Dai che forse questa sera non lancio una vomitata in faccia a nessuno di voi, brutti stronzi beoni… aspetta un attimo, ha detto che è italiano… se faccio mente locale qual è il cantante italiano che potrebbe essere l’orgoglio dello Stivale? Non mi viene mica in mente un cazzo… che strano…”
Cabarettista-attrice-zingara-ma-tuttosommato-figa: “Signore & signori…”
Compagnia mangia & bevi: “HAHAHAHAHAHAHA, Dio can! Rabaltami un altro mezzolitro di grappa, Dio centrifuga!”
Io: “Dio rutto, non ho capito chi è! Zitti, porco iddio!”
Sul palco esce un… boh… un essere sfatto: uno zoticone con la barba di una settimana e un basco in testa. Un panzone immondo con l’aria di uno che non si lava da un semestre. 
La band che lo accompagna comprende anche un suonatore di theremin… e non m’invento un cazzo.
Riconosco l’«artista».
Farfuglio “Ah, Dioccanelatrante…”
Il sacco d’immondizia privo di talento comincia a ragliare. 
Sembra più ubriaco di tutta la C.M.&.B. radunata assieme a celebrare la festa della Non-Sega. 
Durante l’esibizione ballonzola qua e là, si siede all’organo e strimpella alla cazzo-via un po’ di stronzate, giusto per far vedere a tutti che lui è un polistrumentista. 
Poi si rialza e biascica qualche stronzata. 
Il pubblico applaude mentre fa il suo ingresso un altro sacco d’immondizia. 
Uno della C.M.&.B. riesce ad afferrarne il nome, prende l’iphone e controlla su internet chi è. 
Si tratta di un cantautore impegnatissimo degli anni ’70 che scriveva canze sul lavoro, sui padroni, sul comunismo e sulle coperte colorate ma che, a quanto pare, non ha mai fatto un cazzo in vita sua se non l’artista straccione. A un certo punto, è scomparso dalle scene ma non è morto così è riapparso sul palco di piazza San Giovanni a Roma.
Anche questo vecchio marcissimo ha l’aria di aver trangugiato un paio di litri di Tavernello prima di esibirsi. 
Cammina malfermo, equilibrio precarissimo, si posiziona al centro del palco. 
Comincia a suonare UNA SEDIA, a salmodiare stonatamente, aritmicamente e sgraziatamente una serie di stronzate assurde sul lavoro, il padrone sfruttatore e l’alienazione dell’operaio. 
Il pubblico applaude entusiasta. 
Il cantautore impegnatissimo degli anni ’70 decide che è il momento giusto per cavalcare l’onda e, non interrompendo il suo assolo di sedia, INCREDIBILE!, INASPETTATISSIMO!, improvvisa un comizio sgrammaticato contro Abberlusconimerda.
Poi torna al centro del palco lo zoticone puzzolente orgoglio della musica italiota di prima – che, fino a quel momento, è rimasto al lato dello stage con un sorriso sulle labbra di quello che ha l’anima e il cuore in pace perché è convinto di aver fatto un buon lavoro – e termina l’esibizione con uno dei suoi classici-merdiferi. Fa l’inchino, per poco non finisce con il muso sulle tavole del palco e se ne va a fare in culo nel bel mezzo dell’ovazione del pubblico non pagante.
Ricompare la cabarettista-attrice e annuncia che il prossimo gruppo che sta per allietare la serata è proprio il massimo del meglio dell’assoluto della fighezza che proprio non si può essere più strafighi di così. “Signori & signore… i BAUSTELLE!”
Mi sono alzato, ho ruttato e sono andato a casa.
Giudizio critico: