Archive for the ‘Oro colato’ Category

Test: sei U. Fornelli?

Sei U. Fornelli? Rispondi onestamente alle domande e scoprilo da solo.

1. Qualcuno non è d’accordo con quello che scrivi sul tuo blog, come reagisci?

a. Leggo quello che ha da dire e gli rispondo argomentando.
b. Non ho un blog.
c. Mi chiedono come reagisco quando i punti di vista divergono. Se qualcuno dovesse avere punti di vista diversi dal mio, lo banno perché, prima di scrivere, mi documento sempre e, anche quando dico qualcosa di assolutamente opinabile, è comunque vero perché la mia opinione, come si sa, è il Verbo. Ficcatelo in testa: io non ho opinioni, gli altri sì, io invece, quando parlo, lo faccio perché ho studiato, non come l’ottantacinque percento degl’Italiani che si sono arresi e sono dei vigliacchi rassegnati che hanno perso il treno per Dusseldorf, anzi per la Via Lattea. Come quali sono le mie fonti? Guglatelo da solo ché non mi scende il culo di fornirtele dato che, quando me lo hai chiesto e ho dato un’occhiata, non ho trovato un cazzo perché mi sono inventato tutto di sana pianta. Comunque la mia opinione vale più di qualsiasi altra perché io so tutto. Io sono Fornelli, voi non siete un cazzo. Vi banno.

2. Cosa pensi del corpo insegnante italiano?

a. Fanno il loro lavoro, chi bene e chi male; come in tutti i campi ci sono persone competenti e somari.
b. Alcuni dovrebbero essere mandati sui campi.
c. Mi scrivono per sapere cosa penso degli insegnanti. Sono solo un branco di bestie ignoranti che non sanno parlare la lingua del proprio paese. Gente del genere rovina la gioventù. Le maestre sono tutte stronze, hanno la sindrome di down. I presidi sono spastici. Tutti. È a causa loro se l’ottantacinque percento degl’Italiani sono esseri abbietti, perdenti rassegnati! Tutto perché questa feccia è ovunque! Siamo circondati da bestie sessantottine che non sanno cosa sia la meritocrazia. SIETE DELLE MERDE! E NON SAPETE PARLARE ITALIANO! MERDE! VIGLIACCHI! CAPRE!

3. Ooooocchei. Senti qua, come si scrive “un altro”?

a. “Un altro.”
b. “Un altro.”
c. “Un’altro.”

4. E “qual è”?

a. “Qual è.”
b. “Qual è.”
c. “Qual’è.”

5. Parlami dell’università italiana.

a. Fornisce, tutto-sommato, una buona preparazione sia in ambito scientifico che umanistico, purtroppo negli ultimi tempi non si è investito molto nella ricerca ma, con i tempi che corrono, è difficile ricavare le risorse necessarie.
b. Mi fido di un medico italiano allo stesso modo in cui mi fido di un medico svizzero.
c. Mi chiedono cosa penso dell’università. Lammerda. Baroni. Raccomandati. Schifo. Tutto uguale in ogni ateneo. E le facoltà umanistiche non servono a un cazzo, ci vanno solo i somari che non sono in grado di capire la matematica. Ma comunque, in generale, le università italiane sono lammerda.

6. Sei laureato? Se sì, in cosa?

a. Sì. Ingegneria meccanica.
b. No.
c. Nel forum mi chiedono della mia educazione. Mi sono iscritto a matematica e mi sono fatto un culo così. Also, nel frattempo, lavoravo. Ho fatto il buttafuori, il tassista, il muratore, l’allevatore, il percussionista napoletano, il fattorino, l’astronauta, il geologo, lo studioso della psicologia della donna e, a proposito, la psicologia è una falsa scienza e non serve a un cazzo. Ogni scuola psicologica dice le sue stronzate ma non si arriva mai a una conclusione, un cazzo di niente. Per esempio il comportamentismo, no? Pavlov sosteneva che, dati determinati stimoli, si ottenevano risposte fisiologiche di tip(…) (seguono altre cinquanta righe di copia-incolla da wikipedia), a-ha! Ma poniamo che la nerchia del bukkake antani sia limitatamente sincategorematica alla nerchia proporzione A sta a BI come MU sta FA, is it?

7. Ok. Ma sei laureato, sì o no?

a. Mi pare di aver già risposto.
b. Ho detto di no.
c. Google!

8. Parli inglese?

a. Me la cavo.
b. Solo qualche frase molto semplice.
c. Mi scrivono per sapere se l’inglese è una competenza fondamentale Per quanto mi riguarda, sono in grado di fare una presentazione di un prodotto o di un argomento senza particolari problemi. Posso dire di essere più fluente in inglese di molti laureati in lingue italiani che, quando si trovano al di fuori della loro coNfort zone, inciampano e fanno la figura dello scroto allungato.

9. Ok, che ne dici di fare una breve presentazione di te stesso, di quello che fai per vivere, dei tuoi hobbies. Insomma, dimmi quello che vuoi in inglese.

a. Hello, my name is Ciano Manubrio, I’m an engineer, and I work as a project manager for an American company. I like fishing, swimming and reading. Oh, I’m into music, I studied the piano for a few years but, at one point, I had to quit because I went to university and I couldn’t bring my piano along so I picked a cheap guitar. I’d strum it every evening before going to bed, it was good fun.
b. My name is Astro Baule and I’m an accountant.
c. You is making stupid questions, I have not responding. But because you are domanding this? Why you want provockhe me. But I are not stupid, unlike you all is… are! Is it? You is in Italy! Why you is perdent and resigned! I are in Doucheland… cioè no… Alemagnaland… Germany! Why I aren’t looking my female son on the eye and shame me! No! Does it? And, by the way, we all live in a yellow submarine, I can get no satisfaction, smoke on the water and, soprattutt, OKLAHOMA!

10. Come si fa bollire l’acqua?

a. Ne versi la quantità che ti serve in una pentola, la metti sul fuoco e aspetti che bolla.
b. La metti sul fuoco.
c. Mi scrivono per sapere come far bollire l’acqua. Ora, qualche anno fa, mentre mi trovavo in Siberia per alcune ricerche geologiche sul bolide che colpì Tunguska, avevo alcuni blocchi di ghiaccio da sciogliere ma, essendo la Siberia un luogo non esattamente troppo ospitale e non essendovi alcun genere di fonte di calore nelle vicinanze, dovetti assicurarmi di essere in grado di arrangiarmi comunque. Ora, se io fossi stato l’italiano medio che va all’università e si laurea in lettere moderne, avrei dato colpa all’inospitalità del luogo e equitalia. Aha… invece, dopo aver raccolto attorno a me alcuni frammenti di legno secco, cominciai a sfregarli l’uno contro l’altro ma non riuscii a combinare un cazzo. Così mi sdraiai sulla neve e cominciai a muovermi per fare segnali dato che sapevo che quel luogo era sulla traiettoria di uno dei satelliti artificiali che orbitano attorno al pianeta. Poi, assieme a una strega, abbiamo esorcizzato un ragazzo del luogo che era posseduto dal demone Baal e non m’invento mica un cazzo. Per la cronaca, ho fatto insieme ad una strega la stessa cosa che fa amorth, senza bisogno di invocare cristo e ha funzionato prima e senza tutte quelle tragedie che dice lui (cit.; dico sul sul serio, non m’invento un cazzo: CIT.!).

11. Ti ritieni dotato di senso dell’umorismo?

a. Nessuno mi evita, ogni tanto dico qualcosa di divertente. Mi pare di andare d’accordo con tutti.
b. Chi mi conosce, dice che sono una persona abbastanza divertente. Spero che non lo dicano per farmi capire che sono un pagliaccio, hey!
c. Sono simpaticissimo! E mi piace fare scherzi! Le zingarate!!! Ho scritto anche il manifesto degli Sturmi!!! 🙂 Ah, ti ho raccontato di quella volta che abbiamo perculato il Sizzi? 🙂 Da morir dal ridere! Lo abbiamo zingarato un sacco, io e gli sturmi!!! E lui se l’è bevuta fino in fondo!!! E quando gli abbiamo detto che era uno scherzo, lui ha detto che l’aveva capito da un sacco. E poi abbiamo anche zingarato Galatea! E il sito di Vendola! Ah, quante ne abbiamo fatte! AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA! Che ridere!

12. Qualcuno ti prende in giro bonariamente per una tua debolezza, come reagisci?

a. Mi dà un po’ fastidio ma non me la prendo. Cerco di sorridere, spero che non si esageri e mi riprometto di fare altrettanto quando l’occasione si presenterà.
b. Ahahahaha, brutto stronzo! Me la paghi, ahahahahahahahahahahahaha! Vaffanculo, ahahahahahahahaha!
c. Come? Cosa significa che le foto di donne nude che posto sul mio blog ritraggono delle trippochiappone? Come sarebbe a dire che le tette arrivano al marciapiede, che hanno i trigliceridi sballati e che sudano stracchino? Cosa sono queste stronzate? Sì, hai capito bene! STRONZATE! Ah sì? Guarda che può essere che io mi sia scopato quella troia di tua madre, ok? Anzi, sicuramente me la sono scopata! Nel culo! Non sto scherzando! Non mi viene da ridere un cazzo! Come osi criticare i miei gusti sessuali? Ah-ah-ah, che ridere che fai. Sei davvero simpatico come un pugno sui coglioni. Mi sono scopato tua madre nel culo! Stronzo.

13. Una tua conoscente ti fa sapere che aspetta un bambino, è entusiasta di diventare madre. Come reagisci?

a. Le faccio le mie più sentite congratulazioni e le dico di tenermi informato. Sono felice per lei. Non riesco a smettere di sorridere.
b. Fantastico! Gran bella notizia! Congratulazioni!
c. Diventare madre significa cedere il proprio corpo a un altro. La società cerca di farti credere che sei pienamente padrona del tuo corpo solo quando diventi madre, in realtà è l’esatto contrario. Il parto, tutto ciò che lo precede e lo segue sono privazione di libertà per la donna. La cultura cattolica che pervade la vita privata italiana ha portato a questo. Crediamo a menzogne che ci vengono inculcate fin dai tempi del (…) (seguono altre cinquantasette righe di megapippone socio-sbroccotronico.)

14. Stai per tornare nella scatola?

a. Come?
b. Non capisco.
c. No, non ci voglio tornare nella scatola! NON VOGLIO ANDARE NELLA SCATOLA! NOOO! LA SCATOLA NO!!! NON MI METTERE NELLA SCATOLA! SONO BUONO! NOOOO! LA SCATOLA NOOOOOOO! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!

Risultati:

Prevalentemente risposte “a” – Non sei U. Fornelli.
Prevalentemente risposte “b” – Nemmeno tu.
Prevalentemente risposte “c” – Hey, hey, hey! Benvenuto, Fornelli! Anche se Scassonio-BastaConLaDroga pensa che tu sia nient’altro che un miserabile cazzone arrogante cazzaro incazzoso invidioso pagliaccio permaloso che vorrebbe essere Appeppe Krilla ma non gli regge la pompa, Gesù ti vuole bene lo stesso e ti ritiene un capolavoro di essere umano; lui sa che tu hai fatto il buttafuori, che hai abitato in Sicilia, che hai fatto il perito informatico per svariate procure della Repubblica, che hai conosciuto il mondo dell’editoria italiana e ne sei rimasto schifato, che hai collaborato con importantissime società IT di tutto il mondo, che sai cosa significa partorire perché l’hai fatto, che in Italia avevi un lavoro che molti invidiano e che, quando l’hai lasciato, tutti si chiedevano perché stessi facendo una cazzata del genere ma tu, in realtà, la sapevi più lunga di loro e un giorno riderai… ah, se riderai! Sai le risate che ti farai? Perché TU queste cose le avevi dette, ah se le avevi dette! E adesso hai un lavoro di tutto rispetto in Germania, un’occupazione che ti permette di guardare dall’alto in basso quei poveri coglioni che sono rimasti in Italia e ti concede il lusso di tenere aggiornato il tuo blog; anche due-tre mega-pipponi al dì. Ma non è perché, in realtà, non combini una merda di niente tutto il giorno bensì perché TU sei multi-tasking, ok? Non è che fai il cameriere di sera in una pizzeria gestita da calabresi, ok? Quindi vai tranquo e sciallo ché altrimenti ti si iper-gonfiano le ruote dello skate. Bukkake, nerchia e tutto quanto. Ciao, Fornelli. Se dovessi scegliere chi buttare giù dalla torre tra te e Dio, sceglierei Dio.

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Calamità letterarie e cazzeggio librario in generale.

Allora, prima di tutto l’altro ieri ho riso talmente tanto che mi è sfuggito un peto mentre guardavo “Jackass 3D”.

In secondo luogo, leggetevi questo meraviglioso, fantastico, arrapante & sventraculi-in-senso-buono articolo del Duca; francamente era da un pezzo che non mi imbattevo in qualcosa di tanto buono nella blogosfera nel marasma informe della fetenzìa che impera incontrastata e con pugno ferreo l’interwebz. Sempre che non siate un branco di miserabili beghine che leggono la maestrina del nordest (seh, col cazzo che la nomino e la linko), nel qual caso potete venire a leccarmi la piastra (ho finito le spugnette), razza di sguattere che non siete altro.

In terzo luogo, non so cosa sia successo di preciso, fattosta che improvvisamente il click counter del mio blog è schizzato al cielo come un getto di squirting di Deauxma passando, come d’incanto, da 100/150 a 600/800 (con punte di 1000) visite quotidiane. Il tutto senza che io combinassi niente, nada, nothing. Non ho nemmeno aggiornato con tutta ‘sta frequenza, per dire.

Sono un pigro figlio di troia e la Primavera appena iniziata non fa altro che indirizzare il mio pensiero in direzione della vagina.

La vagina è una roba gustosissima.

Prelibata! Gnamgnamgnam!

Mai provato a mangiare vagina avendo avuto prima cura di spalmarvi sopra della senape? Deliziosa!

Vagina con salsa tartara. Un vero paradiso per le papille gustative!

Vagina e tartufi trifolati? Ottima!

Vagina, caviale e cren. Yummy!

Vagina e basta, liscia, pura, inadulterata. Non le si può dire di no! Nossignore!

Se poi si scende un po’ più in basso, si può anche apprezzare l’aroma tipicamente secco di culo… DIOCANE-DIOBOIA-DIO BESTIA & MADONNA PUTTANA… LA VAGINA MI STA RENDENDO PAZZO! AAAAAARRRRGHHHH!

Bon, parliamo di libri, va’, ché altrimenti finisce che scrivo una disanima di tipo tre righe sul perizoma nero che spunta dall’orlo dei jeans a vita bassa delle giovani fanciulle che camminano vezzosamente per i corridoi che frequento quotidianamente… e non andrebbe mica un cazzo di una merda di niente bene perché, nel giro di pochi secondi, manderei in vacca questo articolo prima ancora di terminare queste righe introduttive e mi fionderei su xhamster alla ricerca di analcreampie e gonzo. E finirebbe tutto quanto in uno tsunami di sborra (la mia).

Allora, no? Con ogni probabilità, se Bixx si imbatterà in queste righe, avrà fortemente da ridire… del resto la varietà di mutande che la gente indossa è paragonabile alla diversificazione infinita riscontrabile nella perfetta simmetria concentrica dei fiocchi di neve. Idem per i gusti e le opinioni personali, giusto?

Guarda che roba! È più grosso del culone di quella merda di tua madre puttana! Incredibile!

Allora, no? C’era una volta uno scrittore americano che prediligeva il flusso di coscienza come stile letterario quando non stendeva articoli sugli argomenti – a dirla tutta, ottimi articoli – più disparati come giornalista freelance. Senonché tutti lo consideravano un genio e compagnia bella però lui soffriva di depressione e un giorno si è impiccato o sparato, bu non mi ricordo e non ho nemmeno voglia di andare a cercare notizie più precise su wikipedia, comunque è morto.

Insomma, qualche tempo fa, girando tra gli scaffali di una libreria frequentata da tutta la crema culturale cittadina, mi sono imbattuto in questo figlio di puttana di mille e rotte pagine intitolato “Infinite Jest” e, dato che avevo letto da qualche parte che si trattava della più incommensurabile figata disponibile sul mercato, ho fatto due conti e sono giunto alla conclusione che le femmine che girano per strada con i jeans a vita bassa o i leggings neri, vedendomi camminare sotto i portici con un bastardo di un cazzigliaio di pagine sotto il braccio, avrebbero capito che sono un ragazzo sensibilie con l’animo del poeta maledetto che pensa al suicidio, un dandy amante della cultura, uno che, dopo aver letto la lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere di Roberto Saviano sul sito di repubblica, ne ha compilata una a sua volta e, al numero uno, ha messo “osservare, in preda all’estasi, la cupola del Cenotaph a Newton anche se non l’hanno mai costruito”, uno in grado di conversare di qualsiasi argomento ma che riesce a buttare sul piatto lo strutturalismo diacronico anche quando si parla di costa e polenta; insomma uno stronzo da portare a casa dei genitori per fare una porca figura (“Pensavi che mi sarei messo con un meccanico, eh? E invece no, beccati questo straccione che legge e non fa un cazzo tutto il giorno. Papà!”), uno che parla con la erre spastica e tutto quanto, ok? Così, giocoforza, mi avrebbero consegnato la figa su un piatto d’argento. Ci ho messo tipo due minuti per prendere la decisione… l’ho comprato e ho, allo stesso tempo, incrociato le dita.

Dunque, non solo ci sono un cazzigliaio di pagine, ma le stesse sono scritte in modalità brickwall, nel senso che raramente, dopo un punto, c’è anche un a capo. Così, escludendo alcuni capitoli infarciti di dialoghi (a dire il vero piuttosto brillanti), ci si imbatte in periodi interminabili e fiumi di parole che il lettore medio faticosamente riesce a seguire senza perdere la trama di quanto sta accadendo, sempre che stia effettivamente accadendo qualcosa. Alcuni capitoli, inoltre, sono veri e propri racconti del tutto slegati dal resto della vicenda… e, a proposito, c’è una vicenda?

Insomma: se qualcuno ha intenzione di addentrarsi nella lettura di un trattato di scrittura creativa in forma di romanzo post-moderno sul tennis agonistico e la tossicodipendenza che ha per protagonista un figlio di troia allucinato all’ultimo stadio che conosce a memoria l’intero dizionario della lingua inglese, si aliena sempre più da ciò che lo circonda e vive in un universo dove nel calendario gli anni non vengono più contati con i numeri ma catalogati per sponsor (tipo “Anno del Pannolone per Adulti Depend”), se non trova fastidioso che, di quando in quando, la narrazione sia interrotta da blocchi di testo che, all’apparenza, nulla hanno a che fare con ciò che si è letto fino a quel punto, be’, allora “Infinite Jest” di David Foster Wallace è il libro che fa per voi.

Per quanto mi riguarda, mi sono fermato circa a metà e non ho intenzione di riprenderlo in mano. D’accordo c’è un sacco di talento e tutto quanto ma non ho tempo di stare dietro a muri di prosa simili né mi scende il culo di spulciare le numeorissime note al testo (circa un centinaio di pagine di appendice stampate in corpo minuscolo), ho già letto “Etica” di Spinoza all’università e mi basta; lascio “Infinite Jest” ai veri appassionati di cultura, io sono uno che beve birra.

Così, mollato il mattone, sono passato a questo:

Neil Strauss ha colpito ancora.

Dopo aver pubblicato una delle migliori biografie rock disponibili sul mercato (sto parlando di “The Dirt”), è stato contattato da Jenna Jameson per fare da ghost-writer per le sue memorie. E, gente, anche in questo caso è andato a segno, strike pieno.

Il materiale a disposizione di Strauss era, in effetti, copioso e tutt’altro che noioso. Trovarsi di fronte a una delle icone del porno americano, significa avere a che fare con un catalogo di anedottica di prima qualità. Tuttavia l’abilità dello scrittore è riuscire a mettere assieme le tessere in modo pressoché perfetto e ricavarne uno scritto che si fa leggere nel giro di pochi giorni.

Ok, dopo aver preso in mano (e aver cercato, senza successo, di terminarlo) “Infinite Jest”, qualsiasi squacquera può sembrare scorrevole e divertente. Mi spiego meglio: c’è una remota possibilità che il mio giudizio sia stato in parte viziato dalle condizioni nelle quali il mio scroto si è trovato a essere prima di immergermi nella lettura di “How To Make Love Like A Pornstar”. Fattosta che la biografia di Jenna Jameson è un ottimo tonico per i testicoli che penzolano all’altezza delle caviglie.

Non c’è un attimo di tregua: si viaggia a tutta birra dall’adolescenza all’età adulta di Jenna. E c’è davvero un sacco di roba interessante: dalla violenza sessuale che Jenna, allora sedicenne, ha subito da parte dello zio del suo primo ragazzo, al primo incontro saffico con una collega ballerina di lap-dance; dall’esordio nel mondo del porno, alla gestione di un set a luci rosse; dai gironi più profondi della tossicodipendenza, alla rinascita come produttrice a luci rosse milionaria.

Sto per utilizzare un luogo comune ma non me ne frega una merda perché in ogni caso si tratta della verità: quando si prende in mano “How To Make Love Like A Pornstar”, si è costretti ad arrivare alla fine.

Jenna Jameson più Neil Strauss uguale rock and roll.

Diciamoci la verità: i libri che ti fanno ridere, commuovere, incazzare nonché avere un’erezione rocciosa si contano sulla punta delle dita.

Unica controindicazione per il pubblico italiano: “How To Make Love Like A Pornostar” è al momento disponibile solo in lingua inglese perché gli editori della penisola pare che siano più interessati a Paulo Coelho e altre stronzate simili che piacciono alle femmine ciccione che si strafanno di cioccolato e panna e hanno bisogno di un’ulteriore scusa per deprimersi ancora più di quanto lo sono.

Stupide coglione trippochiappone.

Ah, Lansdale… negli ultimi tre anni (perché prima di tre anni fa l’avevo solo sentito nominare) questo texano karateca mi ha dato un sacco di gioie. Non mi ha ancora deluso, questo figlio di troia.

Era da un pezzo che stavo dietro a “Echi Perduti” perché la trama, di cui avevo solo una vaga idea, sembra un episodio inedito di Twilight Zone. Alla fine Fanucci ha deciso di ristamparlo in un’elegante edizione a copertina rigida col prezzo di un paperback così, quando l’ho visto sullo scaffale, non ho potuto far altro che guardarmi attorno per assicurarmi che non ci fosse qualche altro stronzo che aveva adocchiato il volume con l’intenzione di soffiarmelo sotto il naso e appropriarmene.

Ebbene: “Echi Perduti” è uno dei migliori romanzi che ho letto negli ultimi mesi; la storia, in fin dei conti, non è nulla di eccezionale (uno sbarbo squattrinato che ha le visioni ogni volta che si trova in un luogo dove qualcuno è stato fatto fuori in modo violento e che, a causa di questo “dono”, si ritrova nella merda fino al collo perché ha inavvertitamente pestato i piedi a un pezzo grosso che, come dire, non è che abbia proprio la coscienza a posto… e non ho spoilerato un cazzo, ok? Si tratta di materiale che si trova sulla sovracoperta… o forse sì? Cazzo me ne frega amme comunque?); ciò che davvero fa la differenza è lo stile.

La sensazione che ho avuto, girando una pagina dietro l’altra, è che il texano si sia trovato davvero in uno stato di grazia quando ha scagazzato “Echi Perduti”. Dev’essersi seduto alla scrivania e aver lasciato che le parole fluissero da sole, senza sforzarsi di cercare il vocabolo giusto; in pratica si dev’essere divertito come un porco nel fango.

Di seguito riporto un brano tratto dal libro perché si tratta di una vera e propria enciclopedia dell’insulto. Pronti? Via.

Chiudi quella bocca, Joey. Ho solo un grosso problema con l’alcol. Non sono gay. Ma se lo fossi, voglio che tu sappia che sarei il migliore succhiacazzi che abbia mai trafficato con una cerniera lampo. Te lo dico perché tu sappia che quando decido di essere bravo in qualcosa, ci riesco. E te lo dico perché tu sappia che sono bravissimo a menare la gente. Te lo dico perché non sono affatto convinto che tu sia davvero amico di Harry. Penso che tu sia un piccolo parassita del cazzo che succhierebbe il sangue dalle palle avvizzite di una iena morta. (…) Sei stato tu a dare il via a tutto questo, stronzo. Volevi sapere qualcosa sul mio conto e ora che i miei sentimenti più veri sono affiorati non intendo sopirli. Credo che tu sia un dannato pezzo di merda di cane, un pezzo di merda fibrosa e sbiancata dal sole, esposta al vento su una collinetta infestata dalle formiche. (…) Chiunque non sia cresciuto assieme a te non ti concederebbe nemmeno quindici minuti in una latrina all’aria aperta, a meno che non fosse scoppiato un incendio e tu non fossi legato alla tazza del cesso. Sei il peggior stamaledetto sfigato che sia mai esistito dal giorno in cui gli sfigati sono stati inventati, sei come una fottutissima malattia: diffondi i tuoi germi da sfigato, da stronzo di cane secco e sbiancato, ovunque tu vada, nella speranza di trascinare tutti gli altri nella fogna insieme a te, razza di tronfio pezzo di merda di cane che se ne va in giro a ingurgitare piscio con andatura semi-umana. Penso di essermi tolto un peso dallo stomaco. (…) Ah, un’ultima cosa. Se alzi la voce e ti metti a imprecare contro di me o ti comporti in maniera poco educata, ti sveglierai con un fottutissimo tubo su per il naso e un altro infilato nell’uccello. Penserai di essere un astronauta con tutti quei tubi che ti spuntano dal corpo. Ti picchierò e ti percuoterò e ti sbatacchierò e ti pesterò e ti prenderò a calci e farò più o meno qualunque cosa mi venga in mente, fino a menarti con una di queste sedie e magari con alcuni degli avventori. Per cui non dire nulla. Non una dannatissima parola, anche se fosse in greco.

Questa roba è più METAL degli Slayer.

Ok, per concludere, se lo trovate in edicola, compratevi questo:

Si tratta di due romanzi di Michael Swanwick raccolti in un unico volume.

In questo momento mi trovo circa a un terzo del percorso; tuttavia quello che ho letto fino a questo punto mi sta facendo godere come un opossum. È tutto scritto come il porcoiddio comanda e ci sono trovate davvero geniali. Non si capisce bene quale sia l’ambientazione perché ci sono cellulari, centri commerciali, elfi, troll e draghi meccanici senzienti; insomma un minestrone. Ma un minestrone che funziona alla grande. 638 pagine per 7,50 €uri. Filate in edicola e basta.

Prossimamente su crotaloalbino…

Allora, no? Sempre che ci siano ancora biglietti disponibili, il 31 Dicembre, dopo aver volato per ventisei ore dall’Australia (vivo nel Nuovo Galles del Sud, non lo sapevate? Be’, adesso lo sapete, ahahahahahahaha!) al Nord-Est della Penisola Italiana, alle ventidue e zerozero precise, assisterò allo spettacolo di Capodanno di Beppe Grillo a Udine.

A seguire mi ubriacherò in modo severo fino a ridurmi a una totale schifezza… perché tornare a casa sobri la mattina del 1 Gennaio non è una cosa che si addice a una personcina come me.

Naturalmente, prima di polverizzarmi il fegato con ogni genere di sostanza alcolica, non capirci più un cazzo di niente e perdere del tutto la capacità di comunicare oralmente (oltre a quella di intendere e volere), farò in modo di segnarmi i concetti grilleschi più gustosi su un moleskine che mi hanno regalato alcune colleghe quattro anni fa… anzi, erano cinque anni fa, adesso che ci penso bene.

Ciò significa che, nei primi giorni del 2011, su crotaloalbino, si potrà leggere un ragionatissimo e accurato resoconto di quanto il comico genovese ha affermato nel corso del suo spettacolo di Capodanno.

Così, a occhio e croce, ritengo che le tematiche trattate avranno a che fare con Abberlusconi, banche, tv digitale e il modo in cui la merda può essere trasformata, attraverso un procedimento messo a punto da un team di ricercatori Svedesi (che, come si sa, sono avanti sette anni), in combustibile ad emissione zero per macchine sportive che fanno da zero a cento in tre secondi netti.

Tutto questo, ovviamente, se i miei amici che si occupano della cosa troveranno ancora biglietti in prevendita. In caso contrario non scrivo un cazzo e mi ubriaco e basta.

Ciao e buone feste.

Edit: già che ci sono, pubblico le chiavi di ricerca che hanno portato la gente da queste parti nel corso dell’ultima settimana del 2010.

  1. testicoli scroto scopa
  2. figa a belluno
  3. milf perette
  4. dio merda
  5. le cosce della milf
  6. puttaneria femminile
  7. federica nargi figa
  8. fighe serbe
  9. ho cagato un verme vivo
  10. merda in faccia

Divertimento assicurato per tutta la famiglia

Qualche mese orsono ho descritto grossolanamente, consigliandone la lettura, “Castaways” di Brian Keene, un discreto romanzetto splatter che prende molto allegramente per il culo il format de l’Isola Dei Famosi (se fossi un blogger figo del tutto scevro di pigrizia, andrei a spulciare l’archivio e linkerei tutto; be’, scordatelo.).

Ebbene, prima che la vicenda narrata in “Castaways” venga elegantemente raccontata nelle pagine del romanzo, c’è un’introduzione (o forse è una postfazione? Boh, cazzo ricordo io… voglia di alzarmi e prendere il paperback per controllare non ce n’è, proprio non mi scende il culo di farlo, sorry.) dove l’autore ringrazia sentitamente colui che l’ha insipirato: il defunto Richard Laymon. In pratica dice che lui è una nullità a confronto e che tutti gli appassionati di horror dovrebbero procurarsi una copia di “The Cellar”.

Da parte mia, ho lasciato passare qualche mese quindi mi sono fiondato su play.com e, per la modica cifra di nove euri e novantanove centesimi, mi sono procurato questo:

Bestiacasa

Un bellissimo volume di 885 pagine che, assieme a “The Cellar”, contiene anche gli altri due romanzi che compongono la trilogia della Casa Della Bestia.

A quanto ne so, il primo romanzo della serie è stato pubblicato anche in Italiano da Fanucci, tuttavia sono pronto a scommettere il culo che non sia stato ristampato in tempi recenti; quindi o lo si legge in inglese o ciccia.

Allora, no? Premetto che il sottoscritto è abituato a sconcezze e porcherie letterarie di ogni genere MA il marciume che si trova all’interno del volume di cui sto per parlare è sinceramente qualcosa che “va oltre”.

Letteralmente.

Mi spiego meglio: ho letto “American Psycho” quando ero poco più che uno sbarbo e ho quasi lasciato lo stomaco sul tappeto una volta imbattutomi nel capitolo “Canicidio”, d’accordo?

Il fatto è che il libro di Ellis è davvero scritto bene, c’è una maledettissima ricercatezza nello stile, si capisce subito che non si ha a che fare con l’opera di un redneck autodidatta venuto su a patate e braciole (hey: patate e braciole sono robabbuona). In più l’autore – Ellis, dico – è uno scavaculi amante della fabbrica del cioccolato ergo, se si uniscono omosessualità, talento e scrittura ricercata, c’è una non remota probabilità che i critici possano andare in broda totale anche se si ha a che fare con “American Psycho”, al di là del contenuto dello stesso (che, per inciso e a costo di essere ridondante, è di qualità oro… non scherzo un cazzo), non so se mi spiego.

Be’, gente, “The Beast House Trilogy” è puro tombino, merda totale, un pozzo nero a cielo aperto, schifo concentrato, un frullato di topi di fogna semi-decomposti con i vermi che ci sguazzano dentro godendosela alla grandissima, un coacervo di marciume compresso, sborra di maiale andata a male… in poche parole: porno-gore-grind letterario di primissima qualità. Roba figa.

Di più: Richard Laymon, in vita, non era nemmeno culattone e, tra le righe, si intuisce che sia stato un bastardo figlio di troia puttaniere che se la godeva un sacco (non sono andato alla ricerca di cenni biografici che lo riguardano su internet… perciò può anche essere che Dick sia stato una personcina a modo, un marito fedele nonché un padre responsabile e amorevole, cazzo ne so io? In ogni caso, per quello che vale, – e mi ci gioco il contenuto del barattolo di latta per spiccioli che tengo sopra il pianoforte in soggiorno – sono quasi certo che lui e Bukowski, se si fossero conosciuti, sarebbero stati culo & camicia).

Bon, la trilogia, no? Allora, adesso non è che voglia star qua a raccontare la vicenda e tutto quanto, fattosta che è praticamente impossibile fare a meno di fornire qualche cenno sugli accadimenti narrati nei tre capolavori della letteratura contemporanea in oggetto, ok? In pratica sto per spoilerare a tutta forza.

C’è questo paesotto in California – Malcasa Point – dove sorge una scassatissima e spaventosa catapecchia divenuta museo dell’orrore. All’interno, in anni passati, si sono compiuti atti orrendy, turpyssymy e molto molto pornogrind.

I turisti la visitano ogni giorno pagando cinque dollari a cranio perché pare che gli stronzi che vi si aggirano di notte per curiosità muoiano in modo divertentissimo: gambe staccate sul pavimento, cervello sulle pareti, globi oculari spiaccicati sul soffitto, mani in culo a cadaveri mutilati e tutto il resto.

E chissà chiccazz’è che organizza questo allegro festival di frattaglie? Mah… Te lo dice lo zio BastaConLaDroga perché tanto il mistero è svelato fin da subito anche nel libro, HA!

Fa’ conto che nella casa della bestia vive una specie di scimmione con zanne lunghe un paio di dieci centimetri che si chiama Xanadu. ‘Sto bastardo lovecraftiano si scopa la vecchia marcia – quella che, di giorno, gestisce il business turistico delle visite guidate, per intenderci – da un merdadiddio di anni… e a quella piace un sacco il suo cazzo mutante perché è nient’altro che una luridona invertita che ha tirato su una manica di mocciosi spastici che la aiutano nella gestione del business turistico.

Ah sì: c’è anche una che è scappata di casa perché ha saputo che il marito pedofilo molestatore che la riempiva di pugni e scarpate in bocca ogni sera è appena uscito dal carcere e, sì insomma… col cazzo che lo vuole di nuovo in mezzo ai coglioni. Così prende la figlioletta, fa le valigie e mette le gambe in spalla alla velocità della luce ma, porca di quella zozza smutandata!, finisce proprio a Malcasa Point, hahahahahaha… stronza di una cogliona! DE-FI-CIEN-TE!

Insomma, quella brava personcina del marito se ne torna all’ovile dopo aver passato il periodo migliore della sua vita in galera ma non trova un cazzo di nessuno. Allora s’incazza come una biscia e si mette alla ricerca della fedifraga inculandosi tutte le ragazzine minorenni che gli capitano sotto tiro, a partire dalla nipotina dodicenne… a cui, naturalmente, prima ammazza papà e mamma (dopo averla violentata, s’intende), poi brucia la casa con dentro i cadaveri. Ah, si porta dietro la mocciosa per divertirsi lungo il tragitto.

Ho narrato solo un ventesimo di quanto si trova all’interno de “The Beast House Trilogy” quindi sono certo di non aver rovinato la sorpresa a nessuno.

Buona lettura muscolosa!

Viva, viva, viva l’Inghilterra

Siamo atterrati a Stansted alle 23:30 ora locale e, dopo aver ritirato le chiavi della macchina e il navigatore satellitare allegato alla stessa, ci siamo subito diretti all’entrata della M11 che, dall’aeroporto, porta direttamene a Cambridge. Ovviamente, quando la Suinità Divina si mette in mezzo, le cose non vanno mai come si pianifica andranno. E, come sempre, sono bestemmie ricercatissime. In questo caso la maialità intrinseca del Dio dei Cristiani è intervenuta sottoforma di lavori in corso, motorway 11 chiusa e Garmin che non ne voleva sapere di trovare una strada alternativa. In pratica considerevole quantità di abominevoli bestemmioni potentissimi.

Prima abbiamo chiesto informazioni al poliziotto che si trovava sul posto ad assicurarsi che nessuno entrasse in autostrada, quello ci ha detto di seguire una macchina a cui aveva appena fornito la direzione giusta da prendere poi, quando la puttroia che guidava la Fiesta che ci precedeva ha iniziato a girare attorno alla stessa rotonda per tre volte, abbiamo deciso di prendere un’uscita casuale e vedere cosa ci consigliava di fare il navigatore… il quale navigatore, nella sua intelligenza elettronica, ci ha, senza che ce ne accorgessimo, rimandati indietro al punto di partenza perché voleva che prendessimo la motorway 11 a tutti i costi. Ovviamente ne è scaturita un’altra rabbiosa serie di abominevoli bestemmioni potentissimi.

Ci siamo fermati ancora una volta e, di nuovo, abbiamo chiesto aiuto al poliziotto di prima che, sorridendo, ci ha indicato un’altra strada per prendere la M11 più avanti. Noi abbiamo seguito le sue informazioni e siamo finiti in culo al mondo, così abbiamo riacceso il Garmin che ci ha ordinato di girare a destra, arrivare alla rotonda, prendere la seconda uscita proseguire per un miglio e mezzo, girare a sinistra, arrivare alla rotonda e prendere la M11… solo che si trattava della rotonda dell’aeroporto di prima. Bestemmioni immondi & satanici corredati da rabbiosissimi pugni sul cruscotto.

Il gentile poliziotto non c’era più.

Abbiamo iniziato a girare attorno alla rotonda a velocità molto ridotta finché, da una delle uscite, è sbucata una macchina della polizia che si stava immettendo nella rotonda stessa… fari come per dire “Ferma, ferma! Dio cane! Ferma!”; la vettura delle forze dell’ordine di Sua Maestà ha accostato, sono sceso e, dentro, c’erano lo stesso poliziotto di prima e una collega. Entrambi stavano ridendo di me.

Gli ho detto che non riuscivamo a trovare l’altra entrata della M11 e che il nostro navigatore satellitare era un maledetto figlio di puttana, così il tutore della Legge mi ha consigliato di girare a destra alla prossima e seguire la A10 che ci avrebbe comunque portati a Cambridge anche se era più lunga.

Alla fine, invece di metterci un’ora come avevamo pianificato, ne abbiamo impiegate tre ma siamo comunque arrivati al B&B il cui gestore, gentilmente, aveva lasciato sulla porta una busta con le chiavi per entrare. Siamo riusciti a buttare la testa sul cuscino alle 3:30 del mattino, prima di addormentarci abbiamo ringraziato la Suinità Divina a modo nostro (pugni al cielo ed epiteti fantasiosi).

Il giorno seguente abbiamo speso la mattinata a visitare i luoghi turistici della città, siamo stai all’orto botanico e al Museum of Classical Archaeology (ingresso del tutto gratuito) all’interno del quale si possono ammirare reperti antichi da tutto il mondo conosciuto. In pratica ci siamo dati alla cultura per una ventina di minuti semplicemente per non sentirci troppo bestia prima di cominciare a fare di tutto per massacrare il nostro povero fegato con ogni genere di ale disponibile… attività che abbiamo inziato a svolgere più o meno verso mezzogiorno, con la scusa del pranzo.

Una sorpresa davvero gradita… il prezzo della birra – e, più in generale, degli alcolici – è praticamente dimezzato rispetto a quello praticato dagli esercenti italiani (vedi immagine).

Il che rende il popolo inglese… ma soprattutto il turista medio del nord-est italico… propenso a ridursi quadrupede da marciapiede nel corso del finesettimana.

La mia reazione al prezzo della birra. Entro nel primo pub di Magdalene street a mezzogiorno, guardo Redondo (il mio compagno di viaggio), fischio in direzione della cameriera e le faccio…

– “Couple of pints of Abbot, please.”

Quella comincia a pompare su una spina di quelle a pressione che dovrebbero essere installate obbligatoriamente (anche) in ogni bettola italiana e, nel giro di qualche secondo, mi porge un paio di boccali colmi fino all’orlo di una profumatissima sostanza ambrata con pochissima schiuma… già, perché quella la stavo producendo io dalla bocca, Dio pazzo.

Insomma, la faccia da cavalla con le orecchie a sventola e denti equini, scaraventa sorridendo le pinte sul banco e mi fa: “four-twenty, please…”
E io: “Four-twenty?”
E quella: “Aye… four-twenty.”
E io: “Dio can… sul serio?”
E quella: “What?”
E io, senza cagarla di striscio: “Dio can sventrà dala madona putana sverta anche quea… no costa un casso…” (traduzione: “Perdindirindina… il prezzo è davvero irrisorio!”), quindi mi giro verso Redondo e gli faccio: “Ou… ‘na bira da meso litro do sterline e diese… dio boa a sonagli, no xe gnanca tre euro… madona cagnassa… coma etilico, ciò!” (traduzione: “hey, una birra da mezzo litro costa solo due sterline e dieci pence, perdindirindina, non arriva nemmeno a tre euro, acciderbolina, potremmo davvero essere allegrotti in breve tempo!”)
E quella: “Where are you from?”
E io, tirandole dietro le corone mentre continuo a sbavare di anticipazione: “New Zealand…”
E quella: “Oh, fair enough… you sound like you’re from blahblahblah…”, non l’ho cagata di striscio, ho girato sui tacchi, sono tornato a sedermi con le mie birre e ho iniziato a bere (appunto).

E, già che ci siamo, vogliamo parlare della qualità della birra? Praticamente senza gas in quanto spinata come sua Suinità Divina comanda, leggera (massimo 4,3 gradi), retrogusto rotondo, scene di caccia e tutte quelle stronzate senza senso che dicono i sommelier, andava giù che era una meraviglia… in pratica in venti minuti ce ne siamo ingollate tre a testa senza nemmeno ruttare stile puma (il rutto stile puma si ottiene quando il suono emesso ricorda moltissimo il ruggito del felino tipico delle zone desertiche del Nord-America); quindi siamo usciti dal pub allegrissimi e ci siamo diretti verso il centro cittadino ove abbiamo svogliatamente scattato qualche foto al King’s College e altri due-tre sassi a caso… tanto quello a cui eravamo davvero interessati era l’alchol, inutile far finta di essere intellettuali e tutto il resto.

Per il resto del pomeriggio abbiamo continuato a deambulare per il centro storico ridendo di tutti quelli che passavano senza paura che qualcuno si girasse e ci prendesse a calci in culo; giusto per dire a che livelli era arrivata la nostra felicità. Poi, alle 19, ci siamo recati al Magdalene College dove avevamo appuntamento con un conoscente che è in Inghilterra da circa tre mesi perché ha vinto qualche genere di borsa di studio e quelle robe là.

Il tragitto percorso a piedi è stato particolarmente impegnativo dato che, in generale, era piuttosto difficile camminare seguendo una linea dritta fino alla meta ma, in ogni caso, ci siamo riusciti e, giunti sul posto, abbiamo trovato, puntualissimo, l’emulo di Joey Tempest in piedi davanti al cancello ad aspettarci.

Stretta di mano, “Ou ciao, come stai? Come ti trovi qua? Torni Martedì? Hahahahahahaha, noi prima. Dai che andiamo a bere… portaci in un pub che conosci tu di quelli fighi…”

E via verso l’Eagle pub che si trova giusto di fronte al Cavendish Laboratory dove i ricercatori Francis Crick e James Watson scoprirono il DNA. Secondo quanto afferma la targa affissa sulla parete esterna del pub stesso (vedi immagine sotto… leggermente mossa perché è stata fatta quella sera stessa col mio Nokia N73 e, come dire, il mio equilibrio era piuttosto precario), l’annuncio della scoperta rivoluzionaria è stato fatto proprio all’interno del pub… subito dopo i due scienziati pare si siano messi a bere come spugne, si siano letteralmente massacrati il fegato con ogni genere di sostanza alcholica in vendita e, alla fine, sembra che li abbiano portati via in barella che non capivano più un cazzo di niente.

Bon, sarà stata l’atmosfera tiepida del luogo, il prezzo della ale particolarmente abbordabile e tutto il resto… fattosta che, in breve tempo, ciò che i miei occhi e le mie orecchie percepivano era grossomodo questo:

http://www.youtube.com/v/4zdr6KHFda8&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

E pensare che c’è gente là fuori che, per ottenere lo stesso risultato, si strafa di sostanze chimiche che sono tutto un programma e poi va da Santoro a parlare di Dante e a dire che ai giovani manca la cultura.

Bon, a un certo punto ci siamo rotti nei coglioni dell’Eagle e abbiamo pensato che fosse il caso di terminare la distruzione del fegato da un’altra parte… così siamo finiti in un pub che si chiama come il cappello del vescovo, solo in inglese e, siccome ero già pienissimo, adesso proprio non mi ricordo come si dice.

Fattosta che, all’interno, mi sono reso conto che nessun altro genere di liquido alcholico poteva più entrare nel mio organismo (lungo la strada, avevo già ricacciato in gola in paio di conati acidi) così, tra le occhiate attonite dei miei compagni di bevuta e della barista (grande fica, questo me lo ricordo) che, da parte sua, aveva già capito in che razza di condizioni fossi, ho ordinato un succo d’arancia per cercare di rimandare giù tutto. Ok, niente rotte di coglioni che gli agrumi sono acidi e non aiutano un cazzo: ero ubriaco, d’accordo? Quando uno è spaccato in quattro, non si mette a ponderare sul ph di ciò che ingerisce, butta giù tutto e basta.

Dopo un po’ ci siamo guardati in faccia, eravamo in mezzo a una bolgia infernale di ubriaconi inglesi che facevano la fila per andare al cesso e abbiamo deciso che fosse meglio tornarcene al bed & breakfast, tanto potevamo riprendere ciò che avevamo lasciato a metà il giorno seguente, dico bene? Così è arrivato il momento più difficile di tutti: mettersi a camminare per almeno tre quarti d’ora prima di potersi buttare a letto sperando di non decorare il muro, il materasso e il cuscino con un fiotto ad altissima pressione.

Sarà stato il movimento, sarà stato il fatto che ci siamo fermati a pisciare al parco un paio di volte, nessuno ha lanciato vomitate… ci siamo solo alzati nel profondo della notte per svuotarci la vescica qualche altra volta ma, a parte questo, tutto è filato liscio come l’olio… già perché il “peggio” sarebbe venuto il Sabato… diciamo che il Venerdì sera è stato solo una specie di allenamento per la serata che sarebbe seguita.

Il Sabato mattina ci siamo alzati… freschi come rose e, essendo io & Redondo apostoli del Sacro Druidato della Fede Metalz, abbiamo deciso che fosse il caso di montare in macchina e guidare per un paio d’ore al fine di raggiungere questo luogo…

Se per caso ci fosse qualche bestia là fuori che non sa di cosa si tratta, be’ quello è il Mapledurham Watermill (appositamente fotografato in tonalità bianco e nero “sepia”) un luogo, appena fuori Reading (sede di un celeberrimo festival che, nel corso degli anni ’80, era l’equivalente per importanza del Wacken Open Air), due volte sacro per la Metalz.

In primo luogo vi è stata girata una delle scene fondamentali del film “The Eagle Has Landed”, pellicola da cui i Saxon trassero il titolo del loro primo live del 1982 ma, soprattutto, si tratta della location presso la quale fu scattata una foto leggendaria che divenne la copertina di quello che è quasi unanimamente considerato il primo disco di Heavy Metal della storia… e sto parlando di:

Cioè: non so se mi spiego, io ci sono stato davvero. Non è che sono un poser di quelli che dicono “Io ascolto la metalz, io ascolto la metalz!” e magari hanno solo una cassetta TDK con registrata la facciata A di “The X Factor” e basta. Noccaro! Essendo io un vero discepolo della Fede, metto le gambe in spalla e vado nei posti che contano.

Al ritorno abbiamo deciso di fare una tappa di circa un’oretta a Oxford per mangiare e, già che c’eravamo, buttare giù un paio di ale ghiacciate a testa. Quindi abbiamo rimesso il culo in macchina e ce ne siamo sfanculati a Cambridge dove il nostro conoscente ci ha accolti così…

E, da quel momento in poi, non è che mi ricordi più tanto degli avvenimenti che sono seguiti, non di preciso, voglio dire. So solo che, ogni volta che guardavo davanti a me, c’era una pinta piena, io la afferravo, poi bevevo, quindi dicevo “DIO BOIA! BUONA!” e, come per miracolo, me ne ritrovavo un’altra davanti. Praticamente la moltiplicazione dei boccali, Dio fuoco & fiamme. Ah sì, non ne sono sicuro al 100% ma mi pare che abbiamo girato due-tre pub diversi… o forse erano quattro-cinque… bon, fattosta che tutti avevano la loro ale della casa, tipo che non si trovava mai la stessa marca, no? E allora io dovevo provarle tutte, d’accordo? E, insomma, alla fine non ci capivo più un cazzo e continuavo a bere farfugliando “Buona, Dio boia!” e robe del genere.

Quando proprio non ce la facevo più, ho stretto la mano al mio amico – che dovrebbe essere tornato in Italia l’altro ieri (se è ancora intero dopo il Sabato sera) – e, barcollando col mio compagno di viaggio, siamo riusciti in qualche modo a tornarcene al Bed & Breakfast.

Lungo la strada, scene abominevoli… non riuscivo nemmeno a rotolare a terra come si deve: mi sono fermato a pisciare un paio di volte dietro un albero e/o contro il muro, cantavo “Viva L’Inghilterra”, ridevo e continuavo a barcollare… la degradazione assoluta dell’essere umano; bave, grugniti, rutti e tutto il resto.

In due parole: abominio totale.

A qualcuno interessa sapere che il giorno seguente, prima di montare in aereo e tornarmene in Italia, mi sono tracannato altre tre pinte in aeroporto? No, eh?

PS = Con Yossarian non ci siamo trovati, ma ci siamo sentiti per telefono. Penso che abbia capito subito in che condizioni versassi.

PPS = Ho anche visitato la cattedrale di Ely, circa venti minuti in macchina a nord di Cambridge; molto bella, maestosa, gotica, guglie, bifore, trifore e tutto quanto… ma tanto non gliene frega una merda a nessuno (ah sì, abbiamo bevuto un paio di pinte anche a Ely). Ecco una foto.

La Brittola

Sono scoglionatissimo, mi trovo in sala insegnanti, non c’ho una beneamata cazza da fare perché una classe è in visita guidata da qualche parte così, in barba al nord-est che fattura e mi mantiene, me ne sto qua col culo piantato su una sedia a cazzeggiare al computer con un accesso a internet filtratissimo che non mi permette di collegarmi a tnaflix e mostrare una scena di anal-creampie multiplo random alla collega di religione; non posso nemmeno andare in qualche altra classe a seminare il terrore perché è tutto coperto e non c’è nessunissimo stronzo collega indisposto.

Allora, qualche stronzata a caso: l’altro giorno, su facebook, ho scoperto il profilo di una figura tutto-sommato abbastanza celebre nell’universo di usenet. Si tratta della Pitonessa, una tipa con due tette niente male ma con lo stesso quoziente intellettivo di una planaria.

Ho pensato “fanculo” e ho immediatamente chiesto l’amicizia col mio fake muscoloso. La pitonessa, invece di snobbarmi come fanno tutte le fighe che cerco di aggiungere-circuire senza successo, mi ha mandato un messaggio che diceva, più o meno, “Hahahahaha, ma figurati se ti aggiungo! Con quella foto di merda che hai messo! Hahahahaha, sei un coglione, vaccagare.”

Così ho deciso di rispondere a supercazzola, parlando di crisi economica internazionale, sindacati e prezzo del petrolio.

Credevo che mi avrebbe ignorato… ma, come avrei invece dovuto aspettarmi, sbagliavo di grosso.

La Pitonessa ha deciso che fosse il caso di continuare la discussione e ne è scaturito il delirio totale.

Ora… so che dovrei fare un bel copia-incolla di tutto quanto, il fatto è che, come ho già detto, sono a scuola e non ho il materiale sotto mano quindi magari la prossima volta, ok?

Ah sì, c’è stato uno strascico: qualcuno ha fatto sapere alla Pitonessa che dietro al fake steroidato c’ero io e che la stavo perculando senza che lei se ne rendesse conto e, insomma, quella si è un po’ risentita e adesso ha cominciato a seguirmi anche su usenet. Ieri ha dichiarato che sta scrivendo un raccontino su di me e che intende postarlo su it.sesso.racconti.

Non vedo l’ora.

Altro?

Ah sì, le elezioni amministrative, la democrazia in pericolo, Savianno che lancia appelli su Repubblica e il nuovo gruppo di controllo della regolarità del suffragio su facebook che ha raccolto in pochi giorni un miliardo di adesioni… bon, io salgo in aereo domani sera e me ne sfanculo in Merry Ole England per fare un po’ di danni al mio fegato; se va tutto secondo i piani, dovrei riuscire a trascinare nel vortice alcholico anche quella porcheria di Yossarian quindi mi sa che andrà davvero a finire malissimo.

Qualora riuscissi a sopravvivere, il resoconto ragionatissimo del finesettimana lungo sarà postato su sbarbifuoco.

Bon, ciao e ci si risente in Aprile.

Mi scavo la fossa

http://www.youtube.com/v/oavMtUWDBTM&hl=it_IT&fs=1&rel=0&color1=0xcc2550&color2=0xe87a9f&border=1

Esattamente a 0:29 fa un gesto con la testa che in Italiano si può tradurre con “Ma Dio can, dai…”

Edit del 21 Marzo 2010 – Ho appena letto su internet che… oddio… ho anche appena terminato di pranzare… quindi farò del mio meglio per non lanciare una vomitata ad alta pressione sul monitor.

Dicevo… stanno per iniziare le riprese di quello che dovrebbe essere un seguito di “Amici Miei”. In realtà si tratta di un prequel ma, a occhio e croce, fa davvero pochissima differenza.

Il titolo del progetto è “Amici Miei 400” e, a quanto ne so, la vicenda dovrebbe essere ambientata nel tardo medioevo.

Il cast comprende, tra gli altri, Giorgio Panariello e Christian De Sica.

La regia è di Neri Parenti.

Dio porco.